Tania Paxia.
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Gone. Un bacio  troppo poco
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Serie Liar Liar numero 3.
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2018. Newton Compton Editori, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Franklyn Reeves (detta Frankie) dopo aver trovato suo padre, lascia New York con la delusione nel cuore. La scoperta della sua identit, infatti, riporta in superficie le tante, troppe, bugie raccontate da sua madre e da suo nonno, allo scopo di non farla soffrire. Nascondendole la verit per anni, hanno distrutto i suoi sogni.Lunica cosa che vuole adesso  allontanarsi da tutti, anche da Jayden, seppure lui abbia soltanto la colpa di aver mantenuto un segreto non suo.
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Il loro  un amore appena nato, ma gi destinato a doversi confrontare con una serie di ostacoli: Frankie si trasferisce in unaltra citt per provare ad alleviare il senso di smarrimento, dimenticarsi della musica e delle sue chitarre, e inizia a lavorare come cameriera; Jayden vive in Connecticut, ad Hartford, la sua citt natale, per stare accanto alla sua famiglia in un momento molto delicato. Lunico modo che ha Jay per comunicare con Frankie  tramite i messaggi in segreteria. Il loro rapporto viene messo a dura prova anche da un vecchio amore di Jayden, Bianca, mentre Frankie  alle prese con un collega di lavoro, Mason, aspirante chitarrista che ha problemi con le esibizioni in pubblico.
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La distanza, le incomprensioni, i malintesi fanno s che il loro legame si faccia sempre pi sottile e precario, fin quando entrambi hanno il bisogno di un contatto, di sentirsi vicini per non perdersi, anche se lontani. Jay non ha idea di dove sia Frankie e far di tutto per trovarla. Lei invece vorrebbe raggiungerlo. Le cose, per, non sempre vanno secondo i nostri piani
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Indice.
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Prologo.
Capitolo uno. Sono presenti quattro messaggi in segreteria.
Capitolo due. Vorrei che fossi qui.
Capitolo tre. I pensieri fanno male.
Capitolo quattro. Ti farebbe bene.
Capitolo cinque. Raccontami di lei.
Capitolo sei. Il Teorema delle Paure.
Capitolo sette. Come l'ultima volta.
Capitolo otto. Indossa la tua armatura.
Capitolo nove. Sei tu l'esperto.
Capitolo dieci. L'importante  tentare.
Capitolo undici. Ci pensi mai?
Capitolo dodici. Call me back.
Capitolo tredici. Dov' finita Orange?
Capitolo quattordici. Corri!
Capitolo quindici.  la stessa cosa anche per lui.
Capitolo sedici. Mille e una Frankie.
Capitolo diciassette. Dimmelo ancora.
Capitolo diciotto. So dov'.
Capitolo diciannove.  Frankie che vi parla!
Capitolo venti. Gone.
Capitolo ventuno. La cura.
Capitolo ventidue. Un caff nero da portare via, grazie.
Ringraziamenti.
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FINE Indice.
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A tutte le anime blues che vivono di note scordate; non sempre sono sbagliate, dipende dalla loro prospettiva. Prestate ascolto.
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Prologo.
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Lista dei possibili padri.
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David Olsen (chitarrista) X
Roland McCallister (chitarrista Bellhouse Club) X
Ryan Ritter (chitarrista Country/Pop) X
Don Marsons (chitarrista dei Don's Brothers) X
Mel Rodgers (voce del Rogers' Trio) X
Phil Weller (chitarrista dei Chemical fino al '94) X
Stevie R.R. Johnson (chitarrista e cantante - morto nel 1991) X
Perry Branch (voce dei Black Stones sciolti nel 1998 - carriera da solista) X
Robin Withers (chitarrista dei Chicago Rocks - carriera da solista) X
Dave Stevens (voce dei The 70 fino al 2000 - solista) X
Eric Benson (chitarrista e cantante) X
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And the winner is:
Al Petrelli (chitarrista poi diventato bassista - attualmente nella band di Jayden Maynard). Non presente in lista.
Come era ovvio che fosse.
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Nei romanzi gialli  sempre cos: l'assassino non  mai quello che il detective aveva inserito nella lista nera dei sospettati. Sintomo che la mia vita era diventata molto simile a una delle tante trame di quei romanzi che mi piaceva leggere al liceo e dei quali indovinavo quasi sempre il colpevole. Stavolta, invece, lo avevo capito solo alla fine e per giunta dopo aver vissuto la giornata pi bella della mia vita, e dopo la dichiarazione a cuore aperto di Jayden, che non ero riuscita a godermi perch poi aveva iniziato a farfugliare cose strane sul fatto che mi avesse affidato l'incarico di costruire la sua chitarra - Black Coffee - per conoscermi meglio e scoprire qualche particolare sulla mia vita in modo da togliersi alcuni dubbi. Insomma, voleva capire se potevo essere io la figlia misconosciuta del suo collaboratore Al Petrelli. Ebbene s, lo ero. Lo avevo scoperto dopo ventitr anni, ma non  mai troppo tardi, giusto? No. Niente di pi sbagliato. Non si pu nascondere per ventitr anni - e dico ventitr - l'identit di un padre a una figlia. Soltanto perch nonno Frank aveva deciso che la sua unica figlia ancora minorenne - incinta - non sarebbe potuta andare a vivere con il fidanzato. Non solo: mio nonno aveva rovinato la carriera di chitarrista ad Al Petrelli che aveva dovuto reinventarsi come bassista. E io che avevo sempre pensato di avere un nonno gentile, premuroso e disponibile con tutti. Le persone, a volte, non sono quelle che sembrano. Avevo considerato nonno Frank un padre e invece era stato proprio lui a impedirmi di conoscere quello vero. Era stato come cancellare ventitr anni della mia vita in due minuti, ovvero il tempo necessario a vedere il tatuaggio sul fianco di Al con scritto Liar Liar e realizzare che era lui il fuggitivo, il Mister X, che stavo cercando. Occhi castani chiari come i miei, biondo come me e con il tatuaggio uguale a mia madre. Se la luna illuminava la notte e il sole il giorno, due pi due faceva quattro e le note della scala diatonica erano ancora sette, allora Al era proprio mio padre.
Non avevo preso affatto bene quella scoperta ed ero scappata via senza sentire ragioni. Avevo bisogno di metabolizzare e di allontanarmi dalla musica che tanto amavo per concentrarmi su me stessa.
Ed erano i miei bisogni che avevo messo davanti a tutto, una volta lasciato il mio appartamento a Manhattan, un rapporto importante che stava nascendo e un padre che avevo appena ritrovato. A mia discolpa c'era da dire che, dopo aver visto crollare il mio mondo pezzo dopo pezzo, volevo costruire una base solida per provare a ricominciare. Avevo messo in pausa la mia vita per andare altrove, armata di un solo bagaglio, come mi ero abituata a fare nell'ultimo anno, ma con un'unica differenza: non avevo con me le mie chitarre a farmi da scudo.
Non potevo contare su nessun altro a parte me. Ero sola.
Sola con tanti problemi da risolvere, milioni di pensieri e una tristezza infinita ancora appiccicata al cuore e grondante dagli occhi.


Capitolo uno
Sono presenti quattro messaggi in segreteria

Frankie
Potrebbe cambiare canale in tv?.
Feci finta di non sentire quella richiesta e continuai a guardare per la centesima volta il nuovo video musicale di Jayden; era uscito da qualche settimana ed era gi diventato uno dei video pi cliccati e visualizzati. Non solo lo avevo visto e rivisto, ma avevo anche partecipato alle riprese di alcune scene.
[...] Le tue tracce erano cancellate,
ma alla fine ti ho trovata, soltanto che era
era - era gi
gi era troppo tardi. Ci dividevano dieci anni
e una famiglia della quale occuparti. E allora
mi sono reso conto di essere stato uno stronzo a
lasciarti con un biglietto.
S. Un biglietto con scritto Chi lo sa, magari tra dieci anni.
Adesso ti scrivo un altro biglietto che spero leggerai
con le mie scuse racchiuse in un Chi lo sa, magari tra
magari tra dieci anni o,
Chi lo sa, magari tra dieci anni,
dieci anni, dieci anni, dieci anni.
Chi lo sa, magari tra dieci anni o forse mai.
Who Knows, Jayden Maynard ft. Frankie Reeves
Il video musicale di Who Knows incominciava con un'inquadratura stretta sulla batteria e su Sam J. Finch che sfiorava i tamburi con le spazzole, e continuava su Luckyone, una delle rg che erano entrate a far parte della collezione personale di Jayden. Poi il campo si ingrandiva a poco a poco fino a mostrare l'intera figura di Jayden che cantava le prime parole della canzone:  chiaro ormai, sono pessimo.
Valeva la pena di vedere quel video solo per la sua faccia da schiaffi e le sue labbra piegate in un mezzo sorrisetto ironico. Un po' meno per la persona che veniva inquadrata subito dopo: Al Petrelli. Segni particolari: Liar Liar. Biondo, occhi di un bel castano chiaro, sguardo concentrato e serio, muoveva la testa a ritmo dei suoi arpeggi blues col basso.
Il video proseguiva mostrando Jayden seduto su un divano mentre guardava i suoi vecchi ricordi chiusi in una scatola di scarpe. Un classico, quello delle foto conservate in una scatola tutta polverosa. Dopo aver trovato la foto di lui e della sua ex fidanzata ipotetica, rimaneva a osservarla per qualche secondo perdendosi nei ricordi, tornando adolescente: andava in giro per la citt insieme alla sua biondissima fidanzata del liceo, la baciava con passione davanti agli armadietti e ci passeggiava mano nella mano mentre si facevano gli occhi dolci. Era ovvio che avesse sempre avuto una passione per le bionde.
Poi i ricordi svanivano e Jay rifletteva ancora un po', prima di decidersi a uscire dall'appartamento per raggiungere l'ufficio di una detective privata: Frankie Orange. Io, per l'appunto.
Non ero venuta poi cos male in video, anzi, sembrava persino che sapessi recitare. Era stato grazie a Jayden se ero riuscita a interpretare quel ruolo. Dopo la scena in cui scattavo fotografie alla donna bionda ormai adulta, il video continuava con Jayden che osservava da lontano la palazzina dove abitava la sua ex insieme alla sua famiglia. Dopodich, le lasciava un bigliettino con il quale le diceva addio.
Nel finale, con la musica amplificata, Jayden correva come un pazzo sul marciapiede e poi si fermava proprio di fronte alla sede dell'ufficio della detective privata nell'istante in cui io uscivo dal portone. Il videoclip terminava con me e lui che ci allontanavamo sorridenti verso un futuro ancora da costruire. Quello stesso futuro era rimasto intrappolato all'interno del filmato montato a opera del regista, perch io e Jayden non avevamo pi alcun futuro; le nostre strade si erano divise quando ero scappata via per trasferirmi nel primo posto che mi era venuto in mente.
Chicago. Illinois.
Erano passati sessantuno giorni dall'ultima volta che avevo toccato una chitarra. Sessantuno giorni da quando avevo lasciato New York City per trasferirmi di nuovo a Chicago, dove avevo gi vissuto per qualche tempo dopo aver lasciato Nashville. Non ci ero tornata per qualche motivo particolare ma solo perch, quando mi ero precipitata in aeroporto dopo il concerto, il volo per Chicago era l'unico disponibile. Dopo i primi giorni difficili trascorsi tra panchine delle sale d'aspetto e hotel, avevo sfruttato la mia conoscenza della citt e mi ero messa a cercare un appartamento. Avrebbe dovuto essere una tappa provvisoria, o almeno cos credevo. Giusto il tempo di riorganizzare le idee e studiare un piano per trasferirmi di citt in citt per far perdere le mie tracce; non solo non volevo essere trovata ma non volevo neanche che qualcuno mi cercasse. Ma era decisamente chiedere troppo, visto che mia madre aveva continuato a lasciarmi messaggi in segreteria chiedendomi di tornare per chiarire la situazione. Avevamo tanto di cui parlare, ma non ero ancora pronta ad ascoltare ci che aveva da dirmi. Avevo la sensazione che sotto ci fosse dell'altro, e per il momento avevo fatto il pieno di rivelazioni. Non me ne servivano altre.
Ogni giorno che passava, per, mi sentivo un po' pi leggera; almeno avevo portato a termine la mia ricerca e avevo finalmente scoperto chi era mio padre. E, sul serio, mi ero stupita come mai nella vita nello scoprire che si trattava di Al Petrelli. Albert Petrelli, bassista del mio... non sapevo neanche pi come definirlo, perch in pratica avevo lasciato Jayden e gli altri senza farmi pi sentire. Tra l'altro, dopo avermi inviato qualche messaggio, Jay aveva smesso di scrivermi e chiamarmi. Si era stufato pi in fretta di quanto avevo previsto. Tra di noi era finita ancora prima di cominciare. Ormai erano settimane che non avevo sue notizie, a parte le poche informazioni che ero riuscita a leggere sui giornali. Aveva annunciato che il suo tour sarebbe iniziato a met marzo, ma non erano state diffuse le fotografie che avevamo scattato insieme a tutti i membri della band. Forse perch alcune erano inutilizzabili, dato che io non avrei partecipato ai concerti per nessuna ragione al mondo. Se Al faceva ancora parte della band di Jayden non potevo farne parte anch'io. Era l'unica certezza che avevo e nulla mi avrebbe fatto cambiare idea. Con la musica avevo chiuso: mi aveva portato solo guai.
Scusi?. Venni distratta dalla stessa voce maschile che mi aveva chiesto di cambiare canale pochi istanti prima. Pu mettere un notiziario qualsiasi?. Mi voltai di scatto, come se mi fossi appena risvegliata da un sonno profondo, aprendo e chiudendo le palpebre confusa.
Ci penso io. Fortuna che c'era la mia collega Wally con me dietro al bancone. Ogni tanto mi perdevo nei miei pensieri e mi dimenticavo di servire i clienti oppure mi imbambolavo mentre mi dettavano gli ordini.
Eh gi. Dato che non volevo pi fare la musicista, avevo trovato un lavoro come cameriera al bar-ristorante Rock Bottom. Buffo, no? Nel mondo c'erano troppi riferimenti musicali per schivarli tutti. Anche se volevo allontanarmi dalla musica, non c'era verso che la musica volesse allontanarsi da me. Il destino mi stava inviando dei segnali, per caso? Be', non mi restava che ignorarli.
Erano pi di tre settimane che lavoravo l, ma avevo evitato il pi possibile di fare amicizia con gli altri colleghi, i quali non sembravano affatto dispiaciuti della mia scelta. A parte Wally. Aveva qualche anno in pi di mia madre e aveva capito subito che in me c'era qualcosa che non andava. Hai gli occhi pi tristi che abbia mai visto in vita mia, mi aveva detto il primo giorno di lavoro. Non si poteva darle torto. Ero anche perennemente seria e imbronciata. Ero la tristezza in persona, insomma.
Ma avevo la consapevolezza che quella fosse soltanto una fase della mia vita e che sarebbe finita, prima o poi. Chiss quando ma sarebbe finita e avrei affrontato il mondo come avrebbe fatto una persona adulta e non come la ragazzina che ero. In effetti avevano avuto tutti quanti ragione a chiamarmi ragazzina. Patetica, ecco cos'ero. Una ragazzina patetica che si credeva forte per il solo fatto di essere cresciuta senza conoscere suo padre e che invece era pi fragile di un fuscello piegato dal vento. Pensavo di essere coraggiosa e invece mi ero dimostrata la peggiore delle codarde; me n'ero andata, proprio come aveva fatto mio padre. Doveva essere una cosa ereditaria, quella di scappare.
Ehil!. Wally mi pass la mano davanti al volto nel tentativo di farmi risvegliare dai miei soliti sogni a occhi aperti. Sveglia, Tristezza!. Il suo tono acidulo mi fece tornare alla realt. Ci sono altri clienti, mi indic il lungo bancone di legno chiaro tirato a lucido segnalandomi i nuovi arrivati. Dai che tra dieci minuti finisci il turno. Su, su, batt le mani come un coach che incita i giocatori della squadra che allena.  la vigilia di Natale. Almeno potrai stare con la tua famiglia. Avrei voluto risponderle che avrei trascorso la vigilia di Natale da sola, nel mio appartamento minuscolo a sgranocchiare popcorn e a strafogarmi di pizza davanti a qualche film a tema natalizio dove tutti ottenevano ci che desideravano. Alla fine avrei anche pianto ripensando a quell'anno buttato via inutilmente, trascorso a spuntare nomi sulla Lista dei possibili padri per poi scoprire di aver avuto mio padre sotto il naso. Mi aspettava una gran bella serata, s!
Wally prese a guardarmi con i suoi occhi piccoli, ma furbi, di un bel verde chiaro, e con la fronte aggrottata, intenta a studiare la mia espressione come se volesse capire a cosa stessi pensando.
Nel frattempo, agguant il telecomando da sotto il bancone e cambi canale a uno dei quattro televisori appesi sotto le dispense degli alcolici alle nostre spalle, accontentando il signore di mezza et seduto di fronte a noi che la ringrazi con un cenno del capo.
Quando passano quel video su mtv ti incanti. Eh, chiss perch! Sai che somigli a quella ragazza insieme a Maynard?. Mi irrigidii, sperando di non essere scoperta. Con tutte le persone con cui avrei potuto lavorare, doveva capitarmi per forza una fan di Jayden? Sospirai. Avevo cambiato apposta colore di capelli - adesso li avevo del mio colore naturale, di un biondo cenere scuro e un po' pi chiaro sulle punte - e avevo comprato un paio di occhiali senza gradazione da indossare anche se ci vedevo benissimo, proprio per non farmi riconoscere. Come Clark Kent. Nuova vita, nuovo look: ormai per me era diventata una tradizione da rispettare. Wally ridacchi, dandomi una pacca sulla spalla. Peccato che una ragazza che arriva a fare la comparsa in un video di Maynard non si ridurrebbe mai a fare la cameriera. Che poi quelle normali lui neanche le guarda, ci potrei scommettere. Io no. Su un giornale avevo letto che era la sua fidanzata o presunta tale, rise ancora. Quindi mi sa che non puoi essere tu, altrimenti che ci staresti a fare qui?. Giusta osservazione, Wally! Per il momento potevo considerarmi salva. Fece schioccare la lingua, prendendosi ancora gioco di me. Lo faceva per tirarmi su di morale, cos abbozzai un sorriso per accontentarla. Oh, non ti sforzare troppo, mi raccomando!.
Ah-ah, le risposi mentre mi allontanavo per raggiungere gli altri clienti dall'altro capo del bancone. Salve. Mi sforzai di sorridere per quegli ultimi dieci minuti del turno pomeridiano, poi avrei potuto affogare tra le mie lacrime e commiserarmi per tutto il resto della sera. Non vedevo l'ora.
Dopo aver preparato una cioccolata calda accompagnata da cialde e biscotti alla cannella per una signora e un milk-shake da portare via per una ragazza, terminai il turno e mi pregustai il ritorno a casa, magari con una bella pizza. Avrei fatto follie col cibo per sopperire ai dispiaceri del cuore. Wow, che meraviglia.
Indossai il cappotto e salutai la mia collega che si trovava ancora dietro al bancone; in quel momento notai di essere stata rimpiazzata da Gary, un omaccione sui quarant'anni, quasi pi taciturno di me, ma che ogni tanto ci deliziava con qualche grugnito al posto di un s, un no o un forse, tutti in una tonalit diversa a seconda della situazione. Buon Natale, augurai a entrambi. Mi dispiaceva che dovessero coprire il turno serale della vigilia, ma avevamo tirato a sorte.
Per l'occasione festiva, Gary mi rispose con un grugnito altisonante. Mentre Wally mi rivolse un gran sorriso. Buon Natale anche a te, Lyn. Un'altra novit era che adesso mi facevo chiamare Lyn. Non pi Franklyn o Frankie, ma Lyn. Era un diminutivo pi femminile e al tempo stesso mi distaccava dalla vecchia me. Frankie Orange, la Ragazza del Momento.
Non avevo affatto voglia di uscire fuori al freddo, quando all'interno del locale l'aria era cos calda e accogliente, con i profumi dei piatti tipici natalizi o della cioccolata calda che in quei giorni scorreva a fiumi. Non avevo neanche voglia di camminare qualche chilometro a piedi per raggiungere il mio appartamento, come facevo sempre dopo il turno mattutino. Camminare mi aiutava a riflettere, ma la sera faceva troppo freddo per i miei gusti. Quindi ero costretta a prendere la metro affollatissima.
Ero stufa di tutto, in pratica.
Tuttavia, era la vigilia di Natale, dovevo pur ritrovare un barlume di speranza; uno spiraglio al quale aggrapparmi per non cadere definitivamente nella depressione in cui mi stavo crogiolando ormai da troppo tempo. Era inutile: senza musica mi sentivo persa o come se non avessi pi un vero scopo nella vita. In realt, senza musica avevo perso me stessa, perch era parte di me sin da quando ero nata e non avevo mai immaginato una vita di cui non ne avrebbe fatto parte.
Non sapevo pi cosa volevo; la musica mi mancava immensamente, ma anche solo guardare una chitarra o ascoltare una canzone trasmessa in radio o in tv mi faceva venire l'acidit di stomaco.
Dopo venti minuti trascorsi al caldo sulla metro in balia dei miei pensieri dovetti fare di nuovo i conti con le temperature rigide. Il quartiere di Near North Side, in cui mi ero stabilita, lo preferivo di gran lunga in primavera, quando i toni erano pi allegri e i parchi rigogliosi e pieni di persone che si godevano il tempo libero all'aria aperta, anzich con i colori invernali, grigi e tristi, gli alberi rinsecchiti e coperti di brina. Feci una deviazione in pizzeria e poi dritta a casa. Fu un'impresa raggiungere l'ingresso della palazzina in cui avevo trovato un appartamento in affitto e dovetti farmi largo tra i cumuli di neve ormai ingrigita. E pensare che da piccola adoravo l'inverno, l'atmosfera che si creava, i camini accesi, le cioccolate calde o le tazze di t sorseggiate davanti alla finestra per non perdermi i fiocchi di neve che danzavano nell'aria. Sembrava essere passata una vita da quando dovevo preoccuparmi solo di andare bene a scuola e di apprendere a dovere le lezioni di liuteria di nonno Frank. Da quando dovevo preoccuparmi di non deludere i miei cari, i quali, tuttavia, si erano rivelati essere essi stessi una grande delusione: mia madre mi aveva cresciuto in un mare di menzogne per colpa di mio nonno; mio padre, invece, aveva la colpa di non avermi cercato, anche se ne aveva avuto le possibilit. Nemmeno io ero innocente, anzi: ero colpevole di essere scappata e di aver preferito fuggire anzich combattere.
Consapevole di dover reagire, entrai nel palazzo con un sospiro e mi lasciai alle spalle il gelo della notte di Chicago.
Arrivai alla porta del mio appartamento, uno dei quattro presenti al decimo piano, il primo sulla sinistra uscendo dall'ascensore. La serratura era difettosa, ma riuscii ad aprire la porta con una bella spallata salvando in tempo la scatola con la pizza che stava per cadermi dalle mani. Mi ritrovai direttamente in sala da pranzo, collegata alla cucina da una porta che lasciavo sempre aperta; mi furono sufficienti pochi passi per raggiungere il piccolo tavolino che avevo sistemato nell'angolo dove avrebbero dovuto essere presenti i mobili della cucina. Ahim, per una questione di costi avevo preso un appartamento non arredato e quindi mi ero dovuta arrangiare con l'essenziale: un materasso gonfiabile da campeggio che usavo anche come divano, un tavolino e una sedia - anche quelli da campeggio - acquistati con lo sconto del quindici percento al supermercato e il computer portatile che fungeva da televisore. Tra l'altro il computer era una delle poche cose che ero riuscita a portarmi dietro da New York, perch il resto era rimasto l. Avevo aspettato a contattare un'azienda di traslochi per farmi spedire tutto quello che avevo lasciato perch non avevo ancora deciso se rimanere a Chicago o partire di nuovo verso un'altra citt. Tuttavia, avrei dovuto prendere una decisione presto poich per mantenere sia l'appartamento a Manhattan che quello a Chicago avevo speso quasi tutti i soldi che Jayden aveva versato sul mio conto per la chitarra che gli avevo costruito. Poggiai il cappotto sul materasso gonfiabile insieme alla borsa e scaraventai il pi lontano possibile il borsone con la divisa del lavoro.
Stavo per correre al tavolino a mangiare la pizza prima che si freddasse del tutto, ma mi bloccai sentendo squillare il cellulare. Non devo e non voglio rispondere, mi ripetei mentalmente, voltandomi per muovere un passo avanti e raggiungere la cucina. Il fatto era che quel dannato telefono continuava a suonare e io ero curiosa di sapere chi mi stava chiamando. Forse era uno dei miei amici di Nashville, o mia madre o... magari Jayden. Potevo essere arrabbiata quanto volevo ma mi faceva piacere sapere che c'era qualcuno che mi cercava nonostante continuassi a ignorare tutti. Alla fine tornai sui miei passi e rovistai nella borsa per prendere il cellulare. Sullo schermo vidi la faccia sorridente di Jayden che avevo impostato come foto del contatto, e mi sedetti sul materasso a osservarla. Mi mancavano il suo sguardo caldo e profondo e il suo sorriso derisorio, e avevo nostalgia anche delle sue battute a doppio senso. Mi mancava il Jay perfezionista, il Jay bastardo ma dal cuore tenero, il Jay superbo e che mi criticava in studio. Mi mancava la sua voce da brividi mentre mi sussurrava all'orecchio.
Continuai a fissare lo schermo fino a quando la foto non venne sostituita dalla dicitura chiamata persa. Mi alzai dal materasso per andare a mangiare quella benedetta pizza. Nel frattempo mi misi a leggere le altre notifiche apparse durante il giorno. La mia migliore amica Jude aveva pubblicato sul mio profilo Facebook una foto di quando eravamo bambine ed eravamo sedute sotto l'albero di Natale per scartare i regali. Lei aveva due codini corti e l'aria buffa di chi si aspettava di ricevere un altro tipo di regalo. Io, invece, avevo un'espressione sorpresa perch avevo ricevuto un accordatore elettronico a batterie. Sempre quel Natale mio nonno mi aveva regalato la chitarra su misura che aveva costruito per me. Ce l'avevo ancora, custodita gelosamente nella mia cameretta a Nashville. Jude aveva commentato la foto:
Da notare la mia espressione nel vedere il cagnolino di peluche! Lo volevo vero non finto! Sorella, non permettere a nessuno di toglierti la passione che hai per la musica. Quella faccia la dice lunga! Un accordatore. A otto anni non si pu desiderare di ricevere un accordatore per chitarre! Solo tu, eh. Buon Natale, Frankie. Torna presto.
Non mi lasciai sfuggire il commento del suo fidanzato Jimmy:
Oddio, siete fantastiche! Jude con i codini! Ahahahahah.
Mi sorpresi a sorridere come un'ebete, i miei due migliori amici erano meravigliosi. Poggiai il telefono sul tavolino e aprii la scatola con la pizza, addentando la prima fetta con una certa fatica perch si era intiepidita e indurita come un pezzo di cartone.
Niente microonde, niente cibi riscaldati, ahim.
Il cellulare trill di nuovo, stavolta segnalandomi la notifica di un messaggio che non persi tempo a leggere. Era solo un sms che mi avvertiva dei nuovi messaggi in segreteria. Forse Jay ne aveva lasciato uno dopo che non aveva ottenuto risposta. Okay. Lo ascolto, pensai. Composi il numero della segreteria telefonica e impostai il vivavoce per ascoltare la voce femminile computerizzata: Sono presenti quattro messaggi in segreteria. Digiti il tasto uno per ascoltare il primo della serie, dal pi recente.
Mandai gi il boccone e selezionai con il mignolo il numero uno sulla tastiera touch del cellulare; un segnale acustico mi avvert che a breve avrei ascoltato il primo messaggio e mi preparai psicologicamente all'idea di sentire ci che il mittente aveva da dire.
Sai che  proprio brutto parlare a senso unico?, era la voce vellutata di Jayden. C'era dell'ironia nel suo tono, oltre che dell'impazienza. Ti chiamo ma non rispondi mai, neanche la vigilia di Natale. Oggi non dovremmo essere tutti pi buoni e parlare con le persone che amiamo? Be',  quello che vorrei fare io. Vorrei parlare con la persona che amo, mi rimprover. E invece mi sembra di parlare al muro. Fece una pausa. Ma io non mollo, capito? Scusa se ho smesso di cercarti ma non sto passando un gran momento. A parte questo, sono ancora pi convinto di quello che ti ho detto l'ultima volta che ci siamo visti, sospir. Ti amo, Frankie. E non ho intenzione di lasciarti perdere. Quasi mi and di traverso il boccone di pizza. Tossicchiai e per lo sforzo mi vennero le lacrime agli occhi. E non solo per quello. Non sapevo se odiarlo o amarlo ancora di pi per le parole che avevo appena sentito. Ce l'avevo con lui per avermi nascosto l'identit di mio padre, ma... come potevo resistergli? Sappi che ti sto cercando e appena avr scoperto dove ti nascondi verr l da te. Ricordi? Io sono Jayden Maynard e posso fare qualsiasi cosa, anche trovare una persona che non vuole essere trovata. Un bip leggero lo avvis di sbrigarsi a concludere il messaggio perch il tempo a sua disposizione era quasi terminato. Okay, non sai quante cose vorrei raccontarti in questo momento, ma mi limiter a dirti: ti prego, richiamami. Scusami se non ti ho detto subito tutto quello che sapevo, ma mi sono trovato in difficolt. Spero che tu stia bene e riesca a perdonarmi. Ti auguro di trascorrere un buon Natale. Fece una breve pausa. Ah, dimenticavo, si affrett a dire, non sono a New York, adesso. Sono nel Connecticut, a casa di mia madre, e non so ancora quando torner a casa mia. Richiamami, ti prego. Dopodich il messaggio vocale si interruppe lasciandomi con un gran vuoto nel cuore.
Porca miseria! Mi schiaffeggiai la faccia con una mano, dandomi della stupida per essermi comportata in quel modo cos infantile e immaturo. Ma dopo quello che era successo potevo anche permettermelo di comportarmi come una bambina, visto che ero circondata da adulti che si erano comportati peggio di me. No?
Una voce squillante e prorompente interruppe il corso dei miei pensieri, facendomi strabuzzare gli occhi per la sorpresa. Come cavolo aveva fatto Bernie ad avere il mio numero? Avevo sentito poche volte la sua voce, ma mi era rimasta impressa per la sua tempra. Certo che ti fai desiderare come una diva!, strill l'agente di Jayden. Me la immaginai mentre faceva oscillare un po' ovunque i suoi capelli biondi. Ho trovato il tuo numero tra i recapiti inseriti nel tuo contratto. Ah ecco. Dato che non mi hai risposto sono costretta a lasciarti un messaggio in segreteria. Sei pi irraggiungibile di Madonna, lo sai?. Fece una pausa. Comunque volevo ricordarti che hai firmato un contratto con la Columbia Records che ti impegna anche per il tour con Jayden, quindi, a meno che tu non voglia incorrere in penali per sciogliere il contratto, ti conviene adempiere ai tuoi doveri di musicista. Ho dato una lettura veloce all'accordo e, giusto perch tu lo sappia, sar meglio che tu ti faccia viva il prima possibile, altrimenti ci dovrai una cifra che varia dai trenta ai cinquantamila dollari. Fatti i tuoi conti e medita. Inspir a fondo poich aveva parlato a ruota libera, e poi cambi tono, diventando pi confidenziale. Ti auguro un buon Natale! E chiama Jay, per favore. Non se la sta passando molto bene. Ha bisogno di qualcuno che gli stia vicino e penso che ci terrebbe molto a chiarire le cose con te. Suo padre ha avuto dei problemi di salute e lui lo ha raggiunto a Hartford. Ribadisco. Fatti sentire, sia con lui che con me. Non farmi usare le maniere forti perch non sai cosa sono in grado di fare, fece una risatina malefica. Mi risparmieresti un sacco di tempo e fatica. Con questo  tutto. Il messaggio termin, ma io continuai a pensare alle parole di Bernie. Il padre di Jayden stava male? Perch lui non mi aveva detto niente?
Nel frattempo la segreteria pass in automatico al messaggio successivo. Dod' la sdessa gosa il Natale senda di de. Mia madre era in piena crisi di pianto. Fece una pausa per soffiarsi il naso con una bella pernacchia. Sono mesi che non ti fai sentire, continu con la voce rotta dal pianto. Lo so che ti ho nascosto tante cose, ma non mi hai dato il tempo di spiegarti il perch. Non devi assolutamente cambiare la tua opinione su tuo nonno, hai capito?, singhiozz. Lui ha cercato solo di creare per me e per te un futuro migliore, pi sicuro di quello che avremmo avuto io e Al insieme. Eravamo dei ragazzini e lui non era pronto a fare il padre.
Come non lo eri tu a fare la madre, le risposi ad alta voce, anche se sapevo benissimo che non avrebbe mai potuto sentirmi.
Scossi la testa, ma continuai comunque ad ascoltarla con il magone. Richiamami, d'accordo?. Tir su col naso. Ti autorizzo anche a ricoprirmi di insulti ma ho bisogno di sentire la tua voce e capire come stai. Ti voglio bene.
Sbuffai. Tra tutte quelle confessioni, strigliate e lacrime mi era passata anche la fame. E chiss di chi era l'ultimo messaggio! Forse era sempre di mia madre. Non mi restava che scoprirlo dopo il nuovo segnale acustico.
Silenzio.
Poi, d'un tratto, sentii qualcuno riprendere fiato. Ehm, esord una voce maschile, ciao Frankie. Mi abbandonai contro lo schienale della sedia di plastica. Non avevo mai sentito Al Petrelli al telefono. Avevo desiderato tante volte di ricevere una chiamata da mio padre ma in quel momento desideravo l'opposto. Sono Al, sospir. Oggi  la vigilia di Natale e..., prese del tempo per scegliere le parole da rivolgermi. I-io, balbett, devo dirti la verit. Ho provato a chiamarti solo per sentire la tua voce e sono contento che mi abbia risposto la segreteria perch probabilmente, se mi avessi risposto, avrei riattaccato, trattenne il fiato, cio, non  che sono contento di non aver potuto parlare con te, ma solo di poterti lasciare un messaggio senza che tu abbia la possibilit di riattaccarmi il telefono in faccia. Si schiar la voce. Abbiamo cominciato col piede sbagliato, ma possiamo sempre recuperare, no? Se senti tua madre, fatti spiegare il significato di Liar Liar. Perch non  quello che pensi. Rimase in silenzio per qualche altro istante. Suonare insieme a te  stato il privilegio pi grande che mi sia mai capitato. Buon Natale e non rinunciare alla musica per colpa mia. Non ne valgo la pena.
Rimasi a fissare il vuoto per non so quanto tempo, con la vista appannata e le lacrime che scendevano adagio, solleticandomi la pelle. Dovevo fare qualcosa.
Dovevo uscire da quella fase di stallo in cui mi ero incastrata e riprendere in mano la mia vita.
Tutti mi chiedevano se stavo bene. Ma io non stavo bene.
Tutti mi chiedevano di richiamarli e addirittura di tornare alla mia vita e raggiungerli. Ma dove? E da chi? Da Jayden a Hartford, da mia madre a Nashville o da Al a New York?
Sperai tanto di decidere presto. Anche se ero molto tentata di ignorare tutti ancora una volta.
Tra i mille pensieri e la pizza fredda, quella sera sarei andata a dormire a stomaco vuoto.
Buon Natale, Frankie.


Capitolo due
Vorrei che fossi qui

Jayden
Due mesi senza una donna. Due lunghissimi mesi. Ero proprio messo male.
Non mi era mai successa una cosa del genere, o forse s; di sicuro non ricordavo quando era stata l'ultima volta che non avevo tradito la ragazza con cui stavo.
Frankie, oltre ad avermi preso dal punto di vista musicale, mi aveva conquistato anche dal punto di vista fisico, ma soprattutto mentale; adoravo il suo modo di pensare, come mi trattava e le nostre liti in studio di registrazione, quando mi teneva testa in modo disarmante, oltre che il suo temperamento, la sua dolcezza e la sua stranezza. Qualsiasi cosa facesse mi lasciava senza parole, ogni dannatissima volta. Come quando aveva dato un pugno in faccia a Eric Benson. Forse era stato quello il momento in cui mi ero innamorato pazzamente di lei. Quando l'avevo scambiata per una punk all'audizione per i turnisti di Dave Stevens, non avrei mai immaginato di poter provare qualcosa di simile per quella ragazza dai capelli arancioni che suonava come un uomo. Insomma, mi erano sempre piaciute le belle donne da sfoggiare alle feste, solo per divertirmi un po'. Mi ero innamorato poche volte e quando era successo alla fine mi ero sempre reso conto che non ero del tutto ricambiato, perch le mie compagne erano attratte pi dalla mia immagine che dall'uomo che ero. Invece con Frankie... con lei era stato diverso. Era tutto diverso: il modo in cui mi guardava, il fatto che avesse sempre detto che tra me e lei non sarebbe mai potuto esserci niente, la sua ostinazione a farsi trattare come un chitarrista uomo e non come una donna. All'inizio era stato facile, perch mi era simpatica e avevo un disperato bisogno di avere qualche amica che non fosse interessata sessualmente a me, ma poi a lungo andare mi ero accorto che con lei stavo davvero bene e l'amicizia non mi era pi bastata. Infatti, dopo il concerto di Eric Benson, l'avevo baciata. Non lo avevo programmato, assolutamente. Avevo ceduto alla tentazione di posare le mie labbra sulle sue perch ne avevo bisogno per capire cosa provassi. Volevo farlo, ma non ero cos sicuro di quale sarebbe stata la reazione di Frankie, o la mia. Lei era rimasta bloccata per la sorpresa, ma poi si era sciolta, ricambiandomi. Per qualche istante avevo perso del tutto il controllo, fino a quando mi ero allontanato per la paura. S, avevo avuto una paura del cazzo. Che grandissimo cacasotto. Era innegabile che avessi sentito qualcosa di estremamente forte, eppure mi ero fermato senza spingermi oltre, per non ingarbugliare ancora di pi la situazione. Lavoravamo insieme, stavo con un'altra e, cosa pi importante di tutte, sapevo chi era suo padre e lei no, cosa che avrei dovuto dirle subito risparmiandole tante incazzature e quella fuga verso chiss dove.
Era andata via, cos come era entrata nella mia vita. E non potevo biasimarla, perch se mi fossi ritrovato nella sua stessa situazione probabilmente avrei fatto lo stesso. Anch'io me ne sarei andato senza dire niente a nessuno. Eppure non potevo fare a meno di percepire la sua assenza come un dolore fisico. Le avevo lasciato centinaia di messaggi ma non mi aveva mai richiamato n tantomeno risposto. Si era volatilizzata nel nulla. Neanche oggi che era la vigilia di Natale si era fatta viva e cominciavo davvero a preoccuparmi. Non avrei mai pensato che qualcuno potesse mancarmi cos tanto, come l'aria o come quando ero costretto a starmene zitto prima di un concerto per far riposare la voce. Mi mancava, la sentivo ancora sulla pelle, sulle labbra, dentro la testa, nel cuore. Ovunque. Lei era ovunque. E non c'era spazio per nessun'altra. Per due mesi senza fare sesso erano pur sempre due mesi senza fare sesso. Cazzo.
Quell'unica volta in cui avevamo fatto l'amore me la sognavo anche di notte. Avevo perso la testa, completamente. E al solo pensiero che mi ero ridotto cos per una ragazza mi veniva da ridere. I miei fratelli maggiori non la smettevano di sfottermi neanche fossimo tornati indietro nel tempo di quindici anni. Ma almeno stemperavano l'atmosfera che si respirava in quei giorni in casa di mia madre. Mio padre era stato ricoverato per un malore, aveva avuto una ricaduta ma si stava riprendendo; lo stavano trattenendo in ospedale per degli accertamenti e per capire se fosse il caso di operarlo subito o meno. Nell'incertezza generale, mi ero rifugiato nel mio vecchio studio di registrazione, nel quale io e il mio amico Travis - ai tempi del liceo - avevamo inciso alcune demo per presentarle alle varie case discografiche. All'epoca lo studio apparteneva al padre di Travis. Adesso era suo e lo aveva rimesso del tutto a nuovo. Era diventato un gran bel posto per fare musica.
Avevo ultimato Lost da pochi mesi, ma nello studio di Travis continuavo a scrivere canzoni senza sosta. Alcune erano pessime, altre facevano schifo, altre ancora erano da buttare per buona met del testo, mentre alcune mi piacevano in modo particolare. Neanche a dirlo erano tutte quante ispirate alla Ragazza del Momento. La mia Frankie Orange. Quella che aveva fatto il miracolo di farmi innamorare di nuovo. E di rendermi ancora pi sdolcinato di un adolescente alla sua prima cotta. Sei fottuto, fratellino, mi aveva detto George alla milionesima volta che avevo nominato Frankie. Eh s. Ero proprio fottuto. Potevo dire addio al vecchio Jayden che per sfizio si faceva le groupie ai concerti o qualsiasi altra donna ci provasse con lui. Era finita l'era in cui non mi facevo scrupoli ad andare a letto con donne sposate.
Hai ancora bisogno della sala?. Era tutto il pomeriggio che Travis se ne stava rinchiuso in quella minuscola sala regia solo perch avevo dei dubbi sul testo della canzone che stavo incidendo. Il titolo e il ritornello erano perfetti, ma alcune strofe non mi sembravano suonare nel modo giusto. Anche l'arrangiamento con la chitarra faceva schifo, ma lui non aveva avuto il coraggio di dirmelo. Se Frankie mi avesse risposto al telefono, il mio umore magari sarebbe migliorato invece di cadere in picchiata. Gi ero nervoso e preoccupato per mio padre, ci mancava solo lei che giocava a fare la ragazzina capricciosa. Avrei voluto che fosse l con me e che mi aiutasse a metabolizzare tutto quanto: lo spavento che mi aveva procurato mio padre, le liti tra mia madre e la nuova moglie di mio padre, nonch sua ex amante, che non la voleva in ospedale, neanche in sala d'attesa. Poi mi chiedevano perch non mi legavo seriamente a una delle mie tante fidanzate. Eh, come potevo con un modello come mio padre? Se mi fossi sposato, sarebbe stato per sempre, e non avrei avuto proprio nessuna amante a differenza del mio genitore fedifrago.
La mia filosofia era sempre stata: Finch ci stai, io ci sto. Se inizi a innamorarti, mi defilo. Quella filosofia mi si era ritorta contro, di recente. Ero stato io a innamorarmi ed era stata Frankie ad andarsene, anche se per un motivo molto pi serio e che non riguardava me.
Jay?, Travis mi richiam ad alta voce perch mi ero di nuovo perso nelle mie riflessioni. Ne vuoi incidere un'altra?.
Ci pensai un po', ma vista l'ora tarda era meglio tornarmene a casa per cena.
No, per oggi basta. Mi tolsi le cuffie e le appesi al leggio. Radunai tutti i miei appunti e uscii dalla liveroom accogliente come fosse un salotto di un appartamento. Mancava la tv e poi c'era tutto. Travis credeva che ricreando un'atmosfera casalinga, gli artisti si sarebbero sentiti in qualche modo a casa loro, pi rilassati e ispirati. Se lo diceva lui, era sicuramente vero. Sai, Trav, mi servirebbe ancora la sala domani.
Il mio amico aggrott la fronte e le sue rughe d'espressione si accentuarono. Con lui il tempo non era stato clemente, purtroppo. Troppe preoccupazioni, forse. Inoltre, si era sposato a ventiquattro anni e si era lasciato un po' andare. Aveva messo su qualche chilo che lo aveva appesantito proprio sulla pancia e sulle guance paffute. Sua moglie lo chiamava Orsacchiotto. Ridevo ogni volta che lo sentivo chiamare cos. Era pi forte di me.
Domani  Natale, mi fece notare.
Lo so. Feci spallucce per fargli capire che per me non era importante. Volevo distrarmi e non pensare a nient'altro, a parte la musica, s'intende.
Travis fece una smorfia poco convinta. Se prometti di non fare casini ti lascio le chiavi. Si aggiust gli occhialetti di metallo rotondi sul naso. Almeno avr anche la scusa per svignarmela da casa domani pomeriggio per venire qui a controllare la situazione. Fece una smorfia pi eloquente di mille parole. Aveva bisogno d'aria anche lui.
Gi stufo di farti chiamare orsacchiotto?. Trattenni le risa.
Stanco di farti tutte quelle che ti capitano?, ribatt. A proposito, ti invidio da morire, amico mio. Goditela finch puoi.
Penso che la pacchia sia finita anche per me. Me la risi di gusto. Per spero di non arrivare mai a essere chiamato orsacchiotto. Potrei non rispondere di me. Mi sciolsi le spalle. Senza i miei allenamenti mattutini per mantenere la postura mi stavo distruggendo la schiena.
Ah, ecco perch, parl tra s e s. Sono giorni che mia sorella entra qui dentro con una scusa e tu neanche la guardi. Mi punt un dito contro. Sai che odio parlare di mia sorella in quel senso, ma, sul serio, non l'hai neanche guardata. Si direbbe che al mondo esista davvero una donna che  riuscita a far capitolare quel gran cazzone di Jayden Maynard, si prese gioco di me. Non ci posso credere.
Alzai le sopracciglia, con l'aria di chi ne sapeva pi del diavolo. Eh gi. Ci sono cascato anch'io.
E chi ? La biondona che ti scopavi qualche mese fa?
No, lei l'ho mollata.
Poverino, ghign. Ti eri stufato di quelle gambe lunghe e di quelle poppe.... Si port le mani davanti al petto per dare consistenza al seno immaginario di Alexandra Priestley, la mia ex.
Gli tirai un'occhiataccia. Precisamente. Mi ero stufato. Era solo sesso, nient'altro. Sesso sfrenato, intendiamoci. Non si  mai risparmiata, non so se rendo l'idea. Per boh, strinsi le labbra. Non faceva per me. Era una di quelle che prima ti dice che non  gelosa, poi si comporta come fosse tua moglie. Senza offesa per le mogli in generale, ma non voglio sentirmi sposato ancor prima di aver messo una fede al dito. Dico bene?
Guarda, con il matrimonio e i bambini cambia tutto, sospir.  gi tanto se respiriamo. Tradotto vuol dire che non si batte pi chiodo.  raro, ecco.
Lo terr a mente, scoppiai a ridere. Anche se non batto chiodo da due mesi. E io non sono sposato e non ho figli.
Travis sbuff strabuzzando gli occhi, mentre salvava le schede con le tracce registrate sul computer e le riportava sulla mia chiavetta. Due mesi?, scoppi in una risata secca. Cazzo, sei innamorato sul serio.
Innamorato perso, confermai. Travis mi lanci un'occhiata in tralice, con un ghigno stupito in volto. Che c'?  vero.
S, s, fece spallucce, smuovendo la ciccia flaccida sui pettorali, nascosta da un maglione di lana. Deve essere una ragazza speciale, se ti ha fatto quest'effetto.
Non  speciale, storsi le labbra. Lei ...  Frankie. Non ne esiste una uguale.
Frankie?, ripet. Frankie Reeves? La ragazza con cui hai duettato in..., schiocc varie volte le dita perch non gli veniva in mente il nome della canzone. Ah!, ebbe l'illuminazione. Who Knows.
S, lei, confermai.
Si accigli. Se state insieme, allora perch sono due mesi che non.... Mi ferm con la mano. Ma lei lo sa che sei innamorato?. Rise per poi grattarsi la barba ispida. Perch se non lo sa, allora si spiega....
Interruppi subito i suoi farneticamenti. Certo che lo sa. Non sono un tipo timido, Trav. Scossi la testa. No. Ero proprio l'opposto. Ha avuto dei problemi e se n' andata via. Non la sento da qualche mese.
Porca puttana. Sgran gli occhi. Per me stai perdendo tempo. Quando se n' andata ti ha lasciato, no?
No. Se n' andata e basta. Senza dire niente. Ripensai all'ultima volta che l'avevo vista e alla corsa a perdifiato che avevo fatto per impedirle di sparire a bordo di quel taxi.
Non vi siete lasciati ufficialmente, ma secondo me andarsene via  un messaggio piuttosto chiaro.
Non  andata via per colpa mia, alzai il tono senza accorgermene. Mi strofinai la fronte e mi massaggiai le tempie per darmi una calmata. Scusa, sono stressato.
Ma no, fece una smorfia. Non si nota neanche un po'. Aveva anche il coraggio di sfottermi. Tuo padre?, cambi argomento, toccando un altro tasto dolente.
Fortuna che qualcuno buss alla porta, interrompendo i nostri discorsi. Era Bianca, la sorella minore di Travis. E che sorellina aveva il mio amico Travis. La conoscevo da una vita ed era stata la mia ultima ragazza prima che lasciassi Hartford per trasferirmi a Boston. Si era trasformata in una gran bella gnocca. Se il tempo aveva imbruttito Travis, per Bianca aveva fatto miracoli. Era una gioia per gli occhi e anche per qualcos'altro pi in basso, che in quel periodo era piuttosto suscettibile. Pi del solito. Non era in carne, ma la si poteva definire formosa, con le curve al punto giusto. Sapevo che aveva avuto due bambini, ma era rimasta sempre la stessa. Con gli occhi blu, i capelli biondi - le uniche due cose che aveva in comune con suo fratello Trav - e con quel sorriso prorompente faceva la sua bella figura, soprattutto quella sera, con indosso una camicia non troppo scollata ma attillata, e i pantaloni dal taglio largo, elegante. Non appena mi vide, si illumin. Perch quando una donna entrava nel mio raggio d'azione sbatteva le ciglia in quel modo? Era indecente che mi facessero tutte gli occhi dolci dopo neanche un secondo. L'unica che non lo aveva fatto era stata Frankie. Anzi, lei mi aveva lanciato uno sguardo carico d'odio perch l'avevo scambiata per una punk che faceva musica grunge. Dimenticavo, neanche Bernie era stata ammaliata dal mio fascino e aveva subito messo le cose in chiaro: Sei bello, sei bravo, sei anche intelligente, secondo me. Ma non mi piaci, mi aveva detto quando l'avevo assunta come agente. Ammetto di aver considerato l'idea di provarci anche con lei, ma ora che la conoscevo bene, mi veniva da ridere al solo pensiero. Era come una sorella maggiore, ormai.
Ciao Jay. Cazzo, anche la sua voce gridava: Sesso. Subito.
Ehi B.. Passai in rassegna ogni centimetro del suo corpo - guardare ma non toccare, guardare ma non toccare, guardare ma non toccare - e le rivolsi un sorriso sornione. Non so come facessi, ma fare il marpione mi veniva naturale come respirare. Dovevo smetterla. E alla svelta, anche.
Quattro parole, intervenne Travis facendo la voce grossa. Vi siete scambiati quattro parole e gi avete voglia di saltarvi addosso. Ma datevi una calmata.
Oh sta' zitto, Trav. Ma che dici?, prov a fare la finta tonta lei, ma quello sguardo inequivocabile che mi aveva lanciato e il mezzo sorriso malizioso dicevano tutt'altro.
S, s. Anche Travis se n'era accorto.
Senti, vuoi un passaggio a scrocco o te ne stai ancora qui per un po'?, gli chiese.
Ehm..., sospir. Vorrei starmene ancora un po' qui.
Poi non ti lamentare se Ginny  cos stanca. Stai sempre fuori casa e non l'aiuti....
Travis la interruppe. Va bene, va bene. Vengo con te. Cos la fai finita. Si alz dalla sedia con una lentezza disarmante e cerc qualcosa nelle tasche del suo giubbotto. Tir fuori un mazzo di chiavi e me le lanci. Ti affido il mio regno per un giorno, Maynard, mi minacci con un indice. Mi aspetto che tu un giorno faccia lo stesso con me.
Non so se ti conviene avere in custodia il mio regno per un giorno. Ero sincero. Mi ero un po' stufato di quella vita sempre all'insegna del brivido e della notoriet.
Mi darei alla pazza gioia. Diciamo che mi basta solo che tu citi i Banton Studios durante qualche intervista.
Che sfacciato, lo rimprover sua sorella.
Affare fatto. Non era solo un favore che gli dovevo. In quelle sale, insieme a Travis, avevo registrato la mia prima demo. L'avevo gi raccontato alla stampa, ma un po' di pubblicit extra allo studio del mio amico non guastava. Ti devo cos tanti favori che ho perso il conto, Trav.
Ah, meno male, non ti sei dimenticato. Mi devi ancora un favore grande come una casa per averti coperto con Stacy Dogoule al terzo anno.
Ah, mi ricordavo di Stacy. Gran bella ragazza. Peccato che non stessi solo con lei, ma anche con un'altra. Travis mi aveva salvato il culo pi di una volta. Gi. Sono sempre stato uno stronzo.
Lo puoi dire forte. Mi piaceva un casino Stacy. Abbandon lo sguardo nel vuoto. Poi si riprese e scatt in avanti. Vado a controllare il server centrale e a prendere i documenti nel mio ufficio. Voi due non fate niente di indecente; star via solo pochi minuti e non voglio cogliervi in atteggiamenti ambigui, come quella volta che vi ho beccati in camera. Chiaro?.
Osservai Travis mentre attraversava la sala fino a raggiungere la porta, da dove rivolse a sua sorella uno sguardo d'intesa. Lei alz gli occhi al cielo in risposta.
Non perde occasione per dire qualcosa di sconveniente su di me, mi si avvicin come una pantera che aveva intrappolato la sua preda.
Tieni a freno la bestia che  in te, Maynard, mi ordinai. Hai gi una ragazza che ami. Non puoi perderla per una botta e via. Per, cazzo, a una cos una botta gliel'avrei data volentieri. Perch non ero tornato un po' pi spesso a Hartford a trovare il mio amico Travis in studio?
I fratelli maggiori, scrollai le spalle. Ne so qualcosa.
Ecco, quindi sai cosa provo. Non solo lavoro con lui otto ore al giorno, ma me lo ritrovo anche intorno alle cene di famiglia, sbuff, ma torn a sorridere poco dopo. Ma non riesco a non volergli bene.
Eh s.  un orsacchiotto. Non mi trattenni dal fare il cretino. E come al solito, quando facevo una battuta, la donna che avevo di fronte rideva in automatico, anche se non faceva per niente ridere.
Ginny lo chiamava cos anche quando non aveva la pancetta. Adesso per gli calza a pennello. Scoppiammo entrambi a ridere e lei non smise di fissarmi. A un tratto, mi pos una mano sul petto. Io e te avevamo un discorso in sospeso o sbaglio?, stava flirtando con me. Di nuovo.
Discorso in sospeso... discorso in sospeso? Non mi ricordavo di avere un discor... ah! Mi era venuto in mente il nostro discorso. Mi aveva chiesto se una sera potevamo vederci per una cena. Non le avevo risposto e lei mi aveva domandato subito dopo: Stai insieme a qualcuna?. Non avevo detto di no, ma neanche di s. Non perch non fossi sicuro di Frankie, ma perch suo fratello ci aveva interrotti e da allora avevo evitato di rimanere da solo insieme a lei. Tanta fatica sprecata visto che era chiaro che adesso avrei dovuto per forza affrontare lei, il suo invito a cena e le sue domande indiscrete.
Provai a far finta di non ricordarmi di quella conversazione. Che discorso?.
Bianca mi rivolse un sorriso che mi riport indietro nel tempo, a quando eravamo due ragazzini e stavamo insieme. Stai con qualcuna?, and dritta al punto. Me la ricordavo un po' meno audace la ragazza.
Feci una smorfia. Mi dispiaceva deludere le sue aspettative ma non sarei stato in grado di fare sesso con un'altra che non fosse Frankie, nonostante tutti quei mesi di astinenza. Ero in grado di aspettare ancora. Ero davvero cambiato. Prima di conoscere Frankie non ci avrei pensato due volte a rispondere a quella domanda con un No, non sto con nessuna, anche se in realt ero gi impegnato. Ora, invece, la voce del cuore le rispose in automatico: S, sono impegnato. Non potei fare a meno di notare che la sua espressione da speranzosa divenne avvilita.
 una cosa seria?, prov a sondare il terreno forse per capire se aveva ancora qualche chance.
S, risposi orgoglioso. La storia pi seria che abbia mai vissuto in tutta la mia vita.
Wow, mi guard con gli occhi trasognati. Sei diventato un romanticone, Maynard. Quanto vorrei che anche il mio ex marito avesse dato la stessa risposta alla donna per la quale mi ha lasciato. Sbuff. Dovevi trasformarti nell'uomo pi fedele del mondo proprio ora?.
Mi strinsi nelle spalle. Mi dispiace, B. Anche per quel biglietto. Mi schiarii la voce con un colpo di tosse risoluto. Forse tra dieci anni....
Sono passati pi di dieci anni, storse le labbra. Ormai ho perso le speranze.
S, sono stato un coglione. L'avevo lasciata con un bigliettino la sera prima di partire all'avventura per realizzare il sogno di diventare un chitarrista professionista. Era lei la protagonista di Who Knows. Anche se non ero pi innamorato di lei, le avevo dedicato quella canzone e l'avevo presa a esempio per chiedere scusa a tutte le donne con cui mi ero comportato da gran bastardo.
Gi, conferm. Ci scambiammo qualche sguardo imbarazzato. Il passato  passato. Strizz gli occhi fino a farli diventare due fessure. Magari una sera di queste puoi farti perdonare definitivamente accettando un mio invito a cena. Che ne dici?.
In quell'istante, Travis torn di nuovo in sala con fare svogliato e prese il suo giaccone. Salvato appena in tempo. Travis aveva sempre avuto un tempismo perfetto per questo genere di cose. Chiudi tutto, mi raccomando. Prendi la tua chiavetta quando esci e assicurati che i dati siano stati copiati correttamente. Il suo carattere apprensivo e da gran secchione non era cambiato neanche di una virgola. E torna a casa, almeno stasera. Capito?. Si avvicin e battemmo il pugno, come avevamo sempre fatto. Allora buon Natale, mi augur.
Buon Natale, Jay, intervenne Bianca, lanciandomi uno sguardo infuocato.
Sorrisi. Buon Natale anche a voi, ragazzi.
Dopo che se ne furono andati, mi avvolse il silenzio e desiderai disperatamente di poterlo condividere con Frankie. Vorrei che tu fossi qui, pensai.
Giocherellai un po' con le chiavi, lanciandole in aria e riprendendole con la mano, e poi mi bloccai all'improvviso quando mi balen un'idea in testa. Avevo passato un'intera giornata a cercare la soluzione che mi avrebbe permesso di perfezionare una delle mie nuove canzoni, e ora l'avevo finalmente trovata. Mi venne da sorridere. Frankie non era l con me, ma era nei miei pensieri. Sempre e comunque.


Capitolo tre
I pensieri fanno male

Frankie
Un giorno libero. Avevo un intero giorno libero tutto per me.
Mesi fa avrei fatto i salti di gioia se avessi avuto cos tanto tempo da dedicare al dolce far niente, ma prima era prima. Adesso, invece, avevo tanti di quei pensieri stipati dentro la testa che minacciava di esplodere come una pentola a pressione, e non avrei mai voluto risvegliarmi circondata dal silenzio, mitigato soltanto da qualche voce proveniente dagli appartamenti vicini in cui stavano festeggiando il Natale in famiglia o tra amici. Mentre io ero sola.
Era stata una mia decisione, quella di andarmene via da tutto e tutti e starmene per conto mio a riflettere, quindi non era il caso di lamentarmi. Quando ero fuori casa, bene o male riuscivo a distrarmi con il lavoro o girovagando per la citt, soprattutto per negozi; quando stavo a casa senza far niente, per, ecco che i pensieri tornavano a tormentarmi con quella insopportabile vocina che gridava con insistenza: Richiamali. Richiamali tutti! Che aspetti?.
Ignorai quella voce per crogiolarmi ancora un po' sotto le coperte nel tentativo di riaddormentarmi, almeno non avrei pensato a niente per un po'. E alla fine ci riuscii. Soltanto che non avevo fatto i conti con i sogni. Sognai tante cose senza un senso apparente. Per prima cosa rivissi la sera del concerto al Walter Kerr Theatre, quando Jayden mi aveva detto che non era un caso se mi aveva voluto come seconda chitarrista nel suo album e se mi aveva ingaggiato per costruire una chitarra su commissione, nominata da lui Black Coffee per la tonalit di marrone scuro che ero riuscita a dare al legno. Nel momento in cui, nel sogno, mi disse che sapeva chi era mio padre ma lui gli aveva proibito di rivelarmelo, lo respinsi e, invece di prendermela con Al, mi arrabbiai con lui rivolgendogli parole cariche di rabbia e cattiveria, come: Sei un fottutissimo stronzo! Sarai anche famoso come il chitarrista pi giovane del panorama blues, ma sei una nullit! Tu non sei niente per me. Niente!, e alla fine me ne andai via correndo per il corridoio dietro le quinte nella semioscurit, sbucando sul palco con tutte le luci puntate addosso e con ancora il pubblico che inneggiava il mio nome: Frankie, Frankie, Frankie!.
Dopodich, senza accorgermene, mi ritrovai con una chitarra a tracolla pronta per essere suonata. Confusa e infuriata, me la sfilai e la poggiai sul pavimento per poi darmela a gambe in direzione dell'uscita opposta del palco. Poi, dopo una folle corsa nel buio pi totale, mi ritrovai davanti a una porta simile a quella dello studio musicale in cui Jayden aveva inciso Lost. Cercai di aprirla, ma era chiusa a chiave. Provai a fare altri tentativi ma invano, cos iniziai a bussare sempre pi forte con la speranza che qualcuno mi sentisse, ma non sembrava esserci nessuno dall'altra parte.
Non puoi pi entrare. Riconobbi subito la voce di mia madre, non acuta come sempre, ma bassa, seria e triste. Mi voltai pensando di trovarla alle mie spalle, ma invece mi imbattei nella faccia baffuta di mio nonno. Aveva gli occhiali da lettura sulla punta del naso e mi guardava con rimprovero. Aveva i capelli sale e pepe un po' lunghi e scompigliati. Era vestito come l'ultima volta che l'avevo visto: camicia a scacchi da boscaiolo e un gilet scamosciato con il taschino pieno di piccoli scalpelli e limette per il legno, come fosse un dottore delle chitarre sempre pronto a intervenire per aggiustarle. Non sai ancora tutta la storia, quindi non puoi entrare. La sua voce era profonda e aspirata, ma gentile, come la ricordavo.
Non voglio sapere niente, sussurrai.
Sbagli. Cosa ti ho sempre insegnato?. Si tolse gli occhialetti dal naso per mordicchiare un'asticella. Puoi sentire il suono di una chitarra elettrica senza collegare la parte elettronica?. Scossi la testa. Puoi suonare una chitarra acustica senza corde?. Scossi ancora la testa in risposta. Quindi non puoi capire cos' successo senza prima sentire le due campane, ovvero tua madre e Al, tuo padre. Mi sorpresi che lo chiamasse Al, al posto di Quel coglione figlio di puttana, come lo aveva sempre chiamato.
Purtroppo non ebbi il tempo di replicare, perch mi svegliai di soprassalto, con il cuore che batteva all'impazzata e un mal di testa martellante. Feci subito un respiro profondo. Mi sentii mancare il fiato, come quando stai troppo tempo sott'acqua e hai finito l'aria di scorta nei polmoni. Il risveglio da quell'incubo fu ancora pi traumatico quando mi resi conto di due cose: la prima era che avevo dormito fino all'ora di pranzo e mi brontolava lo stomaco, la seconda era che non avevo mai sognato mio nonno da quando me n'ero andata da Nashville. E quel particolare mi preoccup pi del fatto di avere in casa solo patatine e popcorn per il pranzo di Natale. Yeah. Sbuffai passandomi una mano sul volto, ormai rassegnata alla piega inaspettata che aveva preso la mia vita. L'unica cosa positiva era che non sarei dovuta stare per forza a deprimermi dentro casa e a sentire i pensieri che facevano un fracasso infernale. Mi sarei potuta mescolare in mezzo alla gente e alla confusione generale, cos mi sarei distratta e non avrei pensato a niente. Giusto? Giusto.
Cosa avrei potuto fare a Chicago, da sola, il giorno di Natale? Camminare per le strade senza meta con la speranza di dimenticarmi chi fossi. Ecco cos'avrei potuto fare.
Magari avrei fatto finta di essere la vecchia Frankie, in vacanza a Chicago per staccare un po' dalla quotidianit. S, dovevo assolutamente tornare quella di una volta. La Frankie determinata, non quella sempre depressa. Erano mesi che frignavo per tutto. Andare alla ricerca di mio padre era stata una mia scelta e di strada ne avevo fatta davvero tanta. Se non fossi mai andata via da Nashville sarebbe stato tutto diverso: avrei aiutato mia madre in negozio, suonato in qualche pub per tenermi in allenamento e con ogni probabilit Caleb e io non ci saremmo lasciati, anzi, chiss, forse adesso staremmo progettando di andare a vivere insieme come Jimmy e Jude, i nostri migliori amici. Tuttavia, se non fossi partita, non avrei mai conosciuto Jayden Maynard. Quel gran figo di Jayden Maynard, sottolineerei. Pi continuavo a pensare a lui e pi mi faceva male la testa. Lo chiamo o non lo chiamo?, continuavo a ripetermi. Alla fine mi sfogai con un grido a denti stretti coprendomi la faccia con le mani.
Basta.Alzati e reagisci. Era il caso di darci un taglio con i forse, con i se e anche con i ma. Non mi piaceva affatto come ero diventata, ma al momento non avevo idea di come fare per provare a tornare quella di un tempo. Lo stomaco vuoto non aiutava di certo, cos mi alzai dal letto improvvisato per andare in bagno e provare a darmi una sistemata. Dicono che la cura dell'aspetto migliori l'umore: questo perch gli articoli redatti sulle riviste patinate in cui va di moda dire questa gran cazzata sono scritti da gente che non ha mai vissuto la depressione in prima persona.
Impiegai pochi minuti nello scegliere cosa mettermi - non avevo una gran scelta, a dire il vero - e mi misi seduta al tavolino a sgranocchiare le patatine e i popcorn mentre controllavo le notifiche sul cellulare e sbirciavo qualche notizia di Jayden su internet. Non c'erano molti aggiornamenti, a parte che avrebbe passato le feste in famiglia. In preda alla nostalgia, presi a spulciare le sue foto su Google. Mi incantai a guardarlo e non mi vergognai di ammirarlo. In alcune era venuto davvero bene ed era quasi impossibile staccare gli occhi da quella bocca dalle labbra piene e morbide, che avevo assaggiato di persona, durante i nostri baci appassionati oppure ogni volta che mi aveva sfiorato la pelle con le labbra. Sospirai e in mente mi apparvero le immagini di Jayden tra le lenzuola nel mio letto. Dio, quanto mi mancava poterlo toccare o solo poter vedere il suo sorriso malizioso e sicuro di s, che appariva quando giocava a fare il bello e dannato o quando mi deliziava con dei doppi sensi spontanei durante le nostre videochiamate. E quegli occhi scuri, poi... nei quali era facile perdersi, ma anche trovare un rifugio sicuro, dove nessuno avrebbe potuto disturbarmi o farmi del male. Nell'istante in cui arrivai alle foto di Jay in compagnia di donne bellissime, poggiai un gomito sul tavolino per sorreggermi la testa con la mano chiusa a pugno, vagamente scoraggiata. Sbuffai. Cosa avr visto di tanto speciale in me, se pu avere le donne pi belle del mondo ai suoi piedi?, domandai a me stessa. Ero un po' avvilita, la mia autostima non era mai stata granch ma se pensavo alle ex di Jay crollava del tutto.
Oh, al diavolo!, mi lasciai sfuggire ad alta voce. Chi se ne frega di quante donne ha avuto, commentai ancora. Non erano le donne del passato che mi spaventavano, ma quelle che avrebbe potuto incontrare in mia assenza. Ero gelosa di lui quando non stavamo insieme - dopo il bacio che c'era e non c'era stato -, figurarsi ora che stavamo insieme. Ma stavamo ancora insieme? Io non ne ero cos sicura. Lui aveva detto di amarmi nonostante me ne fossi andata, ma magari si era gi consolato con qualcun'altra.
Respira, Frankie. Se avessi continuato a guardare le sue foto e a pensare alle sue tante donne avrei dato di matto. E quindi trovai conforto nel cibo, spazzolando un'intera busta di patatine e di pop-corn. Alla fine mi rilassai sullo schienale della sedia pieghevole e riflettei ancora sulla mia vita in generale; ultimamente non mi ero impegnata molto per renderla entusiasmante, anzi, avevo fatto tutto l'opposto, come per punirmi per aver fatto la scelta sbagliata, ancora una volta. Che cavolo ci facevo ancora a Chicago? Mi presi il viso tra le mani e rimasi a fissare il vuoto per istanti interminabili, fino a quando mi alzai di scatto buttando la sedia sul pavimento. Non avrei risolto niente standomene l a piangere sul latte versato. Erano quasi le due del pomeriggio e facevo ancora in tempo a trovare qualcosa di bello da fare. Mi armai di cappotto, sciarpa, cappellino e guanti, indossai la mia borsa a tracolla e uscii a passo svelto e deciso, con destinazione... ignota. Dove cavolo sarei potuta andare? Alla Willis Tower! La prima volta in cui ero stata a Chicago non avevo avuto occasione di salire nello skydeck di vetro sospeso nel vuoto per la visuale panoramica della citt. Il meteo lo permetteva, visto che non pioveva: tra le nubi si stava facendo spazio qualche raggio di sole, seppur debole e malinconico, in perfetta sintonia con il mio umore. No, la vista dall'alto in un momento del genere mi avrebbe fatta sentire ancora pi sola di quanto fossi gi per conto mio. Per tirarmi su di morale decisi di recarmi laddove potevo vedere gente, respirare lo spirito natalizio e far finta di divertirmi.
Raggiunsi il cuore di Chicago, passeggiando un po' per le strade del centro addobbate a festa con fiocchi rossi, ghirlande, vischio, palline glitterate, decorazioni a forma di Babbo Natale, di renna o di pupazzo di neve. Le vetrine dei negozi erano piene di luci colorate e scintillanti che danzavano a un ritmo frenetico tra pacchi regalo, alberi di Natale in miniatura spruzzati con la neve finta, simpatici orsacchiotti che custodivano gelosamente profumi e trousse di trucchi. Non potei evitare di imbattermi in qualche negozio di musica, tanto per cambiare. Provai a ignorare le vetrine piene di cd, vinili e chitarre, ma il loro richiamo era irresistibile come la melodia di un pifferaio magico. Mi fermai ad ammirarle con lo sguardo nostalgico, ripensando a quando potevo stringere una chitarra tra le mani, abbracciarla e sfiorare le corde per sentirne le vibrazioni positive. La chitarra mi aveva sempre suscitato un senso di protezione e di benessere. Era un peccato che vi avessi rinunciato. Nella vetrina che stavo osservando c'erano esposte solo Fender e Gibson, oltre a una Rickenbacker di cui non ricordavo la sigla del modello. Era di un bel colore arancione che sfociava in un rosso acceso. Non potei non pensare al soprannome che mi aveva affibbiato un giornale di gossip dopo aver pubblicato le foto di me e Jayden al concerto di Eric Benson: Orange is the new Blues. Erano passati solo pochi mesi da quella sera, ma a me sembrava essere trascorsa un'eternit da quando sospettavo che l'ultimo della lista - Benson - potesse essere mio padre. Parafrasando un vecchio modo di dire di mio nonno: Bei tempi, quelli! S, era proprio il caso di dirlo. A New York mi ero divertita parecchio ed ero riuscita a trovare un buon equilibrio. Peccato per la catastrofe che poi si era abbattuta su di me.
Dopo essermi torturata ancora un po' osservando l'interno del negozio chiuso, girai sui tacchi e proseguii in Michigan Avenue. Quella stava davvero diventando la giornata pi noiosa di tutta la mia permanenza a Chicago; quasi quasi avrei preferito lavorare. Sconsolata e ancora affamata dopo il mio misero pasto a base di patatine e popcorn, Starbucks mi apparve come un miraggio.
Una cioccolata calda con panna e cannella: ecco cosa mi ci voleva per tirarmi su di morale e ricaricarmi di zuccheri fino a ritrovare il buonumore. Perch gli zuccheri sono come un caldo abbraccio: tutto dipende dalla dolcezza e dall'intensit. Avevo un disperato bisogno di dolcezza, infatti non solo sfogai i dispiaceri su una cioccolata calda, ma anche su un milk-shake alla fragola e su qualche muffin ai mirtilli.
Forse sar stato per tutti quegli zuccheri che mi avevano addolcito il sangue e tranquillizzato i pensieri, o forse per la nostalgia che alla fine aveva prevalso sull'orgoglio, ma non me la sentii pi di continuare a ignorare tutti.
Perci, con la scusa degli auguri di Natale, inviai un messaggio a mia madre.
Il Natale non  pi la stessa cosa, hai ragione. Ma non solo perch non ci sono io.  un po' che le cose non vanno e lo sai. Per adesso ho solo bisogno di tempo per assimilare tutto. Da sola.
Quel Da sola comprendeva molti significati, tra cui il Non mi chiamare e il Non sono pronta a perdonarti per ci che hai fatto e via dicendo. Ero stata gentile, ma ogni mia parola pesava come un macigno e confidavo nel fatto che mamma lo capisse.
Adesso era il turno di Jude: commentai con apparente serenit la foto che aveva pubblicato sul mio profilo Facebook.
Che meraviglia! Il mio primo accordatore. Buon Natale, ragazzi!
Dopo qualche minuto arrivarono altri commenti di Jude nei quali mi chiedeva dove fossi e cosa stessi facendo, ma preferii interrompere il dialogo. Jude mi avrebbe capito, ne ero certa.
Ero in dubbio se scrivere anche a Caleb e avevo anche iniziato a digitare qualche parola, quando l'ultimo briciolo di buon senso mi fece desistere dall'inviargli gli auguri. Se non mi aveva contattata lui, era chiaro che non volesse pi essere cercato. E a me andava benissimo. Ancora mi faceva rabbia il fatto di aver buttato via otto anni con un ragazzo che non aveva capito un bel niente di me, a differenza di Jayden che aveva inquadrato subito sia me che i miei segreti. Certo, era stato sicuramente facilitato dal fatto di conoscere la storia di Al, che poi in ultima analisi aveva finito per allontanarci e cacciarci in questa situazione.
Stavo ricadendo di nuovo nel tunnel dei cattivi pensieri, per cui misi da parte il cellulare e mi alzai dal tavolino per uscire dalla caffetteria, continuando il mio giro turistico in solitaria. Proprio dal lato opposto della strada si trovava l'Istituto d'Arte di Chicago, uno dei musei pi grandi della citt. Davanti all'entrata erano situati due leoni in bronzo dal colore verde-acqua e, dato che lo scopo di quella mia uscita pomeridiana era stato quello di trascorrere qualche ora spensierata, provai a lasciarmi alle spalle i miei problemi e a tirar fuori il lato artistico che c'era in me, immortalando i leoni e la struttura del museo. In seguito, senza accorgermene arrivai nella piazza del Millennium Park, famosa per il Cloud Gate, una scultura a forma di fagiolo in acciaio lucidato a specchio. E fu in quel momento che la parte scherzosa di me ebbe il sopravvento. Iniziai a scattare altre foto a pi non posso, feci persino degli autoscatti al di sotto della scultura che rifletteva la mia immagine capovolta e distorta come se mi trovassi in una casa degli specchi. Sfoggiai tutte le facce buffe che ero in grado di fare, da gran persona seria qual ero. Di sicuro, un giorno, riguardando quelle foto mi sarei divertita come una matta a ripensare a quei momenti di follia. O almeno lo speravo.
Ormai in preda all'euforia, mi affacciai dalla balaustra del parco con il sorriso sulle labbra per ammirare le persone che pattinavano sulla pista ghiacciata di sotto. Ero circondata dalle risate della gente e dalle luci attorcigliate attorno ai fusti e ai rami degli alberi rinsecchiti che cominciavano ad accendersi per conferire un'aura dorata al crepuscolo. D'un tratto, ebbi la brillante idea di noleggiare un paio di pattini e unirmi agli intrepidi che stavano sfidando l'aria tagliente per sfrecciare sul ghiaccio su quella pista circondata dai grattacieli.
Sapevo pattinare - non a grandi livelli - grazie alle tante serate invernali trascorse col mio gruppetto di amici a Nashville. Era stato Caleb a insegnarmi a reggermi sui pattini perch io non ero mai stata una grande fan degli sport sul ghiaccio. Alcune volte avevo finto di cadere apposta, solo per farmi abbracciare da lui, dato che alle medie non si decideva a dichiararsi. Cercando di non pensare al mio ex, affrontai il ghiaccio con determinazione. In un istante mi accorsi che pattinare non era semplice come lo ricordavo; infatti, prima di riuscire a procedere con sicurezza, dovetti fare un po' di pratica. Fu come andare in bicicletta: dopo qualche incertezza ripresi il ritmo. Forse, per, a un certo punto peccai di eccessiva sicurezza e feci un capitombolo coi fiocchi atterrando col sedere per terra.
Da quella caduta, per, compresi tre cose essenziali.
La prima: mai pattinare senza qualcuno che conosci e che possa evitarti di fare delle figure del cavolo.
La seconda: non fare giravolte.
La terza: i pensieri fanno male, ma il dolore fisico ancora di pi.
Ahi-ahi-ahi.
Povera me.


Capitolo quattro
Ti farebbe bene

Frankie
Non era stata una grande idea quella di pattinare sul ghiaccio. Avevo male ovunque. E per ovunque, intendevo proprio ovunque, ovunque. Riuscivo a camminare a malapena, ma mi sforzavo di non zoppicare camuffando la camminata goffa con un'andatura lenta e svogliata. Avevo fatto una gran brutta caduta, ma per fortuna ero stata soccorsa da un gruppetto di persone che aveva assistito alla scena, pi pietosa che esilarante, e medicata al polso destro con un kit di pronto soccorso dal gestore del noleggio pattini che si era fatto delle grasse risate perch aveva visto tutto. S, per lui era stato divertente, per me un po' meno. Avevo sentito una fitta alla mano ed ero andata nel panico. Cazzo, si  rotta!, avevo pensato e per un attimo avevo avuto una paura folle di non poter pi suonare. E meno male che avevo deciso di non voler pi prendere in mano una chitarra. Se cos fosse stato, non mi sarei mai preoccupata per quel piccolo incidente. Invece non avevo fatto altro che pensarci per tutto il resto della giornata. Non capivo se fosse dovuto all'abitudine - perch suonavo ed ero circondata dalla musica sin dalla nascita - oppure perch mi importava ancora qualcosa di quelle stupide chitarre. Purtroppo, dopo lunghe riflessioni, ero giunta alla conclusione che era bastato quel piccolissimo incidente a ricordarmi che la musica o ce l'hai nel sangue o non ce l'hai. E se ce l'hai, come nel mio caso,  impossibile liberarsi di lei.
Nei giorni successivi a Natale, per distrarmi ed evitare silenzi e capitomboli, andai a lavorare al Rock Bottom nonostante il polso destro fasciato e le ossa doloranti e subii le prese in giro di Wally che non faceva altro che darmi della maldestra perch con la sinistra non riuscivo a versare il caff nelle tazze senza allagare il bancone. Ci volle qualche tempo a tornare come nuova, ma ci riuscii, almeno esternamente. Il mio umore, invece, non miglior per niente poich ero ancora in balia dei miei dilemmi interiori.
Certo che tu sei la felicit in persona, eh?, disse la mia collega Wally. Le lanciai un'occhiata indecisa e mi strinsi nelle spalle. Poi la ignorai, continuando a pulire il bancone con un panno pulito. Ma lei non moll l'osso. Mi si avvicin con la scusa di prendere degli altri tovagliolini da inserire nei contenitori di plastica sul bancone e ai tavoli. Come va la mano?
Come nuova. Aprii e chiusi la mano destra per farle vedere che era tutto a posto. Ormai era guarita del tutto.
Wally alz un sopracciglio fine con aria scettica. Si inumid le labbra velate da uno strato di rossetto rosa sbiadito e si mise una mano su un fianco. Fino all'altro giorno non riuscivi a reggere la caraffa da quanto ti faceva male. Si fece pi vicino guardandosi intorno. Non sei il tipo di ragazza, abbass il tono di voce fino a ridurlo a un sussurro, che sta con un tipo manesco, vero?.
Aggrottai la fronte. Eh?. Agitai la mano incriminata in aria, come a voler scacciare via le sue parole. Ma no, risposi convinta e poi scoppiai a ridere. A quanto pareva, credeva che mi fossi inventata una scusa per coprire un fidanzato violento inesistente. Il giorno di Natale sono andata a pattinare sul ghiaccio, te l'ho gi detto, mi sembra. Ho fatto un bel volo e ho posato male la mano a terra, feci roteare il polso con disinvoltura. Ma ora va meglio. Ho ancora qualche doloretto qua e l, ma niente di che, le sorrisi.
Wally continu a osservarmi con un certo sospetto. Mmh. Non era per niente convinta. Hai festeggiato con gli amici e la famiglia?, volle indagare pi a fondo.
Scossi la testa. No, ero da sola.
E perch mai?, insistette.
Perch sto da sola, Wally, replicai, come fosse ovvio.
Sei stata da sola il giorno di Natale? Perch non sei tornata a casa dalla tua famiglia?. Quante domande!
Feci spallucce. Perch la mia famiglia non vive a Chicago.
Quindi sei una studentessa? Sei venuta a Chicago per studiare?, ipotizz.
No. Non le offrii altri dettagli.
Per seguire un fidanzato che poi ti ha mollata?, tir ancora a indovinare.
No, presi un respiro profondo.
Non perderti troppo in chiacchiere, perch senn mi rimbambisci, mi raccomando. Scosse la testa facendo oscillare alcune ciocche di capelli corti. Secondo me, nascondi qualcosa. E qualsiasi cosa sia, lo scoprir. Mi rivolse un sorriso sornione. Te ne stai sempre zitta a fissare il vuoto. Non parli con nessuno, continu con l'elenco. Non hai stretto amicizie con gli altri ragazzi che lavorano qui. Strizz gli occhi come a volermi leggere nel pensiero. Sei strana.
Sono strana solo perch non parlo con nessuno?, ribattei mantenendo la calma. E poi non  vero. Incrociai le braccia al petto, sulla difensiva. Con te parlo.
Se non ti rivolgo la parola io, col cavolo che prendi l'iniziativa. Wally inclin la testa di lato. A parte quando mi dici: Buongiorno, ho finito il turno, sgombri tu i tavoli e via dicendo.
Approfittai del fatto di dover adempiere ai miei doveri di cameriera e mi allontanai dalla mia collega impicciona. Che fai, scappi? E allora lo vedi che nascondi qualcosa?.
Alzai gli occhi al cielo e sbuffai. Sono un'agente dell'FBI in incognito!, le risposi col sorriso sulle labbra per prendermi gioco di lei.
S, s. Fai la spiritosa. Ti tengo d'occhio, Lyn.
Le risposi con un occhiolino e, non appena fui certa che non mi vedesse, tornai lugubre. Mi misi a gironzolare per i tavoli e a versare il caff a qualche cliente impegnato nella lettura di giornali o intento a chiacchierare con gli amici. Poi, a un certo punto, qualcuno mi strinse leggermente una spalla. Mi voltai per capire chi fosse il colpevole e mi ritrovai di fronte a uno dei miei colleghi, Mason, un ragazzo carino e gentile, probabilmente della mia stessa et o poco pi grande. Da quanto avevo carpito dagli stralci di conversazioni era in cerca di un'occupazione come giornalista in qualche rivista, ma al momento era costretto a lavorare al Rock Bottom per mantenersi. Era un gran bel tipo, soprattutto per via degli occhi meravigliosamente azzurri e grandi. I capelli sparati in aria potevano migliorare, ma chi ero io per giudicare il taglio o il colore di capelli di qualcuno? Mi avevano soprannominato Orange.
La sua espressione era un po' incerta, come fosse restio a parlare con me. Forse quella era la terza volta che mi rivolgeva la parola in tre settimane.
Ehi, esord, optando per un sorriso tiepido. Senti, a fine turno andiamo a bere qualcosa per festeggiare l'anno nuovo, dato che il capo non ci ha dato il permesso di fare una piccola festicciola nel retro. Fece una pausa osservando il mio volto con uno sguardo strano, come se stesse cercando di capire dove mi avesse gi vista. O forse ero io che stavo diventando paranoica. T-tu ci vieni?, balbett e notai ancora una volta che la tonalit di azzurro dei suoi occhi era davvero qualcosa di unico. Era acceso ma con qualche sfumatura di grigio, come le nuvole in tempesta che coprono il cielo estivo.
Chi partecipa esattamente a questa uscita? Noi due e basta?, misi le mani avanti, perch non ero interessata visto che ero impegnata con Jay, seppure il nostro era diventato un rapporto a distanza e senza contatti diretti.
N-no, mi rispose di getto sgranando gli occhi. Certo che no. Ingoi la saliva e gli vidi sussultare il pomo d'Adamo. Non avrai mica pensato che ti stessi chiedendo di uscire solo io e te?. Dissimul una risata con un colpo di tosse. Per la cronaca, avresti accettato?, chiese poi, all'improvviso curioso.
Ehm. Cosa gli rispondo?, domandai a me stessa. Mano a mano che i secondi passavano, l'espressione di Mason si faceva sempre pi speranzosa.
Cio, perch se mi dici che avresti accettato, allora ritorno indietro e ricomincio il discorso da capo, aggiunse infatti poco dopo, per riempire il mio silenzio.
Bene. Ci stava provando con me, non in modo spudorato, ma quasi. Per, carino. Almeno non aveva usato i soliti mezzucci dei ragazzi per chiederti di uscire. Cose del tipo: Ehi, ti va se andiamo a mangiare una pizza e poi da me per il dessert?, oppure: Che ne dici di una cena a casa mia? Cos abbiamo tutto a portata di mano. Anche il letto, ovviamente. Di solito alla fine di questa frase scattava l'occhiolino da gran conquistatore. Bleah.
Mi lasciai sfuggire un risolino nervoso. No, un'uscita di gruppo va pi che bene. Non mi hai detto chi siamo, per.
Ah giusto. Si port una mano sulla fronte per massaggiarsi le tempie. Siamo noi del turno pomeridiano, tranne Wally che deve tornare a casa per aiutare a preparare il cenone di famiglia. Peccato, avrei preferito ci fosse anche lei nel gruppetto della bevuta per festeggiare l'ultimo turno dell'anno.
Oh, capisco. Non saprei.... In realt ero tentata di trascorrere un po' di tempo in compagnia perch non ce la facevo pi a stare da sola. Era anche vero, per, che i miei colleghi erano praticamente degli estranei per me. Sapevo a malapena i loro nomi.
Di, mi incoraggi. Devi venire per forza. Vengono anche Norah, Coleen, Sherman e Lana, che mi viene dietro da quando la conosco e non so pi cosa inventarmi per tenerla a distanza senza offenderla in qualche modo. Un le mani intrecciando le dita, a mo' di preghiera.
Ebbi un dj-vu: Jayden si era liberato di Alexandra Priestley fingendo di intrattenere una relazione segreta con me. Poich non avevo assolutamente intenzione di lasciarmi coinvolgere in alcun dramma amoroso, feci dietrofront dirigendomi verso il bancone a passo svelto, con la speranza che rinunciasse a inseguirmi. Nulla da fare: mi segu e mi tempest di parole.
 un'uscita tra amici, nient'altro, insistette. Costeggiai il bancone per andare dall'altra parte ad aiutare Wally a servire qualche cliente in attesa.
Mason si mise seduto su uno sgabello libero, poggiando i gomiti sul bancone. Magari hai di meglio da fare. Col tuo ragazzo?, ipotizz.
Scossi la testa. No, non ho niente in programma.
E allora, che problema c'?. Si interruppe un istante. Ma un ragazzo ce l'hai?. La sua insistenza era lodevole.
Eh. Bella domanda. Teoricamente io e Jayden non ci eravamo mai lasciati, seppure lo avessi mollato a New York senza farmi pi sentire. Quindi, be', che dire...
S, rafforzai il concetto facendo s con la testa, con convinzione.
Ah, okay, sembr accusare il colpo con disinvoltura. Non lo sapevo.
Gi. Wally si intromise avvicinandosi a me con la scusa di togliere i piatti e le tazze dei clienti che se n'erano appena andati. Neanch'io.
Dovevo mettere un annuncio sul giornale?, scherzai.
Mi era parso che fossi single. Quella conversazione stava incominciando a stufarmi.
Sbuffai. Prima mi hai chiesto se ero venuta qui a Chicago per seguire un fidanzato che mi aveva mollata, ribattei. E ti ho risposto di no. Era la verit.
Puoi uscire con i tuoi colleghi, si intromise Mason, o devi chiedergli il permesso perch  un tipo geloso?
No, certo che no. Non  geloso. Feci spallucce. Anzi, non sta neanche a Chicago.
Ma avete una relazione a distanza?, indag di nuovo Wally. Quella donna era un portento.
Una specie. Rimasi sul vago.
E allora perch non vieni con noi?, prosegu Mason. Ti riaccompagno io a casa.
Sentii Wally sospirare. Ti farebbe bene un po' di svago. Mi diede una gomitata in un fianco. Cos fai anche conoscenza con gli altri e ti dimentichi di avere un fidanzato lontano.
Adesso mi ritrovavo quattro occhi puntati contro, quelli di Mason speranzosi e quelli di Wally entusiasti e divertiti dalla situazione che si era venuta a creare.
Va bene, annuii. Mi meritavo un po' di distrazione, no?
Allora andiamo al Blue Chicago, qua vicino. Fanno buona musica.
Eh? Avevo capito bene? Fanno buona musica? No. No. No. E ancora no. Avevo detto basta con la musica.
Al Blue Chicago?, finsi di non aver capito bene. E che musica fanno?. Avevo un sospetto, ma era meglio accertarsene.
Blues e anche del buon vecchio jazz. Mason mi strizz un occhio, come a voler dire: Sai, io me ne intendo di musica.
Il blues. Adesso per me non rappresentava pi una vibrazione, una fede, una ricerca continua e maniacale della nota blu, ovvero di quella sonorit imperfetta e calante caratteristica della tristezza e della speranza, ma il passato che tornava di prepotenza nella mia vita. Adesso il blues mi ricordava mio nonno, Al, mia madre e anche Jayden, non pi i miei idoli o le canzoni che ascoltavo con il giradischi in soggiorno o tramite il lettore cd.
Tuttavia, non ebbi il tempo di protestare perch Mason si era gi allontanato per raggiungere l'altro capo del locale e invitare Ryan e Justine a quella nostra uscita di gruppo. Ignorando Mason, mi lasciai distrarre da due ragazzi che si erano appena seduti al bancone ordinando degli hamburger e due bicchieri di Coca Cola. Lavorare era meglio che pensare, senza ombra di dubbio. Quindi trascorsi le ultime ore a servire al bancone, facendo finta di non vedere le occhiate incuriosite di Wally e di Mason. Le persone a volte sanno essere piuttosto impiccione, anche quando cerchi in ogni modo di essere invisibile.
Avrei voluto che il mio turno al Rock Bottom non finisse mai per potermi concentrare soltanto sulle ordinazioni e sulle interazioni con i clienti, a cui non importava nulla di me.
Purtroppo, per, quando vorresti che il tempo scorresse il pi velocemente possibile, non passa mai e continui a guardare l'orologio con la speranza di riuscire a muovere quelle maledette lancette con la sola forza del pensiero. Invece, quando vorresti che si fermasse, corre veloce come il vento. Infatti, in un baleno furono le otto di sera, l'orario in cui avevo appuntamento con Mason e gli altri colleghi. Non che avessi qualcosa contro di loro, ma non volevo fare gli stessi errori commessi a New York, dove non solo avevo fatto amicizia con Jayden, Sam e Al - mio malgrado - ma anche con il mio ex gruppo al Terra Blues: Big-T, Curtis e Quincy, con il quale ero anche stata per un breve periodo. Di sicuro non avevo intenzione di combinare qualche casino, quindi mi ripromisi di parlare il meno possibile e di partecipare alle conversazioni con distacco, a costo di sembrare altezzosa. Almeno avrei ottenuto il risultato di allontanare le persone intorno a me. Che senso aveva affezionarsi a qualcuno se poi ero gi sicura di volermene andare, prima o poi? Forse era il caso di levare le tende subito. S, riflettei, devo andarmene da Chicago il prima possibile.
Continuai a ripetermelo nello spogliatoio riservato al personale e anche durante il tragitto verso il pub insieme ai miei colleghi. Quella sera non solo faceva pi freddo delle altre sere, ma tirava anche un'aria gelida che avrebbe fatto pentire chiunque di essere uscito di casa per mangiare o bere qualcosa. Di questo passo il lago Michigan si sarebbe ricoperto di lastre di ghiaccio e piccoli iceberg galleggianti. Cominciai a scaldarmi solo dopo aver varcato la soglia del pub e mi si scongelarono naso e labbra. In compenso all'interno del Blue Chicago sembrava di stare ai tropici. Il locale somigliava molto al Terra Blues: arredamento in legno e angolo riservato alla musica live non troppo grande e distanziato dal pubblico. Fu come tornare indietro nel tempo ed ebbi un attacco di nostalgia in piena regola, immaginandomi l sul palco in compagnia dei miei vecchi compagni del gruppo jazz-blues. Per un attimo rivissi la sensazione di terrore misto ad adrenalina tipica degli attimi che precedevano la performance che si sarebbe protratta per ore ed ore, fino a notte inoltrata. Mi mancava la vita da musicista, mi mancavano le persone a cui volevo bene, nonostante le menzogne che mi avevano rifilato, mi mancava anche provare in uno studio di registrazione e arrabbiarmi contro me stessa perch non riuscivo a passare oltre a uno stupido giro di accordi. Mi mancava fare musica, tanto che sembravo una drogata in astinenza. Ormai la collegavo ai brutti avvenimenti degli ultimi mesi, perci la mia mente e il mio cuore ripudiavano qualsiasi cosa avesse le corde, una cassa acustica, o fosse stato inciso su nastro o foglio magnetico o in digitale. Anche le note scritte su carta. Tutto, in pratica. Persino sentire la radio mi dava l'orticaria, figurarsi starsene seduta in un pub a sorseggiare una birra al doppio malto con un gruppo che suonava in sottofondo una musica asfissiante, un mix di slow blues e jazz ritmato che mi stava provocando la tachicardia.
Eravamo in sette, perch Ryan e Justine alla fine ci avevano dato buca - buon per loro -, quindi unimmo due tavolini rotondi per sederci tutti insieme. Mason aveva gi soprannominato il nostro gruppo come I temerari del turno pomeridiano e ogni occasione era buona per continuare a sfoggiare l'appellativo in questione come se il solo stare in gruppo ci rendesse amici.
Tu, invece, da dove vieni?, chiese la vocina sprint e squillante di Lana, la spasimante di Mason. Era mia coetanea, biondissima, tutta curve e molto carina, ma si truccava in modo cos pesante da passare tranquillamente per una trentenne al solo scopo di saltare all'occhio e attirare l'attenzione dell'uomo che voleva conquistare. Stava sempre appiccicata a Mason, tanto che quando si era seduto di fianco a me, Lana aveva spostato la sua sedia per inserirsi tra di noi. Mi aveva fatto un favore, per carit, per l'atmosfera era gi densa e soffocante di suo, senza che io e lei fossimo costrette a stare attaccate come due sardine.
Ehm. Mi aggiustai gli occhiali che mi erano scivolati pian piano sul naso. Da New York, mi affrettai a puntualizzare, ma sono nata a Nashville.
Nashville!, esplose Mason sporgendosi in avanti per evitare Lana e potermi guardare negli occhi. La capitale della musica per eccellenza!, sgran i suoi occhioni blu. Sarai sicuramente un'esperta di musica, comment. Che ne pensi di questo posto?. Mi pentii di essere stata cos sincera. Non potevo dire soltanto che venivo da New York? Accidenti alla mia boccaccia. Il tavolo fu percorso da una risata generale e rivolsi ai presenti uno sguardo confuso.
Suo fratello Shawn lavora qui, quindi il commento di Mason  interessato, mi spieg Lana. Sorseggi il suo bicchiere di birra e ingoi alla svelta.  quello laggi, mi indic un ragazzo con barba e capelli lunghi che stava suonando una chitarra semiacustica - a una prima occhiata sembrava una es-175 a cassa grande - in mogano scuro e chiaro al centro. Quella chitarra era il sogno di tutti i jazzisti, tranne il mio, perch come era ovvio che fosse preferivo di gran lunga la mia semiacustica vintage rg 450-n Power Tricks. Nome lunghissimo per una chitarra compatta ma dal suono nitido, pieno e corposo. Peccato che adesso quella sonorit fosse destinata a essere dimenticata, perch io non avevo alcuna intenzione di tornare a suonare.
 un chitarrista a stampo classico, ma la sera lavora qui per arrotondare il suo stipendio di insegnante di musica.... Mason fece spallucce. In effetti teneva la chitarra con il manico leggermente proiettato verso l'alto, come imponeva la postura classica. Tuttavia, se la cavava alla grande anche come jazzista.
Non  male. Per la loro versione di Beautiful Love di John Abercrombie era un po' troppo lenta. Nonostante quello, il fratello di Mason ci sapeva proprio fare. Anche il pianista di colore coi capelli sale e pepe e vestito elegante sapeva il fatto suo.
Io sono pi bravo. Mason mi fece un occhiolino. Solo che non mi piace esibirmi in pubblico. Faccio dei video tutorial e delle cover su YouTube, ridacchi. Ovviamente senza inquadrare il mio volto.
Ah, questa poi non me l'aspettavo. Mason un chitarrista? Chi l'avrebbe mai detto! Be', dopotutto l'abito non faceva il monaco; nemmeno io avevo l'aria di essere la seconda chitarrista nel gruppo di Jayden Maynard.
Ma pensa, non nascosi il mio stupore.  una passione di famiglia, allora.
S, in un certo senso. Per lui  entrato in conservatorio, io no, mi spieg. Ma io so suonare molto meglio, scoppi a ridere facendo spallucce. Umile, il ragazzo.
Quanta modestia, Mason, intervenne Coleen, nominata da tutti La Rossa per via dei suoi capelli rosso fuoco lisci e ravvivati da un taglio scalato che le arrivava sulle spalle. Aveva la pelle chiara e con qualche lentiggine che le infondeva un'aria sbarazzina.
Non ho mai detto di essere modesto, la corresse lui. Sono realista e oggettivo, tutto qui.
S, per, gli fece notare Sherman con un sorriso sornione stampato sul suo volto spigoloso, lui  diplomato al conservatorio e ora  l sul palco, mentre tu non hai il coraggio di suonare in pubblico. Scoppi in una risata di scherno alla quale si aggiunsero pian piano tutti gli altri.
Mason fece una smorfia. Che antipatici. Non  colpa mia se lui ha la tecnica e io ho il talento puro.
Ma certo che non  colpa tua, lo assecond Lana, sbattendo le sue lunghe ciglia dopo avergli lanciato uno sguardo malizioso. Se prima rimaneva anche un piccolissimo dubbio sul fatto che lui le piacesse, quel gesto lo aveva spazzato via in un baleno.
Perch non riesci a suonare in pubblico?, chiesi curiosa.
Mason parve lusingato da quel mio interessamento improvviso, mentre Lana sembrava sul punto di invitarmi ad andarmene altrove perch quello era il suo territorio. Come se io e lei fossimo in competizione per conquistare il cuore di Mason. Assolutamente no. Non ci pensavo neanche. Non avevo secondi fini, io.
Trauma infantile. Ho degli attacchi di panico quando devo esibirmi davanti alla gente.
Anche su YouTube potresti essere visto da tanta gente, gli feci notare.
Mason cambi espressione in un decimo di secondo. Da felice qual era, aggrott la fronte e il suo sorriso si trasform in una smorfia poco convinta. Purtroppo i miei fan non sono cos tanti, ammise, a ogni modo, quando mi filmo c' solo la mia videocamera, non il pubblico. Diciamo che mettere una barriera tra me e gli altri mi serve a non farmi salire l'ansia.
Capito. Pensavo che la conversazione fosse conclusa, ma mi sbagliavo.
E tu? Suoni?. Ed eccomi investita dalla domanda alla quale non avrei mai voluto rispondere. Prima suonavo la chitarra, in quel momento no e avevo seri dubbi che la situazione sarebbe cambiata in futuro.
No, dichiarai convinta, ma non avevo fatto i conti con Mason che era davvero un impiccione di prima categoria.
Strano, perch hai dei calli sulle dita e porti le unghie leggermente pi lunghe alla mano destra. Tutti i nostri colleghi si voltarono verso di lui incuriositi.
Le hai guardato le mani?. Sherman scoppi in una risata. Pensa quanto le sbavi dietro!. Continu a ridere senza sosta, accompagnato dagli altri.
Lana mi fulmin con lo sguardo. Tossicchiai. E ora come me ne tiro fuori?, pensai.
Non  che le guardo le mani apposta. Si strinse nelle spalle. Mi  solo capitato di notare che ha preso un piatto di minestra senza scottarsi i polpastrelli.
Coleen La Rossa rincar la dose. Oh certo! O ha i calli ignifughi o  Supergirl!.
Feci un respiro profondo e sorrisi. Un sorriso certe volte fa miracoli. No, ripetei. Non suono, mi dispiace. Credo che il tuo radar musicale non funzioni a dovere.
Sospirai piano, nella speranza di non attirare l'attenzione sull'espressione colpevole che sentivo di avere stampata in faccia. Odiavo dire bugie, anche pi di sentirle.
Allora devo essermi sbagliato, Mason dovette arrendersi alla fine.
Gli risposi con un sorriso finto da ebete e misi discretamente le mani sotto il tavolo per nascondere proprio i calli del chitarrista. Potevo cercare di cancellare anni e anni di pratica dal cervello, ma non li avrei mai cancellati dalla pelle. Non ci avevo fatto caso fino a quel momento, ma se prima quei calli erano per me un orgoglio, adesso erano qualcosa da nascondere o addirittura da odiare per via di tutta la fatica sprecata che c'era dietro.
Mi persi nei miei pensieri ignorando le chiacchiere dei miei colleghi e la musica, fin quando, come un fulmine a ciel sereno, udii le prime note di una delle canzoni che custodivo nel cuore. Sperai di sbagliarmi, ma era impossibile non riconoscere quella canzone in quattro quarti e in Mi bemolle maggiore in accordi jazz-blues calanti che il fratello di Mason aveva iniziato ad accennare: Lenny di Stevie Ray Vaughan. L'ultima volta che avevo suonato quel pezzo era stato all'audizione indetta per scegliere i turnisti che avrebbero accompagnato Dave Stevens nel suo tour. La prima volta che l'avevo sentita, a detta di mia madre, ero ancora nella culla. Era la sua canzone preferita, forse perch in qualche modo le ricordava l'amore sbocciato con mio padre. Di bene in meglio. Mi trovavo con i miei colleghi per distrarmi e alla fine non solo stavo pensando a mia madre e ad Al, ma mi stavo deprimendo ancora di pi ascoltando l'interpretazione del brano di quel fenomeno del fratello di Mason. Tanto per aggiungere gioie alla mia collezione.
La mia tristezza pass inosservata a tutti tranne che a una persona. Sentii uno sguardo insistente sul volto, che studiava la mia espressione e i miei occhi assorti nel vuoto. Quando mi voltai di scatto, mi imbattei in due occhi azzurri che mi tenevano sotto controllo di sbieco, seri e dubbiosi, con la classica aria di chi non aveva creduto neanche un po' alle mie parole. Sperai che Mason non indagasse oltre sul mio conto, altrimenti addio anonimato e al tentativo di non farmi trovare.
Per non far trasparire il mio nervosismo provai a sorridergli e a indicargli il palco.  davvero bravo tuo fratello!, gli mimai con le labbra, scandendo bene le parole.
Mason alz un sopracciglio fine, quasi fosse scocciato. Poi alz gli occhi al cielo e bevve un sorso di birra. Lo avevo ferito nell'orgoglio e almeno per un po' non mi avrebbe pi considerata.
Forse.


Capitolo cinque
Raccontami di lei

Jayden
Il mio co-produttore, Sam J. Finch, nonch batterista instancabile della mia band non era affatto contento di come stavo gestendo le cose. Avrei dovuto lavorare alla tourne e invece, quando non ero in ospedale da mio padre o a casa insieme al resto della mia famiglia, me ne stavo rinchiuso nello studio di registrazione di Travis per isolarmi da tutto e tutti.
Lo sapevo, avevo appena terminato di incidere un album da qualche mese e non avrei dovuto concentrarmi su nuove canzoni, ma mi sentivo ispirato e se l'ispirazione non si coglieva nel momento giusto, si correva il rischio di farla volare via. Perci mi stavo orientando su un ep contenente la met delle canzoni di un album normale, da rilasciare prima del tour. Avevo proposto il progetto alla casa discografica, specificando che sarebbe stato un continuo di Lost e non un lavoro distinto e separato. Sentivo che il mio ultimo album, come il mio percorso per ritrovare me stesso, non si era concluso con quel brano composto sul tetto dello studio di registrazione insieme a Frankie. E avrei dovuto portarlo avanti, senza cambiare rotta o stile.
Quello era il momento giusto. Il mio momento giusto.
Sam mi aveva avvertito che pubblicare nuovo materiale a distanza di poco tempo non era una gran mossa perch c'era il rischio di non eguagliare il lavoro precedente e di non soddisfare le aspettative del pubblico. Lost aveva raggiunto le cinquecentomila copie in poche settimane e nel giro di qualche mese aveva raddoppiato le vendite garantendomi la certificazione del disco di platino. Era una gran soddisfazione, ma avevo smesso di scrivere canzoni per la fama quando mi ero reso conto di essermi fatto sopraffare dai soldi e dal successo. Ero diventato uno stronzo senza eguali, ma ero rinsavito dopo aver toccato il fondo. Era stata dura risalire, ma almeno avevo capito tutte le cose che non andavano nella mia vita, ne avevo fatto tesoro e le avevo racchiuse tutte nei testi delle canzoni come monito per il futuro e per ricordarmi quanto ci si possa sentire soli in mezzo a tanta gente.
A proposito di canzoni nelle quali racchiudere i sentimenti, ne stavo componendo giusto una. L'anno nuovo era arrivato trascinandosi con s la mia vecchia vita. Era sabato pomeriggio e mi trovavo in ospedale da mio padre poich avevo dato il cambio a Ed. Pap era sveglio e cosciente, ma aveva la parte destra del corpo parzialmente paralizzata e faceva fatica a parlare. Il dottor Ritter aveva gi fissato l'intervento per la settimana successiva e lo staff medico stava ultimando gli accertamenti e gli esami necessari per capire se l'operazione avrebbe migliorato la situazione.
Ehi, che ne dici del titolo Runaway?. Tenevo il taccuino con la nuova canzone corretta e ricorretta sopra la gamba destra con la caviglia appoggiata sul ginocchio sinistro, del tutto rilassato sulla poltrona di pelle, comoda per dieci minuti ma non per ore e ore.
Mio padre si era svegliato da poco - anche se ogni tanto pensavo che tenesse gli occhi chiusi apposta per non essere disturbato - ed era rimasto a osservarmi per un bel po' in silenzio. Il medico ci aveva consigliato di continuare a parlargli in modo da tenerlo sempre impegnato e attivo.
Alzai la testa e incontrai i suoi occhi scuri, iniettati di sangue e cerchiati di nero. Aveva i capelli ingrigiti, lunghi e arruffati come quelli di uno scienziato pazzo. Giorni fa l'avevo preso in giro per quel particolare e ora teneva sempre un pettine a portata di mano per darsi una sistemata quando ero nei paraggi. Non oggi, per, perch al suo risveglio io ero gi l e non aveva fatto in tempo. Alz la mano sinistra con fatica e la agit a mezz'aria, come a dire: Mi piace poco, ma ci sei quasi. Era il ventesimo titolo che cambiavo. Stavo perdendo colpi.
Storsi le labbra. Non mi sei per niente di aiuto. Accennai mezzo sorriso. Magari  meglio se ci rifletto meglio. Mi stiracchiai la schiena. Runaway ormai  un termine abusato nelle canzoni.
Per confermare la mia teoria mio padre alz di nuovo la mano sinistra per poggiarsela sull'addome e alzare il pollice. Mmh. Non mi viene in mente altro. Mi soffermai a osservare ogni parte del suo volto: aveva delle rughe profonde sulla fronte e la pelle sulle guance raggrinzita, eppure la barba lunga mimetizzava il tutto e lo rendeva un uomo piuttosto affascinante. Era molto diverso da qualche anno prima, quando non ci parlavamo per via del suo secondo matrimonio, quello con la sua amante. Gli avevo perdonato la sua scelta solo perch avevo capito che avere un padre era pi importante di qualsiasi screzio.
Alz l'indice per attirare l'attenzione. Di solito lo faceva quando stava per dire qualcosa. Va' a, si schiar la voce roca, casa.
Aggrottai la fronte. Va' a casa? Sai che non  niente male come titolo di una canzone?, sogghignai. Purtroppo mi dovrai sopportare fino all'arrivo di George, mi spiace per te.
Leggi, mi indic il taccuino che stringevo tra le mani.
La canzone?, scossi la testa. No, non  pronta. C'era qualcosa che non mi tornava e non era soltanto il titolo. Qualche strofa suonava male e non si armonizzava con la melodia che avevo in testa.
Mio padre sospir esasperato. Di che parla?, mi domand con un filo di voce.
Di una ragazza in fuga dalle responsabilit e dai suoi problemi, in cerca di un posto tranquillo in cui riflettere. Mi rilassai contro lo schienale della poltrona. Tratto da una storia vera. Ripensai a Frankie e al fatto che non mi avesse neanche risposto agli auguri di buon anno. A dirla tutta non mi aveva mai risposto. Punto. Stavo diventando patetico: controllavo il cellulare ogni dieci minuti e scorrevo le centinaia di notifiche alla ricerca dell'unica che mi avrebbe fatto sorridere e tirare su di morale.
Ragazza?. Si aggiust la testa sul cuscino e fece un gran respiro. Di solito sei tu che, accenn un sorriso sghembo. Che le lasci, biascic.
E invece stavolta  scappata lei. Ma non ci siamo lasciati, o almeno cos pensavo. Sono mesi che non ci vediamo, per non abbiamo rotto ufficialmente. Non so spiegartelo, ma mi sento legato a lei, anche se nel frattempo avr incontrato qualcun altro. Speravo di no, ma lo avevo messo in conto. Probabilmente stavo perdendo tempo ad aspettare una persona che non sarebbe pi tornata da me, ma ero fiducioso.
Mio padre rest a guardarmi con gli occhi stanchi e, forse, un po' orgogliosi. Raccontami di lei. Mi stupii del suo interessamento. Vedere la morte in faccia cambiava davvero le persone e il loro modo di vedere le cose. Il vecchio Richard Maynard mi avrebbe detto: Ma che te ne frega. Ne troverai un'altra tra le migliaia di donne che ti sbavano dietro.
Sogghignai.  una lunga storia. Mi grattai una tempia a disagio. Non cos lunga, ma erano stati momenti davvero intensi.
Ho tempo. Pi o meno. Parl lentamente, strascicando le parole.
Sempre il solito ottimista, ribattei. Non stai poi cos male, gli feci l'occhiolino. Hai tante infermiere intorno.... Allungai il collo per guardare oltre la vetrata semitrasparente da cui si vedeva il bancone delle infermiere. Ce n'era una particolarmente simpatica e con una risata contagiosa. Loreen, mi pareva si chiamasse. Di sicuro si prendeva cura di mio padre meglio della sua attuale moglie, di vent'anni pi giovane di lui. Da quando aveva avuto la ricaduta veniva a trovarlo s e no una volta al giorno perch, parole sue, non riusciva a vederlo in quello stato. Era solo una scusa con cui si liberava di un peso, poich era questo che mio padre era diventato per lei. Mai sposare le amanti, perch una donna che accetta di frequentare un uomo sposato alle spalle della moglie, non  affidabile. Ancor meno se nel momento del bisogno ti abbandona.
Pap mi guard in attesa che cominciassi a parlare di Frankie. Il mio tentativo di cambiare argomento non aveva funzionato. Feci un respiro profondo, gonfiando il petto, e buttai fuori l'aria. Da dove comincio?, riflettei ad alta voce, ripensando al nostro primo incontro e innamorandomi di Frankie da capo.
Lei . Alzai lo sguardo sul soffitto bianco con le lampade lunghe al neon accese, immaginandomi il volto sorridente, imbronciato o concentrato di Frankie. La preferivo con i capelli arancioni, ma anche con i capelli castani non era niente male, anzi la facevano sembrare meno ragazzina e pi donna.  divertente. Sorrisi, ripensando alle risate che ci eravamo fatti prima da semplici amici e poi da molto di pi.  spontanea, dolce ma allo stesso tempo forte e determinata.  cocciuta e quando si mette in testa qualcosa  difficile farle cambiare idea. Direi quasi impossibile. Era partita per cercare suo padre e alla fine, in un modo o nell'altro, era riuscita nell'intento di trovarlo. Pi caparbia di cos. Era riuscita anche a sopportarmi e a tenermi testa in studio, il che  tutto dire. Pensa che quando ci siamo conosciuti a un'audizione l'avevo scambiata per una punk perch aveva i capelli arancioni e i jeans strappati. Ridacchiai tra me e me scuotendo la testa. Ho fatto di tutto per averla intorno all'inizio. Non perch interessasse a me, ma per uno del mio gruppo, visto che sospettavo fosse sua figlia. Lanciai uno sguardo a mio padre e notai la sua espressione incuriosita. Altra storia lunga. Frankie  cresciuta con sua madre e suo nonno, Frank Reeves, gran fabbricante di chitarre. Ti ricordi la prima chitarra che mi hai comprato al negozio di Lou Denvers?.
Mio padre mugugn in segno affermativo. Era una Reeves Guitars, una delle sue. Per darle la possibilit di conoscere suo padre le ho chiesto di costruirmi una chitarra su ordinazione. Ho dovuto insistere e farle pressione, ma alla fine ha accettato, seppure di malavoglia. Poi l'ho invitata con l'inganno in studio per farle incidere qualche traccia di Lost e pian piano penso di essermi affezionato pi di quanto avessi preventivato.
Ti sei innamorato, disse pap e si schiar la voce roca con qualche colpo di tosse.
Eh gi. E ora lei se n' andata. Se n' andata, mi ripetei. Non solo scappata via, ma andata. Non era pi qui con me e chiss dove era finita.
Riaprii il taccuino e cominciai a prendere appunti su quegli ultimi pensieri e scrissi finalmente l'ultimo verso del brano:
Non ho fatto in tempo ad amarti
che sei andata
andata
andata via,
via da me
via da me e te.
Mi era anche venuto in mente il titolo - Gone -, perfetto per la canzone e per l'ep. Perch non c'ho pensato prima!. Mi schiaffeggiai la fronte con la mano libera. Cazzo,  geniale!
A prescindere da quanto fosse brutto il periodo della mia vita che stavo vivendo, ogni volta che finivo una canzone sentivo sempre l'adrenalina scorrermi nelle vene e un'euforia senza pari che mi faceva battere il cuore a mille e sorridere come uno scemo. Quel momento non fece eccezione. E fu ancora pi bello poich lo condivisi con mio padre, che mi sorrise a sua volta.
Mi stavo ancora beando all'idea di avergli trasmesso un po' del mio momentaneo buonumore, quando qualcosa attir la mia attenzione oltre le porte scorrevoli. Era mio fratello George e indossava ancora la sua divisa da poliziotto. Doveva aver finito il suo turno da poco e non era passato da casa per infilarsi degli abiti civili. Mi accenn un saluto militare, da buon poliziotto che si rispetti, ed entr nella stanza riservata a nostro padre.
Ehil, si avvicin al letto per stringergli la mano. Hai una stretta d'acciaio. Sei in forma oggi. Da quando era entrato in polizia, sei o sette anni prima, era diventato il secondo Maynard pi famoso di Hartford, grazie anche ai ricci che si era fatto crescere per imitarmi e all'uniforme che attirava molto l'attenzione delle donne, soprattutto delle infermiere di quel reparto dell'ospedale.
Potevi passare da casa a fine turno, gli feci notare.
Per carit. Se mangio un altro biscotto appena sfornato mi viene da vomitare, strinse le labbra in una smorfia disgustata. Anche l'odore mi d fastidio, ormai.
Ridacchiai. S, lo sai che la mamma quando  nervosa cucina dolci a non finire.
Vai in studio, adesso, mi disse. Mio fratello mi conosceva bene e dalla mia faccia doveva aver gi capito che fremevo dalla voglia di chiudermi in studio per lavorare al mio progetto. Ci sono aggiornamenti dal dottor Ritter?. Si tolse il cappello e si apr il giaccone blu con lo stemma dorato della polizia di Hartford su entrambe le maniche. Si liber della ricetrasmittente per fissarla alla camicia, cos da potersi togliere il giaccone e poggiarlo sul tavolino vicino alla finestra che dava nel parcheggio esterno.
No, scossi la testa.
Va bene. Fece un gran sospiro. Se so qualcosa ti chiamo.
Mi alzai dalla poltrona e mi sgranchii la schiena. Perfetto. Mi avvicinai al letto per rimboccare la coperta a mio padre e salutarlo con un pugno contro pugno, come facevamo sempre. Torno domani. Ti porto qualcosa?
I biscotti, abbozz un sorriso storto.
Ah, schioccai la lingua. Nostalgia dei biscotti fatti in casa dalla mamma?
Dovresti dire a Debra di lasciarla venire qui a trovarti. Il tono duro di George non mi sorprese affatto. Ce l'aveva ancora con Debra, la moglie di mio padre, soprattutto da quando aveva vietato a mia madre di venirlo a trovare in ospedale. Tutto perch, secondo lei, gli avrebbe fatto ricordare momenti spiacevoli che l'avrebbero reso nervoso.
George, dissi a mo' di ammonimento. Era meglio lasciare pap tranquillo.
Mio fratello si strinse nelle spalle massicce. Secondo me invece gli farebbe piacere. Vero pap?.
Lui sbuff. Meglio di no, bofonchi con fatica.
Ok, come vuoi. George non nascose la sua delusione.
Domani ti porto i biscotti con le scaglie di cioccolato e quelli alla cannella. Gli feci l'occhiolino per smorzare la tensione che si era venuta a creare dopo che era stato sollevato l'argomento Mamma vs. Debra.
Con tutti i problemi di cui dovevo occuparmi, non volevo proprio dover affrontare anche la nostra faida famigliare pluriennale. Era bello tornare a casa ogni tanto, ma rimanerci cos a lungo mi faceva ricordare il motivo per cui da ragazzino sognavo di andarmene.
Allora vado. Chiusi il mio taccuino, lo infilai nel borsone e mi infilai il cappotto al volo. Nel frattempo mio fratello si mise seduto sulla poltrona al posto mio, rilassandosi un po' dopo il turno di lavoro. Dovevo ricordarmi di tagliarmi i capelli, cos avrei evitato di farmi chiamare George dai miei parenti stretti. Era uguale a me, cazzo! Tatuaggi a parte.
Ti serve la scorta per uscire da qui?, mi domand, prendendomi in giro. Tipico di lui.
Risi, ma non abboccai. Bella battuta, alzai gli occhi al cielo. Peccato siano anni che continui a farla.
Non era una battuta, si fece serio e gli prestai pi attenzione. L fuori c' il delirio. Aspettano tutti te per immortalarti con quei teleobiettivi che sembrano cannocchiali.
Ah, sbuffai. Mi ero stufato di quei paparazzi che mi seguivano ovunque. Neanche i fan erano cos insistenti. Almeno loro mi mostravano affetto e amore incondizionato, mentre per i paparazzi ero soltanto una fonte di guadagno. Mi piaceva finire in prima pagina, era tutta pubblicit, ma non quando non lavoravo. La mia vita privata doveva rimanere tale, come quella di chiunque altro. Mi cadde lo sguardo sul giaccone che George aveva appoggiato sul tavolino. George, sei arrivato con l'auto di servizio o con la tua?
Con la mia. Ho parcheggiato davanti all'entrata principale, rispose d'istinto. Perch?. George cominci a guardarmi con un certo sospetto, ma tanto era abituato ai miei colpi di testa.
Gli risposi con un gran sorriso sornione. Ti dispiace se prendo il tuo giaccone e il tuo berretto da poliziotto?.
George all'inizio parve confuso. Che hai intenzione di fa.... Si interruppe quando cap il mio piano. Ne pensi una pi del diavolo, ma tanto lo sai che prima o poi ti beccheranno, comment con un ghigno. Anche con indosso il mio cappello e il giaccone di ordinanza.
Mi spogliai di nuovo per fare il cambio d'abito. L'importante era tentare, anche solo per il gusto di fregare quelle spine nel fianco. E poi se mi avessero riconosciuto anche con quel travestimento, pazienza. Mi sarei fatto una risata, che male non faceva.
Per ultima cosa indossai il cappello e poi controllai che George avesse messo le chiavi della sua auto in una delle tasche del giaccone.
Ora sei proprio uguale a me, sghignazz mio fratello. Mio padre invece si limit a un sorrisetto compiaciuto.
Sbagliato, fratello. Sei tu che sei uguale a me, imitai il saluto militare che mi aveva fatto poco prima. Pap, inclinai leggermente il capo. Poi mi voltai verso mio fratello, trattenendo un sorriso. Ci vediamo, ricci belli. Inforcai anche gli occhiali scuri per coprirmi il volto.
George sbuff. Ah ah. Non cambi mai.
Lo so. E me ne vanto.
Mi incamminai a passo deciso verso la porta scorrevole e uscii gi proiettato verso lo studio di registrazione, dove avrei trascorso la maggior parte del pomeriggio e anche della sera, se tutto fosse andato bene.
Cercai di imitare l'andatura e le movenze di mio fratello per non destare sospetti nei paparazzi appostati nelle vicinanze dell'ospedale di Hartford. Ne avvistai uno o due ben visibili, che non si davano nemmeno la pena di nascondersi tra le auto. Che poi cosa pensavano di trovare? Uno scoop proprio davanti all'ospedale dove era ricoverato mio padre? Non riuscivo proprio a capire come ragionavano quei tizi.
Una volta fuori dall'ospedale, feci scattare la chiusura centralizzata della sua auto e ci salii. Purtroppo non riuscii nell'intento di passare inosservato; dallo specchietto retrovisore, infatti, intravidi un po' di agitazione generale. Avevano le antenne, quei diavoli.
Lo sapevo che i fotografi non si sarebbero bevuti il mio travestimento, ma l'importante era provarci sempre e comunque. Dato che la loro intenzione era di seguirmi, allora tanto valeva farli girare un po' in tondo, depistandoli. Invece di prendere per Hudson Street, svoltai in Main Street e presi la strada pi lunga per raggiungere lo studio di registrazione del mio amico Travis che si trovava tra un negozio di cornici e un Burger King. Lasciai l'auto nel retro dell'edificio, nel parcheggio riservato e non in quello pubblico dove mi era capitato di posteggiare quando ancora i paparazzi non erano riusciti a rintracciarmi. Chiss chi era stato a fare la soffiata. Bernie aveva negato al telefono, ma qualcosa mi diceva che era stata opera sua.
Una volta parcheggiato, andai da Burger King, mi guardai intorno con circospezione ed entrai per fare rifornimento di schifezze contenenti zucchero e tanti grassi saturi. Presi qualcosa anche per Travis, cos non si sarebbe lamentato ancora una volta dell'occupazione della sua sala d'incisione preferita, in cui ormai avevo lasciato in via permanente alcune delle chitarre che mi ero fatto spedire da New York.
Non ebbi alcun tipo di problema a fare la fila insieme alle altre persone con il camuffamento da poliziotto, cos uscii indenne dal fast food e senza fan al seguito. Mi strinsi il sacchetto al petto ed entrai ai Banton Studios.
Bianca, la super-sorella di Travis, era seduta alla sua scrivania per accogliere i possibili clienti. Faceva a turno con sua madre, cosicch lei potesse sbrigare il lavoro di socia e aiuto-manager di Travis e occuparsi dei suoi due bambini piccoli.
Ciao, George!, Bianca alz la testa per osservare l'ingresso del nuovo arrivato, ovvero io, Jayden Maynard. Non George. Mi offr un gran sorriso e torn a ticchettare sulla tastiera del computer. Se cerchi Jay, non  qui. Non si  visto oggi.
Lo so, B.. Lei alz di nuovo di scatto la testa dopo aver sentito la mia voce calda e, a detta di alcuni, suadente come il tepore davanti al camino in una giornata invernale.
Bianca sbarr gli occhi e cominci a balbettare le sue scuse: O-oddio s-scusa, m-mi era parso, scosse la testa a occhi chiusi. Mi sembravi tuo fratello.
Mi tolsi gli occhiali scuri per farle l'occhiolino. Fa niente. Era quello che volevo. C'erano un sacco di fotografi in giro e mi sono travestito da poliziotto, ghignai trionfante.
Be', ti dona. Mi mangi con gli occhi, finendo per mordicchiarsi il labbro inferiore.
Alzai le sopracciglia, compiaciuto dal suo interesse esplicito nei miei confronti.
S, in effetti non sono male, le sorrisi.
Ho notato. Sbatt le ciglia cos tante volte che mi fece girare la testa.
Okay, allora ci vediamo pi tardi, le dissi; poi mi resi conto di avere in braccio un intero sacchetto con cibo e bevande che le stavo sventolando di fronte agli occhi. Vuoi un panino? Sono passato prima qui a fianco.
La sua reazione fu quella di sgranare gli occhi e di scuotere la testa con decisione. No. Assolutamente no, ribad. Altrimenti addio dieta.
Ma non ne hai bisogno, mi sfugg detto involontariamente. Con Bianca dovevo imparare a dosare le parole o di questo passo avrebbe pensato che ci stavo provando con lei.
Sei sempre stato un grande adulatore, Maynard, arricci le labbra. Riprendendo il discorso dell'altro giorno, assunse un'espressione da finta innocente, mi devi una cena.
Non sei a dieta?, non riuscii a tenere a freno la lingua. Ma cos'avevo che non andava? Scoppiai a ridere. Cio, ribadisco. Non che tu ne abbia bisogno, ma hai appena detto di essere a d....
Infatti. Ma non dobbiamo mangiare per forza. Strabuzz gli occhi, quasi si fosse accorta solo in quel momento del sottile doppio senso. E io di doppi sensi me ne intendevo. Nel senso che possiamo chiacchierare oppure tu potresti mangiare una pizza, mentre io potrei concedermi un'insalata, improvvis sul momento, con l'aria nervosa.
Non lo so, B. Sono gi impegnato con un'altra, te l'ho detto. Tornai serio.
Sar una cena tra vecchi amici, niente di che, rincar la dose con un: Ti prego, con tanto di occhioni dolci.
Be', mi dissi, non c' niente di male in una cena tra vecchi amici. E allora perch una vocina di sottofondo mi sussurrava all'orecchio di non accettare?
Allora?, mi incalz fiduciosa.
Quando?, presi tempo.
Che ne dici di..., parve passare in rassegna gli appuntamenti della settimana, di domani?
Mmm, storsi la bocca. Sto con mio padre domani s....
Non mi diede il tempo di finire di parlare. Dopodomani?
Mh-f-s, blaterai. S, annuii. Luned. Si pu fare.
Okay, mi fece un gran sorriso. A casa mia, cos stiamo pi tranquilli, mi fece l'occhiolino. Ti scrivo l'indirizzo.
Indirizzo? Casa sua? No, no, no, no. Qui si mette male.
Deglutii a fatica. Magari era solo un invito a cena senza secondi fini. Dovevo smetterla di vedere sempre del torbido anche quando non c'era. E allora perch Bianca mi guardava come se non vedesse l'ora di mettermi le mani addosso e di fare sesso selvaggio? Cazzo. Sentii una strana eccitazione nelle parti basse. Forse era il caso di non pensare a certe cose quando Bianca era nei paraggi.
Pensa a Frankie. Pensa a Frankie. Pensa a Frankie, continuai a ripetermi.
Ma per quanto ancora avrei resistito lontano da lei senza fare cazzate?
Era il caso di inventarsi qualcosa per trovarla. E alla svelta.


Capitolo sei
Il Teorema delle Paure

Frankie
L'inizio del nuovo anno non aveva portato grandi novit nella mia vita. D'altronde era meglio cos, altrimenti non avrei saputo come gestirle. Non ero ancora pronta ad accettare la persona che ero diventata.
Quel luned di inizio gennaio si stava prospettando un'altra bella giornata senza senso, contrassegnata da incertezze, paure e riflessioni. Ormai ci avevo fatto l'abitudine, quindi niente di nuovo.
Da quando ero uscita insieme ai colleghi, Mason mi stava intorno pi del solito e non ero la sola ad essersene accorta. Mi lanciava spesso delle strane occhiate e di tanto in tanto lo avevo beccato a fare qualche passo verso il bancone, come a volermi dire qualcosa, per poi cambiare idea all'ultimo minuto e allontanarsi con la coda tra le gambe. Boh, magari era vero ci che aveva insinuato Wally, ossia che Mason avesse un interesse nei miei confronti. Per carit, avevo gi un fidanzato a distanza - se cos si poteva definire - a cui pensare. Ammesso che lo fosse ancora, il mio fidanzato, perch forse Jay aveva incontrato qualche sua ex fiamma di quando era ragazzino e viveva ancora a Hartford. Magari proprio la ragazza alla quale chiedeva scusa nella canzone Who Knows. Per il nervosismo afferrai con troppa forza un contenitore d'asporto per il caff e lo accartocciai dai lati senza accorgermene.
Nervosa?. Wally, come al solito, non si faceva sfuggire niente.
No, non proprio. Mi voltai per raggiungere il secchio dell'immondizia e aprii il coperchio con il pedale per gettare il contenitore con una certa rabbia, come a volermi sfogare. Ogni volta che mi veniva in mente Jayden o mia madre, Al o nonno Frank combinavo qualcosa: facevo traboccare il caff nelle tazze, scambiavo gli ordini, mi capitava di fissare il vuoto mentre un cliente parlava con me oppure davo il resto sbagliato alla cassa. Combinavo di tutto, insomma.
Litigato col fidanzato? La distanza crea incomprensioni, te l'ho det....
La bloccai prima che potesse finire di parlare. Non  per il mio fidanzato. Mi resi conto troppo tardi di aver alzato il tono. Wally mi osserv con gli occhi sgranati, sconcertata per la mia reazione spropositata. Scusami, Wally, oggi  una giornataccia.
E quando non lo  per te?, mi rispose a tono, punzecchiandomi col suo sguardo sagace.
Mai. La mia vita era una giornataccia infinita. Sospirai. Scusami, ripetei con pi convinzione. Non volevo risponderti male.
Wally storse le labbra e si mise un pugno sul fianco prominente. Senti, qualsiasi cosa tu abbia di irrisolto, vedi di risolverlo, perch se continui cos ti verr un esaurimento, mi diede una pacca sulla spalla.
Ebbi solo la forza di annuire; era evidente - ne ero pi che consapevole - che Wally avesse ragione. Intanto mi procurai un altro contenitore e lo riempii con del caff bollente; lo chiusi con un coperchio di plastica e lo portai al cliente che lo aveva ordinato. L'unico, tra l'altro, a interrompere la quiete dopo pranzo. Tenga il resto. Meno male esisteva ancora qualcuno che lasciava un minimo di mancia. Ringraziai con un sorriso, seppure forzato, e tornai da dove ero venuta. L'apatia mi era proprio entrata nelle ossa, cos come il freddo glaciale che imperversava su Chicago in quei giorni.
Mentre gli altri camerieri erano impegnati a sparecchiare o pulire i tavoli, Wally approfitt del fatto che non ci fosse anima viva nel locale per tirare fuori i suoi giornali di gossip. Non potei fare a meno di curiosare anch'io, facendo finta di pulire la superficie - linda e pulita - del bancone. Il primo della pila era Gossip Magazine e in copertina c'era un tizio in divisa da poliziotto, con gli occhiali scuri e un borsone a tracolla. La sua figura ricordava vagamente quella di Jayden, ma era improbabile che fosse lui. Poi per mi cadde lo sguardo su uno dei sottotitoli in copertina e non ebbi pi dubbi. Era davvero Jayden.
Che ci faceva Jayden in tenuta da poliziotto? Trattenni una risata.
Poverino, non lo lasciano in pace neanche quando va a trovare il padre in ospedale, Wally fece una smorfia disgustata. Lo costringono a travestirsi.
Chi?, mi finsi stupita.
Jayden Maynard, mi sbandier il giornale in faccia.  tanto figo per, eh? Vestito da poliziotto ancora di pi. Sar mica la divisa di suo fratello?
Suo fratello?, stavolta cadevo dalle nuvole sul serio.
S, non mi ricordo come si chiama, ma da quanto ne so fa il poliziotto. Riprese a osservare minuziosamente la foto in copertina. Sai che non sono mica sicura che sia il Maynard giusto?
 lui,  lui. Stavo per aggiungere un fidati, ma mi fermai in tempo, prima di complicare la situazione.
Wally mi guard insospettita. Da quanto sei diventata un'esperta in Jaydenologia?.
Sbuffai. Ma no, intendevo dire che altrimenti i paparazzi non avrebbero perso tempo a fotografarlo. Alzai gli occhi al cielo. Di solito si appostano e quindi non credo si siano potuti sbagliare.
Mi sferr una gomitata leggera. Adesso sei esperta anche di paparazzi.
 il loro lavoro tenere d'occhio la gente famosa. Feci spallucce, provandole la mia indifferenza.
Mah. Non riuscii nell'intento di convincerla.
A ogni modo, Wally torn a sfogliare il giornale alla ricerca dell'articolo riservato a Jayden. Ogni tanto la sentivo commentare con dei borbottii, ma nonostante la curiosit di saperne di pi su quello che stava facendo Jayden in quei giorni, rimasi da parte a farmi gli affari miei. Me ne stetti per conto mio al massimo cinque minuti; Mason torn all'attacco e questa volta, invece di passare davanti al bancone per poi allontanarsi, si avvicin a passo deciso. Aveva lo sguardo sicuro di chi aveva riflettuto con molta attenzione sulle parole da dire.
Ciao Lyn, sottoline il mio nome con un lieve cenno del capo. Wally?, si volt verso la mia collega in attesa che lo degnasse di considerazione.
Mmh?, Wally continu a leggere con attenzione un articolo.
Puoi farmi un favore? Hanno bisogno di aiuto per sgomberare i tavoli nell'altra ala del locale. Potevo sbagliarmi, ma quella mi suonava molto come una scusa per mandare via Wally.
Siccome Mason era il supervisore del personale, Wally non pot opporsi alla sua richiesta, ma trov comunque il modo per protestare. Con uno sbuffo, nel suo stile.
Mason la segu con lo sguardo e aspett che fosse fuori portata d'orecchio prima di dire: Allora..., si schiar la voce tossicchiando. Apr la bocca per dire qualcosa, ma parve volerci pensare ancora un po'. Nel frattempo decisi di riordinare la fila dei contenitori di plastica impilati sotto al bancone e mi piegai sulle ginocchia.
Mason tamburell le dita sul bancone, ancora pi nervoso di quando era arrivato. Ehm, ritent. Sai che io sono una sorta di capo dei dipendenti, vero?. Voleva dire che era il lecchino del direttore del Rock Bottom e che era incaricato di informarlo su tutto ci che succedeva nel locale; inoltre, aveva il compito di fare la spia sui dipendenti pi attivi e su quelli meno motivati, tra i quali spiccavo io, probabilmente. Non  che  qui per comunicarmi il licenziamento?, mi domandai. Non che fosse un dramma, per mi servivano ancora un po' di soldi per un eventuale cambio di sede. Vorr dire che dovr trovarmi un altro lavoro. Non ne avevo alcuna voglia.
S, risposi dal pavimento.
Quindi sai che ho accesso alle schede dei dipendenti. Avrebbe dovuto interessarmi? No.
S, s, lo so, continuai ad assecondarlo, senza prestargli troppa attenzione.
Bene, allora non hai niente in contrario se ti chiamo Franklyn?.
Per la sorpresa quasi persi l'equilibrio e mi aggrappai con una mano al bordo del bancone. Merda, sussurrai.
Mi issai in piedi lentamente per darmi il tempo di riflettere su quale scusa inventarmi stavolta. Quando incontrai gli occhi blu di Mason, mi bloccai all'istante.
Lo sapeva. Mason sapeva chi ero. Lo si intuiva dallo sguardo fiero e convinto. Ma non me ne curai. A lui non doveva importare se mi chiamavo Franklyn o Lyn; non dovevo rendere conto a nessuno della mia vita, tantomeno a uno che conoscevo appena.
Gli offrii un sorriso di circostanza. Lyn  uno dei diminutivi di Franklyn.
Di Franklyn Reeves, detta Orange, alz la voce e scattai in avanti d'istinto sporgendomi sul bancone per tappargli la bocca con una mano. Mason sgran gli occhi per lo spavento.
Shhhh, lo fulminai con un'occhiataccia. Non dire quel soprannome ad alta voce, sussurrai in tono minaccioso.
Mi guardai intorno con la speranza che non ci avesse visto nessuno e poi tolsi la mano dalla bocca di Mason.
Ti comporti come una ricercata, ribatt lui con un sorrisetto.
In un certo senso, ammisi.
Mason rimase a studiare la mia espressione. Okay, inspir dal naso. Be', penso proprio di doverti fare di nuovo una domanda.
Serrai gli occhi. Quale?
Suoni qualche strumento?, sogghign, perfido.
Non credo siano affari tuoi. Fui pi brusca di quanto volessi.
Hai il coraggio di negare?. Scoppi a ridere. Senti, se non lo ammetti, vado a dire a tutti chi sei.
Rimasi a bocca aperta. Cosa?. Scossi la testa. Perch non mi lasci in pace e basta?.
Fece spallucce. Non lo so. Forse perch abbiamo in comune la passione per la musica.
Non credo proprio. Incrociai le braccia al petto irritata.
Io invece credo di s, collega chitarrista. Mi fece l'occhiolino, dimostrandomi di essere chiaramente in vantaggio.
Dicesi chitarrista un musicista specializzato, per lo pi a livello professionale, nel suonare lo strumento chiamato chitarra, recitai la definizione riportata nei principali dizionari. Io non suono n per me n a livello professionale, aggiunsi con una nota di antipatia, e neanche tu, per la cronaca, perch hai paura di esibirti in pubblico. Feci un sorriso trionfante, che poi ritirai in un istante.
Carina, replic con sdegno.
Quando vidi la porta d'ingresso che si apriva e un paio di clienti entrare, potei tirare un sospiro di sollievo: almeno avrei avuto una scusa per togliermelo di torno.
Ma nonostante avessi da fare, Mason rimase l dov'era, in attesa che mi sbrigassi a consegnare i cappuccini da portare via alle tre ragazze in attesa. Wally non era ancora tornata, quindi tocc a me pensare a tutto, prestando attenzione a non rovesciare nulla.
Ritornando al discorso di prima, torn all'attacco Mason, una volta rimasti di nuovo da soli. Io l'ho ammesso di avere paura di suonare davanti alla gente. Tu, invece, non vuoi ammettere il motivo per cui hai smesso di suonare a livello professionale, Oran....
Smetti di chiamarmi in quel modo, sibilai, pi seria che mai.
E tu smetti di negare ci che sei e soprattutto chi sei.
Non voglio che lo sappia nessuno, chiaro?
Bocca cucita. Finse di cucirsi le labbra con un filo invisibile. A una condizione. Alz un sopracciglio.
Stavo per perdere la pazienza. Che sarebbe...?
Aiutarmi a superare l'ansia da palco.
Scoppiai a ridere. Che cosa? No, scossi la testa con decisione. Di,  una cosa ridicola....
Ehi, mi interruppe serio, sai cosa dice la prima legge del mio Teorema delle Paure?
Hai un tuo teorema sulle paure?. Faticai a trattenere le risate.
Sbuff. S. E dice: Non criticare le mie paure se eviti di parlare delle tue. Inclin la testa di lato e aggrott la fronte.
Provai a riprendere il controllo della situazione. Non stavo criticando le tue paure. Mi sembra ridicolo il fatto che tu mi chieda di aiutarti a superare una cosa che solo tu puoi superare. Io non posso fare un bel niente. Anch'io avevo paura di suonare in pubblico. Ogni volta. Ma poi mi concentravo sulla musica e sulla mia chitarra, e passava tutto perch a proteggermi c'era una delle mie rg.
Le ho provate di ogni, ma incomincio a sudare come una bestia e....
Lo bloccai con un gesto della mano. Non sono una psicologa. Mi strinsi nelle spalle.
Per ti sei esibita davanti a migliaia di persone. Nella sua voce notai un pizzico di esasperazione. Per non parlare dei milioni di fan di Maynard che ti hanno ascoltata grazie al suo album. Se lui ti ha voluta nel suo cd, devi essere bravina.
Bravina? Storsi il naso. Lo presi come un complimento.
Sospirai. Non sono poi cos brava e non credo di essere la persona giusta per insegnare qualcosa su come gestire le paure.
Non farti pregare, mi lanci uno sguardo implorante. Guarda che se non mi aiuti andr a dire a tutti che tra di noi si nasconde una vip.
Io non sono una vip, ribattei.
Mason mi rivolse un sorriso sarcastico. Sei finita sui giornali?
Una o due volte. Alzai gli occhi al cielo. Non per aver fatto qualcosa di sensazionale, comunque. Solo perch mi trovavo nel posto sbagliato al momento sbagliato. Al solo ripensare all'agguato dei fotografi sotto casa mia, mi vennero i brividi.
E allora vedi che sei una vip?, sogghign. Le persone normali non finiscono sul giornale.
Gli risposi con uno sbuffo. Doveva per forza capitarmi un chitarrista - o presunto tale - come collega, per complicarmi la vita, ovvio.
Se vuoi sentire come suono, cerca i miei video su YouTube. Il mio canale si chiama MasonRazeAll. Magari ti convincerai ad aiutarmi. Non sono male come strimpellatore. Mi rivolse una smorfia. Visto che secondo la tua definizione di chitarrista, non posso ritenermi tale. Stavo per scusarmi con lui, ma mi anticip. Non ti preoccupare. Hai perfettamente ragione. Poco fa non ho esordito nel migliore dei modi. Si gratt la nuca. Avrei dovuto prepararmi meglio il discorso.
Ti eri preparato un discorso per parlare con me?. Alzai le sopracciglia stupita.
Be'  difficile dire a qualcuno: ehi, io lo so chi sei davvero. Sorrise. Facciamo cos. Pur di convincermi era disposto a tutto. Se ti fanno schifo i video, allora sarai libera di non aiutarmi e io manterr il segreto.
Quale segreto?, intervenne la voce acidula di Wally. Io e Mason ci bloccammo e, dopo uno scambio di sguardi complici, ci voltammo lentamente verso la nostra collega, che era tornata con passo felpato per non farsi sentire. Che state combinando voi due?. Alz un sopracciglio divertita.
Sventolai una mano in aria. Ma niente.
Nel medesimo istante Mason disse: Wally, hai mai sentito parlare di corteggiamento?.
Chiusi gli occhi di riflesso e mi schiaffeggiai una guancia con la mano. Non poteva inventarsi un'altra scusa? Riaprii pian piano le palpebre per sbirciare l'espressione di Wally. Era rimasta allo stesso tempo sconvolta e divertita dalla risposta di Mason. E il tuo fidanzato a distanza?.
Non feci in tempo ad aprire bocca che Mason mi precedette. Io ci provo. Poi sta a lei decidere.
Oh. Mio. Dio. Serrai la mascella. Non farti strane idee, Mason. Di sicuro avrebbe preso l'occasione per provarci sul serio. Sperai di no.
Wally batt le mani tutta eccitata. Oh che carini! La nascita di un nuovo amore  sempre qualcosa di unico.
Per carit, sussurrai.
Sono tanto felice per voi! Un po' meno per Lana che ti corre dietro, Mason, comment con uno sguardo di rimprovero.
Ecco perch sarebbe bene mantenere il segreto, ammicc Mason. Capito, Wally?
Ah certo, certo! Volete prima capire se siete fatti per stare insieme prima di ufficializzarlo.  comprensibile.
Esatto, conferm Mason, sfoggiando un gran sorriso.
Scossi la testa sospirando. Eravamo passati da un Aiutami a superare le mie paure a un Hai mai sentito parlare di corteggiamento?. Di questo passo, in pochi giorni ci avrebbero dato per fidanzati. C'era solo da sperare che Wally tenesse la bocca chiusa, perch altrimenti avrei attirato le ire di Lana. Di bene in meglio.
Allora, Lyn, disse Mason, pronunciando il mio soprannome con enfasi, fammi sapere per quella cosa di cui abbiamo parlato prima.
Cio?, si intromise Wally. Parlate in codice per non farvi capire da me?
S, ammise lui. Stava per voltarsi e lasciarci da sole, quando lo richiamai.
Visto che hai un tuo teorema sulle paure, qual  la seconda legge?. Ero curiosa di saperlo; inoltre con quella domanda avrei depistato Wally.
Mason punt gli occhi sul soffitto, come se stesse riflettendo sul serio sulla risposta da darmi. Risponder alla tua domanda se accetterai la mia proposta. Fece schioccare la lingua e si dilegu a passo svelto.
Lo seguii con lo sguardo fin quando non scomparve oltre le porte della cucina. Mi voltai sentendomi addosso gli occhi insistenti di Wally. Certo che non ti ci facevo cos. Hai un bel faccino da ragazza perbene.
Alzai un sopracciglio. In che senso?
Se hai intenzione di tradire il tuo fidanzato con Mason  meglio se lo lasci subito.
Tradire?. Scoppiai a ridere. Wally, credo che tu ti sia fatta dei film in testa. Mason mi ha solo chiesto di aiutarlo a fare una cosa per nulla romantica, credimi.
Quindi sei una ragazzaccia!. Mi schiaffeggi una spalla con una mano. Una botta e via, dunque, eh?. Mi rivolse uno sguardo ammiccante e un risolino irritante che avrebbe anche potuto risparmiarsi.
Conta almeno fino a cinque prima di risponderle. Uno. Due. Non credo siano affari tuoi, avevo parlato troppo presto. Fui sgarbata, ma mi aveva fatto perdere la pazienza. Meglio smorzare i toni. Mason ha dei problemi a controllare l'ansia e mi ha chiesto di aiutarlo con.... Mi presi qualche secondo per riflettere e per fortuna il locale cominci a riempirsi di persone che non aspettavano altro che qualche bevanda calda.
Non finisce qui, mi sussurr prima di dirigersi dall'altro capo del bancone per scaldare del latte per le cioccolate calde che avevano ordinato.
Perlomeno avevo del tempo in pi per escogitare una scusa credibile. Ma quale?
Potevo rivelarle che Mason aveva bisogno di aiuto per la sua fobia di suonare in pubblico, ovvero dire la verit. Poi per Wally mi avrebbe chiesto ulteriori informazioni e sarebbe saltato fuori che suonavo la chitarra e chiss, magari avrebbe capito che la ragazza nel video di Jayden ero io. Che situazione.
Oppure avrei potuto raccontarle che Mason stava cercando un modo per sconfiggere la sua paura di dichiararsi alle donne. S, dir a Wally che Mason  innamorato segretamente di una delle nostre colleghe ma non sa come dirglielo, pensai.
Banale, scontato e da ragazzini, ma era l'unica scusa decente che mi era saltata in mente.
Poteva funzionare.
Anzi, doveva funzionare.


Capitolo sette
Come l'ultima volta

Jayden
In quei giorni avevo fatto faville in sala di registrazione. Non mi sentivo cos motivato da... da... non sapevo neanch'io da quando. Stavo ancora meglio di quando avevo deciso di incidere Lost a New York. Era vero che faceva bene cambiare aria per un po'. L'ispirazione era ovunque, come diceva Frankie, ma se non si era pronti ad accoglierla era praticamente inutile. Avevo gi inciso quattro canzoni e una base non definitiva per una ghost track con un assolo di chitarra. Poi, avevo inviato via email a Sam e Al le partiture e loro avevano inciso le parti della batteria e del basso nello studio di New York e di Jersey City perch Sam aveva trascorso le feste in famiglia.
Se da una parte l'incisione delle canzoni era andata una meraviglia, il rovescio della medaglia era la presenza di Bianca, che non perdeva occasione per ancheggiare e sfoggiare le sue forme. Avevo passato l'adolescenza da un po', ma la cena con la mia ex incombeva e metteva alla prova tutti i miei istinti. Anche a distanza di mesi, ancora volevo Frankie, tuttavia sarebbe bastata una distrazione e... zac! Tutti gli sforzi che avevo fatto per non tradirla sarebbero andati a farsi benedire. Esserle fedele mi era venuto quasi naturale poich ne ero innamorato, ma l'astinenza cominciava a pesarmi. Era per questo che, anche se continuavo a ripetermi che quella con Bianca era solo una cena, temevo che saremmo finiti a letto insieme. In quel caso, che cosa avrei raccontato a Frankie?
La sera della famosa cena, Bianca usc prima dagli studi per depistare i paparazzi, che non volevo mi fotografassero con un'altra bionda tutte curve che tutti avrebbero scambiato per la mia nuova conquista. Frankie non si meritava di vedermi con un'altra donna. Aveva gi troppe cose a cui pensare e non aveva bisogno di soffrire anche per colpa di un cretino come me.
Prima di andare a casa di Bianca, con cui avevo appuntamento per le otto, mi fermai da mia madre per una doccia veloce e per cambiarmi sostituendo la camicia di flanella con un maglione di lana grigio, innocuo, casual, che mi teneva coperto fino al collo. Un'aggiustata ai ricci, un goccio del mio solito profumo e via. Ero pronto ad affrontare quella serata tra vecchi amici. Per non avevo fatto i conti con una delle donne pi impiccione della mia famiglia, ovvero mia cognata Reagan, la moglie di Ed.
Ohhhh, comment lei appena scesi al piano di sotto. Esci stasera?.
La conoscevo da una vita e non mi stupii di vedere il suo solito atteggiamento da sapientona. S. Mi infilai alla svelta il cappotto controllando di avere le chiavi della macchina di mia madre e il cellulare in tasca. La ignorai, anche se sapevo che non mi avrebbe lasciato andare senza avermi estorto qualche dettaglio in pi.
Con una donna? E la Ragazza del Momento? Gi dimenticata?
 solo una cena tra amici. Non specificai che quel tra amici comprendeva soltanto me e Bianca.
Mi venne vicino e mi annus.
E ti metti il tuo profumo sensuale per uscire con gli amici?. Ridacchi, sistemandosi di lato i capelli biondi. Poi mi tir un'occhiataccia con i suoi splendidi occhi blu. Mi era sempre piaciuta proprio per quei suoi occhi brillanti come diamanti e perch era bionda. Eravamo stati insieme qualche mese alle superiori e ci avevo provato con lei fino a qualche anno prima per verificare il suo livello di fedelt nei confronti di mio fratello, con cui, dopo vari tira e molla durante il college, si era sposata. Era sempre stata una di famiglia e la consideravo una sorella. E come tutte le sorelle si impicciava di tutto.
Non  il mio profumo sensuale, ribattei.  il profumo che uso di solito. Feci spallucce e chiusi la lampo del giaccone.
Quando vai a trovare tuo padre in ospedale non lo metti. Si strinse le braccia al petto e mi fece una smorfia. Sento puzza di prima pagina e di te che esci da uno strip club.
Le feci un mezzo sorriso. Non sono pi il tipo da strip club.
Non rovinare tutto con quella ragazza, si raccomand e poi mi diede una sonora pacca sulla spalla. Hai aspettato fino ad ora. Se davvero sei innamorato quanto dici, puoi aspettare ancora un po'. Mi punt un dito contro con fare accusatorio.
Agli ordini, mammina.
Mi tir un pugno sulla spalla. Non scherzare. Pensa con la testa e non con....
Mi venne da sorridere. Non sono pi un adolescente e neanche un ragazzino. So quello che faccio. Cercavo di convincere pi me stesso che lei.
Come vuoi, ma poi non lamentarti di aver fatto la cosa sbagliata.
Le risposi con un'occhiata di traverso, raggiunsi la porta e uscii alla svelta. Mio fratello George arriv proprio in quel momento dalla stazione di polizia, ma non mi fermai a scambiare qualche parola con lui, altrimenti avrebbe insinuato cose che sapevo gi e mi avrebbe incoraggiato a fare cose stupide, al contrario di Reagan.
L'appartamento di Bianca si trovava al piano terra di un condominio in stile coloniale vicino al Bushnell Park a Downtown, a qualche isolato di distanza dallo studio di registrazione. Ero in anticipo di qualche minuto, ma tolto il dente tolto il dolore, no? Prima sarei entrato e prima me ne sarei andato, cos scesi dall'auto e mi affrettai a raggiungere la scalinata che conduceva al portone d'ingresso. L'aria era fresca e il cielo stellato, quindi non c'era il rischio di pioggia o neve. Mi fermai davanti al portone per suonare il campanello e feci un bel respiro. A un tratto, sentii bussare contro un vetro e mi voltai a sinistra, in direzione della finestra che si affacciava proprio sul pianerottolo esterno. Notai subito il viso raggiante di Bianca sbucare da dietro la tenda. Non appena mi vide sfoggi un sorriso enorme. Mi salut con la mano e mi fece segno di aspettare l. Dopo pochi secondi sentii scattare l'apertura automatica del portone ed entrai nell'androne del condominio. Bianca mi aspettava davanti alla porta del suo appartamento, il primo sulla sinistra. Si era cambiata da quando ci eravamo visti ai Banton Studios e, invece che un paio di jeans e un maglione, indossava un vestitino di lana aderente accollato ma molto - molto - corto che metteva in risalto le sue gambe toniche coperte dalle calze nere. Aveva anche avuto il tempo di farsi una coda alta che esaltava i suoi lineamenti. Era molto bella, forse troppo.
Ciao di nuovo, mi accolse con un altro sorriso smagliante.
Stai benissimo. I complimenti alle donne mi uscivano fuori di bocca senza alcun controllo.
Bianca mi fece strada dentro casa sua e venni avvolto da un calore inaspettato. Sembrava di stare in una sauna. Fa caldo, oppure sono io che....
Non fa caldo, fa caldissimo. Sgran gli occhi. Purtroppo non posso farci niente,  il riscaldamento condominiale.
Mi sganciai il giaccone con l'intento di toglierlo, ma Bianca, da buona padrona di casa, si fiond su di me per aiutarmi a sfilare le maniche, come si faceva con un bambino piccolo. Grazie, B. ma ce l'avrei fatta anche da solo. Risi.
Lo so. Si strinse al petto il mio giaccone blu e si sofferm ad annusarne il profumo con gli occhi chiusi. Ne approfittai per guardarmi intorno e cogliere alcuni particolari della casa, come le foto dei suoi due figli appese alle pareti, l'arredamento in legno grezzo e i giocattoli sparsi un po' ovunque, insieme alle copertine con le stampe dei cartoni animati che guardavo anch'io insieme ai miei nipoti quando mi usavano come babysitter. Appese il mio giaccone all'attaccapanni alle sue spalle e mi fece segno di seguirla nel breve corridoio che faceva da anticamera all'ampia stanza cucina-soggiorno. I miei figli sono dal loro padre stasera. Sono un po' in ansia perch di solito li tiene mia madre quando non ci sono e non dormono mai fuori casa.
Spero tu non l'abbia fatto per la nostra cena. Studiai ancora qualche particolare, come il divano bianco con sopra qualche peluche a forma di panda, la libreria a muro vicino alla finestra e il caminetto - spento - con mattoncini a vista.
Ma no. Fece una pausa e poi opt per la sincerit. In realt s, altrimenti non saremmo stati soli, ma con dei bambini urlanti che mi avrebbero fatta impazzire per tutta la sera, aggiunse una risatina. E poi  meglio che il mio ex marito si abitui a essere responsabile e ad averli intorno. Per adesso li vede soltanto nei weekend, ma la sera li riaccompagna qui.
Mi sarebbe piaciuto conoscerli. Almeno avrei avuto compagnia e non mi sarei trovato in quella situazione imbarazzante. Da quando uscire con una donna era diventato imbarazzante per uno come me? Rilassati.
Fidati,  meglio cos. Sono delle pesti. Scoppi a ridere. Volevo godermi questa serata da sola con te. Cercai di evitare il suo sguardo suadente, puntandolo altrove, ovvero sulla colonna verticale di cd impilati in fila sopra il mobile che ospitava il televisore e un piccolo impianto stereo.
Raggiunsi l'altro lato della stanza per tenermi a distanza di sicurezza da Bianca. Vediamo se i tuoi gusti musicali sono cambiati nel corso del tempo. Mi chinai sulle ginocchia per esaminare i dischi uno per uno. Ricordo che ai tempi del liceo eri in fissa con Britney Spears, se non sbaglio. Tutti dicevano che eri uguale a lei e ti facevi sempre i codini come in quel video.... Chiusi gli occhi per tentare di ricordarmi quale fosse.
Baby one more time. Lei non aveva problemi di memoria, invece.
Esatto, le dissi con un gran sorriso.
Bianca mi osserv da lontano con gli occhi trasognanti, poggiata al bancone di legno invecchiato che divideva la piccola cucina dal salotto. Bei tempi. Si perse in chiss quali pensieri e poi si risvegli dall'incanto. Allora, ti va una pizza? Aspettavo te per ordinare perch non so come ti piace.
I miei gusti per la pizza non sono cambiati. Pizza ai quattro formaggi da Jerry's, le feci l'occhiolino. Altrimenti margherita.
Jerry's andr pi che bene. Fece un giro su se stessa per cercare qualcosa e si ferm all'improvviso. Sempre che riesca a ricordarmi dove ho messo il telefono.
Prendi il mio, fai prima. Tasca destra del giaccone. Mi voltai di nuovo verso la sua collezione musicale e mi imbattei in un cd di Dave Stevens; non potei fare a meno di pensare a Frankie.
In quell'istante, per, sentii il rumore dei tacchi di Bianca sul tappeto e seguii con lo sguardo la sua figura dalle curve generose che raggiungeva il mio giaccone per servirsi del cellulare. Quando mi accorsi di averle fissato il culo per tutto il tempo che aveva impiegato a raggiungere l'ingresso, mi girai di scatto.
Mi concentrai ancora sui dischi e ne scovai uno dei miei. Era il mio secondo album, Say it with music. Era il cd pi pop che avessi mai inciso. In pratica mi era stato imposto dalla casa discografica per attirare pi pubblico possibile, ma ero riuscito a mantenere qualche assolo blues di chitarra tra tutte quelle sonorit elettroniche.
Bella chitarra!, la voce entusiasta di Bianca mi fece tornare alla realt.
Cosa?. Poi mi venne in mente la foto di Black Coffee - la chitarra costruita da Frankie - che avevo scelto come screensaver del cellulare. Ah, la chitarra. S,  la pi bella che ho.
Altro che quella con cui suonavi a scuola, alle feste o solo per me. Me la ricordo, sai?
Ce l'ho tuttora. Ne avevo tante di chitarre, ma la prima era speciale perch ci avevo imparato a suonare.
Non avevo dubbi. Per te era pi importante di qualsiasi altra cosa. Anche della ragazza che dicevi di amare e che hai lasciato con un bigliettino. Ed ecco che alla fine quel discorso era venuto fuori.
Bianca.... Ci tenevo a scusarmi per come mi ero comportato.
Lei per mi blocc all'istante. Non scusarti, lo hai gi fatto con Who Knows. Volevo solo rinfacciartelo, ridacchi sadica. C'era da aspettarselo, l'avevo trattata di merda.
Mi lanci un'occhiata di sfuggita e ordin le pizze.
Che ne dici di un bicchiere di vino mentre aspettiamo?
Okay. Continuai a leggere gli altri titoli dei cd e arrivai a Lost, il mio ultimo album. Lo sfilai dalla pila e mi alzai per esaminarlo. Era la versione deluxe, quella che comprendeva sia il cd con le canzoni, sia il dvd con il making of, i contenuti inediti - improvvisazioni in liveroom - e i frammenti di video girati durante le registrazioni in studio e sul tetto grazie a Frankie dietro alla videocamera.
Ho solo vino rosso, disse, sparendo al di sotto del bancone per cercare una bottiglia.
Peccato, preferisco quello bianco, la stuzzicai. La vidi far capolino dal bancone per farmi una smorfia.
Mi dispiace ma dovrai accontentarti. Mi lanci uno sguardo di sfida. Non puoi avere sempre quello che vuoi. Ti hanno abituato male.
Scoppiai a ridere. Su questo hai ragione. Lo hai ascoltato tutto?, agitai in aria la custodia doppia di Lost.
S. Si arm di apribottiglie per stappare la bottiglia di vino. Ovvio che s. Non mi sono mai persa una tua canzone, quindi non potevo lasciarmelo sfuggire. E, tolse il tappo con un sonoro plop, devo ammettere che  il migliore fra i tuoi.
Me l'hanno detto, s, mi vantai. Hai preso la versione deluxe.  venuto bene il making of, vero?. Avevo scelto i video di persona perci ci tenevo a sapere che cosa ne pensasse.
Be' s. Bianca prese due calici. Volevo vederti in studio. Per gli altri cd non hai mai fatto niente del genere ed ero curiosa. Riemp per bene i due calici. Dopo aver ascoltato Who Knows avrei voluto chiamarti, ma  un po' difficile mettersi in contatto con te, lo sai vero?, ridacchi nervosa. Cos ho lasciato perdere, ma mi ha fatto piacere sapere che a distanza di tanto tempo ti ricordavi ancora di me.
Alzai le sopracciglia. Te lo dovevo, B. Non l'ho scritta solo per scaricarmi la coscienza, ma per lanciare un messaggio a tutte quelle che ho fatto soffrire. Te per prima.
Ah, ne sono onorata, si prese gioco di me, tu s che sai come far sentire speciale una donna. Mi hai messa nel mucchio. Scosse la testa con un sorriso derisorio sulle labbra.
Di, B., hai capito cosa intendo.
Ma s, mi fece un cenno. Ti sto prendendo in giro, JayJay. Era una vita che nessuno mi chiamava cos. Scommetto che nessuno ti ha pi chiamato JayJay.
Scossi la testa. No, infatti. Neanche i miei fratelli mi chiamavano pi cos da quando ero diventato famoso. Mi ero meritato il loro rispetto, evidentemente.
Bianca mi si avvicin e mi porse il calice senza distogliere lo sguardo dal mio. Brindiamo, propose.
A cosa?. Cominciai a sudare.
Vediamo.... Fece una pausa. A due... ex che si sono ritrovati dopo tanto tempo. Quindi da una cena tra due vecchi amici si era trasformata in una cena tra due ex. Interessante.
Ebbi l'istinto di correre a gambe levate verso la porta, ma ormai era troppo tardi. Non potei far altro che brindare con lei. A due ex che si sono ritrovati dopo tanto tempo, ripetei prima di prendere un sorso dal mio bicchiere. Bianca invece tracann buona parte del vino tutto d'un fiato per poi lanciarmi uno sguardo felino. Perch avevo l'impressione che mi stesse guardando come il lupo che aveva appena avvistato Cappuccetto Rosso? Di solito il lupo ero io, ma quella sera pi che un predatore mi sentivo una preda ambita, prelibata e succulenta. Odiavo ammetterlo ma un po' mi faceva piacere ricevere le sue attenzioni e quegli sguardi espliciti.
Ti faccio fare il tour della casa intanto che aspettiamo le pizze. Mi tolse il bicchiere di mano e lo poggi insieme al suo sopra al mobiletto della tv; poi mi afferr un braccio e mi trascin in giro per l'appartamento. Sperai non fosse una scusa per trovarci da soli in camera sua con un letto vuoto a disposizione. Invece, al contrario di quanto avevo pensato, Bianca la sua camera - con il letto matrimoniale ordinato e pieno di cuscini - me la indic soltanto mentre si sofferm molto nella stanza adiacente che conteneva giocattoli e due letti formato nano, come li aveva definiti lei scherzandoci su. Mi raccont di quanto fosse fortunata ad avere due figli di cinque e tre anni, ma quanto la facessero dannare e di quanto a volte invidiasse le altre donne spensierate e senza problemi. A volte penso che sarebbe stato meglio se avessi fatto delle scelte diverse, si confid mentre tornavamo in soggiorno, ma la sera quando li vedo dormire nei lettini, so che non potrei mai fare a meno di loro.
Sorseggiammo ancora un po' di vino e poi finalmente arriv il fattorino con le pizze.
Anche se Bianca non mi era ancora saltata addosso, non ero tranquillo; quindi provai a rilassarmi e a distendere i nervi bevendo un bicchiere di vino dietro l'altro.
In mezz'ora ci scolammo una bottiglia, tra una fetta di pizza e l'altra. Alla fine dovetti togliermi il maglione perch il caldo si fece insopportabile, specialmente quando ci trasferimmo sul divano in soggiorno.
Ti ricordi quando siamo andati a quella festa con mio fratello e l'ho fatto ubriacare per correrti dietro?. Bianca scoppi a ridere di gusto.
Poveretto, sghignazzai. Per ne  valsa la pena, no?. Fissai Bianca che aveva le guance rosse e gli occhi maliziosi.
Oh s, rise pi forte. Di chi era la festa? Di Tim o Jody? Non mi ricordo.
Jody, le rammentai. Ci eravamo chiusi in camera dei suoi genitori e tu avevi incominciato ad aprire i cassetti e a ficcare il naso.
Uhhhhh! S,  vero!. Sbarr gli occhi. Poi per qualcuno mi ha distratto.
Gi, e che distrazione, commentai con fare provocatorio.
Che scemo. Mi diede una gomitata. In quel periodo stavi ancora insieme a... come si chiamava?
Non mi ricordo, B.. Mi passai una mano sulla faccia che sembrava andarmi a fuoco.
Cyntia o Celia. Una delle gemelle Simmons, mi sembra.
O tutte e due, la stuzzicai.
Bianca rimase a bocca aperta. Allora era vero che te le facevi entrambe!.
Con una sono arrivato solo in seconda base... colpa tua, a quella festa mi hai impedito di finire la partita....
Che hai finito con me, per, intervenne. Una gran bella partita, tra l'altro.
E ne sono seguite molte altre, ancora pi eccitanti. Incrociai il suo sguardo e ingoiai a fatica la saliva. Era stata la mia ragazza per tutto il secondo semestre dell'ultimo anno. Lei aveva un anno in meno, ma a letto ne sapeva pi di me e Travis messi insieme, quindi con la scusa delle ripetizioni ci vedevamo per fare sesso. Tanto. Tantissimo sesso. E non si risparmiava mai. Per lei era amore, per me invece era un passatempo fino al diploma. Ero sempre stato un grandissimo stronzo con le donne, fin da adolescente.
Il sorriso di Bianca si spense. Rimanemmo in silenzio finch sentii la mano di Bianca accarezzarmi la coscia. Come l'ultima volta, si schiar la voce, quando sei rimasto a dormire a casa nostra, parl a bassa voce, quasi in un sussurro. Lo facemmo nel mio letto, piano, senza far rumore, perch nella stanza accanto c'erano i miei. Chiusi gli occhi e rivissi tutto quanto nella mia mente. Il suo respiro caldo sul collo e sull'orecchio mi fece rabbrividire nonostante stessi sudando. A quel punto Bianca mi pass una mano tra i capelli e cominci a mordicchiarmi il lobo dell'orecchio. Con l'altra mano inizi a massaggiarmi la gamba fino ad arrivare all'inguine e poi pi in alto. Abbandonai la testa all'indietro per godermi il suo tocco esperto e la sua mano che sbottonava i jeans per una maggiore intimit. Lo sapevo che sarebbe andata a finire cos, ma non avevo fatto niente per impedirlo, come se una parte di me avesse voluto arrivare a quel punto sin dall'inizio. Bianca prese a massaggiarmi e a baciarmi il collo con sempre pi passione e io la lascai fare. Il vecchio Jayden era tornato: l'occasione era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Poi si mise seduta a cavalcioni su di me e mi baci. Non perse tempo in baci lievi, ma cerc subito la mia lingua con avidit, mentre mi si strusciava addosso, dopo essersi alzata il vestito fino ai fianchi. D'istinto feci scorrere le dita sulle sue gambe velate dalle calze vellutate e raggiunsi il sedere sodo e ben tornito. I suoi gemiti si fecero sempre pi vogliosi, come i suoi baci, e i suoi movimenti rapidi ma ben decisi, tanto che mi venne voglia di sbatterla al muro e farmela senza tante cerimonie. Fui davvero sul punto di cedere alla tentazione, ma mi resi conto che, se non mi fossi fermato, me ne sarei pentito per tutto il resto della mia vita.
La passione  un attimo, l'amore  un attimo che resta.
La passione svanisce, mentre l'amore lascia un segno sul cuore difficile da cancellare.
Rividi il volto di Frankie mentre sorrideva, oppure mentre si arrabbiava con me o si concentrava nell'esecuzione di un pezzo. Fu come ricevere un pugno nello stomaco. Era il momento di decidere: potevo continuare oppure fermarmi prima di fare una grandissima e irrimediabile cazzata. Sbarrai gli occhi. Bianca, la chiamai senza fiato.
Mi rispose con un mugolio, ma non si ferm, anzi, continu a baciarmi di prepotenza e a palpeggiarmi nelle parti basse. Cristo Santo. Mi lecc il labbro inferiore come se stesse assaporando un cono gelato o un cucchiaino di panna.
Ti voglio, Jay, mi sussurr sulla bocca. Ora. Tolsi la mano dal suo fondoschiena e mi voltai dall'altra parte quando riprov a baciarmi.
Ripresi fiato. Bianca, la chiamai con pi decisione, in modo da attirare la sua attenzione.
Che c'?. Si ferm a qualche centimetro dalle mie labbra per guardarmi negli occhi.
Fermati, sussurrai.
Ho fatto qualcosa che non va?. Allent la presa su di me e dovetti stringere i denti per resistere ai miei impulsi. Lo so che mi vuoi anche tu. Il suo seno si alzava e si abbassava contro il mio petto, facendomi mancare l'aria. Mi sarebbe piaciuto ricordare i bei tempi andati con lei, ovviamente. Ma c'era una sola donna che volevo e non era Bianca. Ora dovevo solo trovare il modo per dirglielo evitandole un'umiliazione.
Non  che io non voglia..., ingoiai con fatica. Non mi ponevo spesso il problema di come respingere una donna, quindi non riuscivo a trovare le parole giuste.  che....
Prometto che la tua fidanzata non lo verr a sapere, cerc di convincermi con un sorrisetto furbo, mordendosi poi il labbro inferiore con fare sensuale.
Il sentir nominare la mia fidanzata mi fece rinsavire del tutto. Era il caso di mettere una certa distanza tra di noi, quindi le afferrai la mano impegnata a toccarmi da sopra i boxer e la costrinsi a mollare la presa. Mi riabbottonai i jeans in fretta con ancora Bianca seduta a cavalcioni che mi osservava incredula.
Mi dispiace, B., le dissi infine. Non  colpa tua. Sei, wow, sorrisi amaro, sei uno schianto, ma non posso. Non posso proprio. Sono innamorato di Frankie.
Vabb, ma lei non  qui, torn all'attacco con un bacio rubato dal quale mi ritrassi subito.
Avevamo bevuto troppo, ma non ero mai stato cos lucido. Ti sbagli, perch lei  qui, mi sfiorai una tempia con l'indice. Ma soprattutto qui, mi poggiai la mano sul cuore.
Bianca si sofferm a studiare la mia espressione e pian piano si ritrasse, mettendosi seduta accanto a me sul divano, con il fiato corto e gli occhi lucidi. Mi si strinse il cuore nel vederla cos e avrei tanto voluto evitare di arrivare a quel punto. Le poggiai una mano sulla spalla con delicatezza ma lei si scans.
Stavo per riprendere la parola e infrangere quel silenzio imbarazzante, quando venni distratto dallo squillo del mio cellulare, che era rimasto sul bancone accanto alle scatole di pizza vuote.
Devo rispondere, scusami. Mi alzai di scatto dal divano, pensando a come togliermi da quella situazione. Non avevo tradito Frankie, giusto? Un bacio e qualche palpatina non erano da considerarsi un tradimento vero e proprio, no? Porca troia. Ero, sono e rimarr sempre il solito stronzo, mi dissi.
Cercai di non pensare a ci che avevo appena fatto durante il tragitto fino al bancone. Di sicuro  Bernie. Non si fa sentire da mezza giornata, riflettei evitando di concentrarmi su Bianca. O magari era Frankie. Sperai di no, perch in quel momento non era il caso di parlarle o avrei combinato un altro casino.
Afferrai il telefono e vidi subito la faccia di mio fratello Ed. Risposi subito. Dimmi, Ed.
Ehi, Jay. La sua voce era bassa e particolarmente affranta. Non prospettava niente di buono. Dove sei?
Ehm, mi schiarii la gola. In studio.
A quest'ora?
S, Travis, mi voltai indietro verso Bianca, mi ha dato le chiavi e quindi....
Okay, non ti allarmare, va bene?. Il suo tono non era rassicurante, neanche un po'.
Che  successo?. Pensai subito a mio padre.
Pap ha avuto una crisi, disse e mi appoggiai alla superficie del bancone per sorreggermi.
Rimasi in silenzio non so per quanto tempo a fissare il pavimento.
Ma s-sta bene?, chiesi, sconvolto dalla notizia.
S, adesso  stabile, rispose secco. La situazione non doveva essere delle migliori.
Vengo subito. Adesso esisteva soltanto mio padre. Non mi importava n di Bianca n di Frankie. Riattaccai all'istante, volevo precipitarmi in ospedale. Raccolsi il maglione dal bracciolo del divano e lo infilai alla svelta, poi guardai Bianca negli occhi. Devo andare adesso. Mio padre si  sentito male.
Bianca mi rispose con un cenno del capo. Spero non sia niente di grave, sussurr.
Lo spero anch'io. Riparliamo di quel che  accaduto quando vengo in studio, okay?. Per tutta risposta mi fece spallucce.
Mi alzai e corsi subito verso l'ingresso per prendere il cappotto e filarmela via.
Complimenti, Maynard. Non ti smentisci mai, mi dissi mentre uscivo dall'appartamento di Bianca e mi precipitavo verso il portone. Sei il solito testa di cazzo.
Con una differenza sostanziale: ero perdutamente, fottutamente e inguaribilmente innamorato di Frankie.
Lo sapevo gi, ma ora ne avevo anche la prova.


Capitolo otto
Indossa la tua armatura

Frankie
Cerca i miei video su YouTube. Il mio canale si chiama MasonRazeAll.
Per curiosit cercai su YouTube i video di Mason mentre aspettavo il treno alla fermata della metro a un isolato di distanza da casa mia, per recarmi al Rock Botton per il turno pomeridiano. Mi ero ripromessa di vederli la sera prima, ma mi ero addormentata per la stanchezza. Sul suo canale c'erano davvero un sacco di video, pi di un centinaio, tra tutorial, lezioni base e cover di canzoni famose. Nei video si vedeva soltanto la chitarra e met del corpo - il volto no, per ragioni di privacy e per il suo blocco emotivo - e mi parve di intuire che avesse una buona impostazione; si notava che aveva delle ottime basi ma era carente di tecnica, forse poich era autodidatta. Di stile per ne aveva da vendere. Al contrario di suo fratello che suonava al Blue Chicago, che eccelleva nella tecnica ma era un po' anonimo. A Mason, oltre che un corso per l'autostima, servivano delle lezioni di teoria musicale. Non che suonasse male, ma in alcuni passaggi era un po' rozzo nell'esecuzione.
Continuai a guardare i video seduta nel vagone e mi ritrovai a sorridere da sola dopo aver sentito le prime note di Weaving, la ghost track contenuta nel disco di Jayden, per met composta da me. Nell'esecuzione di Mason era contemplata solo la parte di Jay, senza l'intreccio tra le due chitarre.
Una volta arrivata alla mia fermata, dovetti interrompere la visione dei video, ma avevo gi il materiale per esprimere un giudizio quasi competente a Mason. Non ero diplomata in conservatorio e non ero neanche una docente abilitata, ma ero una costruttrice di chitarre e potevo dire di conoscere qualche trucchetto in pi come musicista, grazie all'esperienza in liuteria. Anche se avevo deciso di non suonare pi, volevo mettere la mia conoscenza a disposizione di Mason.
Quel pomeriggio per evitare di iniziare il turno in ritardo mi ero gi preparata con la divisa - maglia con il marchio del Rock Bottom e jeans -, perci mi precipitai nello spogliatoio solo per togliermi il cappotto, indossare il grembiule corto e raccogliermi i capelli in una coda alta.
Incrociai Mason qualche volta, ma tra ordinazioni e tazze di caff non ebbi proprio il tempo di fare due chiacchiere con lui.
Riuscii a intercettarlo solo dopo cena, proprio mentre si avvicinava al bancone per scambiare qualche parola con Wally e Lana.
Ti ho visto, gli tesi un agguato alle spalle, piombandogli accanto di colpo.
Mason sobbalz, voltandosi verso di me. Cosa?, sembr cadere dalle nuvole.
Alzai gli occhi al cielo. Ti ho visto, ripetei. Su YouTube.
A quel punto sgran gli occhi ed esplose in un Ahhhhhh! Davvero?.
Annuii e mi sedetti sullo sgabello.
Or dunque?. Aspettava il verdetto con trepidazione, ma decisi di torturarlo un po'.
Poggiai i gomiti sul bancone. Purtroppo non ho visto tutti i video perch non ne ho avuto il tempo. Sono tantissimi.
E?, mi incalz. Pendeva dalle mie labbra.
Non sei male.
Non sei male, per cosa?, intervenne Lana. Appena mi aveva visto avvicinarmi a Mason aveva drizzato le antenne e aveva interrotto le pulizie dietro al bancone per raggiungerci.
Come chitarrista, si sbrig a spiegarle. Poi si volt verso di me, prima che Lana potesse rispondergli. Quindi accetti la mia proposta?.
Lo fulminai con lo sguardo, facendo un lieve cenno del capo a Lana per fargli capire che non avevo intenzione di parlare di fronte a lei. Mason scosse la testa confuso, poi parve cogliere il problema. Dimmi solo s o no.
Ci pensai ancora un po', valutando i pro e i contro. Gi sapevo che me ne sarei pentita. S, sospirai. Va bene.
Sorpreso, Mason mi strinse in un forte abbraccio pieno di gratitudine, che per venne scambiata da Lana per un interesse fisico. Trovatevi una stanza se proprio non vi trattenete, sbott e poi se ne and via a passo svelto, borbottando tra s e s.
Storsi la bocca. Mi sa che se l' presa, dissi staccandomi da Mason.
Ma no! Io e lei non stiamo mica insieme.
Ma lei vorrebbe, commentai.
Tu dici?, si stran, alzando un sopracciglio.
Dico, dico, annuii con convinzione.
Per ora  meglio di no, mi fece l'occhiolino. Non  nel mio stile flirtare con due ragazze allo stesso tempo.
Mason, lo freddai con un'occhiataccia. Non stai flirtando con me, vero? Ti ho gi detto....
Lo so, ma hanno notato tutti che tra di noi c' stato un rapido avvicinamento e, dato che tu non dai confidenza a nessuno,  risultato strano. Lasciamoglielo credere, no?
Come ti pare. Feci spallucce.
Allora? Quando cominciamo?
A fare che?, si intromise Wally stavolta. Pass lo strofinaccio che aveva in mano sulla superficie di legno per lucidarla anche se era pulita.
Il..., mi misi una mano a lato della bocca per non farmi sentire da Mason, il suo controllo dell'ansia, sussurrai. Le feci segno col capo indicandole Mason.
Wally aggrott la fronte. Voi due mi piacete poco, fece schioccare la lingua. Per me uscite insieme.
S, Wally, sospirai esasperata, usciamo insieme. Alzai il tono, forse troppo perch Wally mi rivolse uno sguardo indecifrabile. Poi sentii sbattere qualcosa sul bancone e notai Lana bloccarsi per un istante e poi fuggire via. Oh perfetto, bofonchiai tra me e me.
Ecco, almeno adesso tutti sappiamo come stanno le cose. Wally alz le mani in alto, come a volerci dire: Contenti voi. Dopodich se ne and senza aggiungere altro, forse per raggiungere Lana, spettegolare sulle ultime novit e consolarla.
Fantastico, mi lasciai sfuggire. Ora lo sapranno tutti.
Meglio cos. Almeno non faranno pi domande su di te e il tuo piccolo segreto sar al sicuro, gongol tutto soddisfatto Mason.
Ma Lana ti piace, gli feci notare. E a lei piaci tu.
Io me ne voglio andare da Chicago, quindi non potrei stare comunque con lei, parl a bassa voce. Non voglio fare il cameriere per tutta la vita. Voglio essere come te.
Come me?, risi aspra. Non so se ti conviene.
Non riuscii a convincerlo. Tu non capisci. Mi lanci un'occhiata determinata. Il mio sogno  quello di suonare insieme alla gente che conta. Solo che ho questo stupido blocco che mi impedisce di fare le audizioni.
Okay, okay, tagliai corto. Non devi convincermi, ti ho gi detto di s.
Grazie, mi disse in un sospiro.
Ah, fossi in te aspetterei a ringraziarmi, lo redarguii. Non faccio miracoli. Ma non era il caso di aggiungere altro. Il pessimismo poteva essere contagioso. Domani hai il turno serale?, aggiunsi dopo qualche istante di silenzio.
S, conferm.
Bene, allora ci troviamo alla fermata qui davanti. Avevo gi in mente un'idea. Porta la tua chitarra acustica.
Eh?. Ora ero sicura di avere la sua massima attenzione.
Hai capito bene. Gli diedi due pacche sulla spalla. Ci vediamo domani mattina, intorno alle otto. Scesi dallo sgabello con un balzo.
Ma  troppo presto!, grid.
Allora alle nove, ribattei mentre mi allontanavo per andare a sgomberare i due tavolini che si erano appena liberati.
 presto nel senso che non pensavo di cominciare domani, ribatt, prima che potessi sfuggirgli. Lyn!, mi richiam. Che hai intenzione di fare?, mi domand preoccupato. Non lo degnai di un'occhiata e continuai a camminare con il sorriso sulle labbra. Ci sarebbe stato da divertirsi, l'indomani.
Aiutando Mason a risolvere i suoi problemi, forse non avrei dovuto pensare ai miei. Per un po', almeno.
Mi concentrai sul lavoro fino alla fine del turno e poi me ne tornai a casa. Non feci in tempo a poggiare la testa sul cuscino che mi ero gi addormentata.
Purtroppo mi dimenticai di puntare la sveglia, perci dormii fino alle nove passate, orario in cui avrei dovuto incontrarmi con Mason alla fermata della metro. Quando me ne ero accorta mi ero alzata in fretta e furia con un Dannazione! stretto tra i denti.
Indossai i jeans e un maglione alla velocit della luce mentre correvo verso il bagno, rischiando di inciampare pi di una volta. Poi presi il borsone con la divisa perch non sapevo quanto mi sarei intrattenuta in compagnia di Mason e corsi via come il vento. Durante il tragitto fino al luogo dell'incontro, pensai a qualche rimedio per aiutarlo a sbloccarsi, ma l'unica soluzione possibile, con quel tipo di fobia, era la terapia d'urto.
Una volta a destinazione, zigzagai tra la gente accalcata sulla banchina e mi guardai intorno in cerca del volto da bambino cresciuto di Mason. Mi bloccai di colpo una volta intravista la sua figura longilinea da elfo, con un cappellino di lana sulla testa e la chitarra in spalla, impegnato a guardarsi intorno ma senza in realt vedere nulla se non la sua paura. Ehil!, gridai, facendolo sobbalzare. Buongiorno!, gli dissi col sorriso sulle labbra.
Chiuse gli occhi e inspir a fondo. Era un fascio di nervi.
Rilassati, ridacchiai.
La fai facile tu, rispose, fissando un treno in arrivo. Osserv le porte che si aprivano, forse con la voglia di rifugiarsi all'interno di quei vagoni piuttosto di starsene l con me. Nei suoi occhi blu lessi impazienza, ma anche una buona dose di terrore. Stava combattendo una guerra interiore tra la voglia di suonare e il timore di farlo davanti a tutti. Se non avesse vinto la sua fobia, sarebbe stato per sempre un musicista a met.
Scusa il ritardo, gli dissi pi per distrarlo che per altro.
Pensavo non arrivassi pi.
Ci speravi, di' la verit!, scherzai. Ma lui rimase serio. Quel giorno non era di buonumore. Sei pronto?.
Scosse la testa intimorito. No, per niente. Non me la sento.
Lo guardai in tralice. Mi hai chiesto aiuto, gli feci notare. E adesso fai come ti dico, senn me ne tiro fuori, lo minacciai.
Ciondol la testa. Non posso suonare qui, alz una mano per indicarmi tutt'intorno. Davanti a tutti.
Dove avevi intenzione di suonare per cominciare a risolvere il tuo problema?
Non ne ho idea, si sbrig a dire.
Ho scelto questo posto, gli feci notare, perch in metro  come essere invisibili, anche se c' sempre un viavai di gente. Mason non parve assolutamente convinto. Provai a fare un altro tentativo. Guardati intorno, gli suggerii. Non ti soffermare sul numero totale di persone, ma studia i loro volti e fai caso a quello che stanno facendo.
La maggior parte della gente stava correndo per salire sul treno oppure era impegnata a farsi gli affari suoi, ascoltando la musica nelle cuffie o con la testa china sugli schermi di tablet e cellulari. Cosa vedi?.
Lui mi lanci un'occhiata dall'alto come a volermi dire: Ma mi prendi in giro?, poi per si volt in direzione del treno in movimento e della banchina quasi del tutto sgombra. Altre persone stavano scendendo le scale per sostituire le altre che se ne erano appena andate, come in un ciclo costante e ripetitivo. Mason strinse le labbra, incerto sul da farsi. A un certo punto mi sembr di essere riuscita a convincerlo, ma poi chiuse gli occhi, avvilito. Vedo troppa gente.
Sbuffai. Di questo passo non ci riuscirai mai.
Non ti ho detto che sarebbe stato facile, infatti, ribatt a tono.
Quindi sei venuto fin qui per poi rimanere a guardare la gente come un pesce fuor d'acqua senza fare nulla?
Quando me l'hai proposto sembrava una buona idea, adesso un po' meno. Si sistem la chitarra in spalla perch la tracolla stava scivolando sulla manica del suo giubbotto imbottito.
Vuoi tornare a casa senza neanche aver tentato?, lo stuzzicai. Non vuoi accennare neanche un accordo piccolo piccolo?. Gli feci gli occhi dolci. Non era nel mio stile, ma non sapevo pi cosa inventarmi per farlo suonare.
Mason scosse la testa, come un bimbo piccolo in preda allo sgomento. Stava soffrendo molto e, a giudicare dal rossore sulle guance, era in evidente imbarazzo.
Okay, allora me ne vado, gli annunciai, stizzita. Stavo per muovere un passo, ma Mason mi afferr per un braccio.
Aspetta. Ormai avevo capito che con lui le buone maniere non funzionavano. Prima suoni tu, cos vedo se le persone si voltano.
Scoppiai a ridere. Tu sei tutto scemo. Io non suono.
Perch? Hai paura?, mi provoc.
Ho abbandonato la musica, gli risposi seria. E non voglio pi toccare una chitarra per il resto della mia vita.
Esagerata, mi riprese. Non puoi sapere cosa ti riserva il futuro.
Stavo per ribattere, quando mi venne in mente un'altra idea. Hai mai provato a suonare in luoghi aperti invece che al chiuso?.
Mason alz un sopracciglio. Tipo in aperta campagna? Ti ricordo che siamo nel centro di Chicago....
Sbuffai. Non in aperta campagna. Intendevo al parco o in qualche piazza.
Ah!. Alz lo sguardo in alto, come a prendersi del tempo per riflettere. Poi scosse il capo con energia. No, non mi pare.
Magari all'aperto ti senti meno oppresso, forse  una strana forma di claustrofobia.
In casa mia per suono. Non  questo il problema.  il pubblico che mi d fastidio.
Feci un gran respiro. Allora non so pi che dirti. Non riesci neanche a togliere la chitarra dalla custodia. Cercai di spronarlo.
Ci riesco, invece.  con tutto il resto che ho qualche difficolt, si corresse, molte difficolt.
Di cosa hai paura esattamente? Di sbagliare mentre le persone ti guardano, oppure di essere al centro dell'attenzione?
Tutte e due le cose, sospir col morale a terra.
Mmh, mugolai comprensiva. Sei messo peggio di quanto pensassi.
Ti ringrazio per l'osservazione e per l'incoraggiamento. Abbass lo sguardo per fissarsi le punte delle scarpe.
Gli tirai una gomitata. Sei un fifone, ridacchiai. Comunque, se ti pu consolare, attirai di nuovo la sua attenzione e mi ritrovai due occhi blu scoraggiati puntati dritti nei miei, anch'io entro, mi corressi subito, entravo nel panico ogni volta che dovevo suonare davanti a qualcuno alle audizioni o ai concerti.
E a cosa pensi per scacciare via la paura?.
Mi vennero subito in mente i consigli che mi aveva sempre dato nonno Frank. Ogni volta che avrai paura fai un respiro profondo e chiudi gli occhi. Quando li riaprirai, la paura sar sparita, gli dissi.
Il tuo trucchetto  prendere un respiro profondo e chiudere gli occhi?. Alz le sopracciglia. Be', con me non funziona.
Hai provato anche a suonare a occhi chiusi?, tentai.
S, niente da fare.
Bendato?, provai ancora.
Scoppi in una risata nervosa. Cosa? No.
Vuoi provarci?. Gli feci segno di abbassare il berretto fino a coprirsi gli occhi. E per sicurezza chiudi anche gli occhi.
Si morse il labbro inferiore, quasi tentato, ma alla fine desistette. No, Frankie. Non ce la faccio.
Perch parti prevenuto. Te l'ho detto,  una questione psicologica. Prendila con filosofia, aggiunsi, con leggerezza, come se ti trovassi a casa tua a fare qualche esercizio per tenerti in allenamento. Non fare caso alla gente.
Ho gi tentato, fece spallucce. Non funziona. Sono un caso senza speranza.
Forse avevo un'altra carta da giocare. Allora facciamo una cosa. Si erano raggruppate un po' di persone nel frattempo. Sai che mio nonno aveva una liuteria e che fabbricava chitarre?. Attesi un suo cenno di conferma e poi proseguii. Da bambina, quando ancora non sapevo suonare bene e mi inceppavo sempre negli accordi, mi vergognavo da morire ad esibirmi davanti a tutti, soprattutto davanti a mia madre. Non so perch, ma avevo paura di deluderla, perci mi rintanavo nel magazzino insieme a mio nonno che mi ascoltava dandomi consigli e mi correggeva ogni volta che sbagliavo. Ai saggi di fine anno era una tragedia, perch era una delle poche occasioni in cui mi capitava di suonare in pubblico. Feci una pausa e mi avvicinai a Mason in modo che potesse sentirmi meglio perch incominciava ad esserci troppo rumore. Allora sai cosa mi diceva mio nonno?. Mason mi rispose con una scrollata di spalle. Che dovevo comportarmi come un cavaliere, non come una principessa viziata.
Mi stai dando della principessa viziata, Frankie?, mi lanci un'occhiataccia.
No, scoppiai a ridere. Ti sto suggerendo di comportarti come un cavaliere.
Mi guard dritto negli occhi. Ah, ora mi  tutto chiaro, comment sarcastico.
Un cavaliere indossa sempre la sua armatura per proteggersi. Sembra un discorso per bambini, ma il concetto vale anche per gli adulti, dissi sicura di me, con fare superbo. Per i chitarristi l'armatura equivale alla chitarra stessa. Io l'ho sempre vista come una corazza, qualcosa che si frapponeva tra me e le persone. Qualcosa che mi isolava, come una parete insonorizzata. O come una sorta di maschera dietro alla quale nascondermi.
La chitarra come armatura, ripet lentamente.
Esatto.  la chitarra stessa la tua arma di difesa. Confermai facendo s con la testa. Devi prendere l'energia dalle vibrazioni del legno e pensare a qualcosa, o qualcuno, che ti distragga da tutto ci che non sia la musica.
Mason esit ancora e fiss il vuoto perso in chiss quali ragionamenti.
Poi schiocc le dita di una mano. Okay, proviamo!, url, all'improvviso entusiasta.
Ottimo!, gli diedi una pacca sulla spalla come incoraggiamento.
Per devo guardarti negli occhi, perch il tuo sguardo mi d sicurezza.
Ti sto guardando.
Be', non smettere.
Va bene. Mettiti seduto sulla panchina e io ti guardo mentre suoni. Che aspetti?.
Mason trattenne il fiato qualche istante. Si tolse la custodia dalla spalla, la appoggi sul pavimento, la apr, afferr la chitarra con una mano e si mise seduto. Fece un gran respiro, neanche si stesse preparando per immergersi nell'acqua.
Indossa la tua armatura, gli ricordai.
A quel punto si mise la chitarra a tracolla e la sistem sulla gamba destra. Era una Fender semplice, in legno chiaro, senza segni distintivi o decorazioni; era solo un po' graffiata per l'usura sul battipenna scuro. Se l'aveva ridotta in quello stato, doveva suonare per ore intere, fino all'esaurimento.
Si mise a fissare la chitarra con sguardo vacuo, come se avesse resettato il cervello. Sai cosa fare, no?, imitai le movenze di un chitarrista rock. Dita della mano sinistra sulle corde e con la destra dai il ritmo, lo incoraggiai. Lui si guard ancora una volta intorno, fissando le persone come fosse un bimbo spaurito.
Non guardarti intorno, lo ripresi. Occhi a me. Agitai in aria le braccia per attirare la sua attenzione. Ora suona, lo incitai di nuovo. Prova con.... Su due piedi non mi venne in mente neanche una canzone. Qualche sessione di Andrew York.
Ora pretendi troppo, mi ammon. Accontentati di qualcosa di semplice, fece un respiro profondo, sempre se riesco a mettere insieme un'intera armonia.
Mason piant lo sguardo nel mio e inizi a posizionare le dita per il primo accordo. Si morse il labbro inferiore e attacc a suonare. Con tutto il frastuono della metro non si sentiva quasi nulla, ma almeno aveva fatto un grande passo in avanti. Non ti sento!, gli urlai.
Prese coraggio e si mise a suonare con pi energia. Non riconobbi la canzone, quindi o stava improvvisando sul momento, o quella canzone l'aveva scritta lui.
And alla grande, almeno fino al momento in cui distolse gli occhi da me; si gir a sinistra e tronc di netto la canzone, bloccandosi all'istante con lo sguardo fisso, come se avesse visto un fantasma. Per curiosit mi voltai anch'io e notai che accanto a me si erano aggiunte due o tre persone; una di loro si stava chinando per fare la sua offerta all'interno della custodia aperta della chitarra. Purtroppo Mason si deconcentr e la fobia di suonare in pubblico torn alla carica. Aveva le guance in fiamme e avrei voluto aiutarlo in qualche modo, ma non sapevo come. Eppure lui riusc a cavarsela anche senza il mio intervento, inclinando la testa in avanti a mo' di ringraziamento. Approfittai del fatto che stava per arrivare un treno per toglierlo d'impiccio.
Ehi, sbrigati senn perdiamo anche questo, gli indicai il binario alle mie spalle con il pollice.
Mason prese la palla al balzo e si alz di scatto per riporre la chitarra nella custodia.
Mi affianc mettendosi la tracolla in spalla. Grazie, si lasci andare a un sospiro di sollievo.
Non abbiamo mica finito, gli feci l'occhiolino. Passiamo alla prossima fermata.
Per oggi  sufficiente, no?
No, no, fui irremovibile. Quando un cavaliere cade da cavallo deve risalire subito in sella. Lo presi sottobraccio e lo costrinsi a seguirmi all'interno del primo vagone.
Ancora con questa storia del cavaliere..., alz gli occhi al cielo.
Non ti lamentare. Sei stato tu a chiedermi aiuto.
E me ne sto pentendo. Trovammo un solo sedile libero e lo lasciai a Mason che faticava a stare in piedi per la tremarella. Sto sudando, sbuff mentre si toglieva il berretto e se lo sventolava davanti al volto.
Di, allora cambiamo location. Andiamo nel parco. Ci saranno due gradi fuori, sghignazzai.
Divertente, comment. Da scompisciarsi dal ridere, ah ah.
Non riuscii a trattenere le risate, dimenticando del tutto i problemi che mi perseguitavano. Cosa che non succedeva ormai da parecchio tempo.
La musica, dopotutto, non distruggeva e basta. Forse mi ero sbagliata.
O forse, pi semplicemente, la musica non era per tutti.
Forse il vero caso senza speranza ero io, non Mason.
Ma c'era una sottile differenza tra me e Mason: lui voleva superare le sue paure. Io no.
Non in quel momento, almeno.
Predicavo bene, ma poi alla fine la vera fifona ero io.


Capitolo nove
Sei tu l'esperto

Jayden
Ero rimasto tutta la notte nella stanza d'ospedale di mio padre, mentre i medici svolgevano esami su esami per capire quali fossero stati i danni provocati dalla crisi di quella sera e se la situazione fosse peggiorata in modo preoccupante. Il dottor Ritter era di turno e secondo lui era stata una fortuna che fosse presente nel momento in cui pap si era sentito male.
Avevo continuato a fare avanti e indietro nel corridoio facendo saltare i nervi a Ed. In seguito, era arrivato anche George in abiti civili, con gli occhi gonfi di sonno; pur di non vedermi camminare ininterrottamente era uscito fuori con la scusa di prendere qualche caff dal distributore automatico. Debra, la seconda moglie di mio padre, invece aveva mantenuto il sangue freddo e si era messa in un angolino a correggere i compiti di scienze dei suoi studenti. Non mi spiegavo come facesse a stare cos calma e tranquilla, quando mio padre faticava persino a parlare. L'avevo ignorata da quando ero arrivato e non l'avevo considerata nemmeno quando mi aveva spiegato quello che era successo a mio padre, sfoggiando il suo linguaggio forbito e i suoi paroloni del cazzo. Odiavo la sua superbia. Odiavo che trattasse mio padre con sufficienza come se per lei fosse diventato un peso impossibile da sostenere. E odiavo essere costretto a informare mia madre per telefono quando avrebbe dovuto essere l presente con noi.
Mi tranquillizzai soltanto dopo aver sentito gli aggiornamenti dal dottor Ritter. Il verdetto non fu rassicurante, ma neanche troppo grave. Mio padre era stato sedato e mandato in coma farmacologico per capire se i piccoli ematomi che aveva nel cervello si fossero assorbiti da soli con l'aiuto dei medicinali o se fosse necessario un altro intervento invasivo. Ci vorr qualche giorno per stabilirlo, disse il dottore, prima di congedarsi.
Vedere pap l disteso, intubato e sofferente, mi demoralizz nonostante le rassicurazioni del medico. Il mio umore peggior persino quando Debra, con la scusa dell'ora tarda e del fatto che il giorno dopo avesse lezione alla prima ora, si dilegu alla velocit della luce. La differenza tra lei, quarantenne, e mio padre, che di anni ne aveva pi di sessanta, si faceva sempre pi evidente ogni giorno che passava. Debra era ancora una donna piacente e che teneva al proprio aspetto, incline a diventare l'amante di qualcuno, meglio se sposato. Non mi sarei stupito se adesso che mio padre era malato, se la stesse spassando con un altro, magari pi giovane e prestante. Il tema del tradimento mi port di nuovo a pensare a quello che era successo - e quello che poteva succedere - tra me e Bianca. Non volevo diventare come mio padre, ovvero un uomo che tradiva con estrema facilit la donna che diceva di amare.
Saranno stati i postumi della sbornia che mi ero preso, la pizza che mi era rimasta indigesta o per quel dannato maglione di lana infuocata, ma non riuscivo a smettere di grondare sudore. Cos me lo tolsi e uscii dalla stanza in preda a un attacco di claustrofobia. Vagai per i corridoi fin quando arrivai in una sala d'aspetto dove mi imbattei in mio fratello George che stava bevendo l'ennesimo caff.
Appena mi vide arrivare barcollando, scatt sull'attenti e mi lanci una strana occhiata. Tutto okay?, mi domand squadrandomi in volto. Non hai una bella cera.
Hai qualche moneta per prendere un t?, boccheggiai.
Tu che chiedi a me dei soldi?, si fece una risata. Devo ancora ridarti quelli delle ultime tre rate.
Non li voglio, mi strofinai gli occhi. Avevo la vista appannata.
Cosa? Sono pi di tremila dollari, quasi url. Poi si accorse di aver alzato troppo la voce e si guard intorno per vedere se qualcuno lo avesse sentito, ma per fortuna a quell'ora della notte non c'era nessuno in quella zona dell'ospedale. Senti, sono gi a disagio perch mi hai prestato i soldi per la casa; se non posso restituirteli mi sotterro. Si impett. Sarai anche ricco e famoso, ma sei pur sempre il mio fratellino, butt gi fino all'ultimo goccio di caff. Ho il mio onore di fratello di mezzo da difendere. La sua voce era simile alla mia, soltanto pi profonda, soprattutto quando ci teneva a sottolineare il fatto che fosse pi grande di me.
S, s, feci un respiro profondo, come dici tu, George. Di solito su questo punto scherzavamo sempre, dato che ormai lui ed Ed si erano rassegnati al fatto che fossi ricco da far schifo, cos tanto da poter smettere di suonare e vivere di rendita per il resto della vita, se solo avessi voluto. Quindi, mi ero offerto di prestare i soldi a Ed, quando si era sposato con Reagan, e a George, quando si era messo in testa di comprare un appartamento da ristrutturare non lontano dalla zona in cui eravamo cresciuti. Il patto era che mi avrebbero restituito tutto a rate - come se stessero pagando davvero un mutuo - senza interessi e con pi flessibilit. Ovviamente i soldi che mi avevano restituito nel corso degli anni li avevo versati su un conto corrente intestato ai miei nipoti.
Sei bianco come un cencio, mi mise un braccio sopra la spalla. Ti senti bene?
No, sussurrai. Per niente.
A quel punto mi prese sottobraccio costringendomi a mettermi seduto su una delle sedie libere. Lo vidi mettersi una mano in tasca per prendere qualche spicciolo e infilare le monete nel distributore di bevande. T hai detto?.
Non gli risposi e prese il mio silenzio come una conferma.  per pap che stai cos?.
Sospirai. Anche.
Mmh, hai litigato con la ragazza con cui stai per colpa di quella con cui sei stato stasera?. Alzai il capo e notai che anche lui mi stava guardando, in attesa che il t fosse pronto. Allora?, mi incalz.
No, non ho litigato con nessuno.
Ma ti sei visto con una stasera, no?, insistette. Si chin per raccogliere il bicchiere mezzo pieno per passarmelo. Scotta, mi avvert quando afferrai il bicchierino. Anzich rispondere alla sua domanda, mi misi a soffiare sul t e sorseggiarlo ustionandomi la lingua. George, sentendosi ignorato, si sedette sulla sedia accanto alla mia. Rimanemmo in silenzio per un po', fin quando non resistetti pi, visto che i dubbi mi infestavano il cervello.
George?, lo chiamai.
Che?, disse di scatto, come se l'avessi svegliato all'improvviso.
Secondo te....
Mi interruppe subito con un: Oh no, no, no, con una breve risata a seguire. L'ultima volta che hai cominciato con un secondo te... mi hai chiesto informazioni su come infilarti un preservativo. Si copr gli occhi con una mano. Il discorso che vuoi affrontare  di quel genere?
Perch mi ostino a parlare di cose serie con te?
Di, cazzo. Mi diede una leggera spinta di lato, rischiando di farmi rovesciare il t sul pavimento. Stavo scherzando. Gli lanciai un'occhiataccia di traverso e aggrott la fronte. Ma  evidente che non sei assolutamente in vena di scherzi. Si gratt una tempia, accigliandosi. Non  che ti sei fatto?. Si avvicin per esaminarmi le pupille.
Lo spinsi via. Ma sei scemo? No che non mi sono fatto. Sono pulito da anni, ormai.
George alz le mani in segno di resa. Scusami tanto, fratellino, ma i sintomi sono un po' sospetti: sudorazione eccessiva, stato confusionale, nervosismo, suscettibilit.... Lasciai che finisse di elencare i segnali di una crisi di astinenza, che potevano benissimo valere anche per una congestione. Per non parlare del pallore della tua pelle e delle occhiaie. Mi diede una gomitata e mi lanci uno sguardo malizioso. Dimmi un po', le tue pollastre di Hartford ti hanno organizzato un bel party a base di coca e birra?, insinu. Quando sono arrivato a casa te ne stavi andando di fretta, mi fece un ghigno. E non dirmi che stavi correndo in studio per registrare perch non me la bevo. Sono nato prima di te. Quel tipo di fretta  dovuta a una donna e al fatto che non te ne scopi una da mesi.
Mi pentii di avergli raccontato di essermi innamorato di Frankie e tutto il resto. Potrebbe essere.
George fece un fischio. Per! Penso che Ed mi debba un centone. Aveva detto che avresti resistito e invece....
No, aspetta un momento, lo interruppi contrariato. Avete scommesso cento dollari sul mio rapporto con Frankie?.
Annu. Cos per farci due risate, Jay, non te la prendere.
Ah, buono a sapersi. Presi un sorso di t ancora fumante per riscaldarmi lo stomaco. Ma non so chi di voi due abbia vinto la scommessa, fu il mio turno di fare lo spocchioso. Non te la prendere, gli feci un sorrisetto sarcastico.
In che senso?. Rimase a bocca aperta con la sua classica espressione da scemo che sfoggiava ogni volta che non capiva un concetto.
Feci un respiro rumoroso dal naso. Nel senso che nessuno di voi due ha vinto o perso, feci la voce grossa.
George era pi confuso di prima. Parla come mangi, fenomeno, sbott.
Torniamo al discorso di prima. La scommessa dipendeva dalla risposta alla domanda che stavo per fargli all'inizio. Secondo te quando un tradimento pu definirsi tale?.
Mio fratello sbatt le palpebre pi di una volta, perplesso. Tu, mi indic, chiedi a me, si punt un dito contro, quando un tradimento si pu considerare tale?. Scoppi a ridere e si batt una mano sulla coscia. Ma cosa ti sei fumato stasera?
Sono serio, George, deglutii a stento, ma nel complesso stavo gi molto meglio rispetto a prima.
A quel punto si volt girandosi col busto per guardarmi in faccia. Non lo so, sei tu l'esperto. Passi da un letto all'altro per hobby e chiedi a me cos' il tradimento?, produsse un gracchio con la voce. Che coraggio.
No,  che mi  saltata addosso lei....
Poverino, ti lamenti anche?, mi batt la mano sulla spalla. Se ti  saltata addosso sei giustificabile. Tu s che ti godi la vita. Fidanzata a casa e donne come se piovessero.
Una sola, in questo caso, spiegai. Ha insistito con l'invitarmi a cena e io ho accettato anche se potevo immaginare i risvolti della serata. Sono un grandissimo coglione, hanno ragione a chiamarmi cos sui giornali.
Se  per questo anche Ed e io ti chiamiamo cos. Non c' bisogno di leggerlo sui giornali, borioso che non sei altro. Mise in chiaro il concetto. Avevo ragione a dire che correvi da una donna, allora. Di, racconta. Che ti ha fatto l'assatanata?
Dacci un taglio, lo ripresi.  una mia ex e mi aveva assicurato che sarebbe stata una cena tra vecchi amici....
Le cene con le ex non lo sono mai. Si ricordano i vecchi tempi e poi nel novanta percento dei casi si finisce a letto, cos giusto per dare una ripassatina.
E nell'altro dieci percento?. Ero curioso di saperlo.
Si torna insieme all'ex.
Io per non ci sono andato a letto, riflettei ad alta voce.
Allora di cosa stiamo parlando, Jay?. Era il caso di confidarmi, perch io non ci stavo capendo pi niente. Ma George mi anticip: Non hai avuto il tempo di concludere?
No, ma c' mancato poco, cominciai a spiegargli. Lei mi  salita sopra e ha incominciato a baciarmi, a strusciarsi e a toccarmi piuttosto in basso. Giuro che se non mi fosse venuta in mente Frankie, ci sarei andato a letto.
Ti sei fermato a qualche palpatina?
S, ma l'ho toccata anch'io perch cazzo, per un momento volevo che succedesse.
George si sofferm a pensare. Secondo me se ti sei fermato prima di concludere non  tradimento. Ma, fece una smorfia, non sono la persona giusta a cui chiedere questo genere di consigli, dato che non ho manco l'ombra di una fidanzata. Chiedi a Ed,  lui quello sposato. Ne sa pi di noi due messi insieme sulla fedelt.
E allora perch mi sento cos in colpa?, era una domanda che rivolgevo a me stesso, pi che a mio fratello.
Forse perch non ti sei mai posto il problema, fratellino, sorrise rassicurante. Mi sentivo un perfetto idiota. Sei sempre stato abituato a prenderti tutto ci che volevi senza pensare alle conseguenze e poi hai incontrato la tua Orange, virgolett il soprannome di Frankie con le dita, e non hai capito pi niente. Ti sei ammalato d'amore, Jay. Succede a tutti, scroll le spalle, prima o poi.
S, ma il fatto  che non ho impedito che mi saltasse addosso. Non l'ho respinta subito, mi strofinai la faccia. Me la sono cercata....
Ah questo  certo, mi interruppe.
Per.... L'unica spiegazione era quella che mi frullava in testa da un po'. Per punire Frankie.
Perch?
Perch se n' andata senza farsi pi sentire. So che ha bisogno di tempo, ma avrebbe potuto chiamarmi o inviarmi almeno un messaggio, mi sfogai. Dopo essermi tenuto dentro tutto quanto, alla fine esplosi. Qualsiasi cosa sarebbe meglio del silenzio pi totale. Voglio sapere se sta bene, se ha bisogno di qualcuno, se si  ficcata in qualche guaio o se ha smesso di suonare. Feci dei respiri profondi per fermare la tachicardia. La voglio trovare, George. Ma non so come.
George fece schioccare la lingua. Sei Jayden Maynard. Tu puoi tutto, mi schern. In pi hai dalla tua un fratello poliziotto, ricordi?. Aggrott la fronte, mostrandomi un mezzo sorriso, seppure fosse stanco e provato, forse anche pi di me. Vedrai che un modo per rintracciarla lo troviamo, mi appoggi la mano sulla spalla per infondermi un po' di coraggio. Tra la cena disastrosa a casa di Bianca e il malore di mio padre avevo avuto un crollo emotivo. Non mi succedeva da un bel pezzo.
Ma adesso non possiamo fare granch. In effetti era notte inoltrata. Domani con le menti lucide e riposate inizieremo le ricerche. Tu chiederai alle tue conoscenze in tv e io al distretto.
Non credo di riuscire a dormire, gli dissi. Stanotte rimango con pap. Tu ed Ed tornate a casa che domani dovete lavorare. E poi mi serve del tempo per riflettere in silenzio, senza che la mamma o Reagan mi facciano il terzo grado, neanche avessi dieci anni.
Non ti vedono mai,  questo il problema. Per loro ce l'hai ancora dieci anni. Anche su questo aveva ragione. Diventare il famoso Jayden Maynard mi aveva dato alla testa e mi aveva fatto perdere di vista tante cose, soprattutto la mia famiglia. Per loro ero soltanto Jay. Che avessi trent'anni a mia madre importava poco, mi trattava sempre come fossi il ragazzino che se n'era andato da casa a diciott'anni in cerca di fortuna.
Finii di bere il t e mi alzai per sgranchirmi la schiena. Torniamo da Ed, cos gli do il cambio.
Almeno avrei avuto un'intera notte per riflettere. Probabilmente non mi sarebbe bastata una sola notte, ma mi sarei dovuto accontentare.


Capitolo dieci
L'importante  tentare

Frankie
In un giorno sei riuscito a suonare di fronte a parecchi gruppetti di persone, commentai tirandomi gi il berretto di lana fino a coprirmi le orecchie.
Io e Mason avevamo sfruttato il fatto di avere il turno serale per continuare a sconfiggere la sua fobia. Il giorno prima ero riuscita a farlo suonare addirittura su una panchina del parco, ma soltanto perch c'era poca gente di passaggio. Quel giorno, invece, gli avevo dato appuntamento in una zona molto frequentata, il Millennium Park. Eravamo l da un quarto d'ora e non aveva ancora tolto la chitarra dalla custodia. Di quel passo avremmo trascorso tutto il pomeriggio affacciati alla terrazza panoramica che dava sulla pista da pattinaggio, la stessa in cui avevo fatto quel capitombolo il giorno di Natale. A ripensarci mi veniva da ridere, ma sentivo ancora il mal di sedere e al polso che mi aveva accompagnato nei giorni dopo la caduta.
Se continui cos entro un anno diventerai una rockstar!, lo incoraggiai con un sorriso da orecchio a orecchio.
Mason non era della mia stessa opinione. A parte che non capivo se stesse battendo i denti per il freddo, oppure per la paura. Esagerata. Per adesso punto a esibirmi al Blue Chicago e fare da spalla a mio fratello.
Non ti sottovalutare. Gli diedi una gomitata. Sei in gamba. Dico davvero.  che non credi in te stesso. Hai soltanto bisogno di qualcuno che ti sproni a fare sempre meglio e a superare i tuoi limiti. Senza strafare, ovviamente.
Penso di averlo trovato questo qualcuno. Si inumid le labbra screpolate. Tu. Ricambi la gomitata. Mi sento bene quando ti ho intorno.
Che carino, mi addolcii, ma non attacca. Oggi suoni, lo minacciai in tono sostenuto.
Vabb, c'ho provato, sospir remissivo.
Scoppiai a ridere e mi si appannarono le lenti degli occhiali per la nuvoletta di vapore caldo che avevo prodotto col fiato. Me li tolsi per farli rischiarire sventolandoli in aria.
Attenta che qualcuno potrebbe riconoscerti, Mason scoppi a ridere.
Ridi ora, gli mostrai il pi falso dei miei sorrisi, perch dopo rido io.
Sei una guastafeste, torn serio. Non capisco proprio cosa abbia visto Mr. Maynard in te.
Neanch'io in realt, ridacchiai.
Non sei una bellezza esplosiva, asser.
Oh ti ringrazio, Mason. Sei gentilissimo nel farmelo notare. Storsi il naso.
Mason fece un sorriso furbetto. Per i canoni di Mr. Maynard, intendo. Per me sei bellissima.
Lo guardai di sbieco e mi avvicinai per gridargli all'orecchio: Non attaccaaaaa.
Mason scosse la testa, rintronato dal mio urlo si batt una mano sull'orecchio e dopo abbass il cappellino che indossava.
Era un complimento fatto col cuore. A me piaci e parecchio. Fossi in Mr. Maynard non ti avrei lasciato scappare.
Perch continui a chiamarlo Mr. Maynard?, cambiai argomento.
Cos, fece spallucce. Perch lo invidio. E ora ho un motivo in pi per invidiarlo. Mi guard intensamente con quei suoi occhi blu resi pi brillanti dal riflesso del sole sul ghiaccio della pista.
Non mi ha lasciato scappare, sono scappata io. Spezzai quello scambio di sguardi e mi misi a osservare una coppietta che pattinava mano nella mano. Mi rattristai. Mason aveva riportato in superficie tutti i pensieri che avevo cercato di mettere da parte per un po'. E mi resi anche conto che Jayden mi mancava in un modo spropositato. Ormai lui sembrava essersi scordato di me perch dopo il suo ultimo messaggio in segreteria non avevo avuto pi sue notizie. Forse si era stufato di aspettarmi o magari suo padre si era aggravato.
Avete litigato?, ipotizz.
Scossi la testa, sempre con lo sguardo fisso davanti a me. In un certo senso. Non ho discusso solo con lui, ma anche con dei colleghi, rimasi sul vago. Diciamo che abbiamo avuto alcune divergenze di opinioni.
E ti sei allontanata dalla musica e dalle tue chitarre per venire a Chicago a fare la cameriera. Mi lanci un'occhiata scettica. Dovevano essere delle divergenze piuttosto serie per averti fatto cambiare drasticamente idea sulla tua carriera. Hai addirittura cambiato mestiere.
Mi strinsi nelle spalle. Non avevo voglia di rispondergli, cos rimasi in silenzio ad ascoltare il chiacchiericcio e le risate portate dal vento.
Ti va di pattinare?, esord Mason, a un certo punto.
No!, risposi d'istinto. Una volta sulla pista era stata pi che sufficiente.
Ho trovato un altro dei tuoi punti deboli, eh?, rise a denti stretti. Non  cos difficile pattinare sul ghiaccio.
Ehi, lo minacciai sventolando gli occhiali. Ti ricordi la prima legge del Teorema delle Paure? Non criticare le mie paure se eviti di parlare delle tue.
Touch, alz le mani a mo' di resa. Per avrei avuto l'occasione di ricambiare il favore e aiutarti in qualcosa.
Non ho mai detto di non saper pattinare, assunsi un'espressione tronfia. Ah!, inforcai di nuovo gli occhiali. A proposito del tuo Teorema delle Paure, provai di nuovo con la strategia di cambiare discorso. Devi ancora dirmi la seconda legge.
Si sporse dalla balaustra e poi si volt verso di me. In compagnia, le paure si affrontano meglio. Gli brillavano gli occhi. Se vieni a pattinare con me ti dico anche la terza e ultima legge.
Dovresti essere laggi, gli indicai le panchine sparse per la piazza, a dare un calcio nel sedere alla tua fobia e a far vedere a tutti quanto sei bravo.
Pi tardi, replic, poi mi prese per mano e mi trascin via. Ora divertiamoci un po'.
Mason!, urlai e fui costretta a mettermi a correre per tenere il suo passo. Gli tirai il braccio e puntai i piedi fino a costringerlo a fermarsi.
Di, per favore. Dopo far tutto quello che mi chiedi. Mi fece un'espressione buffa per impietosirmi, simile a quella di Jayden. Sul piano dell'insistenza erano quasi allo stesso livello.
Alzai gli occhi al cielo e sbuffai.  quasi ora di pranzo, gli feci notare. Attacchiamo alle quattro al lavoro, dobbiamo ancora mangiare e devi riuscire a suonare almeno dieci minuti in pubblico.
Abbiamo ancora tantissimo tempo, mi tir verso di s per invogliarmi a seguirlo. Non trovare scuse, fifona.
Detto da te  un complimento, replicai prima che mi trascinasse ancora in una folle corsa. Stavolta per non opposi resistenza, cedendo alla sua richiesta.
Pagammo l'ingresso e io persi tempo ad allacciarmi i pattini, mentre Mason si destreggiava a bordo pista in attesa che mi sbrigassi. Dato che pensi di abbandonare del tutto la tua carriera da chitarrista, perch non riprendi in mano l'azienda di tuo nonno? Io non ho mai avuto una Reeves Guitars, si ferm inchiodando sul ghiaccio. Ma ne ho sentita suonare una in un negozio e mi sarebbe tanto piaciuto comprarla. Dovrei risparmiare per un anno per potermela permettere, ma ne varrebbe la pena.
Potresti trovarne una d'occasione in un negozio dell'usato. Arrivai incerta fino a bordo pista. Mia madre sta ritirando tutte quelle nuove dai negozi e credo ne siano rimaste pochissime in giro. Mason mi offr la mano, ma rifiutai il suo aiuto per mostrargli che col ghiaccio non avevo nessun tipo di problema, se si escludeva la paura di farmi male come l'altra volta. Mostrai sicurezza girandogli intorno e compiendo un cerchio perfetto per poi ritornare al punto di partenza di fronte a lui. Chi era che aveva paura di pattinare?
Se non lo avessi insinuato, non ti avrei mai convinta a indossare i pattini. Si sistem la tracolla della custodia della chitarra al petto testandone la resistenza e si diede una lieve spinta per filare via sul ghiaccio.
Stai attento con quella chitarra. Non avrei mai osato portare una delle mie chitarre su una pista da pattinaggio o esporle a qualsiasi tipo di pericolo; per me erano come dei figli a cui badare. Anche se ultimamente avrei voluto spaccarle con le mie mani o bruciarle come una rocker impazzita. Fortuna che non le avevo sottomano. E non pensare di simulare un incidente e romperla di proposito per evitare di suonarla.
Mason parve ignorarmi del tutto e inizi a canticchiare una canzoncina. Mason?, lo richiamai, ma lui si allontan, perci decisi di raggiungerlo.
L'ultima volta che ero andata a pattinare su quella pista circondata dai grattacieli era tardo pomeriggio, non c'era l'illuminazione naturale del sole ma solo dei fari artificiali e le luci di Natale. Preferivo di gran lunga pattinare di giorno con il tepore dei deboli raggi del sole, piuttosto che al gelo della sera. Dato che ci sono, riflettei, perch non prendere l'occasione per rilassarmi?. Male non mi faceva di certo, quindi scattai in avanti con uno slancio per raggiungere Mason e superarlo in velocit. Pistaaaa!, gli urlai tra le risate.
Ehi!, lo sentii protestare alle mie spalle. Non vale! Se volevi fare una gara dovevi prima dare il via! Guarda che tanto ti prendo!.
Ah, non credo proprio!.
Lo sfidai aumentando la velocit sul rettilineo e zigzagando tra le persone per depistarlo. A un certo punto, mi guardai indietro e lo vidi sempre pi vicino, cos scartai sul ghiaccio a ripetizione. Rischiai di cadere, ma mi divertii come una pazza. Non ridevo cos tanto dalla sera in cui Jayden era rimasto a dormire a casa mia. Me lo ricordai all'improvviso, come un flash accecante nel buio. Mi rividi mentre Jay mi rincorreva in soggiorno fino in corridoio dove mi aveva acciuffato e mi aveva baciato. A quel punto decelerai pian piano con il cuore che mi rimbombava nel petto impedendomi quasi di respirare. Mi lasciai scivolare sui pattini sfruttando ancora la debole spinta.
Il corso dei miei pensieri fu interrotto da Mason che mi piomb addosso e mi abbracci stretta. Presa!, mi url nell'orecchio. Continu a ridere fin quando si accorse che io, al contrario suo, ero rimasta impassibile. Per di pi non avevo opposto resistenza facilitandogli la vittoria. Ti sei fatta prendere. Mi hai tolto la soddisfazione di batterti.
Lo guardai di traverso e incontrai i suoi occhi blu, cos vicini da riuscire a cogliere ogni sfumatura che andava dall'azzurro brillante al blu oltremare. Rimasi incantata a fissarlo un po' troppo a lungo e forse gli lanciai un messaggio sbagliato visto che un attimo dopo scatt in avanti per baciarmi. Non ebbi il tempo di riflettere, ma per fortuna fu il mio istinto a prendere il sopravvento.
Anche se avevo bisogno di sentirmi protetta, amata e desiderata da qualcuno, Mason non era il ragazzo giusto; perci poco prima che la sua bocca toccasse la mia, mi voltai dall'altra parte offrendogli la guancia con un unico pensiero fisso: Jayden. Non importava che fosse lontano, che non lo sentissi da mesi o che a volte fosse arrogante, strafottente, presuntuoso e fin troppo sicuro di s. Rimaneva pur sempre il mio sopravvalutato preferito, il campione assoluto di doppi sensi, il ragazzo pi dolce del mondo nonostante facesse tutto per nasconderlo. Il mio bacio pi bello. In assoluto.
Sentii le labbra e il naso gelido di Mason sulla pelle e in quel preciso istante chiusi gli occhi, immaginandomi la delusione che gli avevo procurato, la stessa che avevo provato io quando Jayden mi aveva detto che quel bacio scambiato dopo il concerto di Eric Benson non c'era mai stato.
Cavolo, cavolo, cavolo! urlai nella mia testa.
Mason allontan lentamente il volto dal mio, ma non sciolse il nostro abbraccio. Mi voltai verso di lui per guardarlo negli occhi amareggiati. Scusami, sussurrai. Ma io non posso....
Non ti preoccupare, mi interruppe. Va bene cos, sono io che mi sono spinto oltre. Fece un respiro profondo. L'importante  tentare, sempre e comunque. Anche quando sai di non potercela fare. Se fallisci, almeno, sai per certo di aver fatto tutto il possibile. Gli spunt un lieve sorriso su quel suo volto da ragazzino vispo. Terza e ultima legge del Teorema delle Paure di Mason.
Rimasi a fissarlo senza parole. L'unica cosa che mi venne in mente di fare fu avvicinarmi per dargli un bacio all'angolo della bocca, senza nessun tipo di malizia.
Questo cos'era?, sentii il suo respiro caldo ancora sulle labbra.
Un ringraziamento per avermi aperto gli occhi e avermi fatto capire che non serve a niente evitare di risolvere i problemi; purtroppo in un modo o nell'altro trovano sempre il modo per tornare in superficie. Mi riferivo al fatto che avevo preferito andare via da New York piuttosto che affrontare la verit.
Avevo quasi sperato in un ripensamento, mi fece l'occhiolino per ironizzare sulla questione.
Ti ho conosciuto nel momento sbagliato.
No,  che hai incontrato lui nel momento giusto, sorrise.
Lo abbracciai forte. Sei l'amico migliore che potessi trovare qui a Chicago.
Ci allontanammo un po'. Grazie. Scrutai Mason e mi resi conto che si stava sforzando davvero molto per apparire tranquillo. Comunque, tossicchi nervoso, mi  venuta fame. Mangiamo qualcosa al bar laggi?
S, per dopo suoni, lo fulminai con lo sguardo.
Va bene, guard in alto verso la terrazza. Dopo riprendiamo l'operazione Scaccia la Paura. L'avevamo soprannominata cos, giusto?
Gi, confermai.
Allora andiamo. Mi fece segno di seguirlo e uscimmo dalla pista.
Sicuro che non te la sei presa per prima?, gli chiesi quando lo colsi con lo sguardo pensieroso mentre ci toglievamo i pattini.
Be', non ti nascondo che avrei preferito un'altra reazione da parte tua, ma vedr di farmene una ragione, rise per sdrammatizzare.
Non  che ti vendicherai dicendo a tutti chi sono, vero?, gli rivolsi quella domanda in tono scherzoso, ma in realt ero seriamente angosciata.
Mason mi guard indignato. Ma che gente hai frequentato fino a ora?. Scosse la testa. No, non ci penso neanche. Se te ne vai, chi mi aiuta a sconfiggere la mia paura di suonare in pubblico?
Ah, quindi una volta che avrai risolto lo dirai a tutti?, insistetti.
Nooooooo!, prolung la pronuncia di quel no, come a voler dire: Ma come te lo devo dire?.
Neanche se ti offrissero dei soldi?
Be', in quel caso... Dipenderebbe da quanti, trattenne un sorriso.
Un milione di dollari!, ipotizzai prendendolo sottobraccio mentre ci dirigevamo al bar accanto alla pista.
Eh, per un milione, Frankie, potrei tradirti. Senza rancore, per, scherz.
Ah bell'amico!, commentai, spintonandolo.
Per forza!, sghignazz. Hai sparato una cifra assurda.
Mille dollari, allora, rilanciai.
Sarei tentato, si sofferm a pensare. Ma no. Non accetterei nessuna cifra sotto il milione. Contenta?.
Mi imbronciai. Avresti dovuto rispondere: No, Frankie, non direi mai a nessuno chi sei. Neanche per un milione di dollari!.
Lo dicono nei film, magari, ridacchi.
Comunque nessuno ti offrirebbe mai un milione di dollari per sapere dove sono. Schioccai la lingua. Quindi il problema non si pone.
Mr. Maynard sarebbe capace di offrirlo un milione pur di trovarti.
Non credo proprio, riflettei ad alta voce.
Oh, invece io credo di s. Entrammo all'interno del bar pieno di gente, al calduccio.
Trovammo un tavolino libero in fondo al locale, proprio vicino ai bocchettoni dell'aria calda. Mi sbrigai a togliermi il cappotto, il berretto e la sciarpa perch l'aria era soffocante. In attesa di ordinare presi il cellulare dalla tasca per dare un'occhiata veloce alle notifiche. Oltre a qualche messaggio da parte di Jude e Jimmy, nei quali mi chiedevano come stavo, trovai diverse chiamate senza risposta da parte di Bernie, l'agente di Jayden, che mi aveva inviato anche un sms per avvisarmi di aver lasciato un messaggio in segreteria. Di sicuro voleva sapere cosa avessi deciso riguardo al tour di Jay. Inutile dire che non avevo cambiato idea.
Ehi, Mason mi sventol la mano davanti per attirare la mia attenzione.
Alzai la testa di scatto. Scusami ma devo ascoltare un messaggio in segreteria. Digitai il numero e inoltrai la chiamata. Attesi che la voce registrata mi informasse che avevo un messaggio da ascoltare e dopo il bip sentii la voce squillante di Bernie, per niente entusiasta. Franklyn Reeves, esord, chiamandomi per nome e cognome come faceva mia madre quando avevo combinato qualcosa, che fine hai fatto? Ti ho dato qualche giorno in pi per riflettere, ma adesso stai esagerando. Voglio una risposta per il tour e la voglio subito. Richiamami appena possibile o fatti viva con Jayden se preferisci. Ma fatti sentire, cazzo, sfog tutta la sua frustrazione. Detto ci, parve rabbonirsi, ti auguro buona giornata, cara.
Di poche parole. E ora? Che faccio?, domandai a me stessa.
Sarebbe stato meglio ignorarlo, quel messaggio. Ma come mi aveva insegnato Mason proprio quel pomeriggio, ignorare o evitare qualcosa non risolveva la situazione, anzi, tutt'altro.
Cattive notizie?, la voce frizzante di Mason mi riport alla realt. Mi imbattei nei suoi intensi occhi blu che sbucavano da sopra il men plastificato del ristorante.
Scossi la testa, sfoggiando un lieve sorriso. Niente di importante.
Mr. Maynard?
No, tagliai corto. Allora?, gli rubai il men dalle mani. Tu che prendi?. Mi finsi di buonumore, anche se avevo solo voglia di urlare e sparire nel nulla.


Capitolo undici
Ci pensi mai?

Jayden
Le ho lasciato un altro messaggio qualche ora fa, ma quella impudente, enfatizz la parola impudente, mi ha ignorata, capito? E non una volta sola! Se non mi richiama, giuro che la far citare in tribunale.
Di una cosa ero certo: non avevo mai sentito Bernie cos incazzata. Neanche quando alcuni giornali mi avevano sbattuto in prima pagina nudo e a bordo di uno yacht appartenente a un'attrice famosa e sposatissima. Era successo il finimondo dopo che il marito - un regista altrettanto famoso - lo aveva scoperto.
Calma, Bernie, tentai di rassicurarla.
Calma, un cazzo, url. Gi  un problema che tu sia a Hartford e non qui! Ho dovuto cancellare tutti i tuoi impegni. Si ferm di colpo. Per carit, hai tutto il diritto di stare vicino a tuo padre, eccetera eccetera, ma non puoi pretendere che mi accolli anche quella ragazza. Mi sta simpatica perch non  una delle solite sgallettate che frequenti, per....
Okay, ho capito il concetto, la interruppi. Mi hai chiamato solo per dirmi questo?. Mi strofinai la fronte con il dorso della mano e mi rilassai contro la sedia da ufficio. Puntai lo sguardo sullo schermo del computer sul quale Travis stava lavorando alle tracce registrate, controllandole di nuovo una per volta. Sentendo Bernie sbraitare, mi lanci un'occhiata e poi si volt di nuovo scuotendo la testa.
Pensavi di cavartela con cos poco, vero?, mi rimbecc la mia agente. No, caro mio, la sentii sfogliare con energia dei fogli e strapparne degli altri, ho ricevuto delle proposte per te e una per Frankie Orange, ma visto che lei non si trova, ho rifiutato subito. Quindi parliamo di te.
Interviste?, supposi.
Bernie mugol in senso affermativo. In radio e per Elle. Si ferm per dare delle indicazioni a qualche suo collaboratore. Possiamo risolvere con un intervento telefonico in radio e posso farti inviare le domande scritte per Elle via email. Che ne pensi?.
Quando le dicevo che era la migliore agente su piazza non scherzavo. Va bene.
Ora veniamo all'altra questione. Hai ricevuto un invito ufficiale al Late Show.
Il Late Show? Strano che il mio amico Stephen - nonch conduttore del programma - non mi avesse avvertito per telefono. Forse perch era gi la terza volta che rifiutavo il suo invito.
Per quando sarebbe?
La redazione mi ha indicato come date utili il 14 oppure, si blocc, aspetta che controllo sul tablet. Il 22 gennaio.
Non puoi trattare per ottenere una data a febbraio? Non penso di riuscire a tornare prima.
Non per farti fretta, ma quando avresti intenzione di tornare?
Non ne ho idea. Era la verit. Ma guarda il lato positivo. Sto per concludere l'ep e alla casa discografica saranno tutti contenti.
Ogni volta che dovevo dare una cattiva notizia a Bernie, le dicevo sempre qualcosa di bello per compensare.
S, ma alla redazione del Late Show cosa devo rispondere?. Non c'era verso di farle perdere il filo del discorso. Si tratterebbe di tornare qui per una notte. Il giorno dopo saresti di nuovo a Hartford. Le tent tutte pur di farmi accettare.
Facciamo cos. Mi era venuta in mente un'idea. Parlo io con Stephen e vedo di risolvermela da solo. Tra l'altro Stephen mi doveva ancora uno o due favori per avergli concesso dei pass per i miei concerti.
Sarebbe la prima volta, mi schern Bernie. Bel modo di liquidarmi, comunque. Tu e la tua Frankie da questo punto di vista vi siete trovati.
A proposito di Frankie, feci finta di non aver sentito l'ultima frase, dovresti metterti in contatto con quella di mtv... come si chiama?. Non mi veniva in mente. La tizia che conduce quel programma sul gossip.
Ti riferisci a Izzie Pop?, pronunci il suo nome in tono sprezzante. Che hai in mente?. Partiva sempre prevenuta quando prendevo qualche iniziativa con la stampa. Sai che adoro il gossip per vendere dischi, ma odio il pettegolezzo aggressivo, soprattutto quello di Izzie, che scova tutto il marcio della vita della gente. Fosse per me abolirei quello schifo di programma....
Frenai la sua linguaccia. Per ha milioni di seguaci che la adorano. Ho bisogno di lei per risolvere una certa faccenda.
Cos'hai escogitato con quella tua testolina bacata?
Proponile un servizio per la sua rubrica su Frankie.
Che?, disse sbalordita. Non credo di aver capito bene.
Voglio che Izzie parli di Frankie in quella sua rubrica in cui chiede alla gente di scattare le foto dei vip in vacanza o in giro per le strade per pubblicarle su Twitter. Avevo elaborato quella strategia durante la notte. Mi sembrava un buon inizio per trovare Frankie.
Ah. Bernie era rimasta senza parole. Capitava di rado. Be', io... non so... Sei sicuro di voler spiattellare davanti a milioni di persone la tua storia con lei? Pensavo che volessi salvaguardare la sua privacy e che per te fosse una cosa seria.
Lo  infatti. Ma devo riuscire a trovarla, in un modo o nell'altro, sospirai. Di' a Izzie di non scavare a fondo, ma di limitarsi alle cose essenziali. Capito?, mi raccomandai.
S, s, ho capito, ripet, ho capito, un approccio soft. Di' un po', oggi ti sei svegliato e ti sei detto: come posso fare per incasinare la giornata di Bernie?. Fece una pausa. E va bene, si arrese alla mia richiesta. Faccio contattare subito Izzie. Ti mando un messaggio pi tardi per la conferma, ma non credo che quell'arpia si lascer sfuggire una proposta del genere, soprattutto da te. Si interruppe un istante. Chiama Stephen o il direttore della cbs in persona se proprio vuoi, ma aspetto la tua risposta sul Late Show in giornata, assunse il suo classico tono da ultimatum, rigido e formale.
La congedai con un Ciao Bernie veloce, ma prima di chiudere la chiamata rimasi ancora in ascolto per non perdermi la solita tiritera che mi rifilava ogni volta che la facevo spazientire: Continua cos e ti mollo per diventare l'agente di qualcuno pi gestibile, con sbuffata finale.
Una volta chiusa la chiamata, buttai indietro la testa e fissai il soffitto. Problemi?, mi chiese Travis.
Sempre.
Almeno non corri mai il rischio di annoiarti, punt l'indice sullo schermo. Di questa che ne facciamo? La vuoi tenere?.
Si riferiva a una traccia che avevo inciso per prova, ma che alla fine mi era piaciuta cos tanto da tenerla da parte. S, vedr di inserirla tra una canzone e l'altra, tipo ghost track.
Se continui ad aggiungere roba, altro che ep, verr fuori un intero cd.
Ci rimane l'ultima canzone e poi tolgo il disturbo. Promesso. Guardai l'ora sul mio cronografo automatico e mi alzai in piedi con un balzo. Diedi una pacca sulla spalla corpulenta di Travis. Mi assento per cinque minuti, lo avvisai prima di uscire dalla sala. Avevo portato il cellulare con me e stavo per cercare il numero di Stephen in rubrica, quando andai a sbattere contro qualcuno. Qualcuno che avevo provato a evitare per tutta la mattina: Bianca. L'urto fu cos forte da farle cadere le cartelline e i fogli che fino a poco prima teneva stretti al petto. Si chin subito per rimetterli in ordine, senza degnarmi di uno sguardo. Le diedi una mano, anche se era chiaro che non ne avesse bisogno. Riuscii a raccogliere solamente una pila di fogli che le porsi. Non mi aspettavo che mi ringraziasse con tanto di sorriso, ma neanche che mi strappasse i documenti dalle mani con un'irruenza tale da essere l'equivalente di un vaffanculo.
Nemmeno lei gradiva la mia presenza e non ero stato l'unico a schivare incontri indesiderati. Bianca aveva il volto stanco e un'espressione accigliata. Appariva anche meno curata del solito; non era truccata in modo impeccabile e, anzich camicette e maglioncini scollati, indossava un maglione accollato e un paio di jeans. Si alz di scatto per andarsene il pi lontano possibile da me, ma la fermai chiamandola per nome. Possiamo parlare due secondi?.
Mi punse con un'occhiataccia. Mi pare che non ci sia nient'altro da dire. Il suo tono aspro e tagliente era lontano anni luce da quello amichevole e dolce della sera prima. Non potevo farci niente se ero innamorato di un'altra.
Non c'era nessuno nei paraggi, quindi mi permisi di parlare schietto, mantenendo un tono basso e pacato. Non sono pi quello di una volta. O almeno stavo cercando di cambiare. Avresti preferito il Jayden festaiolo che si accontenta di una botta e via?. Bianca abbass lo sguardo sui fogli che teneva in mano. Forse ero stato troppo brusco. Ti chiedo scusa per averti fatto credere qualcosa senza volerlo.
Non avresti dovuto accettare il mio invito a cena se non volevi che fraintendessi, mi rimbecc. E alla fine era sempre e solo colpa mia.
Avevi detto che si trattava di una cena tra vecchi amici, le ricordai mentre mi stringevo nelle spalle.
Non fare il finto tonto, mi disse, sprezzante. Lo sapevi benissimo quello che sarebbe potuto succedere.
Stavo per ribattere ma mi rimangiai le parole, per riflettere bene prima di parlare. Okay, ammisi, forse avevo capito le tue intenzioni e ho fatto finta di niente, con la speranza di aver interpretato male alcuni segnali. Mi fermai di nuovo. No, mi corressi e optai per la sincerit pi assoluta, niente scuse. Lo avevo capito che volevi venire a letto con me e per un istante ho creduto anch'io di volerlo, ma solo per sfogare le mie frustrazioni. Ti avrei usata e basta, abbassai il tono. E non mi sembrava giusto.
Volevo sentirmi come quando stavamo insieme, libera e disinibita, non una madre divorziata e depressa, torn a guardarmi negli occhi mostrandomi tutta la sua delusione.
Lo capisco....
Mi interruppe subito. No, tu non sai cosa significa essere respinti. Fece una pausa, deridendomi. Sei il grande Jayden Maynard. Tutti ti venerano, tutti ridono alle tue battute, alz progressivamente il tono, fino quasi a urlare. Nessuno ti dice mai di no, nessuno ti contraddice, nessuno ti lascia....
Sbagliato, sbottai sovrastando la sua voce. Feci un grosso respiro e cercai di parlare civilmente. Sono stato lasciato anch'io e proprio dalla ragazza di cui sono innamorato alla follia.
Ah giusto, rise aspra. La tua ragazza del momento. Quanto pensi che durer? Meno di un anno? Perch se ti conosco almeno un po', prima o poi ti stuferai anche di lei e tornerai a fare la vita di prima.
Dopo tutti questi anni, mi odi ancora cos tanto?. Probabilmente era quello il problema di fondo. Quell'invito a cena era una sorta di punizione per come  finita tra di noi?
Non capisci niente, Maynard, scosse la testa lentamente. Non hai mai capito niente. Si addolc un poco. Ci hai mai pensato?
A cosa?
A noi due. Nel suo sguardo lessi un pizzico di rimpianto. A come sarebbe stato se tu fossi rimasto qui e non fossi diventato uno dei chitarristi pi famosi del mondo. Ci pensi mai?, ripet.
Prima di rispondere, esitai e mi presi del tempo per riflettere. Ci avevo mai pensato? No. Non seriamente. Forse all'inizio, quando ero in difficolt perch non riuscivo a stare al passo con le lezioni in conservatorio. In quel periodo mi ero pentito di aver lasciato casa mia per studiare cose che consideravo inutili. Io volevo suonare ed esibirmi in pubblico, non perdermi in scale, teorie e storia della musica. Una volta mollato il conservatorio per esibirmi nei pub, nei vari festival come supporter, mi ero dimenticato di tutto il resto, Bianca inclusa.
Farebbe la differenza? Non si torna indietro, B..
Non hai risposto, per. In realt non sapevo cosa risponderle per non deluderla ancora una volta.
Sospirai. S, qualche volta, ammisi.
Ma i tuoi sentimenti non erano cos forti da farti tornare indietro. La musica al di sopra di tutto, lo hai sempre detto, mi disse con un filo di tristezza.
Sono fatto cos. Feci sussultare le spalle, per farle capire che non era colpa mia.
Rimanemmo a scrutarci in silenzio, come a voler entrare l'una nella mente dell'altro, fin quando la voce di Travis mi ridest: Tutto a posto, voi due?. Mi augurai che non avesse assistito a tutta la discussione tra me e sua sorella, altrimenti ne andava della mia incolumit fisica. Io e Bianca ci voltammo di scatto in direzione della porta dello Studio Uno, da dove Travis ci scrutava con un'espressione confusa, ma non arrabbiata. Lanciai un'occhiata a Bianca che ricambi con un cenno d'intesa. S, rispondemmo all'unisono. Perch?, aggiunsi io.
No, niente, Travis guard da me a sua sorella e ritorno. Sembrate un po' agitati.
Stavamo parlando di..., mi soffermai a inventarmi una scusa a caso.
Di suo padre, si invent Bianca sul momento. Jay mi stava raccontando quello che  successo ieri sera.
Annuii per confermare la sua versione. Gi, deglutii a fatica perch avevo la salivazione azzerata.
Non era semplice fregare Travis che crescendo si era fatto sempre pi sospettoso; rimase a fissarci per un po' con un'espressione indecifrabile e poi scroll le spalle come un orso. A ogni modo, mi fece segno di raggiungerlo con la mano, mi devi dare il tuo parere sul missaggio dell'ultima traccia musicale che abbiamo registrato.
S, arrivo tra due minuti, lo rassicurai. Cos poi lavoriamo sul brano che devo ancora incidere.
Mi rivolse un breve cenno del capo e si ritir nello studio, chiudendosi la porta alle spalle. Bianca si lasci andare a un sospiro di sollievo.
Pericolo scampato, commentai e sorrisi a Bianca.
Lei mi guard storto, poi smise di tenermi il broncio e mi sorrise. Com' che te la cavi sempre, alla fine?, scherz e finalmente mi rilassai.
Non lo so, alzai una spalla. Questione di fortuna, credo, le feci l'occhiolino. Bianca, allungai una mano verso di lei per accarezzarle il braccio e divenni di nuovo serio. Mi dispiace per tutto, devi credermi.
S, be', dispiace anche a me. Non so cosa mi sia passato per la testa, ma hai ragione... volevo fartela pagare, mi confess.
Le porsi la mano. Possiamo ricominciare da capo? Senza rancore?.
Bianca abbass lo sguardo sulla mia mano distesa. Si mordicchi le labbra, come se fosse tentata di stringerla, ma alla fine chiuse gli occhi e scosse la testa. No, non mi puoi chiedere di far finta di niente.
Ritirai la mano. Va bene. Posso almeno salutarti quando ti vedo?, assunsi un'espressione supplichevole per farle piet.
Mi rispose con una scrollata di spalle, quasi indifferente. Se proprio devi, concluse con un sorriso tirato che scomparve in fretta. Ciao, Jay. Dal suo sguardo torvo, compresi che non mi avrebbe perdonato tanto facilmente.
Ciao, Bianca, le risposi anche se lei aveva gi voltato le spalle per raggiungere l'archivio che si trovava accanto al suo ufficio.
Rimasi per un attimo imbambolato, poi all'improvviso mi torn in mente il motivo per cui ero uscito dalla sala regia. Selezionai il nome di Stephen e lo chiamai. Dovetti aspettare cinque o sei squilli prima che mi rispondesse con la voce assonnata. Non si era ancora abituato ai ritmi di quella trasmissione televisiva. Ehi, Steve!, lo salutai allegro; lo conoscevo da quando faceva l'inviato ai concerti di mtv.
Jay?, sbadigli. A cosa devo l'onore?
Volevo parlarti di un certo invito ufficiale giunto al mio staff, andai subito al dunque.
Fammi indovinare, sbadigli ancora. Mi hai chiamato solo per comunicarmi il tuo rifiuto.
Non esattamente. Ci sarebbe la possibilit di avere altre date disponibili? Giuro che non te ne pentirai. Avrai l'esclusiva di uno dei miei nuovi pezzi, provai a convincerlo.
Due nuovi pezzi, contratt. Uno live e uno in acustico, insieme a Orange.
Orange  occupata in questo periodo, mentii. Temo che dovrai accontentarti di me.
Be', sospir. Meglio di niente. Fammi sapere tu quando sei libero. Mi raccomando, non darmi buca.
No, tranquillo. Ci sentiamo.
Riattaccai e mi accorsi di avere dei messaggi non letti. Sperai fossero da parte di Frankie, ma rimasi deluso. Ancora una volta.
Dove cavolo sei?, continuai a ripetermi per tutto il tragitto fino allo studio.
Fu cos che mi venne l'ispirazione per un'altra canzone, ma non sapevo se fosse il caso di inserirla nell'ep.
Forse lo so dove sei:
persa in qualche angolo nascosto
con la voglia di non tornare pi,
facendo finta che non sia successo mai.
Ti dovevo un segreto,
ti dovevo una bugia,
ti dovevo un abbraccio,
tutto racchiuso in un bacio.
Tu hai urlato: Bugiardo, bugiardo,
Ti ho risposto: Invece  vero, non ti amo.
Un bacio  troppo poco,
se una bugia non  per sempre.
E sai cosa c'?
Una bugia non  mai per sempre.
Liar Liar, Jayden Maynard


Capitolo dodici
Call me back

Frankie
Avevo riflettuto su quello che era successo al Millennium Park durante quella che avrebbe dovuto essere soltanto una delle sessioni di Scaccia la Paura, come l'aveva soprannominata Mason. Alla fine aveva insegnato pi lui a me che io a lui.
C' chi affronta le sue paure, c' chi scappa a gambe levate.
E io non volevo pi essere quella che scappava, ma quella che affrontava i suoi demoni. Ovviamente avrei dovuto procedere per gradi e il percorso era tutto in salita, ma dovevo farcela.
Dopo la mattinata trascorsa con Mason, avevo anche preso un gran bel raffreddore; in pi, fortuna delle fortune, il riscaldamento centrale del mio condominio aveva cominciato a fare i capricci e aveva deciso di funzionare a intermittenza.
Quel gioved avevo la serata libera e voleva dire soltanto una cosa: maratona di film e serie tv per distrarmi. Rigorosamente avvolta in una coperta pesante per combattere il freddo che aleggiava nel mio appartamento. I film e il gelo per non mi impedivano di pensare a Jayden, di chiedermi con chi fosse, cosa stesse facendo e come stesse suo padre. Avevo letto che si trovava ancora a Hartford ed ero certa che avesse un buon motivo per rimanere nella citt natale da cui tanti anni prima era fuggito senza guardarsi indietro.
Basta, mi dissi.
A un tratto, trovai insopportabile il fatto di starmene seduta su un cavolo di materasso gonfiabile a guardare un film di cui non mi importava niente. Non solo volevo sentire la voce di Jayden, ma volevo anche vederlo. Mi assicurai di avere ancora la connessione wi-fi stabile e mi collegai a Skype con la speranza che fosse online, anche se non lo credevo possibile. Infatti dal suo stato del profilo risultava disconnesso. Non mi persi d'animo e gli scrissi subito un sms, sperando che avesse il cellulare a portata di mano.
Hai tempo per una videochiamata?
Non mi restava che aspettare una risposta che per non sembrava arrivare mai, tanto che cominciai a pensare che non mi volesse pi parlare. Non gli avevo neanche inviato gli auguri di Natale, non ne avevo avuto il coraggio. Ero una fifona quando c'erano in ballo i sentimenti. Il Teorema delle Paure valeva anche per me.
Per quando meno te lo aspetti arriva sempre qualcosa che ti risolleva il morale.
Jayden non rispose al mio sms, ma mi invi un messaggio direttamente su Skype con il suo profilo in incognito.
Charley_red85
chitarrista, disponibile
Gioved 7 gennaio 2016
22,36
Eccomi. Chiamami quando sei pronta.
Con quelle poche parole era riuscito a farmi pentire di essergli stata lontana cos tanto. Chiamami quando sei pronta, ripetei in silenzio. Come si faceva a non amarlo?
Mi sistemai i capelli dietro le orecchie, lisciando la frangia laterale tutta arruffata. Feci un respiro profondo e schiacciai il tasto per inoltrare la videochiamata con un'irragionevole ansia che mi faceva battere il cuore a mille. Probabilmente la mia era solo impazienza di vederlo.
Tutte le mie incertezze vennero spazzate via quando finalmente vidi il suo volto sullo schermo del mio portatile. Jay aveva delle occhiaie scure e dalla sua espressione seria non sembrava neanche troppo in vena di chiacchiere. Nonostante ci, abbozz un mezzo sorriso e cominci ad analizzare tutti i cambiamenti che avevo apportato al mio aspetto durante quei mesi in cui eravamo stati separati. Anche lui aveva qualcosa di diverso: era un po' dimagrito e i suoi capelli erano pi corti, ma non cos tanto da mettere in discussione il suo appellativo di ricci belli, come li avevano definiti le sue fan. Alle sue spalle si intravedeva una parete di una tonalit celeste spento e una grande finestra dal telaio bianco con alcuni cuscini decorativi e qualche fiocco qua e l, forse sopravvissuto all'atmosfera post-natalizia.
Ehi, lo salutai con un pizzico di eccitazione, sforzandomi di celare quell'odiosa voce nasale che avevo per colpa del raffreddore.
Ehi, mi sorrise e potei rilassarmi, almeno un poco. Forse non tutto era perduto. Adesso porti gli occhiali?
Cosa?. Mi accorsi solo in quel momento di essermi dimenticata di togliermi gli occhiali che indossavo per nascondere la mia identit. Rimediai subito appoggiandoli in fretta sul materasso. No, non li porto davvero. Sono una sorta di maschera dietro alla quale mi nascondo ogni giorno. Mi strinsi nelle spalle. Non dovevo essere un bel vedere con addosso una felpa grigia alla luce fioca della lampadina. Jayden rimase a osservarmi in silenzio, ma con ancora il sorriso sulle labbra. Scusami se non ti ho richiamato. Dovevo riflettere ancora un po'. Presi un fazzoletto dal pacchetto che tenevo in tasca e mi soffiai il naso colante con una sonora pernacchia. Lo so, sono stata un'idiota insensibile e anche un'immatura. Credo che la mia reazione sia stata sproporzionata rispetto alla situazione.
Avevi bisogno di startene per conto tuo, esord.  successo anche a me qualche anno fa, quando mi sono trasferito a Los Angeles, il suo tono era basso e pacato, cos comprensivo che lo volevo stringere tra le braccia e riempirlo di baci. Va detto che non  che hai saputo una cosa di poco conto, ma ti sei ritrovata di fronte a una verit che ti  stata nascosta per una vita intera. Arricci le labbra. Se non avessi dato retta ad Al e ti avessi rivelato subito tutto quanto, magari adesso non saresti chiss dove, ma ti saresti gi chiarita con i tuoi genitori.
Eh, certo, i miei genitori e mio nonno avevano messo su quel teatrino muovendomi come una marionetta e a sentirsi colpevole era Jay. Ammetto di essere un pochino, feci una smorfia mentre indicavo il mio livello di rabbia distaccando l'indice e il pollice di qualche millimetro, arrabbiata con te, ma non dovresti essere tu a sentirti in colpa. Scossi la testa. Non riesco a capacitarmi del fatto che Al sia mio padre, sospirai. A proposito. Hai sue notizie?.
Jay fece un lungo respiro prima di rispondermi. L'ultima volta che l'ho sentito mi ha detto che ti aveva chiamato, ma che non gli avevi risposto. Non sembrava stupito.
Mi ha lasciato un messaggio in segreteria perch io non ho potuto rispondere.
Non hai potuto o non hai voluto?, mi fece un sorrisetto derisorio. Hai visto il suo numero e quindi hai preferito non rispondere?, ipotizz.
No, in realt non ho proprio sentito squillare il telefono. Stavo lavorando, evidentemente.
Jayden alz le sopracciglia, interessato alla novit. Ah! Quindi non hai smesso di suonare!. Gli si illuminarono gli occhi.
Frena, frena!, bloccai il suo entusiasmo sul nascere. Ho trovato un lavoro come cameriera.
Assunse un'espressione tra il deluso e lo stupito. Ti sei nascosta tra la gente, hai cambiato colore di capelli. Di nuovo, specific. E porti gli occhiali per non farti riconoscere. Hai un'uniforme?, un le mani a mo' di preghiera. Ti prego, dimmi che hai un'uniforme. Magari di quelle rosa pallido. Chiuse gli occhi strizzando forte le palpebre. Che immagine meravigliosa. La mia cameriera sexy.
Alzai gli occhi al cielo. Ho un'uniforme, ma non ti dico com'.
Jay riapr gli occhi di scatto. Deve avere la gonna corta, altrimenti non si spiegherebbe quel raffreddore. Hai una voce tremenda, ridacchi, prendendomi in giro senza alcun ritegno.
Colsi l'occasione per soffiarmi il naso. Lo so, gli feci una smorfia. Ma non  per l'uniforme troppo corta. Anche perch portavo i pantaloni al Rock Bottom, ma non glielo rivelai.
Mi sei mancata, Orange. Quando parlo con te  tutta un'altra cosa, si fece serio, sfoderando uno dei suoi sguardi pi sensuali. Pensa che non riesco pi a fare battute a doppio senso o a flirtare con altre donne senza immaginarmi il tuo volto, sospir. Ormai hai invaso ogni parte di me, Frankie. Totalmente.
Fissai sognante e ammutolita la sua immagine sullo schermo. Ti  capitato di flirtare con altre donne da quando, mi soffermai per scegliere con cura le parole per stuzzicarlo, da quando ci siamo lasciati?.
Jay inclin la testa di lato, smuovendo i suoi ricci. Ci siamo lasciati?. Strinse le labbra. Non mi pare.
Stai cambiando discorso. Storsi il naso. Il che mi porta a pensare che tu abbia avuto davvero qualche flirt. Dovevo aspettarmelo, lui era Jayden Maynard, un rubacuori con la reputazione da gran conquistatore.
Non  del tutto esatto. Si inumid le labbra. Ho avuto un paio di occasioni per instaurare una o pi conversazioni con l'altro sesso, fece spallucce, ma niente di pi.
Tu? Conversazioni con l'altro sesso?, scoppiai a ridere. Non ci credo.
In effetti ho avuto pi di un'occasione per cadere in tentazione, ma ogni volta mi sei venuta in mente tu. Non potevo rovinare tutto per.... Si ferm.
Per?, lo incalzai. Ero proprio curiosa.
Nulla, abbass lo sguardo. Stai tranquilla. Ti chiedo solo di fidarti di me, continu. So che non  semplice, ma la cosa pi bella che tu possa fare per me  quella di darmi la tua fiducia, perch me la merito. Avevo la sensazione che stesse cercando di nascondermi qualcosa e rimasi incantata a fissare lo schermo senza sapere come controbattere. Lo so per certo. Mise la mano destra sul cuore e assunse un'espressione solenne. Non  successo quasi niente, giuro.
Quasi? Ha detto proprio quasi?
In che senso quasi niente?, all'improvviso avvertii un'ondata potente di gelosia.
Nel senso che una mia vecchia conoscenza mi  saltata addosso, ammise.
Ah. Evviva la sincerit, ma cos esagerava. Mi aveva spiazzato con quella bomba.
Ti assicuro che non c' niente di cui devi preoccuparti. Finalmente ho imparato a dire di no. Ti spiego quando ci vediamo di persona, spero il prima possibile. Fece una pausa. Allora? Posso avere la tua fiducia?.
Mi strinsi nelle spalle. Aveva deciso di raccontarmi quell'episodio invece di tenermelo nascosto, quindi a me ci teneva per davvero. Va bene, dissi infine. Se dici che non devo preoccuparmi, ti credo. Non volevo fare la figura della fidanzata opprimente.
Grazie, mi disse con gratitudine sincera e parve molto pi sollevato, come se si sentisse meno in colpa perch una donna gli era saltata addosso. E lui come aveva reagito? L'aveva respinta subito oppure all'inizio c'era stato e poi si era ricordato di essere ancora impegnato con me? Lascia perdere, Frankie. La gelosia corrode l'amore e lo brucia fino a farlo svanire in una nuvola di fumo. Jayden non si poteva definire il classico ragazzo tranquillo; con tutte le donne che gli giravano intorno non potevo pretendere che qualcuna non ci provasse. Stava a lui decidere. Il fatto che mi avesse raccontato quell'episodio forse era positivo. O no? Meglio non domandarselo, mi risposi in silenzio.
Avrei voluto dirgli quello che provavo per lui ma non trovavo le parole giuste per esprimergli quanto mi fosse mancato e per confessargli che, da quando lo avevo conosciuto, era entrato nei miei pensieri e si era fatto spazio nel mio cuore occupandolo del tutto con il suo ego spropositato, i suoi occhioni scuri e la musica che componeva. Temevo di risultare troppo sdolcinata o la solita ragazza che era rimasta folgorata e soggiogata dal suo fascino irresistibile. A me non importava proprio un bel niente che fosse una star; la sua luce pi splendente non era all'esterno, come voleva far credere a tutti, ma nella sua anima che aveva rapito la mia facendole perdere l'orientamento.
E tu? Che mi dici? C' qualche ragazzo che ti gira intorno?. Storse le labbra, contrariato. Ovvio che ti girano intorno. Che domanda idiota.
Ripensai a Mason e all'idea sbagliata che si erano fatti tutti quanti al lavoro. Frequento i miei colleghi, o meglio un collega in particolare, ma siamo amici. Non ho scritto in fronte saltami addosso come te.
Si port subito la mano sulla fronte come per pulirsi via una scritta invisibile. Davvero ce l'ho scritto in fronte?, continu a strofinarsi con una certa insistenza. Ecco perch attiro cos tanto l'attenzione!. Scoppi a ridere.
Ah-ah, gli feci una linguaccia. Non hai bisogno di scritte. Basta guardarti.
Jay mi fece un sorriso furbo. Vuol dire che mi trovi bello? Eri l'unica a non avermelo ancora detto.
Agitai in aria una mano. Ora non esagerare. Sei un..., riflettei un po' su come definirlo. Un tipo.
Sogghign, compiaciuto dalla mia risposta. Tornando a parlare di cose serie, la sua voce dolce mi riport alla realt, chiama Al. Ha molte cose da dirti, anche se ha difficolt a esternare ci che prova e quello che pensa. Devi dargli una possibilit.
Un passo alla volta, gli risposi. Il primo  stato parlare con te.
Jay si mise la mano destra sul petto. Per me questo  un privilegio, il suo sorriso sincero valeva pi di mille parole.
Accennai anch'io un lieve sorriso ma tornai quasi subito seria; ero intenzionata ad andare al nocciolo della questione e a spiegargli come mai mi ero decisa a contattarlo. Abbassai lo sguardo per qualche istante giocherellando con il fazzoletto appallottolato tra le mani. La vigilia di Natale mi ha chiamato anche Bernie. Ha provato a chiamarmi di nuovo qualche giorno fa, ma non le ho risposto.
Me lo ha detto. La stai facendo arrabbiare sul serio. Diventa una iena quando si sente ignorata. Alz le mani. Non sono stato io a darle il tuo numero, se  questo che vuoi sapere. Lo avr letto tra i recapiti forniti alla casa discografica per il contratto.
Il contratto. Ecco a cosa volevo arrivare. Appunto, ingoiai a stento la saliva.  proprio del contratto che volevo parlarti.
Mmh, interessante, si accigli. Pensavo che tu volessi parlarmi di quanto ti fossi mancato in questi mesi e di quante volte mi avessi sognato durante le tue notti solitarie. Trattenne un sorriso. Io ti ho sognata tante volte, sai?. Era incredibile: io volevo parlare di cose serie mentre lui tergiversava. In uno dei tanti sogni, prosegu, eravamo su un tetto a suonare insieme. Poi di punto in bianco sei corsa via.
Non mi sembra un bel sogno. Sembra pi un incubo.
S, ma io ti sono corso dietro e sono riuscito a raggiungerti, mi disse, trionfante. Cosa che sono riuscito a fare solo in sogno, peraltro, sospir rassegnato. Mi piacerebbe essere l con te dall'altra parte dello schermo.
Di cosa stavo parlando prima? Ebbi un vuoto di memoria.
Jay riusciva a stregarmi come faceva con i suoi fan durante i concerti. Ritornando a quello che stavamo dicendo poco fa, riportai il discorso sulla retta via, dopo essermi concentrata su ci di cui dovevo parlargli. La tua agente ha detto che, qualora io decidessi di non partecipare al tour, sarei obbligata al pagamento di una penale. Cosa che ovviamente non posso fare. Gli feci gli occhi dolci nel tentativo di impietosirlo. Non  che tu potresti fare qualcosa? Magari chiamare un altro chitarrista al mio posto e annullare il contratto?, gli suggerii, stringendomi nelle spalle. Il suo viso si fece arcigno e capii che non era affatto entusiasta all'idea di non avermi al suo fianco durante la tourne.
Spiacente, ma non credo di poter fare niente.
Alzai gli occhi al cielo. Guarda che i contratti si possono anche rescindere di comune accordo.
Se  per questo anche in tribunale, con un giudice che ti condannerebbe a pagare non solo la penale, ma anche a risarcire i danni arrecati a me e alla casa discografica per non aver prestato fede all'accordo ed essere mancata a un evento importante durante il quale era prevista la tua presenza. Presenza ritenuta da me fondamentale.
Oh andiamo!, inveii contro di lui. Non sono poi cos fondamentale.
Per me s. Quando lo disse la rabbia scomparve nel nulla. Per lui ero fondamentale. E ora come facevo a contraddirlo?
Inclinai la testa di lato e mi coprii il volto con le mani.
Non credo di farcela a suonare insieme a..., mi fermai prima di definire Al come mio padre. Non l'avevo mai chiamato cos ad alta voce perch altrimenti lo avrebbe fatto sembrare troppo reale e io non ero nelle condizioni di poterlo accettare. Anche se non potevo cambiare la realt dei fatti. Era cos e basta.
Mi stai chiedendo di scegliere tra te e Al?. Scosse la testa con decisione. Professionalmente parlando tu sei l'ultima arrivata e un bassista con l'esperienza di Al penso proprio di non riuscire a rimpiaz....
Lo interruppi. Mentre una chitarrista mediocre come me, s.
Non mi hai fatto finire di parlare. Alz il tono. Il secondo chitarrista pu essere sostituito,  vero, ammise, parlo di un chitarrista qualunque. Ma tu non sei una chitarrista qualunque, cara la mia Frankie. E non mi sarei mai permesso di dire che sei mediocre, perch non lo sei. Quindi no, non posso sostituirti e non posso sostituire neanche Al.
Non mi offenderei se mi preferissi ad Al.
Jayden sbuff. Frankie, si mise una mano tra i capelli spazientito, devi smetterla con questo tuo atteggiamento da bambina capricciosa. Apri gli occhi e cerca di capire le ragioni altrui, per una volta. Non sei l'unica ad aver avuto una vita difficile e non sei neanche l'unica che deve combattere per qualcosa. Le tragedie possono essere piccole o grandi, ma a chi capitano sembrano insormontabili, qualsiasi sia il livello di gravit. Non osai replicare perch aveva ragione. Non sprecare il tuo tempo ad avercela con il mondo intero, perch potresti pentirtene e alla fine trovarti nella stessa situazione che sto vivendo con mio padre.
Suo padre. Non gli avevo chiesto sue notizie perch non volevo essere indiscreta e non avevo intenzione di metterlo in difficolt. Sei a casa di tuo padre, adesso?.
Scosse la testa. No, sono da mia madre. Con il resto della famiglia, tranne Ed che  in ospedale da pap.
Oh cavolo! S-sta bene?, balbettai in preda al panico. Mi facevo mille paranoie perch avevo scoperto la verit su Al e mi ostinavo a non rivolgergli la parola, mentre Jayden aveva lasciato tutto per stare accanto a suo padre in un momento difficile mettendo da parte i vecchi rancori.
Jay fece un respiro profondo. Per adesso  stabile, ma ha avuto una brutta crisi l'altro giorno. Dovranno operarlo al pi presto. Dopo l'ictus che lo ha colpito due anni fa non si  mai ripreso del tutto.
Mi dispiace, parlai a bassa voce, intimidita. Non avevo idea che fosse cos grave.
Storse la bocca. Gi, ma niente  perduto. Il medico che lo operer  ottimista e voglio esserlo anch'io.
Avrei fatto meglio a prendere esempio da lui. Pensavo di essere pi matura e invece mi sbagliavo di grosso. Scusami, sentii pizzicarmi gli angoli degli occhi e provai a trattenere le lacrime. Mi sento un'imbecille per come mi sono comportata. Ma quella sera, dopo il concerto, sono andata nel panico.
Avresti potuto andare nel panico insieme a me, invece di andartene via. Non c'era rancore nella sua voce, ma solo gentilezza.
Ti vedevo come un nemico che aveva agito alle mie spalle.
E ora come mi vedi?.
Lo vedevo solo come un ragazzo triste che aveva bisogno di essere consolato. Al diavolo l'orgoglio!
In difficolt, mi addolcii. E vorrei tanto abbracciarti. Ormai stavo piangendo, ma non glielo nascosi.
La stessa cosa che ho pensato io quando ti ho vista correre via. Fece un gran respiro gonfiando il petto. Non mi hai neanche dato il tempo di farti ragionare. Sai quante volte ho ripetuto ad Al di dirti tutto?, sbuff. Siete uguali voi due. Siete pi testardi di me, il che  tutto dire. Non feci in tempo a parlare che lui continu. E siete propensi alla fuga quando la situazione si fa un tantino seria. Non gli si poteva dare torto. Al mi ha raccontato che quel giorno che sei venuta allo studio di registrazione c' rimasto di sasso. Non ha voluto rivelarti la verit subito per paura, voleva conoscerti e averti vicino a prescindere che tu sapessi chi fosse. Si sofferm a osservare la mia espressione non troppo convinta. Era pi contento di esserti amico che di perderti nelle vesti di padre. Sapeva che sarebbe scoppiato il finimondo una volta che avesse giocato a carte scoperte. Si prese del tempo per riprendere fiato. Per poi ha capito che doveva parlarti, ma lo ha deciso nel momento sbagliato.
Non ha avuto un gran tempismo, in effetti, commentai, sarcastica.
Seguirono attimi di silenzio in cui nessuno dei due sembrava voler continuare la conversazione.
Non potevo pi vederlo con il broncio e mi sarebbe piaciuto tirarlo su di morale, ma neanch'io ero il massimo dell'allegria. Hai gi programmato le date? Del tour, intendo.
D'improvviso gli si illuminarono gli occhi e pian piano le sue labbra si distesero in un bel sorriso. Mi vuoi far intendere che penserai alla possibilit di venire in tour con me e la band? Non che tu abbia molta scelta, vero, Orange?, ammicc tutto eccitato. Comunque non ho ancora deciso le date. Devo ancora valutare la situazione con mio padre, parlare con gli altri e..., strizz un occhio, con te.
Almeno avevo centrato l'obiettivo di farlo sorridere. Non lo so, Jay.
Torn serio con la stessa facilit con cui mi aveva rivolto quel bel sorriso. Sappi che, se tra qualche giorno non mi avrai dato una conferma di partecipazione, sar costretto a informare la mia casa discografica.
Questo  un ricatto bell'e buono. Non ricordavo ogni singola clausola contrattuale ma doveva pur esserci qualcosa sull'impossibilit di continuare la collaborazione per problemi personali. Cavolo. Dovevo rileggere quel contratto per sicurezza.
S, direi di s.
Jay contro Frankie: due a zero.
Ma non aveva ancora finito. E poi avresti il coraggio di dire di no a una faccia cos triste?. Sporse in fuori il labbro inferiore per impietosirmi. Chi era il bambino capriccioso, adesso?
Che posso fare per farti tornare il sorriso?, chiesi, ma poi mi resi conto del mio errore. Faccio di tutto tranne che partecipare al tour, aggiunsi in fretta.
Mmh, mormor pensieroso. Sgran gli occhi e alz un indice in alto colto da un'illuminazione improvvisa. Potresti rimetterti gli occhiali? Avevano un che di sexy. Sarebbe meglio se li indossassi insieme all'uniforme da cameriera, sorrise malizioso.
Ridacchiai mentre raccoglievo gli occhiali da sopra la coperta per inforcarli di nuovo sul naso. Ti dovrai accontentare degli occhiali.
Per ora, mi sfid.
Per ora, confermai.
Dannato computer che ci separa. Non sai cosa vorrei farti in questo momento. Chiuse gli occhi e arricci le labbra.
Scoppiai a ridere. Posso immaginarlo.
No, non credo. Scosse la testa. Altrimenti avresti una gran fantasia, Orange. Mi fece l'occhiolino. E anche un po' peccaminosa, se in questo momento stai pensando davvero a quello a cui sto pensando io.
Il mio pensiero vol subito alla notte che avevamo passato insieme. Probabile, ma sei tu che hai cominciato a farti venire strane idee in testa.
Ma tu a cosa stai pensando?. Trattenne un sorriso. No, perch io avrei una gran voglia di....
Jay!, lo fermai. Non far mai niente di quello che stai pensando davanti al computer. Gli lanciai un'occhiataccia.
Jay scoppi a ridere. Dio, quanto mi sei mancata, disse tra una risata e l'altra. Okay, allora come non detto. Piano di riserva.
Piano di riserva?, gli domandai titubante.
Jay annu con uno strano sorrisetto disegnato sulle labbra. Vorrei farti sentire una canzone che ho iniziato a scrivere qualche settimana fa.
Fissai incredula lo schermo. Aveva scritto un'altra canzone! Sentiamola. Provai a controllare l'entusiasmo, fallendo miseramente.
Prendo la chitarra. Sollev il computer portatile per poggiarlo sopra al letto e si allontan per raggiungere l'altra parte della stanza. Sentii qualche rumore in sottofondo e un tonfo sul pavimento. Poco dopo, Jay riapparve con una chitarra acustica. Non era una chitarra qualsiasi, per. Era una rg Classics in acero chiaro tirato a lucido nella parte frontale e pi scuro sul retro, sui bordi e anche sul manico. Ti ricorda qualcosa questa chitarra?. La sollev di qualche centimetro. Strumento interessante, dal suono nitido e preciso. Attaccatura del manico comoda e sagomata in modo da permettere al musicista di arrivare senza intralci fino ai tasti pi vicini alla buca per le note pi alte. Sogghign. Video-recensione notevole, eh?.
Applaudii un paio di volte. Sono colpita. Hai talento come venditore di chitarre e come consulente del suono, dichiarai convinta.
Lo so. Sono un uomo dalle mille risorse, mi fece l'occhiolino.
Trattenni una risata e appoggiai il volto sul dorso di una mano. Ecco riaffiorare il suo ego. Volevo godermi lo spettacolo. Come si intitola la canzone?, chiesi.
Jay si schiar la gola. Call me back. Si fece serio. E indovina a chi mi sono ispirato?
A una tua ex!, risposi d'istinto, senza pensarci. Di solito le sue ex c'entravano sempre.
Sbagliato, scosse la testa. Alla mia attuale ragazza, una fuggitiva alla quale ho lasciato un messaggio in segreteria che iniziava pi o meno cos. Posizion le dita sulle corde per suonare il primo accordo e part con l'intro.
Mi stava dedicando una ballata.
Cio, mi stava dedicando una ballata! A me! Mi sentivo come una delle sue fan in delirio.
Ora capivo le sue ammiratrici quando dicevano: Ogni volta che lo vedo mi sento svenire. Non mi sentivo svenire, certo, ma percepivo un senso di stordimento quando mi guardava o quando cantava per me. Fa uno strano effetto quando qualcuno canta solo per te e per nessun altro. Ti fa sentire speciale, l'unica donna al mondo per pochi minuti. E io, in quel momento, mi sentivo l'unica nel suo mondo, come lui era l'unico nel mio.
Ehi, sono ancora io. Lo so che sei arrabbiata.
Lo sarei anche io.
Ma sei fuggita senza dirmi addio
senza dirmi ciao, ci rivediamo quando
avr capito quello che voglio dalla mia vita
chi sono davvero.

Mi sono perso, ti sei persa anche tu.
Sono sicuro che ci ritroveremo insieme.
Intanto per richiamami,
richiamami, richiamami
perch senn non riesco a dormire senza
sapere che
stai bene anche
anche senza
anche senza di me.
Call me back, Jayden Maynard
Ci salutammo con la promessa di sentirci - e vederci, secondo Jayden - presto per parlare ancora del tour e delle ultime novit.
Io e le tue chitarre ti aspettiamo. Buonanotte, Black Coffee.
Mi spunt il sorriso sulle labbra, seppure avessi la tristezza nel cuore. Buonanotte, Jay.
Quel buonanotte racchiudeva tante di quelle cose non dette che mi vergognai di me stessa poich non avevo avuto il coraggio di aprirgli il mio cuore.


Capitolo tredici
Dov' finita Orange?

Frankie
Seppure gli ultimi mesi non fossero stati facili, la videochiamata con Jay mi rallegr e tir su di morale. Ero felice che Jay mi avesse persino dedicato una canzone anche se aveva altri pensieri pi importanti in testa. La sua voce era stata una carezza prima di andare a dormire.
Il mattino dopo, venerd, mi invi un messaggio per avvertirmi che se non si fosse fatto sentire era solo perch avrebbe dovuto trascorrere del tempo in ospedale e in un luogo segreto. Chiss cos'aveva in mente, ma dato che aveva scritto luogo segreto tutto maiuscolo avevo capito che stava architettando qualcosa. Forse quel qualcosa aveva a che fare con il suo tour o con la musica in generale.
Gli avevo risposto con un frettoloso Okay e poi avevo iniziato a lavorare. Il raffreddore mi era quasi passato del tutto e riuscivo a respirare e a parlare normalmente. Tuttavia, non avevo ancora preso una decisione definitiva sul futuro. Una parte di me avrebbe voluto rimanere nascosta a Chicago, mentre l'altra voleva prendere il primo volo per New York e aspettare l il ritorno di Jay, magari provando nel frattempo a instaurare un rapporto con Al.
Quel giorno feci anche una scorpacciata di gossip. Mi imbattei in molti articoli interessanti su Jayden e sulla sua scelta di trascorrere le feste in famiglia piuttosto che in qualche meta esotica in voga tra i vip. Jay non aveva rilasciato alcuna intervista, ma i paparazzi erano riusciti comunque a ricostruire i suoi spostamenti fino a Hartford. In mancanza di scoop scottanti su di lui che all'apparenza non aveva alcuna donna al suo fianco, i tabloid avevano incominciato a fare decine di supposizioni e congetture, puntando su titoli del genere: Jayden  di nuovo su piazza?. Oppure: Le donne faranno a pugni pur di consolarlo!. O ancora:  tornato single? Di nuovo?. In un sito online lessi anche un titolo che recitava: Che sia alla ricerca di una delle sue prime fidanzate come nel video di Who Knows?.
A dire il vero, anch'io avevo avuto il sospetto che a Hartford avrebbe potuto incontrare qualche sua vecchia fiamma. Che fosse la protagonista di Who Knows la vecchia conoscenza che gli era saltata al collo? Mi proibivo di essere gelosa di Jayden, altrimenti sarei dovuta impazzire per ogni sua fan che gli chiedeva un autografo o che voleva farsi fotografare insieme a lui. L'unica cosa da fare era non farmi influenzare dalle malelingue e fidarmi di lui, come mi aveva chiesto. Anche se nutrivo qualche dubbio riguardo a quel luogo segreto al quale aveva accennato. Non era semplice l'amore a distanza, ma ero dell'opinione che se una persona  davvero innamorata, i chilometri di lontananza contavano poco; si poteva essere distanti anche a un metro l'uno dall'altra. Non era tanto la distanza che influenzava un rapporto, ma la volont di sentirsi vicini anche solo con un messaggio o con una videochiamata. Se mancava quella volont, il rapporto poteva dirsi finito. Jay avrebbe avuto tutte le opportunit del mondo per tradirmi o innamorarsi di un'altra anche standomi vicino, quindi non era il caso di agitarsi per niente. O almeno era quello che speravo.
Per quanto riguardava la Ragazza del Momento - Frankie Orange - tutto taceva, per fortuna. C'era solo qualche accenno al fatto che dopo uno pseudo-flirt con Jayden mi ero eclissata dalla scena, proprio come lui. O i giornalisti avevano capito che Frankie Orange era soltanto la collega e non la fidanzata di Jayden, oppure stavano indagando pi a fondo. Tremavo solo all'idea di ritrovarmi vittima di un altro agguato dei fotografi, ma pensavo che lontana da New York fossi quantomeno al sicuro.
Purtroppo quando pensi di non aver pi niente da temere, succede sempre qualcosa di inaspettato che stravolge del tutto una giornata gi pessima di suo.
Stavo coprendo il mio turno mattutino al locale, quando sullo schermo di uno dei televisori alle mie spalle, sintonizzato su un canale musicale, venne trasmesso di nuovo il video di Who Knows nel quale comparivo anch'io. Mi sbrigai a consegnare un caff doppio da portare via a un signore di mezza et, poi mi voltai per dare un'occhiata al bel faccino di Jayden e al suo sguardo malinconico mentre mimava con le labbra le prime parole dell'intro:  chiaro ormai, sono pessimo. Mi guardo indietro e penso....
Aveva ragione la mia collega Wally a dire che ogni volta che trasmettevano quel video mi incantavo. Ogni occasione era buona per ammirarlo, soprattutto in quel video che per noi due era cos tanto speciale. Era stato grazie a quella canzone, oltre che alla sera del concerto di Eric Benson, che avevamo iniziato ad avvicinarci e a parlare in modo pi confidenziale.
Ti sei imbambolata un'altra volta?, la voce sdegnosa di Wally mi ridest come una secchiata d'acqua gelida. Mi tir una gomitata per farmi rinsavire e, dopo aver visto la mia espressione da tontolona, scoppi a ridere. Di' un po', si appoggi al bancone, quella canzone ha un significato particolare per te?. Perch cavolo avevo guardato quel benedetto video? Mi sarei risparmiata tante domande inutili. E invece no. Dovevo per forza ammirare Jayden attraverso lo schermo visto che non avevo il fegato di prendere una - e dico una - fottutissima decisione.
Mi guardai intorno pur di schivare i suoi occhi verdi insistenti. L'ora di pranzo era passata da un pezzo, ma nell'aria aleggiava ancora il tanfo di fritto e di pizza al taglio riscaldata. I tavoli limitrofi al bancone erano quasi tutti sgombri, mentre quelli pi lontani erano occupati da persone che sedevano in solitaria e si godevano gli ultimi momenti liberi della pausa pranzo.
Oh!, mi punzecchi il braccio per attirare di nuovo la mia attenzione. Mi stai ignorando di proposito. Ti vedo, eh.
Mmh?, provai a fare la finta tonta. Scusa, pensavo a una cosa e mi sono distratta.
Wally strizz gli occhietti furbi. Certo che sei strana. Alz il mento con fare altezzoso. Mai una volta che tu mi dia una risposta. Non me la racconti giusta. Mi squadr per un attimo, ancora pi sospettosa. Non  che magari sei una principessa che sta fuggendo dal suo castello perch  stufa della sua vita come nei film?. Si mise un pugno sul fianco prominente. O forse sei una riccona che si nasconde dalla sua famiglia perch non vuole sposare un altro riccone pi vecchio di trent'anni per fondere le aziende di famiglia?.
Alzai gli occhi al cielo. Certo che ne hai di fantasia, Wally, scherzai. Io non ho.... Mi bloccai di colpo. Con la coda dell'occhio vidi una figura dai capelli arancioni comparire sullo schermo al posto di Jayden. Ero proprio io. Sgranai gli occhi non appena mi resi conto che era mia la foto sullo schermo da trentadue pollici ultrapiatto sul quale erano puntati gli sguardi inconsapevoli dei presenti. In quella foto, oltre ad avere i capelli arancioni, avevo anche un sorriso storto, quasi una smorfia imbarazzata per il fatto che Jayden mi avesse sorpreso con uno scatto a tradimento nello studio di registrazione.
C'era un po' di confusione per via del chiacchiericcio generale, ma la vicinanza alla tv mi permise di cogliere le parole essenziali pronunciate da una voce femminile energica e giovanile che stava facendo un mio identikit generale.
Il suo nome completo  Franklyn Reeves, nata e cresciuta a Nashville, Tennessee, ventitr anni fa, tra una liuteria e un negozio di musica. Ma concentriamoci sul suo nome e soprattutto sul suo cognome: Reeves. Fece una pausa a effetto. Reeves Guitars vi dice qualcosa? Ebbene s! La nostra Franklyn altro non  che la nipote di Franklyn Reeves Senior, il liutaio che ha portato alla ribalta la Reeves Guitars nei gloriosi anni '70. Mandarono in onda una slide composta da vecchie foto nelle quali mio nonno era ritratto in compagnia di qualche astro nascente della musica. Dopo la morte di Frank Reeves, riprese la speaker, Frankie decide di intraprendere la carriera di chitarrista e chiudere i battenti della Reeves Guitars per sempre. Dopo svariati concerti, a New York la sua carriera ha una svolta. Sullo schermo comparve la foto di Jayden sulla prima pagina di Rolling Stone. Il suo sguardo era cos profondo e magnetico da sembrare vero. Una collaborazione con il fantastico Jayden Maynard, gran rubacuori e seduttore di donne bellissime, famoso per i suoi amori da copertina. Da quando Frankie  entrata nella sua vita per sembra essersi concentrato molto pi sulla musica che sulle donne. Esaurite le fotografie da mostrare ai telespettatori, l'inquadratura torn nello studio coloratissimo della trasmissione musicale che si occupava di classifiche, di video pi cliccati, di curiosit sul mondo della musica e, naturalmente, di gossip. L'annunciatrice era in piedi vicino a un maxischermo sul quale venivano proiettate in sequenza le foto gi mostrate. Quando si accorse di essere inquadrata ammicc verso la telecamera. A voi sembra un caso che Jayden Maynard abbia iniziato a collezionare e a suonare solo Reeves Guitars? Per noi di Music Feed assolutamente no! Stando ad alcune insinuazioni dell'ex fidanzata di Maynard, Alexandra Priestley, sembrerebbe che Frankie sia stata la causa della rottura tra il nostro ragazzaccio e la top model. La donna si discost i lunghi capelli scuri e lisci dalla spalla, per poi mettersi la mano destra sul cuore e fare gli occhi dolci alla telecamera. Galeotto fu lo studio di registrazione, dunque. Che siano stati quei capelli arancioni ad attirare l'attenzione del bel chitarrista? O il fatto che le Reeves Guitars Vintage da collezione, adesso che sono state ritirate dal commercio, valgano un sacco di soldi per chi le possiede?.
Ero scioccata. Stava dicendo una stronzata dietro l'altra. Quante cazzate, mi lasciai sfuggire.
Come dici?, mi chiese Wally, anche lei con il naso all'ins per seguire il programma. Ah, stanno parlando di Jayden e della ragazza del video. La ignorai per concentrarmi di nuovo sul programma televisivo.
A ogni modo, la misteriosa Frankie Reeves appare anche nel video dell'ultimo singolo del nostro caro Jayden. L'annunciatrice si sfreg le mani, facendo tintinnare le decine di braccialetti che aveva ai polsi. Le tante foto apparse sui giornali e il finale di Who Knows sono indizi che ci portano a pensare che tra i due chitarristi ci sia pi di una semplice amicizia. Eppure, entrambi sembrano aver preso strade differenti: Jayden si trova a Hartford con la famiglia, ormai lo sappiamo per certo. Ma Frankie? Dov' finita Orange? Who Knows! Chi lo sa!  il caso di dirlo. Si strinse nelle spalle. Per questo motivo, Frankie Orange Reeves  entrata di diritto nella mia rubrica Dove sono finiti? Aiutateci a trovarla! Vi ricordo che questa mattina abbiamo lanciato un trend su Twitter: #WhereIsFrankie. Se avete sue notizie usate l'hashtag per comunicarcelo e, come al solito, improvvisatevi paparazzi immortalando la nostra vip in una foto, se vi va! Almeno cos capiremo dove si  cacciata e perch  finita la storia con Maynard!. Il cameraman zoom sul volto della ragazza sullo schermo. Dalla vostra Izzie Pop  tutto.... Termin la puntata con un occhiolino, dando l'appuntamento per il giorno dopo, alla stessa ora. Poi sullo schermo apparve di nuovo la foto che mi ritraeva con i capelli arancioni e la scritta #WhereIsFrankie in sovraimpressione, come fossi una persona scomparsa.
Ero allibita. Aprivo e richiudevo le palpebre senza riuscire a credere a ci che avevo sentito. Un trend su Twitter? #WhereIsFrankie? Ma la privacy dov'era finita?
Non esisteva pi. Grazie ai social network, a internet e anche ai programmi televisivi di gossip, la questione di condividere ogni cosa in tempo reale stava sfuggendo di mano un po' a tutti.
Cercai di riprendermi dallo shock e diedi le spalle alla tv. Le notizie che avevo sentito mi avevano sconvolta e rimasi l con lo sguardo fisso da pesce lesso. Peccato che il mio atteggiamento non pass inosservato come invece avrei voluto. Wally continuava a guardare me e poi la televisione. Vidi la sua espressione stupita con la coda dell'occhio e gi sapevo che sarebbe stata questione di tempo prima che si accorgesse della somiglianza tra me e Frankie Orange. Oh mio Dio!. Ecco, come temevo. Sei tu!, grid.
Mi voltai di scatto. Chi? Cosa?, cercai di salvare le apparenze.
Tu sei Frankie Orange, mi rispose sicura di s. Ad alta voce, per di pi.
Mi guardai intorno per vedere se qualcuno l'avesse sentita, ma per fortuna sembravano tutti quanti presi dal cibo o impegnati a controllare le notifiche sul cellulare. In quel momento non sapevo se odiare o essere grata alla tecnologia per avermi salvata da una situazione imbarazzante.
Shhhh, feci segno a Wally di parlare pi piano, premendomi un indice contro le labbra. Sei matta? Vuoi scatenarmi contro tutto il ristorante?. Sgranai gli occhi come una pazza. Non sono Frankie Orange, negai di fronte all'evidenza.
Lyn, la voce allegra di Mason mi fece tirare un sospiro di sollievo. Stava passando di l per controllare la sala e si ferm al bancone. Per fortuna, aggiungerei. Wally, salut anche lei, col sorriso sulle labbra. Tutto bene?
Ho appena scoperto che Lyn  Frankie Orange. Wally era una pazza! Se Mason non lo avesse gi scoperto, me la sarei vista brutta.
Mason aggrott la fronte, passando lo sguardo da lei a me e smise di sorridere. Chi?, finse di non aver capito.
Frankie Orange, la ragazza di Jayden Maynard, specific Wally.
Ahhh, annu. La chitarrista. Quella gran figa. Le strizz un occhio.
 lei, Wally mi indic con insistenza.
Mason scoppi in una risata forzata. Ma no, cosa dici, Wally?. Punt il suo sguardo su di me per studiare il mio volto. Lei non pu essere Orange. Altrimenti me ne sarei accorto subito, disse con l'aria sorniona di chi la sapeva lunga. Me la farei volentieri, tra l'altro. Mi and di traverso la saliva. Sul serio, continu lui, quel Maynard ha tutte le fortune.
Wally incroci le braccia al petto, appiattendo il seno prosperoso. Ma chi credete di prendere per il naso? L'ho sempre sospettato che nascondevi qualcosa, Lyn. Secondo me, Mason ti ha riconosciuta da subito e ha deciso di reggerti il gioco, gongol. C'era andata vicino! Quell'apprezzamento di poco fa su Frankie era palesemente forzato, dichiar.
Scossi freneticamente la testa. Mi ero presentata a tutti come Lyn, non come Franklyn Reeves. Il mio nome completo era indicato soltanto sul mio fascicolo di assunzione che aveva firmato il capo e al quale aveva accesso Mason, quindi Wally non avrebbe potuto dimostrare un bel niente.
Non nascondo niente e non sono io quella che stanno cercando, insistetti.
Scusi?. Colsi al volo l'occasione per voltarmi e prendere l'ordine di una ragazza che andava di fretta. Una cioccolata calda da portare via, cinguett. Mi allontanai per preparare la cioccolata, ma sentivo lo sguardo insistente di Wally addosso, nonostante Mason stesse cercando di convincerla che non ero affatto chi credeva che fossi. Purtroppo poco dopo Mason dovette allontanarsi, lasciandomi da sola a combattere contro il lupo cattivo.
Pi volevo essere ignorata, pi l'attenzione si focalizzava su di me. Ne avevo le tasche piene. Consegnai la cioccolata calda alla ragazza insieme al suo resto.
Evitai Wally preparando frullati, t e qualche altra bibita; pensavo che si fosse messa l'anima in pace e invece si era solo presa del tempo per rimuginare in silenzio per poi tornare alla carica pi agguerrita che mai. Ma perch sei qui a Chicago a fare la cameriera quando hai la possibilit di essere ovunque con lui?. Non feci in tempo a replicare che continu: E non negare ancora perch Mason non  stato affatto convincente. Anche se hai i capelli di colore diverso e gli occhiali, sei proprio Frankie Orange. Sembrava inamovibile, quindi forse non era il caso di insistere con la mia versione.
Sospirai. Avevo le spalle al muro. E va bene, sussurrai. Diedi un'occhiata intorno a noi e le feci segno di avvicinarsi. Sono io.
Wally rimase a bocca aperta, probabilmente non si aspettava che confermassi. Lo sapevo!, mi disse a bassa voce, non riuscendo a trattenere l'entusiasmo. Lo sapevo che avevo ragione, ripet in un sussurro. Quindi?, mi minacci con un indice. Rispondi alla mia domanda. Perch sei qui a Chicago?
Problemi familiari, risposi secca. Non era una bugia, ma un riassunto in due parole della mia situazione. Sembrava una giustificazione scolastica, ma non avrei saputo come altro definire le mie grane. Sono venuta qui per allontanarmi dalla mia famiglia, specificai e mi resi conto di quanto fosse semplice dire la verit e liberarsi del peso che si portava sulle spalle, anzich tenersi tutto dentro e inventarsi delle bugie per salvare le apparenze. E mi sono dovuta allontanare anche da lui, ammisi.
Wally fece una smorfia rattristata. Ed  per questo che vi siete lasciati? Avete litigato?. Pendeva dalle mie labbra e aspettava in trepidante attesa una mia risposta.
Feci spallucce. Chiss, le sorrisi. No, in realt non ci siamo mai lasciati. La mia collega si rianim sgranando gli occhi per lo stupore. Ma sono scappata via e non abbiamo avuto pi l'occasione di vederci. Adesso suo padre non sta bene e non so quando potremo incontrarci di nuovo.
Ma che aspetti?, mi afferr per un braccio con una stretta d'acciaio. Vai da lui. Sbatt le ciglia in uno sfarfallio e assunse un'espressione perplessa come a voler dire: Mi pare ovvio, no?. Poi sul suo volto paffuto comparve un sorriso a labbra strette, per incoraggiarmi. Wally la faceva semplice.
 che non.... Venimmo interrotte dall'arrivo di altri clienti e quindi dovemmo posticipare la conversazione.
Comunque Wally non aveva tutti i torti. E se andassi da lui a Hartford?, chiesi a me stessa, mentre riempivo una tazza di caff bollente da portare via. Ero cos presa dai miei pensieri che fui capace di far traboccare il caff e di scottarmi la mano. Wally prese il mio posto obbligandomi a mettermi del ghiaccio istantaneo sopra alla scottatura. Ecco che succede quando si ha la testa tra le nuvole, aggiunse facendomi l'occhiolino.
Grazie a quell'inconveniente, per, ebbi l'occasione per fermarmi un attimo e riflettere sul consiglio di Wally. Ero davvero pronta a mettere da parte quello che era successo per andare avanti? O era pi semplice nascondermi ancora, senza prendere una vera e propria decisione, in attesa che fosse il tempo ad aggiustare ogni cosa?
Agivo d'istinto e sbagliavo. Riflettevo troppo e sbagliavo. Sbagliavo sempre, qualsiasi cosa facessi.
Maledetti dubbi.
Pi mi dicevo di prendere una decisione, pi avevo difficolt.
Al mio ritorno a casa, quel pomeriggio, stilai una lista dei pro e dei contro riguardo le tre citt in cui avevo delle faccende in sospeso: Hartford, Nashville e New York. La mia esperienza con le liste - la Lista dei possibili padri su tutte - mi aveva insegnato a non fidarmi troppo dei dati scritti. Era anche vero, per, che scrivere i pensieri nero su bianco mi aveva sempre trasmesso un lieve senso di sollievo che mi capitava di avvertire solo quando suonavo.
Seduta sul materasso gonfiabile, approfittai del mio breve momento di apparente razionalit, per rileggere le mie tre liste.
hartford
Contro: 1432 km (due ore di aereo. Volo troppo costoso); non ho l'indirizzo della famiglia Maynard; non so se Jay mi vorrebbe l con lui; paparazzi (?)
Pro: jayden.
new york
Contro: 1285 km (due ore di aereo, circa. Volo non troppo economico); mondo della musica; chitarre; questione padre in sospeso; Al; tour; paparazzi.
Pro: appartamento; oggetti che avevo lasciato l; riscaldamento funzionante.
nashville
Contro: troppi ricordi; liuteria; negozio di musica; mamma; questione in sospeso nonno; caleb (il mio ex).
Pro: 763 Km (un'ora di aereo. Volo economico); jude e jimmy. Niente paparazzi (almeno credo).
Nashville per il momento era fuori discussione. Troppi contro e pochi pro, anche se Jude e Jimmy mi mancavano molto. La scelta era tra andare a Hartford senza alcuna certezza - a parte rivedere Jayden - o tornare a New York con la consapevolezza che presto avrei dovuto avere a che fare con Al.
Mi soffermai a rileggere le tre liste ancora per un po', ma le conclusioni erano sempre le stesse: Hartford e New York erano a pari merito. Cos mi concentrai su quelle due destinazioni. Stavo per tirare una monetina e affidarmi alla sorte, quando notai che avevo riempito la parte dedicata alla citt di origine di Jayden con tanti cuoricini disegnati. Era l'inconscio che mi stava dando qualche segnale? O era il cuore che mi indicava la strada giusta da percorrere?
Inconscio o cuore che fosse, recuperai il cellulare che avevo lasciato in borsa e cercai il numero di Jude in rubrica. Di sicuro appena avesse visto il mio nome sullo schermo avrebbe fatto un balzo corredato da un urlo degno di un soprano.
Dimmi che sei tu e non un agente di polizia che mi chiede di raggiungerti in una centrale dispersa chiss dove per pagarti la cauzione!, disse senza prendere fiato e pronunci le parole alla velocit della luce come quando era impaziente o nervosa. La immaginai mentre si passava una mano tra i capelli biondi.
Ciao, Jude, provai a fingermi di ottimo umore, anche se gi sapevo che la mia amica era capace di cogliere il mio stato d'animo anche per telefono. No, tranquilla, la rassicurai. Sto bene.
Oh meno male, fece un sospiro di sollievo plateale. Appena ho visto il tuo nome ho pensato che ti fosse successo qualcosa, il suo tono era gentile e apprensivo. Ma non mi lasciai ingannare. Jude non mi avrebbe certo risparmiato una sgridata per non averla considerata affatto in quei mesi. N-non t-ti s-sei f-fatta pi v-viva, balbett, come sempre accadeva quando era arrabbiata. C-ce ne hai m-messo di tempo!.
Trattenni le risate. Quanto mi era mancata!
Presi coraggio e cominciai a raccontarle del mio nuovo lavoro - senza rivelarle la citt in cui mi trovavo, visto che non era famosa per il suo talento nel mantenere i segreti - e del fatto che non prendessi in mano una chitarra da mesi. Le confessai anche i miei dubbi sulla mia prossima destinazione.
Non accennai a mia madre e Jude fece lo stesso. Ancora non sapevo se la mia migliore amica sapesse il vero motivo per cui mi ero allontanata prima da Nashville e poi da New York, ma sperai che mia madre avesse mantenuto un minimo di riserbo sull'intera faccenda.
Con mio sollievo cambi discorso tirando fuori la questione del trend che impazzava su Twitter.
A dir suo #WhereIsFrankie sembrava aver raggiunto ogni parte degli Stati Uniti e del globo. Ne parlavano tutti i social e circolavano gi delle teorie secondo le quali mi ero allontanata cos presto dal mondo della musica perch Jayden mi aveva usata e poi mollata facendomi piombare nella depressione da cui mi stavo riprendendo in qualche clinica privata.
Qualcuno ha anche insinuato che Jayden ti ha lasciata dopo aver saputo che sei incinta!, scoppi in una risata. Non sei incinta, vero?, chiese poi, all'improvviso seria.
No, ma che domande fai?.
Non potei credere alle mie orecchie. Era allucinante. I media non avevano qualcun altro da tormentare? Sei l'attrazione del momento, mi disse Jude.  normale che tu sia seguita. Oltre agli obiettivi dei paparazzi, hai addosso anche gli occhi delle fan di Jayden.
Alzai gli occhi al cielo e mi feci coraggio. Ora o mai pi. Ecco, a questo proposito, approfittai del momento. Vorrei chiederti un piccolissimo favore.
Ti servono soldi?
No, le risposi d'istinto. Non  una questione economica.
Ah, okay. Ti ascolto, si incurios. Di cosa hai bisogno?
Allora, tu e Jimmy..., mi preparai a illustrarle il mio folle piano.
Jude mi ascolt in rigoroso silenzio, poi, senza neanche prendersi del tempo per pensarci, mi disse: Okay, ci sto!.
Jude, mi raccomando, assunsi un tono solenne, non dire a mia madre che ci siamo sentite. Non una parola. Non fare come al tuo solito.
Acqua in bocca, giuro. Sperai tanto che riuscisse a mantenere la promessa.


Capitolo quattordici
Corri!

Jayden
Il dottor Ritter, dopo i risultati delle nuove analisi, aveva dato il via libera all'intervento e quella mattina aveva riunito il suo staff per operarlo. Continuavano tutti a dirci di avere pazienza perch, con ogni probabilit, sarebbe passato ancora un po' di tempo per sapere qualcosa di certo e che l'operazione sarebbe durata pi del previsto per colpa di alcune complicazioni. Eravamo stanchi di aspettare, ma non potevamo fare altrimenti.
Il tempo non sembrava scorrere mai e non sapevamo pi cosa fare per tenerci impegnati. Tra una chiacchiera e l'altra mi accorsi di avere delle notifiche in sospeso da parte della mia agente. Un messaggio in particolare attir la mia attenzione:
Bernie Coleman, 11,24
Music Feed, mtv ore 14. Where is Frankie. Contento?
La puntata di Music Feed incentrata su Frankie sarebbe andata in onda a momenti. Sintonizzai il televisore della sala d'aspetto su quel canale e non mi persi una parola di Izzie Pop, nonostante i commenti sarcastici di George e di Ed.
Izzie c'era andata leggera, come Bernie le aveva chiesto. Ora bisognava aspettare di capire se il mio piano avrebbe sortito qualche effetto. Forse non sarebbe servito a niente, o magari s.
Da quel momento non persi di vista gli aggiornamenti su Twitter e l'hashtag #WhereIsFrankie. Erano comparse molte foto, ma le donne fotografate per strada o in qualche negozio non somigliavano neanche lontanamente alla mia Frankie, col suo nuovo colore di capelli e i suoi occhiali. Purtroppo non avevo pensato di fare lo screenshot allo schermo durante la nostra videochiamata perch mi ero concentrato troppo su di lei per riuscire a pensare ad altro. Dopo che avevo visto il suo viso non avevo capito pi nulla.
Pi di sei ore da quella trasmissione in tv e stavamo ancora aspettando notizie dalla sala operatoria.
Be', diciamo che il tuo piano potrebbe funzionare, disse mio fratello George dopo un po', per rompere il silenzio. Probabilmente era arrivato a quella conclusione dopo aver fatto le sue considerazioni e le sue congetture per tutto il pomeriggio.
Ma secondo voi, intervenne Ed in tono scocciato, potrebbe essere sufficiente un programma in tv per trovare una persona che non vuole essere trovata? Te l'ho gi detto cosa devi fare, ma non mi vuoi dare ascolto. Si gratt la barba che aveva cominciato a farsi crescere dal mio arrivo a Hartford - per una scommessa - e poi la lisci in prossimit del mento appuntito. Tra la barba e i capelli lunghi raccolti in un piccolo chignon sembrava un barbone, per citare nostra madre. A Reagan invece piaceva da matti anche con quell'aspetto selvaggio da naufrago. Inoltre, da quanto mi aveva raccontato, nella sua azienda si divertiva un mondo quando lo consideravano un fattorino e non un consulente.
Jay, lasciala perdere e basta, dichiar.
No, replicai secco. Ora ero io che cominciavo a scocciarmi.
Vuoi sempre quello che non puoi avere, mi rimbecc Ed.
Stavolta  diverso, George prese le mie difese. Si  rifiutato di farsi una donna proprio perch  innamorato.
Sapete gi come la penso, ribatt Ed. Secondo me ha tradito quella ragazza gi solamente accettando l'invito a cena di un'altra. Se si  innamorati di qualcuno non si accettano inviti a cena da altre donne, disse con fermezza. Ed sapeva sempre come farmi sentire una vera merda. Non te la prendere, Jay.
E invece s che me la prendevo. Ma non con lui. Con me stesso, per aver accettato di andare a cena da Bianca. Vabb, mica c' andato a letto, intervenne di nuovo George in mia difesa. Ma poi si pu sapere chi  la donna misteriosa?
Non posso rivelarlo, mi dispiace. Mi appoggiai allo schienale della sedia.
Se non pu, vuol dire che la conosciamo, comment George. Al diavolo lui e il suo intuito da sbirro.
Chiss, scrollai le spalle. Non lo saprete mai.
Io invece scommetto che se mi ci metto indovino chi , mi sfid George.
Venti dollari che ci riesci, scommise Ed, dandogli corda.
Cinquanta che non ci riesci, fu la mia controproposta.
George ovviamente accett la sfida. Secondo i tuoi ultimi spostamenti, mi appoggi una mano sulla spalla sinistra, potresti aver conosciuto un'infermiera. Si guard intorno. Ma ti sei lasciato sfuggire che questa donna  una tua vecchia conoscenza e tra le infermiere pi giovani non ce n' neanche una che abbia vissuto a Hartford quando eravamo ragazzini. Siccome quando non sei in ospedale, sei a casa o in studio, le soluzioni sono due, anzi una, perch non credo che tu abbia una tresca con Reagan.
Ma neanche per sogno, ringhi Ed.
Alzai le mani in alto. Prenditela con lui per averlo insinuato.
Dunque, dicevo, ci rimane lo studio, che appartiene alla famiglia Banton ed  gestito da Travis e da sua sorella Bianca.
Cazzo. C'era arrivato davvero.
Bianca?, sbott Ed. Ma non era sposata?. Approfitt del fatto che fossi girato di spalle per darmi una patta sul collo, come quando eravamo ragazzini.
Divorziata, risposi, come se potesse essere una scusante.
Buono a sapersi. George arricci le labbra.  una donna da consolare, incline al donarsi senza troppi problemi. Libera. Quasi quasi ci provo.
George, lo ripresi, tirandogli un'occhiataccia.
Sei pessimo, aggiunse Ed. Stai diventando peggio di lui.
George replic solo con una scrollata di spalle. Non fece in tempo ad aggiungere altro poich fummo interrotti dall'arrivo di Debra che si stava avvicinando di gran carriera, avvolta nel suo lungo poncho, scialle, o quello che era. Mi ero quasi dimenticato della sua esistenza. Quella mattina aveva firmato il consenso all'operazione e poi se n'era andata con la scusa di dover lavorare per tenere la mente impegnata. Vi avevo chiesto di tenermi informata, esord senza salutare. Sono ore che provo a chiamarvi, ma nessuno di voi si  degnato di rispondere.
Io, George ed Ed ci scambiammo un'occhiata. Non sappiamo ancora niente, quindi era inutile chiamarti, dissi scortese.
In effetti trovo la tua presenza inutile, aggiunse George con un certo astio. Non la poteva sopportare, esattamente come Ed, ma quest'ultimo era molto pi diplomatico ed evitava il pi possibile di offenderla.
Inutile?, strill, mostrando il suo livello di acidit con quella voce da strega. Bernie l'aveva soprannominata l'Arpia e ci aveva preso in pieno. Sono sua moglie.
La sua seconda moglie, la corresse subito George. Ma per noi sarai sempre l'altra. La sua amante, rincar la dose. Non basta un anello al dito per cancellare ci che sei stata.
Be', stava esagerando, ma era il pensiero che condividevamo tutti in famiglia. Tuttavia, quella non era l'occasione adatta per risollevare vecchie questioni e rancori repressi.
Sempre gentile, tu. Ma ricorda, io sar sempre seconda rispetto a vostra madre, ma tu sarai sempre secondo rispetto al tuo fratellino minore.
Ma che dici?, mi misi in mezzo.
Oh, lo sappiamo tutti quanto  geloso di te, replic Debra, con un sorriso trionfante sul volto. Non era la prima volta che cercava di aizzarci l'uno contro l'altro.
S, George, annuii, dille quanto sei geloso. Scossi la testa con un ghigno sarcastico disegnato sulla mia faccia da schiaffi. Povera Debra, mi vergogno per te.
Sentendosi braccata e in svantaggio numerico, Debra sfoder l'artiglieria pesante. Hai mai pensato a cosa farai tra qualche anno, quando inizieranno le prime rughe e le tue fan preferiranno seguire un artista pi giovane?. Ah, questa mi era nuova! Aveva cambiato repertorio per le offese: adesso mi dava del quasi pensionato.
Quello che hai fatto tu, Ed parve svegliarsi dal letargo, con gran sorpresa mia e di George. Era evidente che non ce la facesse pi a starsene in silenzio. Si rivolger a un bravo chirurgo plastico. Io e George non scoppiammo a ridere solo perch Ed era serio da far paura.
Quello che far anche tua moglie alla mia et, se non l'avrai lasciata per una pi giovane, come ha fatto vostro padre. Sapete come si dice, no? Buon sangue non mente.
Ed scatt in piedi sovrastandola di una ventina di centimetri buoni. Debra non si scompose pi di tanto, anzi dalla sua espressione soddisfatta sembrava che avesse ottenuto proprio quello che voleva. Non ti permettere di parlare di mia moglie con quel tono, le lanci un'occhiata funesta.
Gli afferrai un braccio costringendolo a risedersi. Lasciala perdere, Ed. Non ne vale la pena. Quando mio padre era assente, Debra ne approfittava per dare il peggio di s.
Ehm, ehm. Mi voltai di scatto e vidi la figura alta e allampanata del dottor Ritter, con indosso ancora il camice verde. Era stanco e sembrava pi anziano che mai. La sua espressione altera per un momento mi fece pensare al peggio, tanto che lo guardai sgomento. Fu solo quando sorrise che mi parve che mi avesse tolto un macigno dallo stomaco. L'operazione  riuscita perfettamente, annunci.
Oh meno male, comment George. Ed invece tir un sospiro di sollievo. Debra invece... Be', Debra doveva sempre esagerare. Part a razzo e and ad abbracciare il dottore, ripetendogli un Grazie dopo l'altro. Che melodrammatica.
Una volta liberatosi dalla morsa di Debra, Ritter si ricompose. Avr bisogno di una lunga riabilitazione e di aiuto costante, soprattutto all'inizio. Ci lanci uno sguardo penetrante. Ma abbiamo testato il suo livello di sensibilit nella parte destra del corpo e abbiamo riscontrato un miglioramento notevole, perci siamo convinti che possa tornare a camminare o a una vita quasi normale, anche se tutto dipende dalla volont del soggetto.
Che vuol dire quasi normale?. Debra, dopo l'entusiasmo iniziale, and nel panico pi totale.
Dovr seguire una dieta equilibrata e fare una corretta attivit fisica che non implichi sforzi eccessivi. Non pu assolutamente comportarsi come se non fosse successo niente. Ha avuto un ictus due anni fa e due ricadute, le ricord. Si riprender, ma dovr procedere per gradi e senza alcuna fretta.
Debra era una sciocca se pensava che quell'operazione avrebbe risolto tutto e che si sarebbe ritrovata con un marito in perfetta forma. Il matrimonio era gioie e dolori, non lo sapeva?
Possiamo vederlo?, chiesi. Volevo assicurarmi che stesse bene e che riuscisse a parlare. Con il resto avremmo fatto i conti in seguito.
Ma certo. Stiamo facendo degli accertamenti di routine, ma tra un po' potrete vederlo, rispose con un altro sorriso e poi si conged con un A pi tardi.
Dottor Ritter!, url Debra, inseguendo il dottore lungo il corridoio. Permette un'altra domanda?
Non si arrende mai, quella, comment George, sfiancato, mentre la nostra matrigna scompariva dalla nostra vista.
L'importante  che pap stia bene, di lei non ce ne frega proprio un bel niente, Ed batt le mani. Brindiamo con il caff della macchinetta?. Ci fece segno con la testa di raggiungere l'altro lato della sala, dove si trovava il distributore automatico.
Ma s, rispose George.
Avverto la mamma. Tirai fuori il cellulare dalla tasca per chiamarla e avvertirla che era andato tutto bene, visto che per amor proprio e per orgoglio personale non si era fatta sentire. Faceva finta che non le importasse granch, ma sapevo che era in ansia. Lo dimostr il fatto che rispose dopo due squilli con un Pronto? pieno di apprensione. Ciao mamma, esordii, pap  appena uscito dalla sala operatoria, le annunciai.  andato tutto bene.
Per forza!, controbatt lei. Ha la pellaccia dura quel figlio di una grandissima.... Si interruppe perch inizi a tremarle la voce. La sentii tirare su col naso. Ci sentiamo dopo, disse con la voce rotta dal pianto e riattacc prima che riuscissi a dirle altro.
Scostai il telefono dall'orecchio e alzai le sopracciglia.
Ha riattaccato?, suppose Ed.
Annuii e scoppiammo tutti e tre a ridere, anche per sfogare la tensione di una giornata intensa come quella.
Mentre aspettavamo di brindare con il caff, controllai ancora se ci fossero novit riguardanti Frankie su Twitter o sugli altri social network. Non mi aspettavo di trovare niente di nuovo o rivelazioni sensazionali, ma neanche di ritrovarmi di fronte a una foto pubblicata sul suo profilo Instagram.
FrankieR
Manhattan, New York
La musica chiama e Frankie risponde.
#imback #maybe
Il post risaliva a trenta minuti prima. Era un autoscatto allo specchio con il cellulare in mano, ben visibile. Frankie aveva i capelli castani, quindi doveva essere una foto recente. Zoomai e colsi qualche dettaglio che mi era sfuggito al primo sguardo, ovvero la tendina della doccia nel bagno del suo appartamento di Manhattan. Sgranai gli occhi. Ma che cazzo!?, sussurrai. Ed e George si zittirono subito pensando che stessi parlando con loro. Che ci fa a New York?, esclamai all'improvviso.
Chi?, chiese Ed.
Chi  a New York, Jay?, mi incalz George, quando non risposi.
Alzai gli occhi dallo schermo, con un'espressione scioccata. Passai lo sguardo da George a Ed rimanendo a bocca aperta. Frankie, dissi incredulo.  a New York!.
I miei fratelli si scambiarono un'occhiata perplessa. E chi lo dice? La gente su Twitter?, domand Ed scettico, prima di buttar gi qualche sorso di caff.
Poi George, da bravo poliziotto, si avvicin a me per esaminare le prove. Dove l'hai letto?
Su Instagram. Ha pubblicato questa foto. Girai il cellulare verso di lui. Guarda. Anche Ed allung il collo per guardare. Questo  il bagno di casa sua.
L'ha pubblicata oggi?. Ecco che l'istinto da detective di mio fratello usciva fuori.
Gli risposi con un Mmh-mh spazientito.
George inclin la testa di lato indeciso. Boh, non so che dirti. Potrebbe anche aver scattato la foto tempo fa e poi averla pubblicata ora.
Feci schioccare la lingua. Di, ma che senso avrebbe?.
Scroll le spalle. E che ne so. Ho solo il vizio di considerare tutte le ipotesi.
Tu e le tue ipotesi, sbuff Ed. Lo confondi, protest. Tu cosa pensi, fratellino?.
In quel momento non pensavo proprio a un bel niente. Avevo in mente solo il volto di Frankie riflesso allo specchio. Volevo raggiungerla e chiarire la nostra situazione una volta per tutte. Voglio andare da lei, annunciai. E non intendevo cambiare idea.
Allora vai, Ed mi diede una pacca sulla spalla cos forte da farmi sbilanciare in avanti. Corri!.
Prima per volevo accertarmi delle condizioni di mio padre per poter partire tranquillo. Intanto che aspettavo di vederlo, cercai gli orari dei voli per New York su internet. L'ultimo era partito mezz'ora prima. Cazzo! Non mi restava che noleggiare un jet privato o aspettare l'indomani prima di poterla riabbracciare. In un modo o nell'altro sarei arrivato da lei.
Ne avevo bisogno.


Capitolo quindici
 la stessa cosa anche per lui

Frankie
Il cuore non vince sempre, ma nella maggior parte dei casi ha ragione.
Era giunta l'ora di scoprire se fosse vero anche nel mio caso.
Ottenni dal mio capo al Rock Bottom due giorni di permesso per problemi familiari - s, quella ormai era diventata la scusa pi gettonata - grazie alla raccomandazione di Mason, il quale aveva messo una buona parola sul mio rendimento eccellente, facendomi avere il sabato libero e un cambio turno per la domenica. Quel sabato mattina corsi in aeroporto e presi il primo volo per Hartford. Eh s. All'ultimo momento avevo scelto di andare da Jayden. Il cuore avevo vinto su tutto. Poi dovevo parlare con lui a quattr'occhi per provare a convincerlo a lasciarmi libera dai vincoli contrattuali che mi tenevano legati a lui e alla sua casa discografica.
Il volo fu pi turbolento del previsto e, una volta poggiati i piedi a terra, potei tirare un sospiro di sollievo. Dopo che mi fui ripresa, chiamai Bernie, l'unica che poteva conoscere l'indirizzo di casa Maynard.
Oh finalmente!, proruppe, rispondendomi dopo pochi squilli. Ti stanno cercando in lungo e in largo! Ti manca solo una taglia sulla testa!.
Che simpatica. S, be', scusa se non mi sono fatta sentire prima, ma ero.... Mi bloccai perch non avevo idea di cosa inventarmi. Impegnata. Rimasi sul vago.
Immagino che questi tuoi impegni siano cos faticosi da impedirti di fermarti un decimo di secondo a guardare le notifiche o ad ascoltare i messaggi in segreteria, giusto?. Il suo tono era tra il sarcastico e il riprovevole. Una comitiva stava facendo un chiasso allucinante, cos mi spostai pi in l.
Ma dove sei?, chiese. Prima che potessi risponderle, una voce femminile esplose negli altoparlanti annunciando il prossimo volo in partenza. Aspetta un momento!, grid. Sei in aeroporto?. Non ci credeva neanche lei in quello che aveva appena detto.
S.... Stavo per spiegarle la situazione, quando mi tolse la parola.
Sei rinsavita e hai deciso di tornare. Alla buon'ora!, mi critic pungente.
No, veramente la situazione  un po' complicata da spiegare al telefono, comunque avrei bisogno dell'indirizzo di Jayden a Hartford.
Bernie rimase senza fiato.  l che sei? A Hartford?, ridacchi. Non ce la facevi pi a stargli lontana, eh?, comment, ma poi mi comunic l'indirizzo.
Lui non sa che sono qui, le rivelai. Quindi non dirgli niente, d'accordo?
Oh ma che carina!, si addolc. Vuoi fargli una sorpresa. Pensa che l'ultima che c'ha provato lo ha trovato a letto con un'altra, insinu diabolica. Mi ammutolii e Bernie volle accertarsi che fossi ancora in linea. Di' un po', sei ancora l?
S, dissi infine. Ci sono. Feci un respiro profondo e scossi la testa per togliermi dalla mente l'immagine di Jayden a letto con un'altra.
Ma non mi sembra questo il caso, rilassati dolcezza. Torn seria. Per il tour cos'hai deciso?
Ne parlo con Jay e ti faccio sapere, la liquidai. Ci sentiamo. Non vedevo l'ora di chiudere la chiamata. E grazie per l'indirizzo!, esclamai, dopodich riattaccai senza darle il tempo di controbattere.
Uscii dall'aeroporto e salii sul primo taxi disponibile.
Il pensiero di rivederlo a breve mi metteva un'agitazione pari a quella che provavo ogni volta che mi presentavo a un'audizione o che dovevo suonare davanti a tanta gente.
Quella strana fibrillazione mi accompagn per tutto il tratto di strada per raggiungere la statale, ma si intensific ancora di pi dopo che il taxi ebbe imboccato una strada secondaria che portava a una zona residenziale interna, nascosta dalla folta vegetazione imbiancata dalla neve. Intravidi una villetta sulla sinistra, ma il taxi continu il suo percorso per un altro centinaio di metri.
Il tassista accost infine di fronte a una casa a due piani con ampi porticati tinteggiati di bianco e il tetto sporgente. Non c'era nessuna auto parcheggiata nel vialetto o davanti alla propriet. Controllai il numero civico ben visibile sulla porta per accertarmi che l'indirizzo fosse giusto. Era cos. Non mi restava che pagare il tassista, scendere dall'auto, percorrere il vialetto e suonare il campanello del numero 41 di Bloomfield Avenue. Sperai con tutto il cuore che ad aprirmi fosse Jayden.
Purtroppo nella vita si pu pianificare ogni cosa, ma raramente quei piani prestabiliti si realizzano. Non era solo questione di esperienza, ma era anche il risultato di una statistica comprovata e accertata che avevo letto su un giornale durante il volo da Chicago a Hartford. Sempre lo stesso articolo affermava che la maggior parte dei piani auspicati non si sarebbe realizzata e la restante piccolissima parte si sarebbe divisa in due ulteriori unit: i piani compresi nella prima - sempre secondo quello studio - si sarebbero realizzati nel miglior modo possibile, mentre i piani compresi nella seconda si sarebbero realizzati ma con conseguenze pessime e al limite del disastroso o addirittura con risvolti del tutto inaspettati. Come dimostrava anche la testimonianza di Bernie: le sorprese non riescono quasi mai.
Il pessimismo dominava il mondo, a quanto pareva.
Come facevo a pensare positivo se anche la scienza era cos tremendamente - e sottolineo tremendamente - catastrofica, disfattista e deprimente da far perdere la speranza anche al pi fiducioso tra gli ottimisti?
Le statistiche altro non sono che calcoli fatti su un determinato campione di persone, quindi non rispecchiano del tutto la vita vera. E allora perch mi sentivo di essere una tra le persone che non avrebbero mai visto realizzati i propri piani? Pi che un sentore era una certezza, ma provai a non perdere l'unico barlume di speranza che mi era rimasto.
Presi coraggio e, dopo aver saldato la corsa al tassista, scesi dall'auto sbattendo la portiera. Mi guardai intorno in cerca di paparazzi nascosti, ma sembrava che facesse troppo freddo perch si appostassero nei cespugli.
Respira a fondo e poi butta fuori l'aria che hai nei polmoni, ordinai a me stessa. Ce la puoi fare. Mi aggiustai la tracolla della borsa con tutto l'occorrente per quella breve vacanza e rabbrividii quando una folata di vento gelido mi solletic il volto. Mossi un passo avanti mentre il taxi accelerava e prendeva velocit fino a sparire in fondo alla strada. Per prendere tempo, fissai ancora la casa in stile coloniale, semplice ma dallo stile elegante, immaginandomi un Jayden bambino che usciva fuori a giocare a palle di neve o adolescente che correva con lo zaino in spalla per non perdere l'autobus.
Sono arrivata fin qui, pensai, tanto vale andare fino in fondo.
Che fine aveva fatto la Frankie che agiva d'istinto e combinava mille guai?
Fai il primo passo, gli altri verranno di conseguenza, mi incitai.
Cos mi diedi una mossa, rischiando varie volte di scivolare sul pavimento ghiacciato. Infine riuscii ad arrivare indenne fino alla porta. Con mano tremante suonai il campanello. In attesa che qualcuno venisse ad aprirmi, osservai il numero quarantuno in metallo, l'elegante battente in ottone che spiccava sulla porta bianca, lo zerbino con scritto Home Sweet Home, le siepi intorno alla casa e le tendine colorate che oscuravano le finestre al piano terra. Mi coprii il volto fino al naso con la sciarpa di lana e aspettai ancora qualche secondo prima di provare di nuovo a suonare il campanello. Venni assalita da un senso di smarrimento e dal terrore di aver fatto la scelta sbagliata, tanto per cambiare; avrei dovuto avvertire Jayden prima di presentarmi davanti a casa sua.
Suonai di nuovo, ma avrei fatto meglio a evitare, perch la porta si apr in quel preciso istante.
Ops. Storsi la bocca in una smorfia. Volsi lo sguardo in direzione della porta aperta per met dalla quale faceva capolino una donna sui trent'anni, con i capelli lisci e biondi che le scendevano oltre le spalle. Indossava un maglioncino rosso oversize e un paio di leggins di lana. Scusi, non volevo essere insistente, le indicai il campanello.
Non fa niente. Mi rivolse un lieve sorriso e mi pass in rassegna con lo sguardo incuriosito; aveva dei bellissimi occhi azzurri, ora che ci facevo caso.
Tossicchiai per schiarirmi la gola.  questa la casa della famiglia Maynard?.
La donna aggrott la fronte, un po' confusa. No, questa  la casa di mia suocera, Annie Reynolds.
Oh, dissi delusa. Che strano, scossi la testa, eppure mi hanno dato questo indirizzo. La sua espressione era indecifrabile, tra il dispiaciuto e il disorientato. Non sapeva cosa dirmi. Sto cercando Jayden Maynard, le spiegai. Il chitarrista originario di questa citt. Sa per caso se la sua famiglia vive da queste parti?. Ero nel panico pi totale e non sapevo neanche quello che stavo dicendo, ma provai a mascherarlo come meglio potevo. E se Bernie mi aveva mentito? Dove sarei andata?
Mi fece un cenno di diniego. No, mi dispiace, il suo tono da gentile divenne scortese. Inizi a chiudere la porta, ma la fermai un istante prima che sparisse.
Aspetti, le urlai. Ne  sicura? Bernie Coleman mi ha dato proprio questo indirizzo. Tentai il tutto per tutto.
Bernie?, spalanc di nuovo la porta.
S, l'agente di Jayden Maynard. Sono una musicista che lavora con lui, dissi d'un fiato.
La donna rimase a bocca aperta per qualche istante. Tu, mi punt contro un dito, tu sei Frankie!.
Avevo quasi paura di rispondere. E se mi avesse vista in quel programma che aveva lanciato il #WhereIsFrankie? E se avesse detto a qualcuno che mi trovavo a Hartford? Un momento. Mi fermai a riflettere. Ero davvero diventata cos famosa da essere riconosciuta da tutti? Naaaa!
Nel dubbio, per, era meglio negare.
Come?, domandai, facendo la finta tonta.
Tu sei Frankie Orange Reeves. Si avvicin strizzando gli occhi come a voler esaminare ogni centimetro del mio volto. Hai detto di essere una musicista che collabora con Maynard, no?. Annuii con circospezione. Allora l'unica donna musicista che lavora con il mio Jay  Frankie.
Il suo Jay? Serrai gli occhi anch'io, colta di sorpresa.
Forse era lei che gli era saltata addosso! C'era qualcosa che non mi tornava. Chi cavolo  questa?
Sono la cognata di Jayden. Sembr leggermi nel pensiero. Oh meno male! Se ricordavo bene, doveva essere la moglie di Ed. Mi rilassai lasciandomi andare a un sospiro condensato in una nuvoletta di vapore che danz in aria fino a diradarsi.
Oh, annuii. Allora potevo anche presentarmi. S, sono Frankie, confermai. Frankie Reeves, detta Orange.
Invece di accogliermi e invitarmi subito a entrare, si port la mano alla bocca. Ma che ci fai qui?.
Ah, senz'altro la migliore accoglienza che avessi mai avuto in vita mia. Ehm, blaterai, sono qui per vedere Jayden.
A quel punto, dopo avermi fissata con gli occhi sbarrati, scoppi in una gran risata. Non ci posso credere. Rise ancora. Mi aveva preso per una di quelle fidanzate apprensive che non riescono a stare lontane dal fidanzato, ci avrei scommesso. Lui non  qui.
Come non  qui?, mi venne da domandarle.  in ospedale?, ipotizzai.
No!, esclam. Stavo per perdere la pazienza. Scusami, cerc di trattenere le risate, ma la situazione  troppo strana. Si schiar la voce. Di, vieni dentro cos ti spiego. Mi fece segno di seguirla dentro casa. Fa freddo e poi chi lo sente Jay se ti faccio raffreddare?. Alz gli occhi al cielo e si fece da parte per lasciarmi libero il passaggio.
Entrai dentro casa con un certo timore, fermandomi nell'ingresso, in attesa che la cognata di Jayden chiudesse la porta e si degnasse di darmi qualche spiegazione. Nell'aria si sentiva un delizioso profumo di dolci appena sfornati e c'era un piacevole tepore; l'arredamento della casa non era sfarzoso, seppur ricercato, curato e in perfetto ordine. Sulla parete destra erano affissi dei portafoto bianchi, di design, collegati tra loro, con all'interno le foto pi significative di famiglia, mentre sul lato sinistro si trovava la scala che portava al piano di sopra e la libreria disposta nel sottoscala.
Scusa per prima, ma non ti avevo riconosciuta. Ti avevo scambiato per una giornalista in cerca di notizie. Mi fece segno di consegnarle il mio cappotto rosso e non me lo feci ripetere due volte, liberandomi anche della tracolla pesantissima. Tenni con me solo il cellulare che misi nella tasca posteriore dei jeans. Mi chiedevo cos'aspettasse a dirmi dove si trovava Jayden, ma lei era impegnata ad appendere le mie cose al pomello di legno del corrimano della scala. Allora, esord dopo qualche istante di silenzio, come te lo spiego? Dunque, storse le labbra, Jay  partito stamattina presto per New York.
Eh?, la guardai stupita. Perch era partito per New York senza dirmelo? Che fosse quello il luogo segreto di cui mi aveva parlato?
 andato a New York, ripet lei, per vedere te.
Porca vacca! Chiusi gli occhi e curvai le spalle, provando un vago senso di sconfitta. Non ti abbattere, riprese la parola, vedrai che si risolver tutto. Basta avvertirlo che sei qui e torner indietro col primo volo, tent di tirarmi su il morale, senza riuscirvi. Corse al mobiletto di fronte alla libreria per prendere il cordless e comporre un numero in tutta fretta. Rimase in attesa mordicchiandosi il labbro inferiore. Rispondi, sussurr, dopo essersi portata il telefono all'orecchio. Poi alz gli occhi al cielo. E ti pareva, la segreteria. Sbuff chiudendo la chiamata. Riproviamo pi tardi, magari  gi sull'aereo di ritorno perch ha capito che non sei a New York. Fece spallucce. O almeno spero.
Fantastico. Davvero fantastico. Ed era tutta colpa del piano contorto che io stessa avevo escogitato. Peccato che non avessi considerato che Jayden potesse vedere quella foto.
Dopo aver visto il programma in tv che parlava di me, ho lasciato intendere di essere a New York per confondere le acque e non far sapere a nessuno che venivo qui. Non  stata una grande idea, per. Sospirai. Dovevo dire a Jay che venivo a Hartford, almeno non sarei piombata qui senza....
Non mi consent di proseguire. Non ti preoccupare, siamo abituati ad arrivi improvvisi di qualunque genere. Pazze isteriche, fan in delirio in cerca del proprio idolo, fotografi..., concluse l'elenco con un'alzata d'occhi. Ma tu sei la benvenuta. Mi offr un sorriso sincero. E poi quello che dovrebbe sentirsi in colpa  lui.
Perch?, mi accigliai.
Perch il servizio di quel programma  opera sua, mi rivel. Ha usato le sue conoscenze per trovarti.
Questa s che  bella! Rimasi a bocca aperta. Mi guardai in giro spaesata, desiderando che Jayden fosse l. Quantomeno per insultarlo per la sua trovata.
Che scema che sono, la sentii dire. Per la fretta non mi sono neanche presentata!. Si batt una mano sulla testa. Io mi chiamo Reagan. Mi porse la mano affinch potessi stringergliela.
Piacere. Aveva una stretta d'acciaio quella Reagan! Frankie, conclusi le presentazioni. Ma lo sai gi.
Reagan storse le labbra in una smorfia divertita. E come si fa a non sapere chi sei?, scoppi a ridere. Jay non fa che parlare di te. Agit in aria la mano. Posso dirti la verit su ci che penso della vostra relazione?
Ehm, certo, le risposi un po' incerta, seguendola con lo sguardo mentre riponeva il telefono sulla base.
Reagan si volt di nuovo verso di me per lanciarmi un'occhiata comprensiva. Quando ho visto le vostre foto sui giornali, cominci a parlarmi come se ci conoscessimo da una vita, ho pensato subito che tra voi due ci fosse una storiella di poco conto, uguale a tutte le altre che ha avuto in questi anni. Si sistem delle ciocche di capelli biondi dietro le orecchie. Non credevo che potesse rinsavire e che fosse in grado di innamorarsi di nuovo di una ragazza semplice e semi sconosciuta come te. Fece una pausa. Poi, arriva qui ed  tutto un Frankie qua, Frankie di l, ridacchi. Non ho mai sentito Jay nominare cos tanto una ragazza. Quindi ero proprio impaziente di conoscerti. Batt le mani come una bambina. Accomodiamoci in cucina. Ho promesso a mia suocera di non bruciare i biscotti. Mi fece segno di seguirla nel corridoio, senza per smettere di parlare. Jay ha detto che state insieme da poco, ma che non vi vedete da mesi. Se ti ha aspettato deve aver preso una gran bella sbandata, credimi, mi fece l'occhiolino. Wow, la sua schiettezza era invidiabile.
Entrammo in cucina passando dalla porta a vetri e fui travolta da un profumo di dolci ancora pi forte e avvolgente di quello che si sentiva dall'ingresso. L'ampia isola al centro della stanza era ricoperta da stampi per biscotti. Scusa il disordine, ma al contrario di mia suocera, non ci so fare ai fornelli.
Reagan dispose sul lavabo gli stampi per pulirli. Jay ha accennato alla tua situazione delicata, ma non  sceso nei dettagli. Te ne sei andata da New York per motivi che riguardano tuo padre?
Gi, le confermai. Una cosa del genere. Ogni volta che veniva fuori quell'argomento mi chiudevo a riccio.
Spero non sia successo niente di grave. Si volt verso di me con aria dispiaciuta e preoccupata, corrugando la fronte fino a che le si formarono due rughe verticali proprio in mezzo alle sopracciglia sottili.
No, no, scossi la testa con decisione. Non si tratta di problemi di salute. Abbiamo.... Come potevo riassumere una faccenda complicata come la mia? Litigato, conclusi, abbiamo litigato, ecco, mi tenni sulle mie.
Ah, capisco. Si blocc all'improvviso dopo aver sentito dei rumori nell'ingresso.
Reagan? Ci sei?, chiese una voce femminile a cui segu il tonfo sordo della porta che si chiudeva. Brrr... Oggi fa un freddo terrificante. La mia povera sciatica, si lament. Sono passata in ospedale, aggiunse, mentre lei non c'era, ovviamente. La voce assunse un tono scocciato. Sei in cucina?. Udii dei passi in avvicinamento. Ti pare che per andare a trovare il mio.... Una donna dai capelli corti e ricci entr come un tornado nella stanza e si ferm una volta accortasi della mia presenza. Tir indietro il collo e poi di nuovo in avanti, come a volersi assicurare di conoscermi o di avermi visto da qualche parte. Quella doveva essere la madre di Jayden, non c'erano dubbi. Aveva il suo stesso sguardo indagatore e i suoi occhi scuri, profondi e imperscrutabili. I capelli castani, rinvigoriti da qualche riflesso ciliegia, la facevano sembrare pi giovane, come l'abbigliamento casual che indossava. Solo qualche ruga di espressione attorno agli occhi e al di sopra del labbro superiore tradiva la sua et. Ciao, mi disse. Ci conosciamo?. Pass lo sguardo da me a Reagan come a volerle chiedere: E lei chi ?.
Per fortuna Reagan mi tolse dall'imbarazzo. Lei  Frankie, la ragazza di Jay.
Oh. Dopo qualche secondo di incertezza sgran gli occhi all'improvviso e torn di nuovo a osservarmi ancora pi attentamente. oh!, ripet con maggior enfasi. La Ragazza del Momento, annu dopo avermi riconosciuta dietro a quei miei occhiali da finta secchiona. Si avvicin per allungarmi una mano affusolata e delicata. Sono Annie, la madre di Jayden. Aveva la mano praticamente congelata. Si sofferm a lungo sul mio volto. Non avevi i capelli arancioni?. Serr gli occhi, come se stesse ricordando l'ultima volta che aveva visto la mia immagine su qualche giornale o in tv.
Ho cambiato colore. Ma perch stavamo parlando dei miei capelli? Di nuovo, aggiunsi.
Stai molto bene cos, in effetti. Un momento, ma Jay non  partito stamattina per New York?
S, si tratta di un equivoco pazzesco. Reagan le riassunse in breve quanto accaduto, poich io non sembravo in grado di spiegare la mia presenza a Hartford, presa com'ero a fissare la madre di Jayden. Lei ha fatto credere di essere a New York per depistare i paparazzi ed evitare che venissero a sapere che invece veniva qui e c' cascato anche lui.
Annie a quel punto scoppi in una risata spontanea. Oh santo cielo! Tu sei venuta qui solo per incontrarlo, ma lui  corso a New York per te, sospir. Ma questo  amore!.
Quando si innamora, Jay  un vero romanticone, comment Reagan con lo sguardo trasognato.
E tu lo sai bene, vero?, la prese in giro Annie. Reagan  stata la sua prima fidanzata, spieg di fronte al mio sguardo vacuo.
La sua prima fidanzata? Jayden aveva accennato al fatto che con sua cognata c'era stato qualcosa in passato, ma non ne sapevo granch. Mi voltai di colpo verso Reagan e incontrai il suo sguardo colpevole. Era lei la donna che gli era saltata addosso? Forse era la stessa ragazza alla quale aveva dedicato Who Knows.
Reagan fece una smorfia. Eravamo ragazzini, cerc di sminuire la cosa. Avevamo quattordici o quindici anni.  come un fratello per me.
Quindi sei tu la ragazza di cui parla in Who Knows?, non mi trattenni dal chiedere.
No, scosse la testa. Penso parlasse di Bianca in quella canzone. Sgran gli occhi, come avesse capito qualcosa solo in quel preciso istante.
Ma chi?, intervenne la madre di Jayden. Quella dello studio di registrazione?
Dello studio di registrazione?, ripetei sempre pi sospettosa.
Reagan e sua suocera si scambiarono uno strano sguardo e Annie storse il naso. Poi fece tanti respiri brevi, consecutivi, annusando l'aria col naso all'ins. Sento puzza di bruciato.
Uh, i biscotti!, Reagan prese lo slancio in avanti e si fiond ad aprire il forno, dal quale fuoriusc del fumo grigio. Accidenti!, si arm di guanto e tir fuori la teglia. Mi sono dimenticata di mettere il timer. Guard demoralizzata i biscotti anneriti. Magari si possono salvare. Si tolse il guanto e lo agit sopra il disastro che aveva combinato.
Sono carbonizzati, Annie scoppi a ridere di gusto. Di, si strofin le mani, facciamone degli altri. Indoss in fretta il grembiule e inizi a prendere i primi ingredienti. Jay sta tornando qui, giusto?, volle informarsi.
In realt non risponde al cellulare, replic Reagan buttando via sconsolata il suo operato andato in fumo. Al solito.
Ma sei venuta per un motivo in particolare?, mi chiese Annie mentre inforcava gli occhiali da lettura per dosare la farina e gli altri ingredienti necessari. Non  che avete litigato o vi siete lasciati?, mi chiese serissima.
No, volevo parlargli del tour, la rassicurai.
Oh bene, sogghign, perch ero gi pronta a farti la guerra. Si sporse in avanti per mescolare tutti gli ingredienti all'interno di una terrina, aggiungendo infine delle gocce di cioccolato.
Richard come sta?, cambi discorso Reagan.
Meglio. Non so altro perch ho fatto una toccata e fuga. Alz la testa e si rivolse a me. Il mio ex marito e padre dei miei figli  in ospedale e nessuno pu darmi notizie pi specifiche sulla sua salute perch non sono pi sua moglie.
Hanno divorziato da tanto tempo e lui si  risposato con..., continu Reagan.
La sua amante, concluse Annie, prima di sbattere la terrina sul fornello. Quindi lei adesso ha il diritto legale di stare in ospedale al suo capezzale, di parlare con i medici e di prendere le decisioni del caso.
Perfetto. Ero piombata in un'altra crisi familiare. Come se non mi bastasse gi la mia.
Mi dispiace. Non deve essere stato facile per nessuno di voi.
Annie fece spallucce.  la vita. Tutti hanno qualcosa contro cui lottare o arrabbiarsi. Fece un respiro profondo. Basta cose tristi, parlaci di te.
Non c'era molto da dire. Sei venuta qui per parlare con Jay del tour, giusto?, Annie riprese di nuovo la parola. Sicura che  solo di questo che volevi parlargli?. Alz un sopracciglio rivolgendosi a Reagan. Sar mica incinta?.
No, ma spettegolate pure in mia presenza, pensai.
Reagan si strinse nelle spalle. Girava voce su internet, ammise. A quel punto si voltarono verso di me in contemporanea.
Alzai le mani in segno di resa. Un momento!, scossi la testa. No, non sono incinta.
Annie storse le labbra fini e spigolose, molto diverse da quelle del figlio. Peccato, comment. Mi squadr da sopra gli occhiali da lettura. Magari cos avrebbe definitivamente messo la testa a posto.
 che..., invece di inventarmi una scusa qualsiasi, lasciai che fosse il cuore a parlare,  che mi mancava e volevo vederlo.
Annie mi studi con uno sguardo strano, indecifrabile. Ragazza mia,  la stessa cosa anche per lui.


Capitolo sedici
Mille e una Frankie

Jayden
Arrivai a New York con il volo delle 9,40.
Avevo rimandato la partenza fino alla mattina successiva perch volevo constatare con i miei occhi che l'intervento avesse apportato qualche miglioramento a pap, seppur minimo. Gi il fatto che, appena sveglio, avesse detto: Ciao, come va, figliolo?, senza strascicare le parole o storcere la bocca, era stato un grande passo avanti. Anche il dottor Ritter si riteneva pi che soddisfatto.
Avevo prenotato un volo di linea in prima classe per New York; solitamente preferivo viaggiare sui jet privati cos non correvo il rischio che qualcuno mi riconoscesse e scatenasse il panico a bordo, ma stavolta mi sarei dovuto accontentare. Dopodich avevo svegliato Travis nel cuore della notte per costringerlo ad aiutarmi a registrare in fretta l'ultima canzone e inviare tutto per mail a Sam e Al per un loro parere.
Non avevo inviato Liar Liar (solo chitarra acustica) a Sam perch volevo che Al, al quale avevo rubato un frammento di vita per inserirlo in una strofa della canzone, mi desse il suo consenso a utilizzare la canzone prima di renderla pubblica. A ogni modo, avrei approfittato del mio viaggio a New York anche per parlare di persona con entrambi i miei collaboratori dell'ep.
Prima, per, veniva Frankie.
Dopo un volo relativamente tranquillo, autografi a parte, uscii dall'aeroporto, presi un taxi e arrivai direttamente nel quartiere dove abitava Frankie. Mi premunii di occhiali da sole e un cappellino con i paraorecchie, cos da non attirare sguardi indiscreti.
Non vedevo l'ora di vedere la mia ragazza e corsi sul marciapiede come se avessi dei fotografi alle calcagna, trascinandomi dietro la tracolla leggera che mi batteva contro il fianco. Il viaggio in ascensore mi parve infinito e, non appena vidi le porte aprirsi al diciannovesimo piano, ne forzai l'apertura per correre verso la porta dell'appartamento di Frankie. Avevo il fiato corto e prima di bussare mi presi del tempo per fare qualche respiro profondo. Gi immaginavo la sua faccia nel vedermi. E non trattenni un sorriso. Da idiota, per giunta.
Poi mi decisi a bussare.
Restai in attesa per qualche secondo, con l'orecchio teso a percepire anche il pi flebile dei rumori. Ma pi il tempo passava, pi quella trepidazione che sentivo si trasformava in impazienza poich la porta rimaneva sbarrata. Bussai di nuovo, con pi vigore, pensando che forse non avesse sentito. Battei pi volte il pugno sulla superficie dura dell'uscio, ma lei non si degn di aprire. Frankie!, la chiamai. Frankie, ci sei?. Me la immaginai mentre correva da una parte all'altra dell'appartamento per raggiungere la porta il pi in fretta possibile. Cosa che non accadde, purtroppo. All'interno non si sentiva volare una mosca. Lo so che sei l. Ho visto la foto che hai pubblicato, urlai pi forte per farmi sentire. Perch non mi hai avvertito che saresti tornata a New York?. Poggiai la fronte sulla porta. Di, Frankie, apri. Ti prego, abbassai la voce con la speranza che lei fosse dall'altra parte ad ascoltarmi; magari desiderava vendicarsi e punirmi per averle nascosto l'identit di suo padre per mesi.
Ripresi fiato e sospirai. Frankie!. Bussai pi forte, ma pronunciai il suo nome a bassa voce con la stupida convinzione che fossimo a un passo. Aspettai ancora qualche minuto, infine persi la pazienza e tirai un pugno micidiale alla porta, cos forte da farmi male. Mi massaggiai la mano e mi piegai in due per il dolore. Porca puttana, che botta! Ringhiai a denti stretti per impedirmi di urlare, ma mi sfugg ugualmente qualche lamento. Scossi la mano in aria per far diminuire le fitte alle nocche della mano destra. Sperai di non essermi rotto nulla, altrimenti addio tour e a quel punto, chi l'avrebbe sentita Bernie? Ahi ahi. Provai a muovere le dita senza riuscirci per il trauma subito e per paura di essermi rotto qualcosa. Ci mancava solo questa.
Ma a poco a poco, il dolore diminu e riuscii a muovere tutte le dita ancora un po' atrofizzate dall'urto.
Okay, magari adesso te la starai ridendo, dissi ad alta voce, ma mi sono fatto male sul serio. Non sto scherzando. Non ottenni risposta. Va bene, penso che tu mi abbia punito abbastanza, ora per apri. Durante la nostra videochiamata non mi era sembrata poi tanto arrabbiata con me. Avevamo chiacchierato e scherzato, addirittura. Boh, perch non mi apriva?
Dopo aver fatto un miliardo di supposizioni, una pi improbabile dell'altra, tirai fuori il cellulare dalla tasca del giaccone e schiacciai il pulsante per illuminare lo schermo in stand-by, ma rimase spento. Provai ad accenderlo, ma il cellulare non diede segni di vita. Era scarico. Morto. Andato.
Lo strinsi con forza, trattenendomi dal lanciarlo contro il muro per la frustrazione. Feci un gran respiro per calmarmi.
Non mi restava che chiedere al portiere di darmi le doppie chiavi, come l'ultima volta che ero stato l per cercarla insieme a Danielle e Al.
Tornai al piano terra e andai dal portiere, lo stesso dell'altra volta, il quale, tuttavia, sembr stupito di sentirmi dire che Frankie fosse tornata, perch a dir suo non l'aveva vista entrare, n tantomeno uscire. Ma forse non c'ho fatto caso o  rientrata quando ero impegnato, confess. Dopodich, con qualche esitazione, mi consegn la chiave di riserva. Non dovrei darle a nessuno queste chiavi, solo all'assegnatario dell'appartamento, mi ricord. Ma penso di poter fare un'altra eccezione.
Meno male che almeno una andava nel verso giusto. Lo ringraziai e corsi verso l'ascensore. La salita mi sembr ancora pi lenta delle precedenti, forse perch avevo fretta di scoprire se Frankie fosse in casa o meno. Una volta arrivato di nuovo di fronte a quella maledetta porta, mi affrettai ad aprirla entrando di prepotenza nell'appartamento. Mi guardai in giro, ma non notai niente di nuovo. Era tutto come lo avevo lasciato la sera che se n'era andata. Passai in rassegna ogni angolo della casa ma niente faceva intendere che lei fosse tornata. Anzi, a dire il vero, la polvere accumulata e la puzza di chiuso lasciavano intendere che nessuno entrasse l dentro da mesi. O non aveva ancora fatto in tempo a dare una ripulita, oppure non era mai stata l. Perlustrai il bagno, luogo in cui si era scattata quella foto allo specchio. Sul pavimento, sopra al tappetino a forma di margherita, c'era ancora il flacone di shampoo che forse le era caduto quando aveva afferrato alla bell'e meglio le sue cose.
Frankie non era l e non era mai tornata a New York, a differenza di quanto aveva affermato sui suoi profili social. Cosa cavolo aveva in mente? Non potei far altro che pensare che avesse visto quel programma in tv presentato da Izzie Pop e stesse attuando qualche tentativo di depistaggio in modo da non farsi trovare. S, era proprio da Frankie.
La voglia di vederla era stata cos forte da farmi perdere la testa. Per scrupolo mi accertai anche che non si trovasse sul tetto, ma trovai ad attendermi solo un gran freddo e il cemento spazzato dal vento; scesi la rampa di scale ancora pi arrabbiato di quando ero salito.
Me ne andai via rassegnato.
Purtroppo non si era realizzato ci che avevo immaginato, anzi.
Che potevo farci se ero stato cos imbecille da credere a una fotografia? Avrei dovuto chiamarla prima di partire per New York senza la certezza di trovarla. Odiavo le sorprese perch il pi delle volte rimanevo deluso o ero io a deludere qualcuno. E di delusioni ne avevo date tante. Troppe. Forse di pi di quelle che avevo ricevuto.
Mi dovr pi di una spiegazione, pensai. Non sapevo se essere arrabbiato pi con lei o con me stesso. O forse era quel che meritavo per averla quasi tradita. Ero nel pieno di una battaglia interiore tra il cervello e il cuore e non ero affatto certo di chi l'avrebbe spuntata.
No, in realt lo sapevo. La verit era che ero cos innamorato da non capire pi niente. Ti sei fatto fregare il cuore, stavolta. Mi maledissi per la mia avventatezza durante tutto il tragitto in ascensore.
Consegnai di nuovo le chiavi di riserva nelle mani del portiere e uscii respirando a pieni polmoni l'aria fresca. Invece di prendere un taxi per raggiungere casa mia, decisi di fare quattro passi, cos da sbollire il nervosismo e la rabbia. Poi a met strada cambiai idea e invece di tornare subito al mio appartamento per riposarmi e mettere sotto carica il cellulare, in modo da poter chiamare Frankie e chiederle spiegazioni, alzai un braccio per fermare un taxi deciso a raggiungere la sede principale della Columbia Records. In quel momento ero troppo incazzato per parlare con Frankie e avremmo sicuramente finito per litigare per telefono o in videochiamata, e a me non andava. Mi conoscevo troppo bene e le avrei detto soltanto stronzate al solo scopo di farla star male. Non ero pi cos. Non volevo pi essere il ragazzo egoista che riversava il suo odio sugli altri pur di scaricarsi dalle colpe e dalle frustrazioni. No. Era meglio aspettare prima di rovinare tutto.
Prima avrei consegnato l'ep alla casa discografica e poi avrei parlato con Bernie e il resto dello staff dei miei prossimi impegni. Mio padre stava meglio e con ogni probabilit sarei potuto tornare presto a calcare i palchi e a partecipare ai vari festival o concerti.
Jayden Maynard sarebbe tornato presto in pista!
Frankie
Qui parla Jay, lasciate un messaggio e sarete richiamati al pi presto.
Avevo sentito la sua voce registrata decine e decine di volte, ma Jay aveva sempre il cellulare non raggiungibile o spento. Come potevo fargli sapere che non ero a New York ma a Hartford, a casa sua, se non rispondeva al cellulare?
Jude aveva un po' esagerato, perch, come al suo solito, doveva metterci lo zampino e fare le cose come pareva a lei: le avevo chiesto di pubblicare le foto che le avevo inviato, non di ricamarci sopra. Le avevo dato le password dei miei account proprio per pubblicarle e depistare i fotografi, i giornalisti o chiunque altro seguisse il trend #WhereIsFrankie su Twitter. Il problema era che quel mio autoscatto allo specchio del bagno nel mio appartamento di Manhattan aveva scaturito un putiferio che non avrei mai potuto immaginare, grazie alla sua idea di inserire la localizzazione nel post su Instagram: gente che diceva di avermi vista fare jogging a Central Park, altri in Greenwich Village, altri invece giuravano di avermi notata fare shopping sulla Quinta. Incredibile quanto la gente menta pur di essere presa in considerazione.
A quell'ora del pomeriggio avrebbe gi dovuto aver capito che non mi trovavo nel mio appartamento, n tantomeno nella sua stessa citt. Avrebbe potuto provare a chiamarmi per chiedermi dove fossi e invece non aveva provato a mandarmi un messaggio. Niente di niente.
Ogni volta che sentivo quel Qui parla Jay non sapevo se mettermi a ridere o scoppiare a piangere, perch quella situazione aveva un che di tragicomico.
Riprovai per l'ennesima volta e, come succedeva ormai da pi di un'ora, fu di nuovo la segreteria a rispondere per lui. A quel punto non mi rimaneva altro da fare che lasciargli un breve messaggio. Odiavo lasciare dei messaggi in segreteria; non solo non potevo sapere quali fossero le reazioni dall'altra parte, ma iniziavo anche a balbettare, a vaneggiare o ingarbugliarmi in discorsi senza senso.
Ehi, sono Frankie, esordii con qualche difficolt. E non sono a New York, mi scapp una risatina nervosa, ma a casa di tua madre a Hartford. Meglio non perdere tempo e spiegargli tutto quanto senza tanti giri di parole, pensai. La foto che hai visto  stata pubblicata dalla mia migliore amica Jude per confondere le acque. Sai, paparazzi, gossip, cose cos. La tua vita, insomma. Avevo tante cose da dirgli, ma avrei voluto parlargli di persona. Rimarr qui fino a domani mattina. Tua madre  stata gentilissima ad accettare di ospitarmi per la notte. Chiss cosa pensa di me, sospirai. Sono piombata qui senza avvisare, come una squinternata in piena crisi esistenziale. Feci un'altra risata nervosa mentre mi mettevo seduta sul letto.
Annie mi aveva messo a disposizione la stanza di Jay, nella quale si respirava ancora il suo profumo unico agli agrumi e al gelsomino. Come avevo fatto a dimenticarmi di quel profumo intenso e sensuale? Con gli occhi chiusi riuscivo a sentire il fruscio dei suoi jeans, la sua voce vellutata che accennava una canzone, i suoi occhi che mi fissavano o le sue mani sulla mia pelle.
L'olfatto  quello che tra i cinque sensi riesce maggiormente a far rivivere un ricordo o a far riaffiorare delle sensazioni che pensavamo ormai dimenticate: un odore, un profumo o anche un aroma particolare ci catapulta direttamente al momento in cui lo si  sentito per la prima volta.
Le sue cose sparse per la stanza, inoltre, non erano affatto di aiuto: era come se Jayden fosse proprio l con me, in quella stanza, ma in una dimensione temporale diversa dalla mia: stessa stanza, tempo sbagliato.
Tempismo imperfetto. Ecco cos'era il nostro.
 possibile che Jude possa pubblicare altre mie foto in citt diverse, quindi non salire sul primo volo per raggiungermi chiss dove. Non so se riuscirai a tornare prima che io riparta, ma volevo che tu sapessi che tra Nashville, New York e Hartford ho scelto di venire da te. Mi fermai l con le romanticherie. Per dirgli ti amo c' sempre tempo. Non volevo dirglielo per la prima volta per telefono. Chiusi la chiamata con un frettoloso Richiamami e poi mi lasciai andare a uno sbuffo liberatorio.
Tolsi la suoneria al cellulare perch continuava a trillare segnalando l'arrivo di notifiche su notifiche. Con il passare dei minuti aumentarono a dismisura, come se la gente non riuscisse a pensare ad altro che a Frankie Reeves. Spinta dalla noia, mi misi a curiosare sui social, ma forse sarebbe stato meglio non averlo fatto. In rete si era scatenato il caos dopo che Jude aveva pubblicato un'altra mia foto risalente a qualche anno prima, quando la mia vita aveva ancora un senso e il mio mondo era in perfetto equilibrio grazie a mia madre e a nonno Frank. Indossavo un parka verde, una sciarpa color senape e un berretto dello stesso colore con le orecchie da tigre che mi aveva regalato Caleb. Alle mie spalle si riusciva a distinguere l'insegna intagliata nel legno che recava il nome dell'ormai vecchia attivit di famiglia: reeves guitars. Avevo un sorriso da orecchio a orecchio stampato in faccia. Ero cos felice che stentai quasi a riconoscermi.
Come commento alla foto, Jude aveva scritto:
FrankieR
Nashville, Tennessee
Mi sei mancata Nashville! #reevesguitars #home
Costolette, pane di mais, torta di Goo Goo Cluster fatta dalla mamma! Un goccio di whisky non ci starebbe affatto male, a questo punto!
Quelle non sembravano parole di Jude, ma erano pi nello stile di Jimmy. Il whisky! Sorrisi. S,  tipico di Jimmy.
Mi era venuta voglia di mangiare i miei adorati biscotti Goo Goo Cluster! Ne ero golosa fin da bambina. Ma lasciai perdere i miei ricordi di Nashville per concentrarmi sul putiferio scatenato da quella foto su Instagram.
Dona09p @FrankieR #WhereIsFrankie Hai un jet privato?
PolaUgg #WhereIsFrankie Sei insieme a Maynard! Ecco dove sei! @FrankieR
DanaFuyio #WhereIsFrankie Vorrei essere te. @FrankieR!
BenWes90 @FrankieR #WhereIsFrankie Sei a New York o a Nashville?
_C a r m e n _ #WhereIsFrankie Sei di Nashville? Ommioddio! @FrankieR Conosci Matthew Followill dei Kings of Leon?
JacksP79 @FrankieR #WhereIsFrankie Secondo me non sei n a New York n a Nashville, ma in vacanza con quel sopravvalutato di Maynard.
matthewvegasoconnel #WhereIsFrankie Anch'io sono di Nashville e quella foto non sembra recente. @FrankieR La neve non  cos alta e quell'insegna non esiste pi.
Quell'insegna non esiste pi. Gi, era vero.
Quella, per, era solo una piccola parte dei commenti che avevo ricevuto tramite i tag. Su Twitter, infatti, c'erano centinaia di altri commenti del genere, alcuni dei quali allegavano delle foto con l'hashtag #WhereIsFrankie che ritraevano ragazze che avevano la sola colpa di somigliarmi vagamente. Quelle immagini erano state scattate in varie citt: Philadelphia, Baltimora, Washington, Boston, New York, Nashville e Hartford, cosa che mi preoccup non poco. Ovviamente la ragazza che faceva la spesa in un supermercato di Hartford non potevo essere io, ma i ficcanaso del web erano pi vicini di quanto mi aspettassi a scoprire dove mi trovavo.
Non solo, alcuni tra i miei follower tiravano a indovinare il luogo della prossima foto o ipotizzavano che le immagini non fossero recenti ma pubblicate al solo scopo di depistare tutti quanti. Giusta intuizione, tra l'altro.
Diedi un'occhiata anche alle news sui siti di gossip e un articolo in particolare parve essere il pi cliccato dell'ultima ora. Il titolo recitava: Mille e una Frankie.
L'articolo proseguiva cos:
Dove sar tra un'ora?
La nostra Frankie sembra proprio avere mille volti, ma nessuno di essi  quello giusto. Diventata famosa da poco per la sua presunta relazione con Jayden Sopravvalutato Maynard, ha gi capito tutto del mondo del gossip. Eh s! Frankie la sa davvero lunga! Non volete farvi trovare? Bene! Fate come lei! Depistate i paparazzi con le vostre foto scattate in luoghi e periodi diversi.  cos semplice!
Frankie  una sola, ma come facciamo a riconoscerla tra mille? Potrebbe essere chiunque!
[...]
Era l'articolo pi esilarante che avessi letto sul mio conto. Terminava con un suggerimento alle star pi conosciute di tutto il mondo:
Non lamentatevi di essere sulle prime pagine di tutti i giornali. Se ci siete, vuol dire che a voi non dispiace affatto. Meditate, gente, meditate.
Sperai di non aver creato una moda, perch altrimenti i fan sarebbero impazziti e si sarebbero stufati di seguire i propri idoli.
Continuai a fissare lo schermo del telefono per qualche minuto in attesa di veder comparire il nome di Jayden, ma non vidi altro che notifiche da parte di gente sconosciuta che commentava di qua e di l pensando di potersi fare gli affari miei soltanto perch in uno stupido programma di mtv avevano organizzato una vera e propria caccia al tesoro per capire dove fossi finita. Quando si fosse degnato di ricontattarmi, Jayden mi avrebbe sentita per il suo stupido scherzetto di farmi finire in tv. Dopo un po', decisi che era meglio prendermi una pausa da tutto quel gossip e mi feci una doccia, rilassandomi sotto il getto di acqua calda della doccia all'interno del bagno privato. Portai con me il cellulare e misi la suoneria al massimo per sentirlo squillare, qualora Jayden mi avesse richiamata. Ma non accadde mai.
Chiss cosa stava combinando e chiss se si era arrabbiato nell'apprendere di aver fatto un viaggio a vuoto. Ben gli stava. Cos prima di lanciare un altro #WhereIsFrankie ci avrebbe pensato due volte.
Frugai nei cassetti del mobiletto sotto al lavandino alla ricerca di un phon per asciugarmi i capelli. Dopo essermi rimessa in sesto, uscii dal bagno e tornai in camera di Jayden; fu allora che mi misi a osservare le foto appese alla parete. Da ragazzino Jay aveva il volto pi paffuto e le labbra perennemente imbronciate. I capelli erano sempre stati incasinati, anche quando li aveva pi corti. Mi soffermai su due foto in particolare; nella prima Jayden era in compagnia dei suoi amici del liceo: Reagan, un altro ragazzo pi basso e una ragazza bionda con due belle guance rosse. Nella seconda, era sempre con la bionda della prima foto, che gli stava avvinghiata, e con i suoi fratelli George ed Ed, che aveva Reagan a braccetto. La bionda doveva essere la sua ragazza, in quel periodo. Forse era proprio quella Bianca della quale aveva accennato Reagan. La stessa Bianca alla quale Jay aveva dedicato Who Knows.
Mi misi a sbirciare anche sugli scaffali affissi alla parete sopra la scrivania e mi imbattei in alcuni piccoli trofei del circolo degli scacchi e in qualche coccarda vinta in alcuni concorsi musicali. Nella sua biografia avevo letto che non si era mai laureato, anche se per un periodo aveva frequentato la Berklee di Boston; si era ritirato per intraprendere la carriera di turnista prima e di solista poi, fino a diventare uno dei chitarristi pi quotati al mondo. Non che avesse bisogno di una laurea o un diploma per dimostrare quanto valeva come musicista.
Driiiin! Driiiin! Driiiin! Sobbalzai quando sentii la suoneria del mio cellulare. Le mie speranze si infransero nel momento in cui lessi il nome di Bernie Coleman sullo schermo. Alzai gli occhi al cielo e sbuffai prima di risponderle con un secco: Pronto?
Ciao, Frankie, la sua voce potente e allegra sembrava lontana anni luce, forse per colpa della linea. Ma si pu sapere cosa ti sei inventata?. Stavo per prendere la parola per spiegarle tutto, quando mi interruppe. Sei un fottutissimo genio, Frankie Orange! Hai tutti i riflettori puntati su di te, anche se nessuno sa pi dove ti trovi. Hai cambiato idea? Non dovevi andare a Hartford?, parl cos veloce da non darmi modo di parlare. Comunque anche il nostro Ricci Belli  disperso e non risponde alle mie chiamate.
Stavolta la interruppi con decisione.  a New York, perch pensava che io fossi l, dissi tutto d'un fiato.
Bernie scoppi a ridere. Cos hai creato ancora pi curiosit e adesso sar molto pi difficile staccarti i paparazzi di dosso. Perfetto! A ogni modo, il motivo della mia chiamata  un altro. Sentivo aria di brutte notizie. Cos, tanto per aggiungere altra carne al fuoco. Ho provato a discutere con la casa discografica della tua situazione, ma loro non sono disposti a modificare le tue condizioni. Sono molto contenti del riscontro di Lost e del fatto che Jay abbia scelto una chitarrista donna come collaboratrice. Ha attirato molti fan in pi. Mi dispiace, ma non hai scelta.
Fantastico, ripetei con pi enfasi. Davvero fantastico.
Non volevo riprendere a suonare e non volevo partecipare al tour insieme ad Al.
Non ci sono altre soluzioni? Cio, sono costretta e basta?. Mi venne un'idea. E se io non tornassi pi?
Verrai comunque obbligata al pagamento della penale, a meno che tu non sia in fin di vita o in pericolo di morte, mi parl con schiettezza, senza riserve, come al solito.
Feci un respiro profondo con la speranza di far luce tra tutti quei pensieri che mi intasavano la mente. Non c' proprio altro da fare?
L'unico che potrebbe fare qualcosa  Jayden, ma sembra irraggiungibile. Dal suo tono non sembrava affatto stupita o meravigliata, come se fosse abituata a un comportamento simile da parte sua. Vuoi davvero buttare all'aria un'occasione del genere? Collaborare con Jayden ti aprir un sacco di porte.
Per quanto mi riguardava quelle porte potevano anche rimanere chiuse a chiave. Lo so, ma....
Quando riesci a sentire quel testone, fammi sapere cos'avete deciso. Nel frattempo non fare cazzate di cui potresti pentirti. Riattacc e io rimasi con il cellulare appoggiato all'orecchio con i tu-tu-tu-tu-tu-tu ripetitivi a fare da sfondo. E ora?
In poche parole, ero fregata.
Jayden
Be', non c' che dire. Hai fatto un ottimo lavoro. Mi trovavo nello studio di Guy Welsh, il direttore artistico che si occupava della valutazione dei miei progetti.
Guy mi aveva voluto nella sua squadra di artisti ed era grazie a lui se ero diventato qualcuno nel mondo della musica. Se non avessi avuto alle spalle una casa discografica cos imponente avrei continuato a suonare in qualche pub o al massimo come supporter di grandi star. Mi fidavo del suo gusto personale, ma non sempre condividevo le sue idee in fatto di mercato. Avevo capito a mie spese che alcune volte la casa discografica spingeva l'artista a plasmare la propria musica a seconda di ci che andava di moda in un determinato periodo o di ci che era pi richiesto. In passato, lui e il suo staff mi avevano convinto che alcune scelte erano meglio di altre e pi di una volta mi era stato chiesto di rendere pi pop delle canzoni nate con la tempra blues, soul o rock. Soprattutto i primi tempi, quando ancora ero JaydenChi? Devi farti conoscere, mi ripetevano. Poi quando inizierai con i grandi numeri potrai fare la tua musica, mi dicevano. Non era del tutto vero; per fare la mia musica avevo dovuto trovare un co-produttore che convincesse la casa discografica che anche andare controcorrente a volte ripagava. E dopo i vari successi ottenuti grazie a Sam che mi aveva seguito anche come consulente, mi avevano dato carta bianca.
 come se tu avessi aperto una piccola parentesi dopo Lost. Guy abbass il suo tono da tenore, pieno e deciso, per sentire le prime note dell'ultima canzone che avevo inciso proprio quella notte. Poi, chiuse il lettore multimediale sul suo portatile, appoggi i gomiti sulla scrivania e congiunse le mani. Lo faceva ogni volta che voleva prendersi del tempo per pensare. Non mi stupii, visto che lo conoscevo da anni. Gli incassi e la visibilit di un ep non erano certo al livello del lancio di un nuovo album, questo era risaputo. Per contavo sulla massima libert di espressione che ero riuscito a conquistarmi dopo anni e anni di gavetta. Mi piacciono gi dal primo ascolto. Guy mi rivolse un'occhiata entusiasta con i suoi occhi scuri, come la sua pelle di ebano. Aveva insistito per ascoltare i primi venti secondi di ogni traccia della demo, esclusa quella di Liar Liar che tenevo ancora nascosta per ovvi motivi. Voi che ne pensate?, rivolse la domanda a Sam e Al che erano stati convocati d'urgenza perch avevo gi anticipato a Guy che non mi sarei intrattenuto a lungo in citt.
Sam si schiar la gola. Si era beccato un raffreddore forte e aveva una voce pi nasale che mai. Per me  perfetto cos com', la voce non lo sostenne, mancando la pronuncia di qualche lettera, ma con una sistemata qua e l sar una bomba!, disse e poi fu scosso da una serie di colpi di tosse.
A me piace molto l'intro della terza, intervenne Al. Stava parlando di Call me back, la ballata che avevo suonato per Frankie durante la nostra videochiamata. Trovo interessante che Sam parta da solo con qualche colpo ritmato di grancassa alternato a piatti e tamburi, poi mi aggiungo io pizzicando il basso riempiendo i suoi spazi vuoti. E poi subentri tu, indic me, con i primi accordi della chitarra elettrica in un crescendo fino alla fine. Arricci le labbra e mi parve alquanto impaziente di prendermi da parte per chiedermi informazioni sull'altra canzone: Liar Liar. Gi dall'espressione burbera e dagli occhi castani chiari che mi ricordavano tanto Frankie, avevo capito che ce l'aveva con me per la canzone che avevo intitolato come il tatuaggio che condivideva con Danielle.
La mia preferita  l'ultima, con solo la chitarra acustica e la chitarra elettrica. Sam parlava della traccia che avevo registrato quella notte. Potremmo incidere un'altra versione con me e Al, propose Sam.
In pratica avevo inciso quel brano - intitolato Your way home - in due sessioni separate: prima avevo suonato la parte acustica e poco dopo la partitura della chitarra elettrica. Ovviamente se avessi dovuto suonarla live, avrei avuto bisogno di un secondo chitarrista. E chi meglio di Frankie? Quella canzone era soltanto nostra, non volevo intromissioni di alcun genere e neanche altri strumenti di sottofondo che rischiavano di appesantire il pezzo. Doveva essere leggero, come una dichiarazione d'amore.
Troppo sdolcinato? S, troppo sdolcinato, lo sapevo, ma era cos che la pensavo.
No, vorrei che fosse inserita cos com', dissi in tono che non ammetteva repliche.
Come vuoi. Sam alz le mani con fare arrendevole. Era solo un'idea.
Mi soffermai a studiare l'espressione ancora indecifrabile di Guy e lo vidi fare un gran respiro prima di riprendere la parola. Sei certo di non voler aspettare di avere altro materiale per un intero album? Hai messo su roba di ottima qualit. Si rilass contro lo schienale della poltrona di pelle della sua scrivania. Si dondol un poco e spost il peso sulla parte destra sostenendosi la testa con una mano enorme con un anello d'oro massiccio al mignolo.
Annuii. Sicurissimo. Lost racchiude una fase della mia vita e voglio che questo ep documenti la fase che sto vivendo adesso. Mi spiegai meglio: Se ne aggiungessi altre, non sarebbero nello spirito di ci che sto provando ora. Le canzoni hanno un ordine ben preciso e raccontano tutte uno stato d'animo unico.
Capisco. Si sporse di nuovo in avanti, passandosi una mano sulla pelata. Finch? Cosa ne dici? Ne vale la pena?.
Sam annu senza pensarci due volte, agitando i dreads. Non ho dubbi.
Farai tutto da solo o avrai Finch come co-produttore?, si accert. Mi piacerebbe capire anche come sar impostata la parte economica.
Vorrei anche Al come co-produttore, stavolta. Mi volsi alla mia sinistra, in modo da poter guardare negli occhi Al. Che ne pensi, Al?.
Al si pass una mano tra i capelli biondi tirati all'indietro e sbuff a intermittenza.  un bel salto quello da semplice collaboratore a co-produttore. Chiss perch, ma mi aspettavo un rifiuto a breve. Quindi non sono molto convinto.
I tuoi dubbi sono su qualche canzone in particolare, gli lanciai un'occhiata d'intesa nella speranza che capisse a quale brano mi riferissi, o su di me?
Lo sai cosa non mi convince, mi restitu lo sguardo d'intesa. L'idea di Liar Liar non gli era piaciuta.
E se non inserissi nell'ep ci che non ti convince, cambieresti idea?, azzardai.
Ne riparliamo dopo con pi calma, va bene?. Almeno non mi aveva rifilato un no definitivo.
Ma possiamo sapere anche noi di cosa state parlando?. Guy corrug la fronte, indispettito. Tu lo sai di cosa stanno parlando?, si rivolse a Sam che scroll le spalle in risposta.
 un segreto, sogghignai, certo di aver attirato l'attenzione di tutti i presenti.
Non mi piacciono i segreti, comment Guy puntandomi un indice contro. Lo sai.
Appena avr le risposte che cerco, sarai informato su tutto. Parola mia.
Frankie
Tra le vecchie cose di Jayden avevo trovato tanti spartiti e arrangiamenti di canzoni rock e blues, vecchi vinili e musicassette ormai da collezione, altre foto di lui da ragazzino ai saggi scolastici, su palchi improvvisati alle feste o addirittura al ballo della scuola. Per non avevo trovato nessun suo pensiero messo nero su bianco. Visto che con le parole ci sapeva fare, pensavo che avesse l'abitudine di trascrivere qualche spunto per i brani delle canzoni. O forse quell'abitudine ce l'aveva, ma i suoi appunti erano cos ben nascosti che non ero riuscita a scovarli.
Mi ero sentita un'impicciona, ma mi ero divertita a frugare qua e l per scoprire pi informazioni possibili su di lui. E poi ero curiosa di sapere chi fosse quella ragazza che compariva in molte delle foto incorniciate alla parete. Mi ero fatta delle idee, ma non avevo alcuna certezza.
Alla prima occasione avrei chiesto a Reagan, cos da sciogliere ogni dubbio.
Ero seduta sul letto e stavo per fare l'ennesimo tentativo di chiamare Jayden, quando mi decisi a desistere; era inutile, gli avevo gi lasciato un messaggio in segreteria. Quindi fintantoch non lo avesse ascoltato, potevo solo aspettare.
Dopo essermi presa del tempo per starmene un po' per conto mio, scesi al piano di sotto per sentire se Annie o Reagan avessero bisogno di un aiuto in pi per preparare la cena.
Sentii delle voci provenienti dalla cucina e percorsi in fretta il corridoio senza far rumore.
Secondo te, lei lo sa?, disse Reagan a bassa voce. Mi bloccai all'istante, accostandomi alla parete per non farmi vedere dalla cucina. Sentivo un buon odore di arrosto e un aroma particolare, speziato, oltre al profumo di biscotti appena sfornati. A chi si riferivano con quel Lei lo sa?.
Avevo il sentore che parlassero alle mie spalle proprio di me. Trattenni quasi il fiato per non farmi sentire.
Che  uscito con Bianca?, Annie si sforz di parlare piano, ma invano.
Shhh, la riprese Reagan. Rimasero entrambe in silenzio per qualche secondo, forse per constatare che non ci fossero rumori sospetti in giro. S. Secondo me  per questo che  venuta qui. Per capire se lui ha commesso il fatto.
Commesso il fatto? Quale fatto?
Che aveva in testa quando ha accettato il suo invito a cena?. Annie si affrett ad aggiungere: A casa sua. Si ferm. Lo avrebbe capito chiunque come sarebbe andata a finire.
Quindi era stata quella Bianca a saltare addosso a Jayden. Avevo ragione.
Mi si chiuse la gola.
Per fortuna non c' cascato del tutto. Oh meno male, almeno quello. Si  fermato prima. Per ha chiesto a Eddie quale fosse il limite da non oltrepassare per evitare di compiere un tradimento.
Ah be', comment Annie. Pensavo lo avesse ben chiaro quale fosse il limite.
Da quanto ho capito non sono andati oltre a due o tre baci infuocati e a qualche palpatina.
E io che mi ero voltata quando Mason aveva provato a baciarmi! Jay era andato anche troppo oltre il limite per i miei gusti. Anzi, gi il fatto che avesse accettato un invito a cena dalla sua ex, voleva dire che anche a lui non dispiaceva stare in sua compagnia. Per era riuscito a fermarsi, provai a consolarmi. Mi aveva detto che gli ero venuta in mente io ed era riuscito a controllarsi e a evitare di finire a letto con lei.
Boh, non sapevo cosa pensare e cercavo tutte le scusanti possibili pur di non vedere e accettare la realt. Jayden era andato a cena a casa di Bianca e lei gli era saltata addosso alla prima occasione. Probabilmente lo avrei fatto anch'io al posto suo, nel disperato tentativo di riconquistarlo o in onore dei vecchi tempi andati. Tempi che se ne erano andati, per l'appunto.
Avevo sentito abbastanza e feci qualche passo indietro, per poi voltarmi, attraversare il corridoio in fretta, e salire le scale in punta di piedi.
Oh, wow, disse una voce maschile. Mi bloccai all'istante e mi voltai di scatto verso sinistra, in direzione dell'ultima porta in fondo al corridoio; quasi mi venne un colpo nel momento in cui mi trovai di fronte a una figura alta e dai capelli ricci. Mi era parso di sognare a occhi aperti o di avere un'allucinazione. Lo osservai meglio e anche se all'apparenza poteva somigliare a Jayden, dopo un esame pi attento notai dei piccoli particolari che lo rendevano molto diverso dal ragazzo che amavo: aveva i ricci pi cespugliosi e disordinati, un accenno di barba e le guance pi infossate. In pi portava l'uniforme da poliziotto. Saranno pi di dieci anni che non vedevo entrare di soppiatto una ragazza in camera di Jayden, comment, divertito. Si avvicin pian piano e fui costretta a inclinare indietro la testa per guardarlo negli occhi, molto simili a quelli di Jayden, ma meno sicuri di s e sfacciati. Ehil, ci sei?, mi chiese con un sorriso. Ti ricordi di me?, mi porse la mano. Sono George, il fratello di Jayden. Gli strinsi la mano con un gesto automatico, ma lui la tenne ben stretta, sfiorandola anche con l'altra. Ci siamo gi visti in studio, l'ultima volta che sono stato a New York a trovarlo.
Annuii e gli sorrisi a mia volta. Mi ricordavo di quel giorno, come se fosse stato ieri poich Jayden aveva fatto credere ad Alexandra Gambelunghe Priestley che tra noi ci fosse stato qualcosa per liberarsi di lei. Come dimenticare l'odio negli occhi della modella quando mi aveva detto che presto o tardi sarebbe successa la stessa cosa a me e che per Jayden ero soltanto una di passaggio, una delle tante, un nome da inserire nella sua collezione.
Sicuro!, annuii con gesti frenetici. Felice di rivederti, gli dissi. Fai il poliziotto. Era una constatazione la mia, non una domanda. Era logico che facesse il poliziotto, indossava una divisa. Ebbi un flash di una copertina di un giornale in cui Jayden indossava una divisa da agente. Ecco chi ha dato a Jayden la giacca e il berretto, riflettei ad alta voce.
Ah, s. Il giorno in cui c'erano i paparazzi appostati sotto l'ospedale. Ma lo hanno riconosciuto lo stesso, alla fine. Non  servito a molto. Rise e mi resi conto che lui e Jayden avevano la stessa risata spontanea. Perch mi sentivo cos a disagio? Forse perch non la smetteva di fissarmi come se volesse leggermi nel pensiero?
Strano, ma avevo esaurito gli argomenti. E lui sembrava averne meno di me, visto che se ne stava fermo in silenzio a guardarmi.
Tossii un paio di volte. Allora, ehm, presi tempo, mi hanno detto che Jay  partito stamattina.
S, conferm, e tu sei qui. Che storia!.
Gi. Ora che mi ero decisa a raggiungerlo,  lui a essersene andato. Feci spallucce. E non risponde neanche al telefono, quindi non posso avvis....
Mi interruppe. Avete cercato di farvi una sorpresa a vicenda. Siete davvero uguali, voi due. Avete persino avuto la stessa idea. Mi fece un sorrisetto. Ma che ne  stato della regola che gli opposti si attraggono mentre i simili si respingono? Per voi funziona al contrario.
Non siamo uguali in tutto.... In effetti entrambi avevamo una forte passione per la musica, un legame speciale con la famiglia, un problema con la figura paterna ed eravamo testardi, anche se Jay lo era di pi.
George strizz gli occhi come fosse stato attirato da qualcosa sul mio volto. In effetti mi ero soffermata troppo a pensare. Stai bene? Sei pallida come un fantasma.
S,  che.... Mi interruppi. Non potevo dirgli che avevo inavvertitamente origliato una conversazione in cui si parlava del quasi tradimento da parte di Jayden. Niente, sventolai una mano in aria, non  niente di che.  stato un piacere rivederti, George, ripetei. Ti rivedr a cena?. Mi avvicinai alla porta della camera di Jayden.
Temo di no, scosse la testa. Ho il turno di notte alla centrale.
Ah, che peccato, non so se riusciremo a vederci prima della mia partenza. Il mio aereo parte domani mattina.
George alz le sopracciglia. A che ora?
Alle otto.
Cos presto?, storse le labbra. Mi sarebbe piaciuto avere pi tempo per scambiare qualche parola con te, mi abbracci prima che potessi impedirglielo o fare alcunch. Ma qualcosa mi dice che ci rivedremo presto, mi sussurr all'orecchio. Poi si distacc da me e si infil il berretto di ordinanza. E non dare retta alle chiacchiere della gente o a quello che leggi sui giornali.  tutta spazzatura. Jay ci tiene davvero a te.
Tanto da andare a cena con un'altra. Forse sarebbe stato meglio tacere.
George si accigli. Chi te l'ha detto?
Jayden. Non era del tutto vero, ma era una mezza verit, no? Non valeva come una bugia intera.
Ah, quindi sei qui per questo, trattenne il sorriso. Per parlare di quello che  successo con Bianca.
Sono qui per tante cose, ammisi.
Be', se pu consolarti non  colpevole di tradimento. Puoi stare tranquilla.
Lo so, sgranai gli occhi. Ma vorrei che fosse qui per....
Strozzarlo con le tue mani?. Scoppi a ridere ma io rimasi seria. Okay, battuta stupida, scusami.
Mi coprii il volto con le mani. Vabb, non importa. Ne parler con lui quando sar il momento. Dopodich mi rintanai dentro la camera di Jayden. Inspirai a fondo e poi saltai sul letto con un balzo; mi distesi sulla schiena e fissai a lungo il soffitto. Cercai di non pensare a niente, ma la mia immaginazione part per la tangente e ide una quantit spropositata di scenari da incubo in cui Jayden e Bianca erano avvinghiati l'uno all'altra.
Toc-toc! Mi parve che qualcuno avesse bussato alla mia porta ma ero cos persa nella mia mente da non esserne certa. Mi misi di nuovo seduta sul letto in attesa di qualche altro colpo.
Toc-toc-toc! Di nuovo. Stavolta il rumore era pi deciso. Frankie, posso entrare?, mi chiese Reagan dall'altra parte della porta.
Mi schiarii la gola. S, certo!, urlai.
Poco dopo vidi la sua chioma bionda far capolino dalla porta. Mi rivolse un sorriso che scomparve quasi subito dopo che vide la mia espressione depressa. Tutto a posto?.
Sospirai. Non credo.
Jay ti ha chiamato?, aggrott la fronte.
No, ma prima ho parlato con la sua agente.
Ah, storse il naso, ti ha dato delle brutte notizie? Neanche lei ha sentito Jay?
Brutte notizie per me, s, confermai. Comunque Jayden non si  fatto vivo nemmeno con lei.
Vedrai che appena avr capito che le tue foto sono soltanto una montatura, ti chiamer. A proposito, non so se lo hai notato, ma hanno pubblicato altre tue foto. O sei stata tu, stavolta?
Altre?. Io ne avevo vista una soltanto: quella a Nashville. Mi affrettai ad accendere lo schermo del cellulare e a collegarmi a Instagram per controllare che Jude non avesse preso qualche altra iniziativa.
Oltre alla foto che mi ritraeva a Nashville, Jude ne aveva pubblicata un'altra pochi minuti prima: ero in primo piano e stavo facendo una linguaccia a Jimmy che invece aveva gli occhi incrociati. Avevo i capelli di un colore pi chiaro di adesso, ma Jude aveva aggiunto qualche filtro immagine per aumentare il contrasto. Non era una delle foto che le avevo detto di pubblicare. E, come avevo previsto, stava facendo tutto di testa sua. Bene.
Doveva essere il mio ventiduesimo compleanno, l'ultimo che avevo festeggiato a Nashville.
#friends #willbefriends #forever Jimmy sei il migliore!
Chiss cos'avrebbe pensato Jay nel vedere quella foto che mi ritraeva insieme a un ragazzo sconosciuto. Be', in effetti lui aveva fatto molto peggio lasciando che una sua vecchia conoscenza - come l'aveva definita lui - avesse modo di saltargli addosso. Erano andati molto oltre a delle smorfie buffe.
Accidenti, Jude. Ma che combini?, pensai tra me e me.
Povero Jayden, per, Reagan riprese la parola. Povero, un corno. Me lo immagino mentre aspetta fuori dalla porta del tuo appartamento con lo sguardo fisso nel vuoto, rise piano.
Mi unii alla sua risata. O mentre bussa alla porta, ipotizzai. Spero che non gli venga l'idea di cercarmi sul tetto al freddo.
Lo spero per lui o addio voce se prende il raffreddore. Mi fece un piccolo ghigno. Comunque sono salita per dirti che sto per andare a prendere i bambini da mia madre. Puoi aiutare tu Annie a preparare la cena mentre sono via?
Ehm. Potevo dirle di no? Ero una frana in cucina. Va bene, tra poco scendo. Mi sforzai di mostrarmi entusiasta e di buonumore, ma evidentemente il mio sorriso era stato troppo finto perch Reagan si sofferm a osservarmi con gli occhi socchiusi. Dovevo sembrarle una pazza isterica.
Sei sicura di star bene?, mi ripet ancora una volta.
S, s!, le sorrisi per niente convincente. Sto bene. Benissimo. Mai stata meglio, avrei voluto aggiungere, con un pizzico di ironia mista a isterismo, ma mi morsi la lingua.
Ooookay, se lo dici tu, mi lanci un'occhiata scettica. Ci vediamo pi tardi e ne riparliamo.
Suonava pi come una minaccia.
Jayden
Allora? Cosa ne pensi della canzone segreta?. L'avevo nominata cos, ormai. E di sicuro, a giudicare dall'espressione seria e corrucciata di Al, sarebbe rimasta segreta a lungo. Praticamente era da chiudere in una cassaforte.
Dopo la riunione nello studio di Guy, io, Sam e Al avevamo deciso di comune accordo di prenderci del tempo per discutere insieme sui progetti futuri. Li avevo invitati a casa mia per mangiare qualcosa e fare quattro chiacchiere in santa pace. Posso farla ascoltare a Sam?, azzardai.
Al si strofin la faccia con una mano e alz le sopracciglia. No, vorrei che non l'ascoltasse nessuno quella canzone.
Ma Sam sa tutta la tua storia, quindi..., provai a fargli cambiare idea, per Al era pi testardo di sua figlia.
Lo sai com', intervenne Sam.  un argomento delicato.
Esatto, annu lui. E vorrei che non venisse sbandierato ai quattro venti.
Ehi, io non sono i quattro venti, sbott Sam, picchiando i pugni sul tavolo della cucina. Poi gli punt un dito contro. La voglio ascoltare, ora.
E va bene, si arrese lui. Fate come vi pare. Tanto lo fate sempre.
Prendo il cellulare. Mi alzai dalla sedia e andai in soggiorno, dove avevo lasciato il telefono in carica, dato che mi aveva abbandonato durante il viaggio.
Lo accesi mentre tornavo indietro, inserendo la password. Non ebbe il tempo di avviarsi del tutto che cominci a trillare senza sosta. Lo sapevo. Adesso avrei dovuto buttare almeno un'ora a selezionare le notifiche inutili da quelle importanti. Il telefono continu a suonare e a lampeggiare per tutto il tragitto fino in cucina e anche dopo che mi sedetti.
Prima di iniziare a spulciare i vari messaggi, selezionai il lettore multimediale e lanciai Liar Liar aumentando il volume al massimo. Non era granch, ma aveva un significato che andava al di l del mercato discografico, della moda del momento, del pop orecchiabile e di altre cazzate varie. Era un pezzo parzialmente autobiografico, con l'aggiunta di qualche particolare che non apparteneva alla mia vita, ma a quella di Al e della madre di Frankie. Liar Liar non voleva solamente dire bugiardo bugiardo. Celava molto di pi. Era uno scambio di promesse, un giuramento tra Al e Danielle. Frankie non ne aveva idea perch era andata via prima che i suoi genitori potessero spiegarle tutto.
La melodia della canzone era semplice, una sorta di sottofondo alle parole, ma prima del ritornello avevo aggiunto un giro di armonie ritmato che riprendeva il tema principale e che rendeva tutto pi omogeneo. Potevo ritenermi soddisfatto del risultato finale.
E sai cosa c'?
Una bugia non  mai per sempre.
Seguirono attimi di silenzio dopo l'accordo finale. Al aveva lo sguardo puntato davanti a s, Sam, invece, aveva lo sguardo perso nel vuoto e le labbra arricciate, in profonda contemplazione. Poi fece un respiro, gonfiando il petto e dichiar: A me piace. Alz una spalla. Per la parte che riguarda Al puoi sostituirla e inventarti un'altra frase. Afferr la sua birra e ne sorseggi un po'. Se proprio devi modificarla. Per il riferimento  sottile. Non si nota tanto.
Togli i riferimenti alla mia vita, compreso il bugiardo bugiardo e potrai rendere pubblica la canzone, mi propose Al.
Ma cos non avr pi lo stesso significato, insistetti.
Al scosse la testa ripetutamente. Be', allora, niente da fare. Alz le spalle, come a dirmi: Scusa amico, ma non posso fare altrimenti. Si strofin gli occhi stanchi e inclin la testa di lato. Per ora. Poi quando Frankie sapr tutto, di quel pezzo potrai farne ci che vuoi.
Ah, meno male. Tirai un sospiro di sollievo. Almeno non era proprio da buttare. L'avrei inserita in uno dei prossimi lavori.
A proposito di Frankie, Sam spost il discorso su di lei, dov' finita?
 quello che si domanda mezzo mondo, gli rispose Al sarcastico. Non mi ha richiamato dopo che le ho lasciato un messaggio in segreteria. Ormai sono passate delle settimane, disse d'un fiato. Ha bisogno di tempo, lo so e lo comprendo. Non che mi aspettassi che sarebbe corsa subito ad abbracciarmi. A ogni modo, l'avevo detto sin dall'inizio che sarebbe finita male. Mi tir un'occhiataccia in tralice.
Non dare la colpa a me, protestai. Avresti dovuto dirle tutto quanto subito, invece di aspettare....
Mi interruppe. Volevo conoscerla almeno un po'. Perch sapevo che dopo non ne avrei pi avuto occasione.
Danielle che dice?, gli domand Sam.
Non ho pi sue notizie. Scosse la testa. Non che sappia molto di lei in generale. Non credo che il nostro rapporto sia pi recuperabile, ora che mi incolpa anche di aver infangato la memoria di suo padre davanti a Frankie. Era un idolo per lei, un modello di vita, mentre io ero sempre stato l'uomo cattivo, quello da odiare. Logico che sia scappata via in quel modo.
Rimasi ad ascoltarlo in silenzio, mentre davo un'occhiata alle notifiche sul cellulare. Nuovi follower, nuovi messaggi privati dai fan, mi piace alle foto, sms di Bernie, messaggi in segreteria... iniziai da questi ultimi, perch il mio numero di cellulare lo avevano solo le persone che conoscevo personalmente, quindi se avevano sentito l'esigenza di lasciarmi un messaggio si trattava di qualcosa di importante. Il primo della serie era di Bernie. Quel pomeriggio non ce l'avevo fatta a passare dal suo ufficio.
Oh, la tua bella ha avuto un'idea geniale! Guarda su internet quando decidi di tornare a vivere nel nostro mondo.  un genio, esclam. Un genio! Anche se, devo dire, poteva studiarsela meglio questa cosa delle foto. Ah, ma lo sai che ho scoperto dov'? Indovina un po'!. Scoppi a ridere. No, non potresti mai indovinare. Te lo dico io.  a casa tua a Hartford. Rise per qualche secondo. Cazzo! Scusami, per te sar una tragedia, ma  troppo buffo. Basta chiacchiere, si schiar la voce. Allora per il Late Show ho trovato un compromesso con la redazione e ho confermato per il 28. Prendere o lasciare. Non me ne frega niente di cosa vi siete detti tu e Stephen. Devi tornare al lavoro il prima possibile. Organizzati come vuoi, ma torna in carreggiata. Ci risentiamo per gli altri aggiornamenti.
La segreteria prosegu passando al messaggio successivo. Ehi, sono Frankie. Scattai sull'attenti e prestai attenzione a quello che stava per dire. E non sono a New York ma a casa di tua madre a Hartford. La foto che hai visto  stata pubblicata dalla mia amica Jude per confondere le acque. Sai, paparazzi, gossip, cose cos. La tua vita, insomma. Rimarr qui fino a domani mattina. Porca troia! Sbarrai gli occhi.
Non poteva andarsene gi l'indomani. Io ero ancora a New York. Come cavolo facevo? Se non avessi trovato un volo alle sei del mattino, non sarei mai arrivato in tempo per salutarla. Dannazione! Imprecai. Tua madre  stata gentilissima ad accettare di ospitarmi per la notte. Chiss cosa pensa di me. Sospir ancora. Sono piombata qui senza avvisare, come una squinternata in piena crisi esistenziale. Fece una pausa.  possibile che Jude possa pubblicare altre mie foto in citt diverse, quindi non salire sul primo volo per raggiungermi chiss dove. Non so se riuscirai a tornare prima che io riparta, ma volevo che tu sapessi che tra Nashville, New York e Hartford ho scelto di venire da te. Quanto ero coglione da uno a dieci? Dodicimilamiliardi! Richiamami.
Cazzo!  a Hartford!. Mi misi una mano su una guancia, scuotendo la testa.
Chi?, esplose Al, disturbato dal fatto che lo avessi ignorato per ascoltare i messaggi in segreteria.
Frankie. Alzai la testa e lo guardai dritto negli occhi. Frankie  a Hartford, da mia madre.
Al sgran gli occhi, stupito anche pi di me. Eh? E che ci fa l?
 l per vedere me, ma io sono qui, dissi, avvilito.
Ah, l'amore, intervenne Sam con un sorrisetto scemo sul volto. Fa fare tante cose stupide. Lo fulminai con lo sguardo per inviargli un chiaro messaggio sottinteso: Chiudi il becco.
Prova a chiamarla. Al si sporse sul tavolino per tirare una cartaccia appallottolata addosso a Sam, che la scans all'ultimo momento mettendosi a ridere. Erano peggio di due bambini certe volte.
Mi alzai dalla sedia e, senza dire niente, me ne andai alla ricerca di un posto tranquillo dove poter chiamare Frankie.
Frankie
Annie era una cuoca fantastica. Mi aveva insegnato tanti trucchetti e ricette veloci dopo che l'avevo raggiunta in cucina per aiutarla con la cena, anche se aveva gi preparato tutto lei. Nonostante l'ottimo cibo - pasticcio di carne e pur di patate dolci con un contorno di verdurine cotte al vapore - non riuscii a godermi la cena per i troppi pensieri che mi intasavano la mente e mi chiudevano lo stomaco. A cena c'era anche l'altro fratello maggiore di Jayden, Ed, che portava notizie dall'ospedale dove, per fortuna, stava procedendo tutto nel migliore dei modi per Richard Maynard. Tra una portata e l'altra, ovviamente il discorso era tornato di nuovo su Jayden, tanto per cambiare; dai suoi famigliari avevo appreso tanti dettagli sulla sua vita che ancora non conoscevo; non solo mi avevano raccontato come aveva deciso di diventare un chitarrista, ma anche che, nel periodo in cui i suoi genitori stavano divorziando, aveva litigato con suo padre. Non si erano parlati per pi di dieci anni e si erano riavvicinati solo di recente, in seguito alla malattia di Richard. Quando mi ero confidata con Jay riguardo al fatto che non sapevo chi fosse mio padre, lui mi aveva detto di essersi pentito di non aver parlato con il suo quando ancora stava bene. Era proprio per quello che aveva preso cos a cuore la mia situazione. In fondo aveva ragione: togliere la parola a qualcuno non portava mai a niente di buono. Le cose andavano chiarite, altrimenti non si sarebbero mai risolte da sole.
E dovevo arrivare fino a Hartford per capirlo? Che zuccona! Mi maledissi in silenzio.
A volte, per, se qualcuno non ti mette di fronte alla realt dei fatti non noti l'evidenza.
Nella maggior parte dei casi, la soluzione pi semplice  anche quella pi difficile. L'importante, alla fine,  rendersene conto. Meglio tardi che mai.
Dopo cena, diedi una mano a sparecchiare e a caricare la lavastoviglie, pensando di aver evitato Reagan, ma quanto mi sbagliavo!
Ehi, non hai mangiato granch a tavola, mi tese un agguato alle spalle. Annie se n'era appena tornata in soggiorno e pensavo di essere rimasta da sola.
Ho lo stomaco chiuso. Quando viaggio  sempre cos, mi inventai sul momento.
Ah, beata te! Io non la smetto mai di mangiare, neanche in viaggio. Reagan mi sorrise brevemente. Hai qualcosa di strano, per. Sembri molto triste, aggiunse:  per Jay? O  per il motivo che ti ha allontanata da New York?.
Non volevo parlare n di Jay, n tantomeno di Al. Credo di essere solo stanca. Feci spallucce mentre mi chinavo per inserire gli ultimi piatti nella lavastoviglie ricolma. E il fatto di non sentire Jay non mi....
Non riuscii a continuare perch venni distratta da un bambino dai capelli biondi e scompigliati; non aveva pi di tre o quattro anni. Indossava una tuta con i supereroi ed era appena spuntato sulla soglia della cucina per richiamare l'attenzione della sua mamma tirandole il maglioncino oversize con una manina, mentre con l'altra si strofinava un occhio. 'Onno, mami. La guard dal basso, alzando le braccia per farsi prendere in braccio.
Reagan non se lo fece ripetere due volte: si chin, lo raccolse da terra e lo tempest di baci. Ma scotti. Hai di nuovo la febbre, gli poggi le labbra sulla fronte per accertarsene. Sei un topino radioattivo!, prov a farlo divertire, ma il bambino si accoccol a lei stringendogli le braccia attorno al collo. Stavo scherzando, Tommy, gli fece il solletico sulla guancia con un buffetto leggero. Lui si indispett ancora di pi e le mise il broncio. Va bene, ora andiamo. Saluta la tua nuova zia, Reagan fece ciao ciao con la mano e poco dopo Tommy la imit. Stai tranquilla. Perch continuavano a ripetermelo tutti? Si risolver tutto, ne sono certa. Jay sa chi vuole e cosa vuole, mi fece l'occhiolino. Cos'era quello? Un tentativo di scaricarsi la coscienza per aver parlato alle mie spalle? Odiavo le bugie e odiavo anche i segreti. Non ne potevo pi. Ci vediamo domani mattina. Mi strizz un occhio e poi mi lasci da sola in cucina.
Una volta terminato di rassettare, tornai in soggiorno per salutare Ed - che, al contrario dei suoi due fratelli, era piuttosto taciturno e serio, tranne quando giocava con i suoi figli - e Reagan che stava sistemando Danny, il figlio pi piccolo, nel passeggino.
Prima di andare a dormire, Annie insistette per prepararmi un'ottima tisana rilassante perch, secondo lei, conciliava il sonno e addolciva i pensieri negativi scacciandoli via. Almeno fino a domani, mi rassicur, facendomi un sorriso comprensivo.
La madre di Jay mi fece compagnia al tavolo della cucina sorseggiando un t allo zenzero. Poi la stanchezza ebbe la meglio e si affrett ad augurarmi la buonanotte. Se vuoi dell'altra tisana, i filtri sono lass, mi indic il mobiletto dall'altra parte del bancone. Fai come fossi a casa tua. Okay?, mi poggi una mano sulla spalla. Buonanotte, cara.
Attesi di essere rimasta sola per rilassarmi un poco. Quella giornata sembrava interminabile, ma non volevo andare a dormire senza aver prima controllato le notifiche sul cellulare, cos lo tirai fuori dalla tasca dei jeans e cominciai a leggere gli aggiornamenti. Non trovai nessuna notizia di Jay.
Quando ormai avevo perso le speranze di ricevere una sua chiamata, lo schermo del cellulare si illumin e part la suoneria. Non credevo ai miei occhi. Era Jay.
Non vedevo l'ora di sentire la sua voce e risposi subito, senza esitare. Jay!. Mi sistemai a sedere sullo sgabello del bancone al centro della cucina. Finalmente!, sospirai. Stavo cominciando a preoccuparmi. Hai ascoltato il mio messaggio? Mi dispiace cos tanto di aver creato tutto questo casino....
Respira, Frankie, mi tranquillizz con la sua voce vellutata. Era stanco e anche un po' arrabbiato. Non preoccuparti. Lo sentii inspirare a fondo. Diciamo che ne ho approfittato per sbrigare alcune commissioni qui a New York.
Perch avevi il telefono spento?. Se lui era arrabbiato, io ero a dir poco incazzata.  tutto il giorno che ti chiamo.
Si  scaricata la batteria e sono partito senza prendere il caricabatterie. Sai, la fretta di vederti.
Oh. E io che credevo che non mi volesse parlare di proposito!
A dirti la verit, quando non mi hai aperto la porta del tuo appartamento, ho pensato che non mi volessi parlare. La stessa cosa che avevo creduto io quando avevo trovato il suo telefono spento. Ma non potevo chiamarti perch mi sono accorto che il cellulare era andato. Ho dovuto aspettare di tornare a casa stasera per chiamarti. Fece una pausa. E s, ho sentito il tuo messaggio in segreteria, rise piano. Ho visto anche le altre foto che hai pubblicato. Astuta, Reeves, ripet, astuta, ma non abbastanza.
Mi morsi il labbro inferiore e mi venne da sorridere ripensando all'audizione dove io e Jay ci eravamo incontrati per la prima volta. Sul modulo di iscrizione avevo lasciato un numero di telefono falso, ma Jay era riuscito comunque a rintracciarmi su Facebook. Quella volta era riuscito a trovarmi, stavolta invece no. Forse non lo voleva abbastanza.
Come mai tutto questo silenzio?, la voce di Jay mi riscosse dai miei pensieri. Tutto bene? A parte il fatto che sei a casa mia e io non sono l con te?.
Alzai gli occhi al cielo. Avresti dovuto parlarmi dell'operazione di tuo padre. Non mi hai detto niente, avevo alzato il tono senza accorgermene. Come non mi hai riferito i dettagli della tua cena con Bianca. Non volevo litigare, ma le parole mi uscirono di bocca senza alcun controllo.
Chi ti ha detto.... Poi lo sentii borbottare una cosa come: Oh, quando rivedo George lo strozzo.
L'ho saputo e basta. E non da tuo fratello, ringhiai per la collera. Non  importante come l'ho saputo. Quello che mi fa arrabbiare  che tu mi abbia fatto credere che fosse stata una cosa di poco conto.
Infatti  cos, non  successo niente, mi rispose a tono.
Punto primo: sei andato a cena a casa sua?
S, sospir lui.
Sentii montare la rabbia. Punto secondo: l'hai baciata?
S, ma.... Non lo feci finire di parlare.
Ecco, vedi? Che intenzioni avevi, Jay?. Sbattei una mano sulla superficie del bancone per sfogarmi.
Rimase in silenzio. Non lo so, grid. Non lo so a cosa pensavo, contenta?. Sospir. Senti, non dormo da due giorni e potrei dire delle cose che non penso. Non voglio litigare con te, si addolc un poco. Possiamo rimandare questa conversazione a quando ci rivedremo di persona?
Eh no, sobbalzai sullo sgabello, voglio sapere tutto. Ora. Non sarebbe stato come con il segreto di Al.
Okay. Sono andato a cena a casa sua e abbiamo ordinato una pizza. Abbiamo esagerato troppo col vino, con i vecchi ricordi e lei ne ha approfittato. Qualche bacio, qualche toccatina qua e l, eccitazione a volont, lo ammetto. Ma, enfatizz quel ma come se ne andasse della sua stessa vita, ho ripreso il controllo mettendo in moto il cervello, il cuore e non qualcos'altro.
Ingoiai la saliva con una certa difficolt. Sentirsi confermare dalla sua voce certe insinuazioni era ancora pi traumatico. Mi aveva chiesto di dargli fiducia durante la nostra videochiamata. Mi aveva chiesto di fidarmi di lui. Quindi che vuoi fare Frankie?, mi domandai. Ti vuoi comportare da pazza isterica furiosa oppure vuoi mantenere un certo ritegno?, continuai a riflettere.
Non me ne frega niente di Bianca, cerc di convincermi. Dovevo immaginarmi che lei avesse tutto un suo piano prest....
Ma da lei ci sei andato comunque. Stavo per riattaccargli il telefono in faccia.
Amo te, Frankie. Non so pi come fartelo capire. Forse volevo solo sentirmelo dire ancora e ancora, fino all'esaurimento. Vorrei non essere partito perch almeno adesso sarei l insieme a te. Ma che ti devo dire? Avevo cos tanta voglia di vederti che mi sono fatto fregare da una foto.
Invece di sentirmi sollevata per avergli scaricato addosso tutta la mia rabbia e la mia frustrazione, mi sentivo in colpa. I-io, balbettai. No. Non ce la facevo proprio ad avercela con lui. Anch'io vorrei che tu fossi qui. Vorrei tanto darti un pugno in faccia, vorrei pestarti un piede cos forte da farti urlare, vorrei darti una gomitata nello stomaco per come mi sono sentita io quando ho saputo i dettagli di quella cosa che tu volevi far passare per nulla di cui preoccuparti. E sai cos'altro vorrei?. Ripresi fiato, mordendomi un labbro per impedirmi di scoppiare a piangere.
Ho paura a chiedertelo, mi rispose con timore.
Vorrei. Volevo dirgli qualcosa di cattivo e subdolo, ma lasciai che fosse il cuore a parlare per me. Vorrei darti un bacio, in questo momento, sussurrai. Viva la coerenza!, url una vocina nella mia mente. Ma chi se ne importava della coerenza. Gli occhi mi si appannarono, velati dalle lacrime che non riuscii a ricacciare indietro. Mi ero tenuta tutto dentro per giorni e alla fine ero esplosa.
Un bacio  troppo poco, disse lui e con quelle poche parole riusc a farmi capitolare e a farmi sorridere come un'idiota. Un bacio sar sempre troppo poco con te. Da qui a per sempre.
Mmh, mugolai, incerta.
Sei ancora dell'idea di litigare?, notai una certa soddisfazione nella sua voce. Sadico. Era un sadico. Ma un sadico perbene.
Tregua, gli annunciai. Ma non pensare che ti perdoni tutto quanto subito.
Ovvio, mi rispose d'istinto. Trover il modo di farmi perdonare, contaci.
Non sar cos facile come pensi, assunsi un'aria di superiorit. Ora che mi viene in mente, potrei perdonarti se tu mi lasciassi libera dal contratto per il tour, gli suggerii.
Mi rispose con uno schiocco di lingua e un Ah-ah, negativo. Rise. Chiedimi qualcos'altro. Qualunque altra cosa, ma non questo.
So cos'hai in mente, ma far suonare me e Al insieme non migliorer le cose.
Un passo alla volta, mi rispose. Non dovete parlarvi per forza. Magari potete cominciare con un Ciao e vedere come va.
Lo hai visto o sentito in questi giorni?. Volevo sapere come stava, ma non avevo il coraggio di chiamarlo.
S,  qui a casa mia, insieme a Sam. Ci siamo rimpinzati di cibo e ora stiamo discutendo di un progetto, poi ti spiego. E..., tergivers un istante, devo dirgli qualcosa da parte tua?
Digli che.... Mi bloccai, serrando gli occhi. Aprii e richiusi le labbra pi di una volta: non sapevo cosa dire. Feci un respiro profondo per farmi coraggio, ma alla fine desistetti. Niente. Non dirgli niente.
Sicura?.
Mi morsi la lingua prima di parlare e mi presi ancora qualche secondo. S, annuii come se lui fosse l, proprio di fronte a me e non all'altro capo del telefono,  meglio se non gli dici niente.
Non vuoi neanche che lui ti spieghi il significato di quel tatuaggio? Non  quello che sembra, potrebbe sorprenderti. Liar liar. Qualsiasi cosa significasse non lo volevo sapere. Non in quel momento, almeno.
Tu lo sai il significato? Te l'ha detto lui?
S a entrambe le domande. E non lo saprai da me, se  quello che mi stai chiedendo. Devi parlare con Al o con tua madre, mantenne un tono severo. Comunque lui ha capito che ti serve ancora tempo, per questo non ti ha pi chiamato.
Apprezzo il gesto, ma non cambia nulla.
Lo so. Fece una pausa. Un passo alla volta. Giusto?, mi ricord.
Giusto, gli confermai.
Senti, Frankie. Si interruppe per prendere un gran respiro. Quando hai intenzione di tornare a New York? Ho perso il conto di quante volte te l'ho chiesto.
Mi lasciai sfuggire un risolino. Lo hai detto tu, no? Un passo alla volta, riuscii persino a fare dell'ironia. Il mio umorismo stava tornando quello di un tempo, a quanto pareva.
Aha!, esplose in una risata secca. Simpatica. Comunque non credo che riusciremo a vederci a Hartford se parti domattina. E se tu non hai intenzione di venire a New York in tempi brevi, dovremmo pur vederci da qualche altra parte, no? Non  che potresti posticipare il volo a domani pomeriggio?.
Non gli risposi e preferii rimanere in silenzio. Frankie?, mi richiam. Sei ancora l?
S, gli risposi ancora assorta nei miei pensieri.
S che sei ancora l o che puoi spostare il volo di domani?.
Bel tentativo, Maynard. Non posso spostarlo, perch domani pomeriggio lavoro. Lo sentii sbuffare. Guarda che avevo gi stabilito tutto, non  perch non voglio stare insieme a te. E poi..., abbandonai lo sguardo nel vuoto, ho ancora bisogno di tempo per risolvere alcune cose.
Okay, sospir. Vorr dire che aspetter ancora. Ma preparati a recuperare il tempo perduto, Reeves. In tutti i sensi, parl con un tono basso e suadente, ma poi scoppi a ridere e io insieme a lui.
Rimanemmo in silenzio per un po', senza dire niente, limitandoci ad ascoltare i respiri l'uno dell'altra, prima di salutarci con un Buonanotte, che racchiudeva tante parole e sentimenti contrastanti.


Capitolo diciassette
Dimmelo ancora

Frankie
Ci sentiamo pi tardi per telefono.  stato bello sbirciare tra le tue cose! Ora so i tuoi segreti!
Frankie
Era questo il biglietto che avevo lasciato sul letto in bella vista a Jay, prima di uscire di casa insieme a Annie che si era offerta di accompagnarmi in aeroporto.
Ti ha fatto arrabbiare, eh?, chiese Annie una volta in auto, dopo aver parlato un po' di quanto facesse freddo quella mattina.
Mi lanci un'occhiata furtiva per poi tornare a controllare la strada. Ti ho sentito gridare ieri sera. Ah, cavolo! Avevo urlato cos forte? Non ho potuto fare a meno di sentirti. Alz una mano per sistemarsi dei ciuffi di capelli ricci e spettinati dietro le orecchie. Poi non ho sentito pi niente perch hai abbassato la voce. Avete fatto pace?. Il livello di pettegolezzi in quella famiglia era alle stelle. Erano cos abituati a vedere sbandierati gli affari sentimentali di Jayden che ormai non avevano pi alcun ritegno a parlarne tra di loro, come se stessero discutendo la trama di un film o di una soap opera che non arriva mai al dunque e si interrompe sempre sul pi bello.
Siamo in tregua fino a quando non potremo parlare a quattr'occhi. Videochiamate escluse. Gi avevamo poco tempo da dedicare l'una all'altro, se avessimo litigato ancora per telefono o via Skype, ci saremmo persi. La vidi stringere le labbra per trattenere un sorriso, mentre continuava a tenere d'occhio la strada trafficata. Ci trovavamo sulla statale e il panorama non era granch, quindi mi concentrai sui cartelli verdi che segnalavano lo svincolo tra Springfield e il Bradley International Airport.
Ogni tanto  giusto trovare un compromesso per mantenere un rapporto in equilibrio. Sentii il suo sguardo su di me e mi voltai per annuire. Altrimenti si finisce sempre col litigare anche per le cose pi stupide.
Il tradimento non la trovavo una cosa stupida, ma avevo deciso di non toccare pi l'argomento. Ne avrei parlato solo con Jayden quando ci saremmo rivisti. Ancora non sapevo quando, ma quell'esperienza a Hartford mi aveva convinto sempre di pi a tornare alla mia vita e a interrompere la parentesi di Chicago.
Annie prosegu in direzione dell'aeroporto e rimanemmo in silenzio fino a quando giungemmo al terminal delle partenze.
Sei diretta a New York?, mi domand all'improvviso, mentre procedevamo a passo d'uomo fino all'uscita corretta.
No, sussurrai. Non ancora.
Be'. La vidi alzare un sopracciglio. Fossi stata in te, avrei preso il primo aereo per New York, avrei raggiunto Jay e chiarito una volta per tutte.
 pi complicato di cos. Annie fren di colpo per evitare di tamponare l'auto davanti alla nostra. Per la paura afferrai la maniglia della portiera.
Niente  complicato se ci si parla con sincerit, mi lanci un'occhiata di sbieco.
Appunto, le feci notare. Qualcuno a me vicino mi ha nascosto alcune cose piuttosto importanti. Non sopporto le bugie e nemmeno di essere all'oscuro riguardo a qualcosa. Qualsiasi cosa, specificai, anche la pi insignificante. In fin dei conti, una bugia  sempre una bugia. Che sia piccola o grande. La mattina non era fatta per i pensieri filosofici. Proprio no. Sbadigliai.
Annie rimase in silenzio e continu a guidare finch accost al marciapiede, proprio davanti al mio ingresso. Era arrivato il momento di salutarla.
Hai ragione. Annie si volt verso di me e tir il freno a mano. E sai una cosa? Forse sono proprio le bugie pi piccole a creare i disastri pi grandi perch detta una, dette tutte. Hanno un effetto valanga: man mano si ingigantiscono e diventano colossali. Mi fece un sorriso triste. Ne so qualcosa. Mi ero quasi dimenticata della storia di suo marito e dell'amante. Ma ho imparato una cosa, Frankie. A fregarmene. Vai avanti a testa alta, sempre. E affronta i problemi. Mi abbracci stretta. Non serve a niente scappare, mi sussurr prima di staccarsi. Si sofferm a sistemarmi ben bene il berretto sulla fronte.
Grazie, le rivolsi uno dei miei sorrisi pi sinceri. Grazie per tutto quanto.
Ma non dirlo neanche, agit una mano in aria. Ci hai movimentato una giornata destinata a essere monotona e noiosa. Non mi hai fatto pensare per un po' al padre dei miei figli in ospedale, quindi sono io che ringrazio te.
Aprii lo sportello e scesi dall'auto con la mia borsa a tracolla. Spero di rivederti presto, Ragazza del Momento, mi fece l'occhiolino in segno d'intesa.
Anch'io, la salutai con la mano e chiusi la portiera. A passo svelto raggiunsi le porte scorrevoli ed entrai nell'aeroporto affollato. Il riscaldamento era al massimo, tanto che mi blocc il respiro e mi costrinse a sganciare i bottoni del cappotto e togliermi il cappellino. Sembrava di stare ai tropici, anzich nel Connecticut a una temperatura di nove gradi sotto lo zero.
Ero in largo anticipo e me la presi comoda. Prima di raggiungere il gate mi fermai da Dunkin' Donuts per un caff - nero, ristretto e amaro per darmi una svegliata - e un cestino di ciambelle ricoperte di glassa per compensare l'assenza di zucchero nel caff. Bere il caff amaro e mangiare quelle bombe di zucchero non era un'idea grandiosa, ma poco male. Quella mattina non avevo intenzione di preoccuparmi della linea.
Diedi un'occhiata ai negozi e - ahim - ai cartelloni pubblicitari col viso di Jayden Maynard, idolo locale. Ovunque andassi, c'era anche lui, in un modo o nell'altro.
Dopo essermi fermata a fissare quelle labbra piene e morbide, e gli occhi scuri che puntavano dritti su di me come se fosse davvero l, girai i tacchi e mi rilassai su una delle poltroncine della sala d'aspetto del gate 23.
Sul tabellone che riportava tutti gli orari delle partenze notai che alcuni voli erano stati cancellati. Per un attimo sperai che ci fosse anche quello per Chicago, cos da avere una scusa in pi per cambiare i miei piani, ma il mio aereo era in perfetto orario. E ti pareva. Sbuffai, appoggiando le spalle allo schienale della sedia sentendomi impotente. Qualsiasi cosa volessi, trovava il modo per allontanarsi sempre di pi da me. Se facevo un passo avanti, succedeva sempre qualcosa che mi faceva regredire di due. Non potevo pi continuare cos.
All'improvviso la suoneria di un telefono mi riport alla realt e, quando capii che proveniva dal mio cappotto, tastai le tasche per trovare il mio cellulare. Impiegai troppo tempo a prenderlo e per evitare di perdere la chiamata risposi senza leggere prima il nome sullo schermo. Pronto?, dissi di fretta. Dall'altro capo del telefono si sentiva un chiasso infernale di sottofondo.
Sei ancora a casa di mia madre o stai andando in aeroporto?. Quella voce vellutata avrei potuto distinguerla tra mille, persino con quella confusione intorno.
Buongiorno anche a te, Jay, lo salutai, e no. Sono gi in aeroporto.
Imprec sottovoce. Dimmi che ti hanno cancellato il volo!, url per farsi sentire da sopra il fracasso. Poteva sembrare strano, ma sentire la sua voce, anche se stanca, mi sollev un po' il morale.
Diedi un'occhiata alla schermata delle partenze, cos, per sicurezza. Purtroppo  in programma e sembra in orario.
Ma che cavolo, brontol. Sono ancora all'aeroporto di Newark, ringhi. Dovevo prendere l'aereo delle sei e quarantacinque per Hartford, ma  stato cancellato. Ho fatto il biglietto ieri sera, mi spieg. Avevo pianificato ogni cosa. Adesso chiudi gli occhi, ripet. Chiudili per un istante, ti prego. Seguii il suo suggerimento. Immagina la scena: io che ti aspetto nell'area delle partenze e che ti chiamo al cellulare per chiederti se ti trovi ancora all'aeroporto di Hartford. E allora tu mi rispondi: S! Perch, tu dove sei?, parl in falsetto esibendosi in una brutta imitazione della mia voce. Allora io dopo ti rispondo: Hai tempo per un bacio?. Riuscivo a immaginarmi la scena. Io che correvo all'impazzata per raggiungerlo, cercando i suoi occhi tra la folla. Come nei film, i due protagonisti, cio noi, alla fine si incontrano, lui impedisce a lei di partire e sigillano il loro amore con un bacio. Che romanticone. Sarebbe stato meglio noleggiare un aereo privato, ma a questo punto  tardi. Non  proprio destino, ironizz.
Direi di no, concordai. Ormai ci avevo fatto l'abitudine ai cambi di programma, quindi non era una novit.
Certo, se tu mi dicessi dove sei diretta..., fece l'ennesimo tentativo di estorcermi la mia destinazione, magari potrei cambiare il biglietto e raggiungerti ovunque tu sia. Si schiar la gola prima di continuare. Sono davanti al tabellone delle partenze. Se vuoi ti faccio un elenco delle citt che vedo e tu mi dici se fra queste c' la tua destinazione. Okay?
Ti ascolto, trattenni un sorriso.
Fece un lungo respiro. Philadelphia, Honolulu, Londra, Orlando, Phoenix, cominci il lungo elenco tutto d'un fiato, Atlanta, Hartford, Boston, Chicago. Sussultai. Miami, Detroit, San Francisco, Charlotte, Kansas City. Si blocc. No, aspetta, questo lo hanno cancellato. I voli della mattina sono finit....
Venne interrotto dal messaggio diffuso dagli altoparlanti. Attenzione prego: ultima chiamata per il volo 4836 United Airlines diretto a Richmond delle ore 07,20. Terminal C99.
Allora?, esord subito dopo. Ti nascondi in una di queste citt?.
Sospirai. Non volevo dirgli di no perch sarebbe stata un'altra bugia. Basta con le bugie.
S, ammisi,  fra quelle che hai detto.
Puoi essere pi precisa?, mi domand un po' titubante.
Ti dispiace se ti dico di no?, strinsi le labbra.
Se non me lo dici non posso raggiungerti, fai tu. Il suo tono da spensierato si era fatto inquieto.
Mi presi del tempo per considerare l'idea che trovavo piuttosto allettante, a dir la verit. Devi andare da tuo padre, gli ricordai.
Anche tu dovresti andare dal tuo, ribatt sarcastico.
Tuo padre  in ospedale, Jay, replicai. Il mio no.
E pensi di aspettare una situazione del genere per chiarirti finalmente con lui?, mi fece notare.
No, risposi seccata.
E allora? Mio fratello Ed mi ha detto che  tutto sotto controllo, quindi potrei anche passare da te e ripartire con il volo di stasera.
Il mio cuore urlava S! mentre la mia testa era ancora in conflitto col cuore. Oggi ho il turno al ristorante, quindi non avremmo molto tempo per stare insieme.
Sospir amareggiato. Come vuoi. Era solo un'idea e di solito le mie idee sono sempre apprezzate dalle donne.
Per qualche secondo udii soltanto il chiacchiericcio di sottofondo. Cos'era quella? Una frecciatina? Voleva litigare? Di nuovo? Tregua, mi ricordai. Sei in tregua, Frankie. Io non sono come le donne che hai frequentato e continui a frequentare.
Continuo a frequentare, ripet sarcastico.  ovvio che ancora non hai digerito la storia di Bianca. Altro che tregua, sospir. Fai come se non ti avessi detto niente. Ci vediamo quando ci vediamo, si sbrig a dirmi. Non ti chiedo pi nulla, mi sono stufato.
Prima che potesse riattaccare gli risposi d'istinto: Tra qualche settimana. Ci vediamo tra qualche settimana al massimo, gli assicurai. Dammi il tempo di riorganizzarmi. Anzich una sua risposta, sentii soltanto i chiacchiericci di sottofondo e i rumori prodotti dai trolley sul pavimento. Jay?, lo richiamai. Devo soltanto....
Mi interruppe. Dimmelo ancora, ripet. Dimmelo ancora una volta, perch penso di aver sentito male.
Sorrisi. Ci vediamo tra qualche settimana.
Troppo tempo, obiett. Non era mai contento, per.
Devo dare il preavviso al lavoro e risolvere ancora una piccola questione con un mio amico. Se dovevo dirgli la verit, tanto valeva farlo fino in fondo. Avevo ancora qualche sessione di Scaccia la Paura con Mason. Glielo avevo promesso.
Un amico?, si insospett. In che senso amico?, domand, infastidito.
Amico, ripetei. Un mio collega di lavoro che mi ha chiesto un favore.
Quindi non sono il solo ad avere degli scheletri nell'armadio, Reeves.
Ah, fidati che il mio non  una bionda tutte curve, decisi di stuzzicarlo un po'. Ma un bel moro con gli occhi blu. Gran chitarrista per giunta.
Seguirono attimi di silenzio e alzai un sopracciglio, trionfante. Un chitarrista che non riesce a esibirsi in pubblico, gli spiegai.
Non mi piace, non mi piace e non mi piace, dichiar in crescendo. Lo sai che la sua  solo una scusa per portarti a letto? Ti ha invitato a casa sua?
No!, gli risposi d'impulso. Ci vediamo in metro e all'aria aperta. Siamo anche andati a pattinare sul ghiaccio!.
Che?. Forse questo non dovevo dirglielo.
Non sarai mica geloso?. Jayden Maynard geloso di una donna? Di me? Per poco non scoppiai a ridere.
Chi, io?, replic in tono folle. No, assolutamente no. Sbuff. E invece s, ammise. Da morire, porca miseria.
Devo trovare un modo per fargli passare la fobia di suonare in pubblico, ora che ci penso. Suggerimenti?, continuai a prendermi gioco di lui.
Lascialo perdere, semplice. Mi tappai la bocca con una mano per impedirmi di ridere. Il Jayden geloso era uno spasso. Era indispettito come pochi.
Schioccai la lingua. Ma ci sa fare, non posso lasciarlo perdere e basta.
Spero che con quel ci sa fare tu stia ancora parlando di musica, perch altrimenti dovrai spiegarmi un sacco di cose, cara la mia Orange, sbott.
Gli risposi con una gran risata. Non mi  saltato addosso, tranquillo. C'era mancato poco, per. Arricciai le labbra, indecisa se torturarlo ancora. In effetti si meritava una vendetta coi fiocchi. Ha solo tentato di baciarmi..., gli buttai l la notizia, come nulla fosse.
Vedi?. Scatenai le sue ire. Cosa ti ho appena detto? Era solo una scusa. Quello non ha nessuna fobia, bofonchi.
Ha tentato di baciarmi, ma io, al contrario tuo, rincarai la dose, mi sono girata dall'altra parte per fargli capire che non era aria.
Ah, non sapeva cos'altro dire. Forse affrontare per l'ennesima volta l'argomento quasi tradimento non era stata una gran mossa.
Cercai di placarlo un po'. Senti, mi dispiace. Non avrei dovuto tirare in ballo....
No, no. Hai perfettamente ragione. Questa storia del bacio per non me l'avevi mica detta.
Perch nel mio caso non  successo niente per davvero. Dovevo imparare a mordermi la lingua prima di parlare senza pensare. Sospirai. Jay, siamo in tregua per telefono e in videochiamata, gli ricordai.
Sbagliato. Siamo in tregua quando pare a te, mi fredd. Okay, va bene. Smettiamola di darci addosso.
Sono d'accordo.
Rimase in silenzio e poi si schiar la voce. Cambiamo argomento. Vuoi sapere una super notizia? Il mio ep  pronto.
Il tuo ep?. Questa mi era nuova.
Gi. A Hartford non ho perso tempo come pensi tu.
Quel luogo segreto a cui mi hai accennato era lo studio di registrazione. Avevo ragione.
Esatto, gli torn un po' di entusiasmo.  dedicato interamente a te.
Spalancai gli occhi. A me? Hai scritto dei pezzi punk, di' la verit.
Ci avevo pensato, a un certo punto, perch volevo raccontare il nostro primo incontro, ma mi sono concentrato sulla parte in cui te ne sei andata, dichiar serio. Quindi aspettati roba tristissima.
La canzone che mi hai fatto ascoltare durante la nostra ultima videochiamata....
Call me back, mi anticip.
S, quella, confermai. Fa parte dell'ep?
 la terza traccia che lo compone. Aspettai altri dettagli che per non arrivarono.
E non posso avere altre anticipazioni? Tipo un pre-ascolto dell'ep in anteprima?
Cshhchshhsc, sentii uno strano rumore. C' un'interf... cshhchshhsc. Non ti sento... cshhchshhsc. Non c'era nessuna interferenza. Era lui che provava a imitarne il rumore, con risultati pessimi.
Ho ricominciato a suonare la chitarra, gli tesi una trappola.
Cosa? Davvero?, non riusc a contenere l'entusiasmo. Ma  fantastico!.
Scoppiai a ridere di gusto. No. Scherzavo! C' un'interferenza!, gli feci il verso. Ma smettila.
Simpatica, comment. Ti ricordavo meno acida la mattina.
Anch'io, lo presi in giro. Lui la mattina presto era uno spettacolo per gli occhi. Soprattutto mentre dormiva.
Per rispondere alla tua domanda prima dell'interferenza, marc la pronuncia dell'ultima parola, ascolterai le canzoni il giorno del rilascio ufficiale.
Le altre canzoni sono cos terribili?, finsi un pizzico di sgomento. In realt sapevo perch non voleva che le ascoltassi: gli avrei chiesto di non renderle pubbliche, visto che erano dedicate a me.
Non lo so. Questo me lo dovrai dire tu una volta che le avrai ascoltate.
Vidi una hostess che si apprestava a controllare i biglietti per far salire i primi passeggeri a bordo. Ehm, mi schiarii la gola. Adesso devo andare, ma ci risentiamo presto.
Stanno imbarcando il tuo volo? Lo sai che dall'orario e dal luogo di partenza posso risalire pi o meno alla tua destinazione, vero?.
Cavolo! Cshhchshsc, lo imitai. C' un'interfe... za. Non ti... se... to pi. Cshhchshsc.
S, s. L'apprendista non pu fregare il mago con il suo stesso trucco. Te l'hanno mai detto?. Mi trattenni dallo scoppiare a ridere. Ti amo.
Ma invece di rispondergli con un Ti amo anch'io, o pi semplicemente con un Anch'io, rimasi in silenzio e riattaccai.
Cosa diavolo avevo che non andava nel cervello?


Capitolo diciotto
So dov'

Jayden
Okay, Sam. Meno sintetizzatore e pi live studio. Ero appena arrivato a casa di mia madre dopo un'attesa infinita per prendere l'aereo. Avevo perso una mattinata intera tra taxi e voli... e che palle. All'aeroporto di Hartford avevo noleggiato un'auto per filarmela via il pi in fretta possibile.  cos che lo volevo. Grazie per non aver truccato gli strumenti col sintetizzatore.
Dovere, amico, la voce gli era quasi tornata del tutto, ma parlava con la voce nasale. Sei riuscito a vederla almeno per cinque minuti?. Gli avevo detto che partivo presto da New York per incontrare Frankie all'aeroporto, ma non ero riuscito a incontrarla neppure stavolta.
Suonai il campanello di casa di mia madre perch non avevo idea di dove potevo aver infilato le chiavi. No, il volo che dovevo prendere  stato cancellato e ne ho preso un altro.
Eh ma che cazzo!, tuon. Non ci si crede.
Eppure  cos. Avevo un piano, ma per funzionare mi serviva George.
L'hai sentita almeno?
S, ha detto che torna, gli annunciai. Mi ha chiesto qualche settimana di tempo per risolvere alcune cose. Serrai la mascella al pensiero di Frankie mentre aiutava quel tizio a suonare in pubblico. Era questa la gelosia? Non l'avevo mai provata. Mai. Ora riuscivo a capire tutte le donne con cui ero stato e che si inferocivano quando non sapevano cosa stavo combinando in tour, o mi vedevano sui giornali insieme a un'altra o alle mie fan. Ti prendeva proprio alla bocca dello stomaco, la gelosia. E anche ai nervi, porca puttana. E poi perch non rispondeva quando le dicevo Ti amo? Stavolta mi aveva riattaccato persino il telefono. Non mi aveva perdonato per la storia con Bianca, ovvio.
E tra qualche settimana ti chieder altro tempo perch non  ancora pronta, scoppi in una risata asmatica. Quella non torna pi, te lo dico io. Sempre positivo, Sam.
Nel frattempo mia madre venne ad aprirmi alla porta. Non appena mi vide sbatt le palpebre per assicurarsi di non avere un'allucinazione. Si tolse gli occhiali da lettura dal naso. Gi di ritorno?.
Annuii. Sam, ci sentiamo pi tardi. Saluta Al e ringrazia gli altri in studio. Siete stati velocissimi.
Porta i miei saluti alla tua famiglia. A pi tardi. Dopodich riattacc.
La tua ragazza  partita stamattina presto, mi inform mia madre. L'ho accompagnata in aeroporto, mi tir un'occhiataccia e sembrava parecchio arrabbiata. Sai, durante la tua assenza qualcuno mi ha detto che  possibile che tu non abbia idea di quale sia il limite oltre al quale non ci si deve spingere con un'altra persona quando si  gi impegnati.
Stralunai gli occhi. Stavolta prima di farmi una ramanzina delle sue - a trent'anni suonati - non mi diede nemmeno il tempo di entrare in casa. Non sei pi un ragazzino, continu. Pensavo fossi cambiato.
Vedo che in questa famiglia girano pi voci che sui giornali, le restituii l'occhiataccia. C' George in casa?.
Mia madre sospir, ormai rassegnata ad avere uno come me come figlio. In camera sua. Ha fatto il turno di notte in centrale.
Mi fiondai in casa, mi tolsi il giaccone e corsi al piano di sopra salendo gli scalini due alla volta. Bentornato, comunque!, mi grid dietro mia madre.
La ignorai. Avevo tutto il giorno per salutarla come si doveva, ma ora volevo scoprire dov'era Frankie. Lasciai cadere il borsone sulla soglia di camera mia e iniziai a bussare alla porta accanto, dove dormiva George in attesa che i lavori nella sua nuova casa fossero finiti. Svegliati!. Spalancai la porta senza aspettare la sua risposta e mi ritrovai in una stanza buia e puzzolente. George non si mosse di un millimetro, cos corsi ad aprire le tende per far entrare la luce, seppur fioca. A quel punto mio fratello strizz gli occhi e li apr pian piano, lamentandosi in un farfugliamento di parole.
Sveglia!, urlai. Mi devi aiutare a trovare Frankie. Ora, dissi in tono perentorio e George prese un gran respiro per poi sbuffare. Abbiamo perso anche troppo tempo.
Devi imparare a usare quelle paroline magiche che riescono ad addolcire la gente quando chiedi un favore. Sbadigli.
Se non alzi il culo ti chiedo gli interessi sul prestito, lo minacciai. Lui faceva lo stronzo, io lo ero di pi.
Lo prendo per un: per favore, George, mi aiuti?. Sospir, sfregandosi il viso assonnato. Ho bisogno di un caff, aggiunse. Cristo, quanto era lento. Scese dal letto, infilandosi le pantofole ancora con gli occhi chiusi.
Puoi darti una mossa, per favore?.
Lo sentii mugolare. Con calma, Jay. La fretta  cattiva consigliera. Discost la sedia dalla scrivania e accese il suo portatile. Si mise seduto alla stessa velocit usata da un bradipo per salire su un ramo. Perse ancora tempo a sgranchirsi la schiena e a mettersi una felpa dopo averla annusata. Allora, esord una volta che il computer fu del tutto operativo. La tua Frankie mi ha detto che aveva un aereo stamattina intorno alle otto, se ricordo bene. Traffic con il mouse e la tastiera e fece apparire sullo schermo il sito dell'aeroporto di Hartford. Selezion il men Partenze e cominci a scorrere l'elenco dei voli. Denver, Washington, Baltimora, Chicago e Toronto. Si ferm. Queste sono le destinazioni su cui lavorare, indic lo schermo. L'orario coincide.
Cos ci riuscivo anch'io, Sherlock, gli feci notare.
Si volt e mi fiss con gli occhi socchiusi, minacciosi. Ah, s? Lavori in una centrale di polizia in cui hai a disposizione archivi e database consultabili liberamente, per caso? Quello che sto facendo mi serve per individuare almeno un punto di partenza su cui cominciare a indagare.
Aprii bocca per replicare con una delle mie battute, ma mi fermai quando ebbi il flash di uno schermo con tutti gli orari dei voli in partenza da Newark. Gli diedi una pacca sulla spalla. Cerca anche i voli da Newark.
Cosa c'entra Newark, adesso?, si spazient.
C'entra, c'entra, gli feci segno di tornare a puntare gli occhi sullo schermo. Vai sul sito dell'aeroporto di Newark e confronta le destinazioni, gli spiegai. Mentre ero al telefono con Frankie le ho letto il tabellone delle partenze e sono riuscito a farmi dire che la citt in cui era diretta era tra quelle.
Okay. Entr nel sito dell'aeroporto di Newark per consultare gli orari delle partenze di quella mattina. Philadelphia, Honolulu, Londra, Orlando, Phoenix, Atlanta, Hartford, Boston, Chicago, Miami, Detroit, San Francisco, Charlotte, li lesse lentamente uno per volta rischiando di farmi perdere la pazienza.
Dopo un attento confronto, l'unica destinazione in comune era... Chicago, pronunciammo allo stesso momento. Ecco dov' andata, proseguii.
Potrebbe avertelo detto soltanto per farti contento, suppose.
E tu puoi scoprirlo con i potenti mezzi che hai in centrale, gli rivolsi un sorriso a labbra strette.
Vuoi sapere anche l'indirizzo di dove vive?, mi fece una smorfia.
S, grazie. Sarebbe preferibile entro stasera. Feci qualche passo indietro. O domani.
La mia era una battuta. Si volt verso di me poggiando un braccio sulla sedia. Non so se riesco a rintracciare un suo recapito.
Fai il possibile, alzai le spalle. Emana un mandato di arresto a suo nome, cos la troviamo subito.
George si port una mano sulla faccia. Dico, ma ti senti quando parli? Lo so che sei abituato ad avere sempre ci che vuoi, ma c' un limite a tutto, Jay. S, in effetti le cose, a volte, mi sfuggivano di mano e pensavo di ottenere qualsiasi cosa soltanto grazie alla fama che precedeva il mio nome.
Va bene, annuii. Allora niente mandato di arresto, ma trovala. Riflettei un momento. Potrei denunciare la sua scomparsa....
George aggrott la fronte, scuotendo la testa. Ma come ti vengono in mente queste idee del cazzo di prima mattina?
 mezzogiorno, sottolineai alzando le sopracciglia. Non  prima mattina.
Per uno che  andato a dormire alle quattro di notte, lo . Io lavoro, sai?. Perch io no? Bah. Alz il braccio per indicarmi la porta, con un'espressione scocciata. Ora, se non ti dispiace, vorrei farmi una doccia.
Alzai le mani in alto e uscii dalla stanza sbattendo la porta per la fretta di uscire. Raccolsi la mia borsa e poi entrai nella mia vecchia stanza dove avevo lasciato i miei bagagli, chitarre comprese. Ora che sapevo che Frankie era a Chicago, per, il nervosismo era quasi del tutto svanito, sostituito da un'euforia improvvisa che mi faceva vedere tutto da un altro punto di vista. Avevo appena terminato un ep e presto lo avrei annunciato ai miei fan, con la speranza di non fallire e di non deludere le aspettative dopo un album come Lost che era ancora in testa alle classifiche. Era dura superare un successo, ma quando c'era la voglia di comporre musica, buona o mediocre che fosse, per me era gi un ottimo risultato.
Trovai un bigliettino piegato in quattro sul mio letto. C'era scritto: Per Mr. Ricci Belli.
Sogghignai. Non persi tempo e lo aprii per leggerne il contenuto.
Ci sentiamo pi tardi per telefono.  stato bello sbirciare tra le tue cose! Ora so i tuoi segreti!
Frankie
Fu come ricevere una lettera che aspettavi da mesi e mesi, come succedeva un tempo. Senza la tecnologia che rendeva immediata la comunicazione. Era inaspettato e... strano.
Cavolo, se era strano. Sapere che lei era stata l fino a qualche ora prima e che aveva dormito nel mio letto senza di me mi mandava in tilt il cervello. Mi guardai intorno con la speranza di trovare qualcosa di suo sparso nella stanza, ma non trovai alcun segno della sua permanenza, neanche il suo profumo. La sua fragranza l'avevo ben impressa in testa: delicata, fresca e sensuale, da saltarle addosso in ogni momento della giornata.
Ora che avevo finito di incidere tracce su tracce, non mi restava altro da fare che aspettare di sapere l'indirizzo di Frankie per raggiungerla a Chicago al pi presto, anche a costo di vederla solo per mezza giornata. Avrei provato a incontrarla in tutti i modi e ci sarei riuscito.
Dato che avevo un momento libero, scesi al piano di sotto per fare due chiacchiere con mia madre prima di andare a trovare pap in ospedale.
La trovai in cucina indaffarata con la preparazione del pranzo. Faceva paura quando affettava le verdure con quei suoi coltelli affilati in stile Hannibal Lecter. Me ne punt subito contro uno non appena mi vide comparire sulla soglia della cucina. Hai trent'anni ma ne dimostri quindici, esord. Un po' di ragione ce l'aveva. Non sei cresciuto affatto. Ed  tutta colpa di tuo padre! Ti ha dato il cattivo esempio del libertino con la moglie a casa e l'amante in albergo. Aprii la bocca per replicare, ma non aveva ancora finito con la sfuriata. Mi avvicinai, ma non troppo, costeggiando il bancone per raggiungere l'altro capo della cucina e versarmi un bicchiere d'acqua. La responsabilit in parte  anche mia, eh, torn a tagliare le carote sul tagliere di legno con una certa foga. Per avergli consentito di inculcarti in quel cervello tante di quelle cazzate sulle donne da poterne scrivere un manuale del perfetto stronzo. Cazzate e stronzo... Due parolacce in un'unica frase. Era arrabbiata sul serio. Quella povera ragazza non meritava di essere trattata in quel modo. Di chi stava parlando? Cazzo, gi il fatto di non sapere di quale ragazza stesse parlando, mi etichettava come il perfetto stronzo. Non hai capito a chi mi riferisco, vero?.
Beccato. Penso tu stia parlando di Bianca, no?, alzai una spalla. Tanto ormai lo sapete tutti in questa famiglia. Anche Frankie.
Mi punt di nuovo il coltello. Ah, lei non la nominare proprio, perch non ne sei degno. Dovresti vergognarti. Comunque stavo parlando di Frankie.  una cos cara ragazza. Era tanto triste e delusa. Riesco anche a immaginare il motivo. No, che non ci riusciva. Tu. Mi fulmin con lo sguardo da dietro gli occhiali rotondi da riposo che le davano un tocco alla Janis Joplin.
Non  triste per colpa mia, mi corressi, cio non solo. Ha saputo una notizia riguardante il suo passato che l'ha sconvolta. La sua vita si era sbriciolata davanti ai suoi occhi dopo il concerto al Walter Kerr. Tutto ci in cui aveva sempre creduto era crollato come un castello di carta. Aveva dimostrato pi di una volta di avere carattere, ma quando le difese e le certezze vengono a mancare c' poco da fare. Se ti dico una cosa, tu prometti di non andare a riferirla a Reagan e agli altri?. Bevvi un po' d'acqua per combattere l'arsura.
Mia madre depose il coltello e si asciug le mani con uno strofinaccio. C'avevo visto giusto, allora.  incinta.
Mi and di traverso l'acqua e sputacchiai ovunque. Cominciai a tossire a ripetizione fino a che mi sentii il volto a fuoco e le lacrime gli occhi. Ma, tossii ancora, cosa dici, mi sforzai di dire con la voce strozzata. Cristo. Ripresi fiato. Stavo per soffocare. Mi battei un pugno sul petto.
Quindi  vero?. Aspettava una mia risposta con trepidazione.
No. Alzai le spalle. Ti pare che le avrei permesso di andarsene da New York se lo fosse stata?. Scossi la testa. Che uomo pensi che io sia?
Uno che tradisce e che tratta le donne come fossero degli oggetti. Si accigli, sfidandomi a contraddirla.
Vero, confermai. Questo prima di andare a sbattere contro l'amore. Frankie. Ho provato di tutto per togliermela dalla testa, ma alla fine ho ceduto. Quando l'ho incontrata la prima volta e ho letto il suo nome nell'elenco delle audizioni, mi  quasi preso un colpo e ho pensato che magari non fosse parente di Franklyn Reeves, un famoso liutaio, ma mi sbagliavo. Frankie era sua nipote e, da quanto ne sapevo, poteva avere un qualche legame con Al. Ti ricordi di Albert, il mio bassista?.
Annu. Il biondo. Quello che non ha mai conosciuto sua figl.... Si blocc e trattenne il fiato, dopo aver capito il collegamento.  lei! Frankie  la figlia di Al!.
Shhh, mi premetti l'indice sulle labbra. Mamma, non lo deve sapere nessuno. Chiaro?
Ora capisco tante cose. Si pos una mano sul petto e si rattrist. Chiss cosa deve aver provato quando lo ha saputo. Ci credo che ha fatto i bagagli e se n' andata chiss dove. Ed  tutta colpa tua, mi accus di nuovo.  sempre colpa tua. Scommetto che li hai fatti incontrare....
Esatto. Al, per, non ha voluto sentire ragioni. Voleva conoscerla e basta, senza dirle chi era.
Cos hai mantenuto il segreto.
Gi, le risposi. Non avevo programmato di innamorarmi di lei.
Mia madre scoppi a ridere. Cosa mi tocca sentire. Scosse la testa. L'amore mica si programma. Sospir. Arriva e basta, senza avvertire. Si sistem gli occhiali sul naso. E Al come sta?
Come vuoi che stia?. Alzai le spalle.  diviso in due. Una parte di lui  felice di aver conosciuto sua figlia ed  orgoglioso di lei. L'altra parte  in preda alla disperazione perch non sa pi cosa fare per mettersi in contatto con lei.
Come te in queste settimane, alz un sopracciglio, sembri un'anima in pena. Sempre a controllare quel tuo telefono che suona ogni decimo di secondo. Avresti bisogno di una vacanza, secondo me. Una vacanza dal tuo cellulare e dalle ciarle. Ciarle era il termine che usava mia madre per indicare i pettegolezzi riportati sui giornali scandalistici.
Una bella vacanza a Chicago. Il clima in quel periodo era un po' troppo umido e freddo per i miei gusti, ma per Frankie questo e altro. Tutto per dipendeva da mio fratello George.
Ti fermi a pranzo?, la voce di mia madre mi fece rinsavire.
No, vado da pap. Mi avvicinai al bancone per abbracciarla e darle un bacio sulla guancia con un bello schiocco. A cena ci sono di sicuro.
Rubai qualche rondella di carote che aveva tagliato e iniziai a sgranocchiarle. Ricordati di mantenere il segreto su Al e Frankie. Mi soffermai a fissarla dalla soglia della cucina.
Ma certo. Esit un istante. Non posso dirlo nemmeno a Reagan?
No. Specialmente a lei. Segreto di Stato, mi raccomandai.
Mia madre alz le mani con fare arrendevole. Mi sembra giusto per rispetto nei confronti di Frankie, annu. Avevo qualche dubbio che riuscisse a tenere il segreto, ma decisi di darle fiducia. La salutai e mi preparai per uscire. Sfruttai l'occasione di avere l'auto a noleggio per il resto della giornata e, prima di andare in ospedale, passai da Travis per saldare il debito che avevo con lui per tutto il tempo in cui avevo occupato uno dei suoi studi di registrazione. Appena varcai la soglia dei Banton Studios mi imbattei in Bianca. Stava parlando amabilmente con un uomo, ma quando mi vide smise di sorridere, puntando altrove il suo sguardo. Almeno non mi aveva lanciato una delle cartellette che aveva in mano.
Travis  in ufficio?, le domandai.
Dopo aver ottenuto un sonoro sbuffo come risposta, mi indic lo Studio Due con un gesto stizzito. Grazie B., cercai di incrociare il suo sguardo, ma non ci fu verso. Non ne voleva proprio sapere di guardarmi negli occhi. Mi dispiaceva per quello che era successo, ma avevo scelto Frankie. Dovevo sentirmi in colpa perch per la prima volta in vita mia amavo una donna a tal punto da rifiutarne un'altra? No. Per non avrei comunque dovuto baciare Bianca.
Bussai e aprii la porta dello Studio Due senza aspettare la risposta di Travis. Lo vidi seduto al mixer, davanti allo schermo del computer. Stava lavorando ad alcune tracce e la liveroom era occupata da una piccola orchestra di archi. Ehi, lo salutai. Travis si volt di scatto verso di me e alz gli occhi al cielo.
Dio, ti ringrazio. Vedo la luce, finalmente. Mi fece segno di avvicinarmi. Che giornata di merda, si sfog. Non ne posso pi di questi qua. Stavano incidendo musica da camera e lui odiava tutto ci che non aveva a che fare col rock o col blues. Gi quando sentiva odore di jazz storceva il naso. Odiava anche il rap e l'r&b, ma doveva sopportarli per questioni di lavoro e perch rendevano agli studi un sacco di soldi. Che mi racconti?. Aveva un aspetto orribile, come se non avesse dormito tutta la notte.
Tutto nella norma, mi tolsi d'impiccio. Senti, volevo saldare tutte le sessioni che ho fatto.
Ah bene!, esplose. Ti coster un patrimonio. Si sfreg le mani.
Manda la fattura alla mia agente che la girer all'amministrazione.
Fai poco il furbo, Jaynard. Scoppiai a ridere. Ancora con quel soprannome? Jaynard. Me lo portavo dietro dalle medie. Voglio i contanti. Abbass il tono di voce e si arricci la barba biondiccia all'ins, in stile boss della mafia.
Controllai nelle tasche dei jeans e ne tirai fuori un biglietto da venti. Ho ben venti dollari. Scoppiai a ridere. Posso farti un bonifico in giornata, per, tornai serio.
Travis agit una mano in aria. Mando la fattura alla tua agente, tranquillo. Mi misi seduto accanto a lui e rimasi in silenzio ad ascoltare la musica a basso volume che si sentiva dagli altoparlanti. Allora? A New York stanno lavorando sulle tracce?.
Annuii. S,  tutto pronto. Il mio ep non  cambiato quasi per nulla rispetto alla nostra incisione.
Mandami una copia incorniciata da esporre in ufficio, mi raccomando. Si volt giusto il tempo di controllare che l'orchestra procedesse e torn a parlare. Poi, con calma, mi spieghi anche cos'hai fatto a mia sorella, eh. Assunse un'espressione minacciosa.
C'ha provato e io l'ho respinta, la feci breve. Tanto tra di noi non c'era bisogno di fare troppi discorsi.
Ah, storse le labbra in una smorfia di disgusto. So che  mia sorella e non dovrei dirlo, ma perch l'hai respinta? Le bastava una botta e via per tirarsi su.  stata lasciata dal marito, ne aveva bisogno.
Lo guardai storto. Sono impegnato. Se ci fossimo incontrati mesi fa non ci avrei pensato due volte, ma adesso  diverso....
Sempre quella Frankie?, ipotizz.
Sempre Frankie, annuii.
Quella ragazza ti ha cambiato davvero. Ero pi stupito io di lui. Mi aveva davvero cambiato nel profondo, pian piano, sorriso dopo sorriso, nota dopo nota, senza darmi il tempo di accorgermene. Chi l'avrebbe mai detto!, mi diede una pacca sulla spalla cos forte da farmi inclinare in avanti. Jaynard innamorato, mi prese in giro.
Gi. Chi l'avrebbe mai detto? Io no di certo.
Hai pranzato?, mi domand. Mando qualcuno qui accanto a prendere qualche Double Whopper e ce li mangiamo?
No, ti ringrazio. Vado in ospedale da mio padre. Mi alzai dalla sedia. Ma ci risentiamo prima che riparta per New York, gli feci l'occhiolino.
Ci conto.
Feci qualche passo indietro. Metti qualche buona parola su di me con Bianca. Non voglio che mi odi. Dopodich uscii dallo studio, appena in tempo per vedere Bianca sgattaiolare via. Stavolta non sarebbe bastata una canzone per chiederle scusa.
Salii in auto per raggiungere l'ospedale, sperando di non incontrare quella simpatica di Debra. Avevo gi fatto il pieno di odio per quel giorno.
Per fortuna mio padre era da solo. Niente Debra. Rimasi a osservarlo dall'esterno della sua camera e lo vidi disteso supino, con lo sguardo rivolto in direzione della finestra. Aveva la testa fasciata e sorretta da due cuscini, il volto rilassato e meno provato dell'ultima volta che lo avevo visto qualche giorno prima, tuttavia erano i suoi occhi rassegnati a preoccuparmi. Ora che ci pensavo, all'ora di pranzo Debra, di solito, aveva l'abitudine di passare per un saluto prima di tornare a lezione.
Entrai nella stanza a passo leggero per non disturbare i suoi pensieri. Quando si accorse della mia presenza cambi espressione, rallegrandosi un po', accennando persino un sorriso. Ehi, pap, lo salutai, ti trovo bene.
Non mi lamento. Poteva andare peggio, parl lentamente per scandire bene le parole. Era migliorato, eccome se era migliorato!
Presi posto sulla poltrona di pelle vicino al suo letto. Allora, che mi racconti? Debra dov'?
Andata, rispose con un sospiro.
Ah, se n' appena andata. Meno male, ridacchiai.
Mio padre schiocc le labbra. No,  andata. Andata, ribad con voce roca. Che voleva dire? L'ho mandata al diavolo. Fece una pausa.
Spalancai gli occhi. Cosa? L'hai mollata?. Non ci potevo credere.
Gi. Stare male ti fa capire, ingoi la saliva con fatica, tante cose.
Wow. Quella s che era una notizia sconvolgente. Caspita. Avevano lottato anni e anni per stare insieme facendo soffrire tutta la nostra famiglia, per cosa? Per poi lasciarsi. Quando ti dimettono?, chiesi per cambiare discorso.
Ah, non lo so, mi rispose.
Pi tardi cerco il dottor Ritter, lo rassicurai. E quindi, ciao ciao Debra. Mi si form un sorriso a trentadue denti sulla faccia da schiaffi. Dillo, ti sei innamorato di un'infermiera, eh? Chi  quella rossa, bassina?, ironizzai. O quella con la risata buffa?.
Agit il capo lentamente. No. Non era in vena di scherzi. Non ancora.
Aspetta che lo venga a sapere la mamma, trattenni una risata. Ti conviene trasferirti in un altro Stato. All'improvviso sentii vibrare la tasca dei jeans. Mi ero dimenticato di aver aggiunto la vibrazione alla suoneria per evitare di perdere qualche chiamata importante. Tirai fuori dalla tasca posteriore il cellulare e mi soffermai a leggere il nome sullo schermo.  tuo figlio George, gli comunicai. Devo rispondere. Magari aveva qualche novit. Ciao Ricci Belli numero due!, lo salutai dopo aver accettato la chiamata.
Sbuff. Sai che mi verrebbe voglia di non dirti la cosa per cui ho messo a lavoro mezza centrale?
Che permaloso. Su, cos'hai scoperto?
Ho fatto qualche telefonata e qualche controllo.
Ebbene?. Ero nelle sue mani.
So dov', dichiar soddisfatto e trionfante. Lavora al Rock Bottom di Chicago sulla prima ovest Grand Avenue. Non sono riuscito a scoprire dove vive, deve aver affittato un appartamento senza contratto.
Mi ritrovai a sorridere come un bambino.
 iTalia


Capitolo diciannove
 Frankie che vi parla!

Frankie
Se la vita va al contrario, tu guardala da un'altra prospettiva.
Ormai era la mia filosofia di vita dopo quel viaggio a vuoto a Hartford. A essere sincera, non era vero; andando a Hartford avevo saputo dei dettagli interessanti del quasi tradimento di Jay con Bianca. Interessanti, nel senso che avrei avuto materiale per rinfacciarglielo a vita, il che andava a mio vantaggio. Non solo, avevo anche scoperto di amarlo come non avevo mai amato nessuno fino a ora. Anzich odiarlo, come avrebbe fatto una donna sana di mente che aveva appena saputo del tradimento o il quasi tradimento del suo fidanzato, ne ero ancora pi presa. Non era normale. Per niente.
Strano a dirsi ma da quando ero tornata da Hartford avevo la sensazione di avere il cuore pi leggero di quando ero partita e sembravo aver riacquistato un po' di fiducia in me stessa. E non ero la sola ad essermene accorta, ma anche la mia collega Wally aveva notato un netto miglioramento.
Allora  vero quello che si dice sul suo conto, mi diede qualche gomitata, fa miracoli a letto.
Ma chi?, feci la finta tonta.
Lo sai di chi sto parlando, ammicc.
Ah, no, mi rabbuiai in volto. Non sono riuscita a vederlo. Era partito anche lui.
Rimase a bocca aperta. Ma come? Non eri partita apposta per vederlo?.
Feci spallucce. Che ci vuoi fare? Chiamala sfortuna, sfiga, destino avverso... ma le nostre strade non si sono incrociate.
E allora perch sei di buonumore?, assunse un'espressione vagamente confusa.
Lui era partito per New York perch pensava che fossi l, le spiegai in breve.
Wally sembrava ancora pi confusa di prima, ma l'importante era che avessi tutto chiaro io. Durante quel breve viaggio, avevo capito quanto Jay tenesse a me, anche se per verificarlo era dovuto andare a cena con quella Bianca. Si erano baciati e basta ed era gi un traguardo, visti i suoi standard di infrangicuori. Toccava guardare il lato positivo, perch la parte negativa non era cos rassicurante.
Mah, comment dubbiosa. Continuo a non capire cosa tu abbia tanto da sorridere.
Dischiusi le labbra per dirle di lasciar perdere, quando venni interrotta da una voce allegra, quanto irritante. Sai che avevo scommesso con me stesso che non saresti pi tornata? Ho perso.
Cercavo proprio te, dissi a Mason che era appena arrivato dall'altra parte del bancone.
Lo vidi mentre si portava la mano destra sul petto, mimando con le labbra la parola: Me?!. Inclin la testa di lato. Che onore, mi disse col sorriso sulle labbra.
Stasera. Tu. Io. Scaccia la Paura, lo minacciai, inflessibile.
A quel punto Mason fece una smorfia disgustata. No, Scaccia la Paura noooo.
Annuii lentamente. S, Scaccia la Paura s. Mi strinsi nelle spalle. Vuoi liberarti della tua fobia o no? L'ultima volta sei riuscito a suonare in pubblico per quanto? Dieci minuti?, gli ricordai.
In quel momento mi accorsi che Wally stava guardando da me a Mason e viceversa, come se stesse assistendo a una partita di tennis. Che c'?
Niente, fece spallucce. Anzi no, te lo voglio dire, mi punt un dito contro, da fan sfegatata di Maynard ti impedisco di vedere Mason al di fuori dell'orario di lavoro.
Scoppiai a ridere. Maynard sa tutto, tranquilla, le feci l'occhiolino.
C-cio, vidi sussultare il pomo d'Adamo di Mason, lui sa chi sono io?.
Annuii. E sa anche cos'hai tentato di fare sulla pista di pattinaggio sul ghiaccio, lo avvertii.
Cazzo, sussurr, dopo aver assunto un'espressione terrorizzata. Posso dire addio al mio duetto con Mr. Maynard. Rester solo nella mia immaginazione.
Alzai le sopracciglia. Chiss, magari se riuscirai a suonare pi di dieci minuti davanti a tante persone, potresti anche ottenerlo un duetto.
Anche no, rabbrivid, per ora mi accontenterei di te.
Oh, ti ringrazio.
Mi scusi?, mi chiese una ragazza dai capelli ricci in stile afro. Potrei avere una fetta di torta ai mirtilli e un caff macchiato?. Si mise seduta al bancone sganciandosi il cappotto.
Arrivano, le risposi con un gran sorriso. Poi impedii che Mason se la filasse via indisturbato e con fare furtivo. Ehi, allora stasera a casa tua!.
Casa mia?. Storse le labbra in una smorfia. Pensavo che mi avresti fatto suonare davanti a un pubblico.
Infatti, risposi con espressione malefica.
Mi fai quasi paura, sospir arrendendosi. E va bene. Aspettami a fine turno, cos andiamo via insieme.
Perfetto. Durante il viaggio di ritorno in aereo avevo pensato a come fargli passare la sua paura e mi era venuta in mente un'idea che avrebbe aiutato sia Mason che me.
Mancava poco pi di mezz'ora alla fine del mio turno e lo trascorsi riempiendo una tazza di caff dopo l'altra, senza combinare uno dei miei soliti disastri. Quel giorno e mezzo di pausa mi aveva fatto bene e avevo trovato la carica di cui avevo bisogno. Mi sentivo quasi la ragazza di una volta e non pi la sua ombra che si nascondeva nel buio.
Nello spogliatoio riservato alle donne incrociai Lana che mi rivolse a malapena la parola. I pettegolezzi non erano soltanto sui giornali, allora. Tutti credevano che io e Mason stessimo insieme, come se un'amicizia tra due soggetti di sesso opposto non potesse esistere. Non che Mason si fosse impegnato per smentire le voci di corridoio. Dovevo ricordarmi di fare una chiacchierata anche con Lana. Un problema per volta, mi dissi mentre indossavo il cappotto gi pronta per uscire.
Incrociai Mason davanti alla porta a doppio battente delle cucine. Dopo che si fu assicurato di aver sistemato i turni del giorno dopo sul tabellone, riapparve con indosso il suo parka imbottito color kaki e la sua tracolla. Andiamo, ma ti avverto che vivo in un appartamento vicino alla metro sopraelevata.
Ah bene, rumore di sottofondo, gli mostrai il pollice all'ins. Non avrai bisogno dell'accompagnamento musicale. Mi avviai verso l'uscita facendo lo slalom tra i tavolini per evitare di passare davanti al bancone dove ora c'era Lana.
Cos'hai in mente?. Mi segu, faticando a tenere il mio passo. Volevo andarmene il pi in fretta possibile, cos da non farmi notare da Lana che si era voltata di spalle.
Lo vedrai presto, dissi di fronte alla sua faccia terrorizzata.
Per tutto il tragitto in metro gli raccontai del mancato incontro con Jayden, cercando di rendere la storia pi divertente e leggera, e soprattutto senza parlare di tradimenti o mezzi tradimenti. In tal modo riuscii a fargli dimenticare la sua fobia almeno per un po'.
Dire che Mason viveva vicino alla sopraelevata era riduttivo. La palazzina dove abitava era praticamente a mezzo metro dalla struttura in ferro della Chicago L. Conoscevo quella parte di Chicago perch l'anno prima mi ero soffermata a fare colazione o per uno spuntino veloce al Peet's Coffee and Tea che era a qualche isolato di distanza. Per un periodo avevo preso in affitto un appartamento vicino alla sopraelevata, ma non cos vicino da non potersi neanche affacciare dalla finestra.
Okay, sei messo peggio di me, dovetti ammettere. L'inconveniente dello sferragliamento dei treni, era nulla in confronto allo stato in cui versava l'appartamento di Mason. La cucina, il soggiorno e la camera da letto erano concentrati in un'unica stanza; non aveva n un tavolino n un bancone nella sezione cucina, ma depositava direttamente i cartoni del cibo d'asporto sul letto. E, a quanto potevo vedere, si era dimenticato di togliere le scatole vuote, che erano accatastate tutte nella parte del letto a una piazza e mezzo che non occupava.
Mason si port una mano tra i capelli per grattarsi la testa. S, non  un granch, storse le labbra in una smorfia. Ma non mi posso permettere altro, al momento.
Pensavo tu vivessi con tuo fratello. Il chitarrista del Blue Chicago. Ci avevo sperato, cos avrei avuto la scusa di incontrarlo per fare due chiacchiere, ma il mio piano era andato in fumo. Diedi ancora un'occhiata in giro e notai l'angolo riservato alle chitarre: erano tre, una acustica, che si era portato in giro durante le nostre sessioni di Scaccia la Paura, e due elettriche: una dalla forma pi piena e arrotondata in stile blues, l'altra una Stratocaster che avevo visto in uno dei suoi video su YouTube. In un angolo, vicino al letto, c'era un treppiede poggiato alla parete sul quale appoggiava la videocamera che usava per girare i suoi video tutorial.
No, lui abita con sua moglie dall'altra parte della citt. Mi hanno ospitato per qualche mese ma poi mia cognata mi ha fatto capire esplicitamente che non potevo pi stare da loro. Fece spallucce. E cos eccomi qui.
Con il letto ti  andata meglio di me, per. Io dormo su un materasso gonfiabile. Mi scapp una risatina nervosa e tossicchiai per tornare seria. Di, dove ci mettiamo?
Per fare cosa?, sorrise malizioso.
Alzai gli occhi al cielo e gli diedi una leggera spinta per farlo procedere in direzione delle chitarre.
Per suonare, cos'altro senn?
Be'..., inizi a dire.
Ti consiglio di stare zitto, lo interruppi prima che potesse farmi qualche strana proposta. Allora Mason alz le mani come a voler dire: Io non stavo per dire proprio un bel niente. Non mi lasciai ingannare dalla sua espressione innocente e lo freddai con un'occhiataccia.
Okay, di solito giro i video seduto sulla sedia. Sedia? Mi guardai intorno ma non vedevo sedie. Mason estrasse da sotto il letto una sedia pieghevole in legno che apr e appoggi sul pavimento.
Bene. Potevamo cominciare. Dunque, avevo pensato di fare un video mentre suoni. Mi tolsi il cappotto per poggiarlo sul bordo del letto per met disfatto.
Sul mio canale YouTube?. Sembrava perplesso. Ne ho fatti tanti....
Non hai mai mostrato il tuo volto, per, osservai. Ma non voglio caricarlo su YouTube. Tirai fuori il cellulare dalla tasca dei jeans e lo agitai in aria.
Lo vuoi sul tuo cellulare?. Scoppi a ridere facendo sussultare le spalle. Chiss cosa credevo! Nessun problema.
Mugolai. Sai quanti follower ho su Twitter?, gli chiesi con uno sguardo furbo.
Mason sgran gli occhi all'improvviso, forse dopo aver capito quali fossero le mie intenzioni. Oh, porca puzzola. No, no, scosse la testa con insistenza.
Che vuoi che sia? Se il video non ti piace lo rifacciamo. Mi strinsi nelle spalle.
Ora che so che lo vedranno centinaia di migliaia di persone mi sta prendendo il panico. Forse avrei dovuto girare il video senza fargli sapere quel piccolo particolare, ma in quel modo non avrebbe mai affrontato la sua fobia. Ed era quello il mio obiettivo.
Sbuffai. Su, prendi una delle tue chitarre, gli indicai quella acustica, e mettiti seduto.
Mason segu i miei consigli anche se con riluttanza, trascinando i piedi fino a raggiungere la sua chitarra. Poi si sedette sulla sedia e d'un tratto mi parve risoluto. Facciamolo. Sembrava deciso a finirla con i piagnistei e ad agire per conquistare ci che desiderava di pi al mondo. Diventare un chitarrista. Un chitarrista senza paura, come un cavaliere che indossava la sua armatura pronto al duello.
Cos ti voglio. Aprii l'applicazione della videocamera sul cellulare, ma invece di puntare l'obiettivo su di lui, passai alla videocamera anteriore per fare una breve introduzione. Ora preparati un pezzo e aspetta che ti dia il via. Mi tolsi gli occhiali e li poggiai provvisoriamente sul cappotto.
Aspetta!, mi blocc prima che io riuscissi ad avviare la registrazione.
Che c'?, protestai.
Mi stanno bene i capelli?, si sfior la testa con il palmo della mano. Quel ragazzo mi avrebbe fatto perdere la pazienza, prima o poi.
S. Ora possiamo incominciare?.
Alz il pollice, quindi feci un bel respiro. Anch'io stavo per affrontare una prova di coraggio. Premetti il tasto rosso sullo schermo dopo aver trovato la giusta inquadratura e... via!
Ehil!, salutai rivolgendomi alla videocamera. Salve a tutti. Qui  Frankie che vi parla! Frankie Reeves, conosciuta ai pi come Orange is the new Blues. Come vedete i miei capelli non sono pi arancioni e ahim anche la mia anima ha perso la sua parte blues in questi mesi. La mia faccia da vicino era terrificante. Zoomai all'indietro e alzai la mano per migliorare l'inquadratura. Sono scomparsa dalle scene, seppure vi sia stata per pochissimo tempo, ma non sono riuscita a scappare dalla vita di tutti i giorni. Avevo bisogno di aria, di respirare, di perdermi fra la gente per ritrovare me stessa. No, scossi la testa, non  colpa di Jayden, come qualcuno ha insinuato su internet. Ho semplicemente voluto allontanarmi da tutto per un po', abbassai lo sguardo per un istante, per capire determinate cose e se fosse il caso di proseguire la mia carriera musicale. Una soluzione ancora non l'ho trovata, ma penso che stare lontano dalla musica e dalle mie chitarre abbia soltanto peggiorato la situazione. Sono fuggita invece di affrontare la realt, creandomi un'altra vita per provare a dimenticarmi chi sono. Ribadisco, Jayden non c'entra assolutamente nulla.  bene precisarlo perch non voglio alimentare il gossip che sta impazzando in questi giorni con l'hashtag #WhereIsFrankie. Tutto molto divertente, ma adesso basta. Grazie. Non so neanche il motivo per cui siate interessati cos tanto alla mia vita, non ho fatto niente per meritare la vostra attenzione. Distolsi lo sguardo dalla telecamera per puntarlo su Mason che mi stava ascoltando in silenzio con un'espressione seria in volto. C' stato un periodo in cui ho pensato di mollare tutto, andare il pi lontano possibile e non tornare pi. Ho anche trovato un altro lavoro, nel frattempo, che non ha niente a che fare con la musica. Sapere che ti hanno detto solo stupidaggini da quando sei nata destabilizza. Mi venne da sorridere per il nervosismo. Ho passato l'ultimo anno in viaggio per gli Stati Uniti alla ricerca di una persona che non conoscevo. L'ho trovata, alla fine. Ed era proprio la pi insospettabile. E che, ironia della sorte, avevo conosciuto per caso, senza sapere che fosse proprio la persona che stavo cercando. Abbandonai lo sguardo nel vuoto per trovare il coraggio di continuare. Mio nonno, Frank Reeves, diceva sempre che un giorno sarei diventata una sua degna erede nella costruzione di chitarre e che avrei preso il suo posto alla guida della liuteria. Su quel fronte ho fallito alla grande, perch la Reeves Guitars non esiste pi. Diceva anche di chiudere gli occhi e di fare un gran respiro per scacciare via la paura, ma ho scoperto che non funziona in tutte le occasioni. Mi presi una pausa. Ed  proprio la paura a essere protagonista in questo video. Perch? Perch ho avuto paura di non ritrovarmi pi, a un certo punto. Poi qualcuno mi ha aiutato a ricordare di indossare la mia armatura per affrontare le sfide di ogni giorno. Questa persona  qui con me.  un amico che ho incontrato in questo mio viaggio e detto fra noi  il ragazzo pi fifone che abbia conosciuto in vita mia. Anche pi di me. Ma stasera ha deciso di indossare la sua, di armatura. La chitarra. Annuii. S,  un chitarrista. E ci sa davvero fare, solo che ha un piccolissimo problema: non riesce a suonare in pubblico, n a mostrare il suo volto nei suoi video tutorial che carica regolarmente sul suo canale YouTube, MasonRazeAll. Andate a sbirciare i suoi video perch ha un gran talento. Ha ventiquattro anni, fa il cameriere, ha degli occhi di una tonalit assurda di blu, pattina sul ghiaccio come una femminuccia e ha dei gusti orrendi in fatto di abbigliamento. A lui va il mio pi grande in bocca al lupo per aver accettato di suonare una canzone per tutti noi. Vi presento il mio amico: Mason Appleby!. Dalla videocamera anteriore passai a quella posteriore inquadrando Mason e la sua chitarra ben salda sulla gamba.  timido, perdonatelo. Risi.
Mason salut con un breve cenno della mano rivolto verso l'obiettivo. Cosa ci fai sentire, Mason?, continuai, perch dai suoi occhi avevo capito che gli occorreva ancora qualche istante per riprendersi psicologicamente.
Si schiar la gola con un colpo di tosse. Ehm, esord con qualche difficolt. Invece di annunciare la canzone afferr con delicatezza il manico della chitarra e si mise in posizione. Fece un respiro profondo, chiuse gli occhi e dopo accadde la magia. Attacc con qualche accordo ritmato, procedendo a una velocit sempre pi sostenuta, in stile country, iniziando solo con l'ausilio di due corde, la quinta e la sesta, e introducendo via via le altre per arricchire la melodia. Erano accordi semplici, ma la vera difficolt stava nella rapidit di esecuzione e nel fatto che si divertisse a giocare con le armonie come avevo visto fare a pochi altri. Non riconobbi la canzone, ma sembrava composta da lui tanto l'aveva fatta sua.
Aspettai che concludesse l'esecuzione e mi inquadrai di nuovo. Be', direi che si commenta da solo, non credete?, ammiccai. Talent scout fatevi sotto! Io lo propongo come mio sostituto. Jay, tu che ne dici? Posso considerarmi licenziata?, scherzai. Comunque non sono n a New York, n a Nashville. Oh, dimenticavo, il ragazzo in una delle foto che sono state pubblicate sul mio account  il fidanzato della mia migliore amica Jude, non il mio. Io purtroppo sono gi impegnata con qualcun altro, come ve lo devo dire?. Feci ciao ciao con la mano. Ciao Jude! Grazie per aver pubblicato quella e le foto precedenti. Ringrazio anche tutti voi per aver avuto la pazienza di vedere questo video. Ricordatevi di visitare MasonRazeAll su YouTube!.
Dopodich interruppi la registrazione per salvare il video sul cellulare e pubblicarlo subito tramite Twitter. Okay, fatto, informai Mason per permettergli di respirare; a giudicare dal rossore in volto e dalle guance gonfie avevo la netta sensazione che fosse rimasto in apnea per tutta la durata del pezzo e anche durante il mio discorso finale. Ne ebbi la conferma quando Mason butt fuori l'aria e respir a pieni polmoni.
Non  andata male. Tirai un sospiro di sollievo. Ormai  andata.
Non lo pubblicherai sul serio, vero?.
Stavo per rispondergli quando il pavimento inizi a tremarmi sotto i piedi. Al tremore segu un leggero boato, poi il buio oltre la finestra si illumin di colpo rivelando a intermittenza l'interno dei vagoni illuminati del treno in transito sulla sopraelevata.
Attesi che il treno si fosse allontanato portandosi via con s il frastuono, per rispondere alla domanda di Mason. Troppo tardi. Gi condiviso.
Mason rimase a bocca aperta, incredulo. Sei una persona orribile. Mise il broncio e mi fredd con uno sguardo contrariato.
Un giorno mi ringrazierai, posai gli indici agli angoli della bocca per suggergli di sorridere.
Non lo vedo molto vicino, quel giorno, si sforz di sorridere e torn di nuovo serio.
Sbuffai. Quante storie. Guarda che io dovrei essere pi terrorizzata di te perch non ho mai pubblicato un video con il mio faccione in primo piano. E non avevo mai accennato ai miei affari privati di fronte a tanta gente. Cambiai discorso, perch era meglio non pensarci. Toglimi una curiosit: come cavolo fai a vivere qui con questo casino?. Sgranai gli occhi. Hai un treno che ti entra quasi dalla finestra.
Mason si strinse nelle spalle. Abitudine. E la notte uso i tappi per le orecchie. Non sento niente.
Ah. Contento lui. Guardai l'ora sul cellulare e in quell'istante cominci a trillare; voleva dire soltanto una cosa: qualcuno aveva gi visto il video. Ero troppo curiosa, quindi aprii l'applicazione di Twitter e mi ritrovai ben presto con un centinaio di cuoricini al post e una cinquantina di condivisioni. Per non parlare dei messaggi in replica al post. Alcuni insinuavano che Mason fosse il mio nuovo ragazzo, altri si soffermavano sul solo aspetto professionale, mentre altri ancora giudicavano al contempo sia la mia vita privata che l'abilit del mio chitarrista fifone, come il tweet che avevo appena ricevuto e che mi aveva colpito dritto al cuore.
JaydenCMaynard @JaydenCMaynard - 1 min @FrankieR Sound di un certo livello. Lick country ok. Ma scordati di essere licenziata, Orange.
Lo lessi ad alta voce: Sound di un certo livello. Lick country ok. Ma scordati di essere licenziata, Orange. Trattenni il sorriso. Jay ha visto il video, comunicai al mio amico, che sbianc.


Capitolo venti
Gone

Jayden
Mi sorprendeva sempre, qualsiasi cosa facesse. Poi si chiedevano perch mi fossi preso una sbandata clamorosa per lei.
Girando un video per spiegare la sua situazione aveva smentito le voci che la descrivevano come l'ennesima donna dal cuore distrutto da Jayden Maynard. Stavolta i ruoli si erano invertiti, perch le ciarle mi dipingevano come l'uomo da consolare poich abbandonato da Frankie. S, perch ora tutti pensavano che il ragazzo nel suo video fosse il suo nuovo fidanzato. Quel Mason Appleby se la cavava alla grande con la chitarra, ma andiamo! Lo avrei battuto alla stragrande in un duello. Tra l'altro, modestamente parlando, ero anche pi affascinante di lui. Da come lo aveva descritto Frankie, doveva essere una mia versione con gli occhi blu. Ammetto di aver accusato il colpo quando mi aveva parlato di quel Mason, ma dopo averlo visto nel video mi ero rilassato. Secondo Bernie avrei dovuto fare un video di risposta in cui chiarivo la faccenda, ma invece avevo retwittato il video e l'avevo commentato subito dopo averlo visto. Mi era quasi venuto un colpo quando avevo visto il tweet di Frankie intitolato: Qui  Frankie che vi parla!, mentre io e i miei fratelli festeggiavamo la Resa di Debra.
In un secondo momento, le avevo mandato anche un sms.
Sei pazza!
Un'adorabile pazza.
Avevo dovuto aspettare un bel po' prima di ricevere la sua risposta, ma ne era valsa la pena.
Se non si rischia, non si arriva da nessuna parte, no? Un passo alla volta. Ricordi? Stasera ne ho fatto pi di uno.
Le avevo risposto subito:
Spero che quei passi ti portino dritta tra le mie braccia. Anche se ancora non ti vedo. (Mi sento romantico, stasera).
Anche lei sapeva usare bene le parole.
Se ancora non mi vedi  perch stai guardando nella direzione sbagliata. Guardati intorno, Maynard. E mi troverai.
Ma io l'avevo gi trovata. Lei non doveva saperlo, altrimenti addio sorpresa.
Il giorno dopo, la mia casa discografica, in accordo con il mio co-produttore, approv il progetto dell'ep e accett anche la mia richiesta di pubblicarlo in tempi brevissimi in digitale, su tutti i negozi di musica online. Per distribuirlo nei negozi fisici, invece, ci sarebbe voluto molto di pi, ma almeno avrei gi potuto avere il riscontro del pubblico, leggendo le recensioni e quant'altro.
E quale miglior metodo per diffondere la notizia se non tramite i social network? Mi collegai a Instagram, scattai una foto alla chitarra costruita da Frankie - Black Coffee - e scrissi un commento breve, ma conciso.
jaydenmaynard
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Nuova musica in arrivo. 14 gennaio 2016. Pronti? #gone #ep #musicismylife #comingsoon #guitar #blackcoffee @ReevesGuitars
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Si scaten una baraonda; in meno di un'ora ricevetti pi di millecinquecento commenti di persone impazienti di ascoltare le mie nuove canzoni. Avevo paura che fosse troppo presto per pubblicare altre canzoni inedite, vista la media con la quale uscivano i miei album, a distanza di due o tre anni l'uno dall'altro. Per, come aveva detto Frankie, se non si rischia non si va da nessuna parte.
Sei un coglione!, mi url Bernie per telefono. Il mio coglione preferito!, ripet scandendo le parole una per volta per rendere bene l'idea. Ti abbraccerei in questo momento! Da quando hai fatto l'annuncio del nuovo ep le vendite dei tuoi album sono schizzate di nuovo alle stelle!, era pi elettrizzata di me. Era tanto che non la sentivo cos felice. Bel fustacchione, guarda che se provi a fare qualche cazzata, e dico anche una sola, vengo l di persona a prenderti a calci in culo, hai capito?, torn a essere la solita Bernie minacciosa.
Agli ordini!, la presi in giro mentre mi tamponavo i capelli bagnati con l'asciugamano.
Non fare lo scemo, mi rimbecc. Ma in questo momento non potrei avercela con te nemmeno se lo volessi, torn allegra e felice. Poi dicevano a me che soffrivo di bipolarismo.
Entro domani l'ep dovrebbe essere caricato per il pre-order, quindi controlla la mail con tutte le info che ti ho inviato in questo preciso istante. Lei s che era efficiente.
Sei in modalit multi-tasking, le feci notare.
Come sempre, tesoro, replic.
Raggiunsi il mio letto, accesi il Mac e lessi la posta. Alle nove di mattina avevo la casella di posta che brulicava di messaggi. Non c' male. Mi avvicinai allo schermo per trovare il nome di Bernie tra i mittenti e appena lo ebbi trovato selezionai la mail.
Gone
Il nuovo ep di Jayden Maynard.
7 canzoni inedite.
Dal 14 gennaio su tutti gli store online.
A breve, anche in streaming gratuito su Spotify.
Tracklist:
Left (What you have left behind) - 3,26 (Jayden Maynard)
Gone - 3,45 (Jayden Maynard)
Call me back - 3,10 (Jayden Maynard)
The Problem with You (and without Her) - 3,23 (Jayden Maynard)
Where are you now - 4,12 (Jayden Maynard)
The Search (Interlude) - 2,41 (Jayden Maynard)
Your way home - 3,39 (Jayden Maynard)
Gone (Reprise) - 2,16 (Jayden Maynard) (Remixed by Sam J. Finch)
Lost in Tour
coming soon, aprile 2016.
Biglietti in pre-vendita dal 17 gennaio alle ore 10.
Prossimi appuntamenti con Jay:
Late Show, 28 gennaio 2016
Fresh 102.7 Live Acoustic & Interview, 4 febbraio 2016
The Ellen degeneres Show, 11 febbraio 2016
(in aggiornamento)
In realt la numero otto non era inedita: era stata estrapolata dalla canzone principale Gone e remixata ad arte da Sam, quindi riprendeva un po' il suo tema ma con l'estensione dell'assolo sul finale.
Tra le informazioni di Bernie non mancava proprio niente. Come al solito aveva fatto un ottimo lavoro anche con le trattative. Di seguito c'erano anche le date dei concerti che, per, erano ancora da confermare per quanto riguardava le location e i permessi necessari.
Sto dando un'occhiata proprio adesso, le comunicai. Hai altri appuntamenti in programma per me?. Quando lei scriveva in aggiornamento voleva dire che aveva gi qualcosa che bolliva in pentola.
Sto trattando per qualche altra ospitata qua e l. E qualcuno mi ha contattato da Los Angeles. Fece una pausa a effetto. Puoi anche immaginarti chi. Una certa accademia. Prese fiato e poi url: Che assegna i Grammyyyy!.
Mi si blocc il respiro e rimasi a bocca aperta a fissare la porta del bagno dall'altra parte della stanza. Jay!, mi sentii richiamare. Sei uno dei possibili candidati per il miglior album dell'anno!.
Ero tra i possibili candidati. Non uno dei candidati, n tantomeno uno dei vincitori. In queste situazioni occorreva tenere i piedi ben piantati per terra e non esaltarsi troppo.
Non dici niente?, url lei eccitata.
Sono contento, ma non ho ancora vinto, le ricordai, accennando una risata.
Che ti frega!, ribatt acida. Dovresti saltare dalla gioia solo per essere stato considerato tra i papabili. Ancora una volta.
Hurrah, hurrah!, esultai.
Bernie borbott qualcosa tra s. Sei un ingrato e..., ringhi, un guastafeste. A questo punto posso dirti che ai Grammy sarebbe gradita anche Frankie, visto il suo ruolo in Who Knows.
Per! Sono sicuro che Frankie non accetter mai, scoppiai a ridere.
Ah, te la vedi tu stavolta. Cerca di convincerla con il tuo fascino irresistibile, replic acida.
Lei  immune al mio fascino, le ricordai.
Sciocchezze, brontol. Tutte subiscono il tuo fascino. Chi pi chi meno. Udii qualche voce di sottofondo. S, ora glielo chiedo, disse. Poi si rivolse di nuovo a me. Jay, ma quel tipo nel video pubblicato da Frankie, chi ? Mi  arrivata qualche richiesta di informazioni, cos per sondare il terreno. Dopo il video postato dalla tua ragazza, ha avuto un certo successo quel Matt. Specialmente tra le ragazzine.
Mason, la corressi. Mason Appleby.
S, giusto. Lui, fece schioccare le labbra. Comunque, fammi un favore, se senti Frankie chiedile qualche info su di lui. Vorrei sapere se suona soltanto o canta anche, d'accordo?
Okay, come vuoi, mi affrettai a dirle.
Come mai quel tono?. Non le sfuggiva proprio nulla. Neanche il mio atteggiamento di sufficienza nei confronti di quel tipo. Geloso?.
Trattenni una risata. S, lo ammetto. Sono geloso del fatto che hai poggiato i tuoi occhi da agente su di lui. Non  che mi abbandoni?, la presi in giro.
Potrei farlo, quindi stai attento, mi rispose per le rime. Molto attento.
S, s, sospirai. Ora ti saluto che ho da fare. Per la copertina dell'ep va bene la foto che ho scelto?. Avevo selezionato una delle foto pi recenti scattate da un fotografo professionista prima del concerto al Walter Kerr Theatre. Era in bianco e nero e mi ritraeva mentre suonavo la chitarra, Blake Coffee ovviamente.
Affermativo.  piaciuta subito. Appena ho in mano la versione definitiva, te la invio.
Okay. Ti auguro buona giornata, Bernie.
Anche a te, fustacchione. Dopodich riattaccai.
Ero ancora in accappatoio e dovevo asciugarmi i capelli, quindi mi diedi una mossa e indossai i pantaloni di una tuta e una t-shirt, fischiettando il motivetto che preferivo dell'intero ep, perch ricalcava uno stile funk nel ritornello.
Il problema  sempre
lo stesso, sai.
Guardo fuori dalla finestra
e penso:  cos che voglio continuare?.
 cos che mi vedo tra vent'anni?.
No. No. No. Jay. Muoviti ora che sei in tempo.
Inserisci la retro e torna indietro.
Cambia strada, cambia prospettiva.
Perch il problema con te 
Sempre lo stesso.
Sempre lo stesso.
Sempre lo stesso.
E senza di lei proprio non va.
Cos proprio non va.
The Problem With You (and without Her), Jayden Maynard
Avevo continuato a cantarla per il tempo che avevo impiegato ad asciugarmi i capelli senza farli gonfiare e non farli sembrare un cesto di rovi. Mi piaceva molto come suonava; ero riuscito a darle un ritmo veloce e allegro anche se in realt parlavo di una cosa seria: il mio problema con i tradimenti e con le donne, ma soprattutto la mancanza di Frankie.
Avevo proprio voglia di condividere un po' di musica con i miei fan, ma prima dovevo assolutamente occuparmi di un'altra cosa della massima importanza. Quindi mi armai di computer e andai alla ricerca di una compagnia aerea per prenotare un jet privato.
Basta aerei di linea.
Cambio strada, cambio prospettiva, rammentai.


Capitolo ventuno
La cura

Frankie
Avevo fatto un piccolissimo, infinitesimale, errore di valutazione.
Agire d'istinto era male. Pensare prima di agire, invece, sarebbe stato bene.
Tra bene e male, male e bene, agire e non agire, avevo perso del tutto l'orientamento. Se agivo d'istinto succedevano cose brutte, se pensavo prima di agire accadevano catastrofi, ma almeno avevo la cognizione di ci che facevo.
Ecco, quando avevo girato quel video, avevo pensato a come agire (bene), ma non alle conseguenze (male, molto male).
Avevo pensato a met.
E ora mi ritrovavo a fare i conti con i miei colleghi che mi guardavano come se avessero appena scoperto la mia vera identit da super eroe o come fossi un'aliena appena arrivata sulla Terra. Se Mason non avesse sparso cos in fretta la voce di quel video, forse - e dico forse - ci avrebbero impiegato molto pi tempo a venire a sapere che una delle cameriere era una chitarrista in fuga dalla notoriet e dalla realt. Forse lo avrebbero scoperto solo dopo la mia partenza da Chicago.
C'avevo provato. Non aveva funzionato. Pazienza.
La mia nuova filosofia di vita mi imponeva di fregarmene di tutto e di starmene tranquilla.
Zen, dovevo essere zen. Anche se Lana e Coleen La Rossa, entrambe avvelenate con me per motivi differenti - Lana perch ero troppo amica di Mason, Coleen perch ero la ragazza di Jayden Maynard -, avevano messo a dura prova i miei nervi.
Non una parola!. Wally mi venne subito in soccorso nello spogliatoio riservato alle donne, poco prima di iniziare il turno, il giorno dopo. Siete tutte avvertite. Ha bisogno di tranquillit, per questo  venuta qui.
Grazie, le risposi in un sussurro.
Coccolate Mason, piuttosto, continu lei.  lui la star, adesso!.
Esatto. Perch grazie a quel video era stato subissato non solo di commenti, ma anche di nuove iscrizioni al suo canale YouTube. E da gran fifone qual era, non aveva risposto a nessuno.
Fortuna che le persone che entravano al Rock Bottom non erano tutte appassionate di musica e fan di Jayden Maynard, cos potei lavorare in tranquillit, come sempre, servendo caff a fiumi e scrivendo ordinazioni su ordinazioni.
Qualcuno in effetti mi guard in modo strano, con la classica faccia di chi stava pensando  lei o non  lei?, ma il fatto che indossassi una divisa e lavorassi come cameriera depist la gente a tal punto da non credere che potessi essere io quella Frankie Orange di cui tutti parlavano sui social. Per il resto fil tutto liscio: nessun paparazzo, nessun fotografo. Niente di niente. E speravo che nessuno dello staff del Rock Bottom andasse a spifferare ai quattro venti che la Ragazza del Momento si trovasse proprio l, a sentire le armonie prodotte dalla macchinetta del caff piuttosto che da una chitarra.
Il lato positivo era che non dovevo pi fingere di essere qualcuno che non ero.
In compenso Mason sprizzava allegria da tutti i pori: un po' perch era riuscito finalmente ad apparire per intero in un video mentre suonava la chitarra, un po' perch aveva ricevuto i complimenti di Mr. Maynard, come lo chiamava lui. Mi ha detto che i lick erano okay! Cio, te ne rendi conto?, mi disse a un certo punto, con gli occhi sbarrati. Sull'onda dell'entusiasmo propose persino un'uscita tra colleghi e io non solo accettai di partecipare, ma suggerii anche il Blue Chicago come possibile locale di ritrovo. Mason era cos felice e fuori di s dalla gioia per essere riuscito a fare enormi progressi contro la sua fobia, che accett subito senza troppe storie. Allora  deciso, comunic a tutti durante una pausa. Ci vediamo stasera al Blue Chicago.
Non poteva certo immaginarsi quello che avevo in mente di fargli fare quella sera.
Rasentavo il diabolico, ma era l'unico modo per concludere in bellezza le nostre sessioni di Scaccia la Paura. Perch era pronto a esibirsi in pubblico, me lo sentivo. Ed ero pronta anch'io.
Avevo evitato la musica perch pensavo fosse la causa di tutto. Avevo abbandonato le mie chitarre quando avevo capito che per ventitr anni avevo odiato la persona sbagliata, ma ormai era inutile odiare qualcuno che non c'era pi. Non solo, mi ero anche privata della presenza di Jayden, visto che per me lui rappresentava la musica in persona, sopravvalutato o meno che fosse.
Per tornare in pista, mancava soltanto una cosa: l'armatura.
Ricordavo di essere passata davanti a un negozio di strumenti musicali il giorno di Natale. Fu l che tornai quel pomeriggio.
Purtroppo le rg erano tutte esaurite. Per mi innamorai letteralmente di una Epiphone Riviera Custom P93 color rosso ciliegia. Era meravigliosa, con tutti i dettagli dorati, manopole del volume comprese, e il battipenna nero lucido, ma non potevo permettermela. Cos dovetti accontentarmi di una Fender Squier Bullet Stratocaster quasi nuova al prezzo di centoventinove dollari e novantanove - compresi di custodia originale nera, di un set di corde e plettri in omaggio - dal corpo ambrato, quasi arancione, e dal contorno nero ebano. Aveva un suono niente male, morbido ma allo stesso tempo plasmabile a piacimento per i diversi stili, quindi poteva fare al caso mio. Avevo costretto il commesso a provarla e lui era rimasto molto stupito della cosa, ma non potevo dirgli che non toccavo una chitarra da pi di tre mesi e avevo paura che il tremore alle mani mi avrebbe distratta dalla mia attenta analisi del suono. Gli avevo fatto un sorriso storto e imbarazzato e mi ero stretta nelle spalle. Sono alle prime armi, avevo inventato sul momento. Alla fine si era deciso e si era seduto su un panchetto, dopo aver collegato la chitarra elettrica a un amplificatore. Non era certo un professionista, ma era stato all'altezza del compito.
Me ne tornai a casa con il sorriso sulle labbra, il cuore caldo, nonostante tremassi per l'aria gelida, la carta di credito vuota, ma con l'anima pi leggera e senza quell'acidit di stomaco che mi tormentava da mesi.
Mi cambiai, indossando un paio di leggins neri di lana e un maglione lungo in stile loose, nero a pois bianchi. Mentre stavo per raccogliere il cappotto dal materasso gonfiabile, sentii squillare il cellulare e mi affrettai a cercarlo nella borsa. Se  Mason che disdice tutto, mi sente!, pensai.
E invece no.
Era Al. Sbattei le palpebre, disorientata. Fu come se qualcuno avesse spento la luce all'improvviso o fosse andata via in seguito a un temporale. Al? Rispondo o no? Tanto c' la segreteria, pensai.
Poi presi coraggio. No. Niente segreteria. Ingoiai a vuoto e risposi con un frettoloso: Pronto?.
Per qualche istante udii soltanto silenzio dall'altra parte, poi percepii un lieve respiro. In quel momento mi vennero in mente le parole di Jayden: Magari potete cominciare con un Ciao e vedere come va.
Ciao, esordii con un tono neutro, difficile da interpretare. Ero incazzata, tanto incazzata, ma gli dovevo una possibilit. Almeno una.
Ancora silenzio. Alzai un sopracciglio. Al non era un tipo molto loquace, chiss da chi avevo preso. Mi frullavano in testa tante parole, ma pi ci pensavo, pi era difficile aprire quella bocca e pronunciarne anche solo una a caso. Non sono ancora pronta ad avere una conversazione con te. Oppure: Perch hai chiamato?. O ancora: Potevi anche risparmiarti la chiamata.
Ehm, riprovai. C-come s-stai?, balbettai. Forse era la domanda pi idiota che avrei potuto fargli in quel momento. Anzi, rettifico. Era la domanda pi idiota da fargli in quel momento, senza forse. Che mi diceva il cervello, certe volte? Mi morsi il labbro inferiore per impedirmi di dire altro.
Bene, sussurr. A me non sembrava stare bene, anzi mi appariva piuttosto in difficolt. In verit pensavo che avresti lasciato rispondere la segreteria. Fece una pausa. Non me la cavo bene come Jay con le parole, ma volevo farti sapere che ho visto il video. Silenzio. Voglio che tu sappia anche che quando sarai pronta, prover a spiegarti ogni cosa dal mio punto di vista. Non so quello che ti ha raccontato Dani, ma tuo nonno non ha proprio tutte le colpe, ecco. Il suo tono aveva un che di rassegnato.
Stavolta a rimanere in silenzio fui io. Ma fu una breve pausa per radunare le idee. Non parlo con mia madre da dopo il concerto, gli riferii. Non so niente di pi di ci che tu e Jay mi avete detto quella sera.
Non sai praticamente niente, allora, ne sembrava stupito.
So soltanto che mio nonno ti ha obbligato ad andartene via.
 pi complicato di cos, rispose d'istinto.
Gi, lo  sempre. Ma perch a me la situazione sembrava tanto semplice? Se n'era andato. Punto. Aveva deciso di sparire, perch era la scelta pi facile, per tutti quanti. Tutti, tranne che per me. Forse in quel momento per te era la soluzione pi giusta, quella di andartene, cercai di mantenere la calma. E ti posso capire, perch tre mesi fa sono fuggita anch'io perch ero terrorizzata. Solo che.... Mi fermai. Perch? Perch non sei tornato?
Devi chiederlo a tua madre. Lei ha tirato in ballo il liar, il patto che ci legava, e io ho fatto un passo indietro.
T-tu, balbettai. Tu hai provato a chiederle di tornare e lei ti ha detto di no?. Silenzio. Al, lo incalzai.  cos?
Chiamala, mi rispose. Poi ne riparliamo.
Non puoi incominciare un discorso e non continuarlo, gli feci notare.
Scusami, Frankie, ripet. Scusami. Non avrei dovuto chiamarti. Spero di vederti presto. Dopodich riattacc, lasciandomi sola con dei tu-tu-tu ripetuti a rimbombarmi nelle orecchie.
Be', come inizio di rapporto tra padre e figlia aveva fatto schifo, ma avrebbe potuto andare molto peggio. Ripresi fiato. Un passo alla volta. Pochi dettagli erano pi digeribili di una verit emersa dopo una vita di bugie, esattamente come piccole dosi non letali di veleno aiutavano il corpo a esserne immune.
Controllai l'ora: erano quasi le otto. E io ero in ritardo. Cazzo!, gridai.
Indossai alla svelta il cappotto rosso senza abbottonarlo, mi infilai la borsa a tracolla e misi la chitarra in spalla. Ebbi quasi un dj-vu che mi riport dritta a qualche mese prima, a quando ero impegnata in una stramba relazione con il mio collega di allora, Quincy dei Blues Ice, e dovevo sbrigarmi per non arrivare in ritardo per la registrazione di Who Knows. Quei momenti sembravano lontani anni, anzich mesi.
Controllai di avere sia il cellulare che le chiavi, e poi uscii sbattendomi la porta alle spalle.
Corsi come una furia fino alla fermata della metro e presi il primo treno che mi riportava nel quartiere di River North, non lontano dal Rock Bottom e dal Blue Chicago. Mi fiondai per i marciapiedi e attraversai strade trafficate, rischiando pi di una volta di essere investita, ma alla fine arrivai nel luogo in cui avevo appuntamento con gli altri. Mi fermai a riprendere fiato e poi entrai all'interno del locale con l'insegna azzurra al neon. Dalle grandi vetrate avevo gi intravisto il fratello di Mason nell'angolo del pub riservato alla musica dal vivo. Mi pareva di aver capito che si chiamasse Shawn, ma non ne ero certa. Il locale non era ancora molto affollato, ma si stava riempiendo velocemente. Mason mi fece cenno di raggiungerlo a un tavolo grande, accostato alla parete, che aveva gi occupato insieme agli altri colleghi. Riconobbi Lana, Coleen che spiccava per la sua chioma vermiglia, Norah vicino a Sherman. Notai anche Justine e Ryan, sempre pi appiccicati, e anche Wally, tutta in tiro con una giacca nera luccicante. Ma non era al loro tavolo che ero diretta.
Mi feci strada fino al primo tavolo sgombro vicino all'angolo live per poggiarvi la mia borsa e il cappotto, in attesa che l'altro Appleby terminasse il suo arrangiamento di Stone Crazy di Buddy Guy. Era accompagnato dal batterista e da un trombettista. Niente pianista quella sera.
Approfittai della pausa dopo l'esecuzione per avvicinarmi e dirgli quattro parole. Aveva lo stesso sguardo di Mason, ma i capelli e la barba lunghi lo facevano apparire pi maturo di suo fratello.
Ciao, lo salutai con un cenno della mano. Scusa un secondo, posso farti una domanda?. Mi rivolse uno sguardo scocciato. Be', la mia pi che una domanda  una richiesta. Essere distratti durante il lavoro, soprattutto quando si era impegnati a suonare, non era il massimo, lo sapevo bene.
Strinsi la presa sulla custodia della chitarra. Sono un'amica di tuo fratello Mason. Pessimo modo di presentarmi. Ottenni solo un sopracciglio alzato e un'occhiataccia truce. Anche gli altri musicisti presero a fissarmi minacciosi. Mi chiamo Frankie. Non notai alcun cambiamento nella sua espressione. Frankie Reeves, provai a giocarmi il mio cognome, magari era un estimatore della Reeves Guitars. Niente, non fece una piega. Della Reeves Guitars. Ancora niente. Orange is the new Blues?, provai a giocare l'ultima carta che avevo: il jolly. Pareva interessato, ora. La seconda chitarrista di Jayden Maynard. Sgran gli occhi e seppi di avere la sua completa attenzione.
Chi? Il sopravvalutato?, ghign.
S, gli sorrisi. Proprio lui. Annuii. Potrei rubarti cinque minuti per suonare?
Vuoi suonare al posto mio?, scoppi a ridere.
S, insieme a tuo fratello.
Rise ancora pi forte, buttando indietro la testa. Possibile che trovasse sciocco il solo pensiero che Mason potesse suonare in pubblico? Per me non lo era. E guardandomi se ne accorse anche lui.
Poggi un braccio sul corpo della chitarra.  improbabile che tu riesca a farlo suonare, ma se ci riesci, per quanto mi riguarda, puoi anche sostituirmi per tutta la sera, replic seccato. Poi si alz per lasciare il suo posto sullo sgabello e sistemare la sua chitarra acustica sul cavalletto di fianco all'amplificatore Marshall. Con una mano si rassett all'indietro i capelli lunghi e si sporse per parlare al microfono. Sostituzione in atto, gente. Scusate per il disagio. Lo guardai storto mentre si allontanava per lasciarmi campo libero.
Mason Appleby  pregato di raggiungermi qui, annunciai alla sala, cercando il mio amico con lo sguardo e invitandolo ad avvicinarsi con un cenno della mano, in modo che tutti i presenti si voltassero dritti verso di lui non lasciandogli scampo. Ehi, Mason!, lo richiamai dopo che aveva provato a nascondersi il volto tra le mani. Coraggio! Devo venire l a prenderti?. Scosse la testa incredulo, mimando tre parole con le labbra: Tu. Sei. Pazza.
S, un pochino lo ero. Gesticolai furiosamente con un braccio per incoraggiarlo ad alzarsi dal tavolo e a raggiungermi. Se non suoni tu, non suono neanch'io, lo minacciai. Quindi ti conviene muovere il culo. Sperai di essere stata abbastanza minacciosa, ma per far smuovere Mason ci volle l'incoraggiamento di tutto il gruppo di colleghi e degli avventori del locale che avevano iniziato a inneggiare: Suona, suona, suona!.
Non poteva pi tirarsi indietro a quel punto. Mason si alz dalla sedia. Va bene, va bene. Lo vidi mentre si faceva spazio tra i tavoli e allora aprii la cerniera della custodia per tirarne fuori la chitarra che avevo acquistato per l'occasione. Non appena mi ebbe raggiunto, si mise una mano sulla testa. Non sei normale, mi sussurr.
Elettrica o acustica?, gli indicai prima l'una e poi l'altra per dargli libera scelta. Scegliere il tipo di chitarra da suonare era anche un fattore di umore.
Si strinse nelle spalle e alla fine indic quella acustica. Gli cedetti lo sgabello e indossai la mia chitarra aggiustandomi la tracolla. Okay. Mi voltai in direzione del batterista pelato, col naso schiacciato e dagli occhi di ghiaccio, che aveva continuato a fissarci incuriosito per tutto il tempo, con le bacchette strette in una mano. Gli mancava la cicatrice sotto un occhio e poteva benissimo essere scambiato per un pugile. Little Wing nella versione di Vaughan, gli annunciai. Inserii il cavo nell'ingresso jack della chitarra.
Sei sicura, ragazzina?, chiese il batterista, tutto meno che amichevole. Aveva una voce cos bassa e massiccia da far venire i brividi.
Pi che sicura, gli offrii un sorriso finto, mentre regolavo il volume con la manopolina sulla chitarra. Odiavo quando la gente mi chiamava ragazzina. Mi voltai verso Mason mentre stavo gi suonando il primo accordo, lasciandomi guidare soltanto dalle sensazioni che percepivo. Fu come ritrovare un vecchio amico con il quale avevi condiviso tante avventure, come rientrare a casa e trovare il calore dell'abbraccio di qualcuno che ti vuole bene, qualcuno che non aspettava altro che un tuo ritorno. Quelle prime note furono qualcosa di devastante e insieme di liberatorio; da brivido. Avevo la pelle d'oca ovunque.
Non pensavo che la musica mi sarebbe mancata in quel modo, forse perch era sempre stata parte di me e l'avevo sempre data per scontata anche quando non c'era. Ora che l'avevo ritrovata dopo tanto tempo, era come se mi fossi accorta appieno soltanto in quel momento della sua mancanza. Per mesi avevo dato la colpa del mio malessere a tutte le bugie che mi avevano detto nel corso degli anni, ma rifiutando la parte di me che viveva di musica non avevo fatto altro che alimentare quel malessere, invece di provare ad alleviarlo. La risposta era sempre stata nella musica.
La musica era la cura. La musica era la mia cura, il rimedio pi efficace per rendermi pi forte, l'unica medicina che il mio corpo avesse per guarire.
Altro che dosi di veleno per assuefare il corpo e renderlo immune. Io avevo l'antidoto al veleno e avevo smesso di usarlo. Era proprio dalla cura stessa che stavo scappando. Un paradosso.
Mi affidai alla mia nuova chitarra e chiusi gli occhi. Quella chitarra aveva un gran sound blues, forse anche merito dell'amplificazione dal suono chiaro e pieno.
Dopo qualche istante, il batterista mi segu a ruota, battendo il tempo con qualche colpo di grancassa alternato a quello sui tamburi e piatti. Feci qualche giro di blues, inserendo anche un vibrato, poi mi voltai verso Mason per fargli un cenno col capo e verificare che fosse pronto. Mi lanci uno sguardo terrorizzato e storse le labbra in una smorfia, ma alla fine si inser con un lieve sottofondo di accompagnamento. Sembrava pi sciolto di quando avevamo girato il video, pi suonava e pi gli veniva naturale seguirmi in quella versione di Little Wing. Gli lasciai l'onore di fare l'assolo in acustico, discostandomi dalla versione originale, e il risultato fu qualcosa di unico, soprattutto per la forza con cui si avventava sulle corde. La sua non era rabbia o violenza, attenzione, ma energia pura. A quel punto era pronto per proseguire da solo, perci mi limitai a qualche accenno e intervento nelle sue pause.
Quella era davvero l'ultima sessione di Scaccia la Paura. Per tutti e due.
Mi rivolsi verso il pubblico e notai Shawn, il fratello di Mason, in piedi vicino al bancone del bar, con le braccia incrociate al petto. Aveva il sorriso sulle labbra e muoveva impercettibilmente la testa, seguendo l'improvvisazione portata avanti da suo fratello. Incrociai il suo sguardo per caso e lui mim con le labbra: Okay, stasera suoni tu.
Gli risposi con un gesto del capo in direzione di Mason.
Non suono io. Ma lui.


Capitolo ventidue
Un caff nero da portare via, grazie

Frankie
 stato grandioso!, ripet Mason per la centesima volta, ancora eccitato per la sera prima. Dopo qualche canzone ci eravamo scambiati le chitarre e gli avevo lasciato lo spazio che meritava per esibirsi in qualche virtuosismo dei suoi, tornando nel mio ruolo di seconda chitarrista. Sembrava che lo avessi scritto in fronte: Sono una seconda chitarrista. Tempo dieci minuti e il fifone mi aveva rubato la scena. Ma era giusto cos. Fantastico!. Si pos le mani sulle guance, rimanendo con gli occhi sbarrati, come se ancora non riuscisse a credere di essersi esibito davanti a un pubblico in carne e ossa, non virtuale.
Ha pure rimorchiato, intervenne Wally sporgendosi sul bancone per servire una fetta di torta alla marmellata di mele a una ragazza impegnata in una conversazione al telefono.
Era vero. Alla chiusura del locale lo avevo visto andare via con Lana. Uhhh, ululai. Notte brava, eh?. Mi venne da sorridere.
Mason fece una smorfia. Si  spaventata alla vista del mio appartamento e niente.... Fece spallucce.  durata il tempo di cinque minuti di pomiciata sul pianerottolo, poi Lana se n' andata senza nemmeno togliersi il giaccone.
Scoppiai a ridere. No, di, non ci credo. Sbarrai gli occhi. Non  poi cos tremendo il tuo appartamento. Le hai spiegato che  una sistemazione provvisoria?.
Si gratt una tempia. Ehm, no. Pazienza, replic sconsolato.
Per me non sapeva come dirti che baci da schifo. Wally sghignazz di gusto. Figliolo, aggiunse con solennit la mia collega impicciona, dai retta a me che ho quasi il doppio dei tuoi anni e la so lunga su certi argomenti.
Mason fece una smorfia disgustata. Ma no, stava procedendo tutto bene, distolse lo sguardo, credo. Insomma, per me di sicuro.
Forse non era pronta, gli feci notare.
O voleva fartela pagare per come ti sei comportato! Hai fatto credere a tutti di stare con lei, Wally mi indic con il pollice. Be', in effetti, non c'era da biasimarla se lo aveva fatto apposta.
Tutto quello che fai, ricevi. Wally gli fece l'occhiolino. Tienilo a mente per il futuro. Mi appoggi una mano sulla spalla. Ti dispiace fare due cappuccini a quei due ragazzi l?, mi indic due giovani che stavano aspettando seduti al bancone.
Nessun problema, le sorrisi. E comunque, mi rivolsi a Mason che stava guardando nel vuoto, ha ragione lei, indicai Wally col capo. Te lo ha fatto apposta. Mi dispiace. Colpa mia, anche se indirettamente.
Mason agit una mano in aria. Vabb. Mi allontanai per preparare i due cappuccini. Nel frattempo Mason mi chiese: Ci ha rimesso lei, giusto?
Ah, prima te ne convinci, meglio stai, bello mio, Wally rispose al posto mio. Mi trattenni dal ridere per non abbattere del tutto il mio amico.
Lascia perdere e vai avanti, gli consigliai mentre versavo la schiuma nelle tazze di caff. Wally sapeva fare anche le decorazioni, mentre io... io riuscii a fare a stento due figure informi vagamente riconducibili a un cuore, nelle migliori delle interpretazioni possibili, ovviamente. Presi le due tazze afferrandole dai piattini e mi voltai al rallentatore. Ero pericolosa quando trasportavo qualcosa. Pista!, annunciai. Wally si blocc all'istante evitando di sbattermi contro e, una volta individuati i due ragazzi, consegnai loro i cappuccini. Poi tornai alla macchinetta degli espressi per pulire tutto.
Sai che mio fratello mi ha offerto di sostituirlo al Blue Chicago due volte a settimana?. Mi voltai di scatto e vidi Mason che sprizzava allegria da tutti i pori.
Grande!, dissi entusiasta.
Anche se preferiva te, se la rise. Ha detto che dovresti essere tu la prima chitarrista, non quel sopravvalutato di Mr. Maynard.
Ridacchiai. Ringrazia tuo fratello. Troppo buono.
Tu, troppo modesta, invece. Si poggi con i gomiti sul bancone, rattristandosi un poco. Il capo mi ha detto che hai rassegnato le dimissioni stamattina e hai dato le due settimane di preavviso.
Cosa?, grid Wally. Dimissioni? Non ci avevo pensato che te ne saresti andata ora che tutti sanno chi sei.
Non me ne vado per quello, mi asciugai le mani al grembiule. Mi ero presa una pausa. Ora la pausa  finita. Alzai una spalla. Sono pronta ad affrontare tutto quello che ho lasciato a New York.
Anche un nuovo tour con Mr. Maynard?, mi chiese Mason, con l'aspettativa negli occhi.
Annuii. S, sospirai. Anche quello.
Ohh, sbuff. Voglio venire con te, piagnucol.
Ah, s, eh?, sogghignai. Ora che hai sconfitto il tuo blocco saresti capace di suonare davanti a oltre diecimila persone?. Aggrottai la fronte. Sono tante, diecimila persone, lo sai?, gli feci notare. Me la faccio sotto anch'io.
No, inclin la testa di lato, tornando con i piedi per terra. Davanti a cos tante non so se ce la farei. Ma chiss, magari un giorno... se metti una buona parola.
Mi venne da ridere. Vedr che posso fare.
E non tornerai mai mai mai pi?, Wally aveva messo gi il broncio. E mancavano pi di due settimane alla mia possibile partenza. Possibile perch non avevo ancora una data precisa.
Potrei tornare a Chicago per qualche concerto, ma comunque ci sentiremo per telefono o su Skype. Voi mi avete aiutato a superare un brutto periodo. Non potrei mai cancellarvi dalla mia vita.
E vorrei vedere, Wally mi lanci un'occhiataccia. Quando capiterai di nuovo a Chicago torna a trovarci, mi raccomando.
Annuii. Certo che s.
Bene, Lyn, Wally mi fece l'occhiolino. Ora  meglio che io mi metta a fare qualcosa, prima di scoppiare a piangere. Si sventol la mano davanti al volto, anche se i suoi occhi lucidi si vedevano a un miglio di distanza. Mi volt le spalle per procedere con le altre ordinazioni.
A me mancherai di pi, Mason mi rivolse un sorriso storto. Sei una delle amiche migliori che abbia avuto in tutta la mia vita.
Gli sorrisi. Se continuavano cos quella a piangere sarei stata io. So che ci rivedremo, quindi non mi mancherai per niente. Non era vero, in effetti avevo iniziato a prenderci gusto con le sessioni di Scaccia la Paura. Ma ormai non ne avevamo pi bisogno.
Lo spero, tamburell le dita sul bancone. Torno al lavoro, purtroppo la mia pausa  finita. Faceva una pausa ogni mezz'ora. Mica come noi comuni mortali.
Gli voltai le spalle per finire di pulire la macchinetta degli espressi. O magari rimango un altro po', lo sentii dire con una voce strana. Frankie, si schiar la voce. Qui c' un cliente che aspetta.
Pulii il bancone con uno strofinaccio. Cosa le porto?, chiesi senza alzare lo sguardo.
Un caff, nero, disse il nuovo venuto. Mi bloccai dopo aver sentito la prima parola. Da portare via, grazie.
Ingoiai a stento la saliva e rimasi a fissare la superficie liscia del bancone; avevo la sensazione di aver avuto un'allucinazione uditiva. Era impossibile che fosse... alzai la testa e mi resi conto che Mason era voltato verso la sua destra con gli occhi e la bocca spalancati. Seguii la direzione del suo sguardo e all'improvviso i battiti del mio cuore ebbero una brusca accelerata.
Ricci scuri, lievemente scompigliati. Due occhi caldi che mi guardavano come fossi la cosa pi preziosa nell'intero universo, labbra ben delineate e morbide quanto la sua voce vellutata. Era lui. Jay. L, davanti a me. A separarci solo il bancone di una tavola calda.
Era di una bellezza sconvolgente quel giorno, con un cardigan di lana con dei motivi atzechi sotto al cappotto nero lasciato aperto. Aveva anche una tracolla ricolma in spalla.
Mi fece un meraviglioso sorriso con la sua bocca da baciare.
Jay?, riuscii a dire con un filo di voce e l'incredulit negli occhi.
Proprio lui, conferm Mason.
Ma n io n Jay lo degnammo d'attenzione poich non riuscivamo a staccarci gli occhi di dosso. Come hai fatto.... Come aveva fatto a trovarmi?
Ha importanza?, mi rispose. Sono qui. Per te.
Sentivo il cuore galopparmi nel petto, come una furia. Avevo il fiato corto come se avessi corso per un centinaio di metri a tutta velocit. Non riuscivo a distogliere lo sguardo da quei suoi occhi scuri, profondi e accoglienti. Frankie?, mi richiam, smettendo di sorridere. La nostra tregua era finita ora che eravamo l'una di fronte all'altro?
S. No. Forse.
E allora perch avevo una gran voglia di scavalcare il bancone per fiondarmi tra le sue braccia? Lo avevo perdonato? Volevo davvero mettere da parte le bugie sul conto di mio padre e il quasi tradimento?
Agire d'istinto? Oppure pensarci giusto il tempo di un secondo? Troppe domande.
Con uno scatto felino, mi misi a correre dall'altro lato del bancone con due opzioni: scappare ancora una volta o correre da lui.
Non ebbi il tempo di deciderlo da sola, perch qualcuno mi afferr per un braccio impedendomi ogni via di fuga. Jay mi attir a s e mi circond il busto con le braccia nell'abbraccio pi dolce che avessi mai ricevuto in tutta la mia vita. Feci un respiro profondo e quel suo profumo agli agrumi e gelsomino mi scaten dentro un mare in tempesta. Sei scappata gi una volta, mi sussurr all'orecchio, provocandomi un brivido lungo la schiena. Non mi freghi pi. Chiusi gli occhi, abbassando ogni difesa, ogni paura, abbracciandolo a mia volta da sotto al cappotto, come a cercare un riparo dopo aver vagato nell'ignoto. Mi lasciai cullare dal suo tepore e dai baci che mi stava dando sul collo. Te l'avevo detto che un bacio era troppo poco. Sorrisi. Quindi, continu a baciarmi fino ad arrivare sulla guancia e poi all'angolo della bocca, me ne devi uno per ogni ora, ogni minuto, ogni secondo che sei stata lontana da me. Si avvicin ancora di pi solleticandomi il naso e aprii gli occhi per specchiarmi nei suoi. Ribadisco che gli occhiali ti danno un che di... di.... Anzich trovare la parola giusta, mi baci sulle labbra, con un tocco leggero, come una goccia di rugiada o uno dei primi fiocchi di neve caduti su una guancia. Ben presto quel bacio si trasform in qualcosa di pi coinvolgente che mi fece perdere qualsiasi tipo di cognizione. Non sapevo pi dove mi trovavo, se era mattina o pomeriggio, che giorno era. L'unica cosa che sapevo era che lui era l con me. Ed era l'unica cosa che contava.
Assaporai le labbra di Jay con passione, entrando in contatto con la sua lingua; il nostro bacio significava tante cose, ma soprattutto una: Ti amo. Se non ami una persona non la baci cos, come stava facendo lui in quel momento.
Quando si stacc da me, avevo ancora gli occhi chiusi. Allora, dici che me lo merito questo caff?.
Aprii gli occhi di scatto e scoppiai a ridere. Gli saltai al collo per abbracciarlo forte. Sai che ti dico?, gli dissi all'orecchio. Che ti amo.
Lo sospettavo, ma sentirselo dire  ancora meglio. Mi stamp un bacio sulla guancia.
Frankie! Oh porca vacca!, sentii urlare Wally. Che meraviglia d'uomo!.
Io e Jay ci voltammo in direzione del bancone, accorgendoci che ormai tutti i presenti ci stavano fissando. Ti presento la mia amica Wally, gli dissi.
Jay la salut con la mano, rivolgendole un sorriso. Santo Iddio. Non sorridere che sei ancora pi bello. La faccia di Wally era tutta rossa per l'imbarazzo. Non riusciva a chiudere la bocca.
Presi Jay per mano per presentarlo a uno dei suoi estimatori pi fedeli. Lui  Mason Appleby, il ragazzo dei video. Dopo avergli lanciato uno sguardo di sfida, Jay gli offr la mano.
Mason osserv prima le dita poi il volto di Jay, infine si decise a stringergli la mano.  un piacere conoscerla, Mr. Maynard.
Mr. Maynard?, aggrott la fronte. Quanti anni credi che abbia?, scoppi a ridere.
 un fatto di rispetto, gli spieg lui.
Ah, Jay arricci le labbra. Devo chiamarti Mr. Appleby, allora?
No. Mason. Solo Mason, vidi sussultare il suo pomo d'Adamo.
E allora chiamami Jay. Aggiunse: Solo Jay. Si volt verso di me.  strambo quanto te.
Annuii. Pi di me.
Ti dispiace se parliamo un po'?, torn serio, guardandomi dall'alto del suo metro e ottanta.
Devo lavorare. Poteva sembrare una scusa, ma non lo era.
Va bene, allora aspetto. Tanto non vado da nessuna parte. Mi fece l'occhiolino, indicandomi la borsa piena fino quasi a scoppiare che aveva abbandonato sul pavimento vicino allo sgabello. Non senza di te.
Ecco. Appunto. Ti avevo detto che sarei tornata tra qualche settimana.
Ha rassegnato le dimissioni oggi, si intromise Mason.
Qualche settimana, lo so. Jay si mise seduto sullo sgabello vuoto vicino a Mason. Ho appena finito un ep. Mi merito una vacanza.
Ah. Rimani qui con me?. Nella mia voce c'erano curiosit, entusiasmo, paura e anche tanta tanta speranza che dicesse di s.
Che tu lo voglia o no, dovrai sopportarmi. Quanto l'adoravo la sua faccia da schiaffi! Mi hanno consigliato qualche negozio di musica da saccheggiare qui a Chicago, quindi dovr ingaggiarti di nuovo come consulente del suono. Ti dispiace?.
Se mi dispiaceva? No, assolutamente no.
Per le spiegazioni e tutto il resto c'era tempo.
Lui era l. Io ero l.
In quel momento non potevo chiedere di meglio: avevo gi tutto ci che desideravo.
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FINE.
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Ringraziamenti.
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Dedico questo romanzo alla mia famiglia, che persiste a fare il tifo sfegatato per me ogni volta che mi trovo in difficolt. Ringrazio all'infinito chi ha dato una possibilit a questa storia e chi mi ha sopportato durante le mille riscritture e ha contribuito a sciogliere i dubbi che non ne volevano sapere di lasciarmi in pace.
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Grazie a mia cugina Graziana - la mia beta reader nonch primissima lettrice quando ancora scarabocchiavo frasi a caso - per aver continuato a credere in qualcosa che non esisteva.
Milioni di grazie anche a chi mi ha conosciuto da poco e sta seguendo le avventure dei personaggi che infestano le mie giornate.
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Un ringraziamento particolare va alle blogger conosciute nel corso di questa mia avventura romanzesca che  la Scrittura e che hanno avuto la pazienza di segnalare ogni mia nuova pubblicazione. Per non parlare delle recensioni a sorpresa! Siete magiche!
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Grazie di cuore a tutti voi lettori per essere arrivati sino ai ringraziamenti! Spero vi siate divertiti in compagnia di Frankie e Jayden! Ne hanno ancora da raccontare... (non prendetela come una minaccia eh).
Alla prossima! ;-)
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FINE.